Inaugurazione del Donizetti Festival 2023 con la rappresentazione della rarissima azione tragico sacra “IL Diluvio Universale” nella Edizione critica della versione di Napoli a cura di Edoardo Cavalli.
Opera composta per la stagione di Quaresima, (sorta di stagione lirica “sui generis”) dove si davano opere che, sulla carta, affrontavano soggetti provenienti dall’Antico Testamento, adatti per il periodo sacro pasquale ma che, in realtà, obbedivano alle esigenze teatrali e al desiderio di mondanità che era presente nel pubblico partenopeo.
L’attività napoletana di Donizetti, durante gli anni che vanno fino al primo grande successo milanese della Bolena nel 1830, ribadisce un tipo di formazione stilistica che per qualche tempo impedisce a Donizetti di essere bene accetto non solo a Milano ma anche a Bergamo. Numericamente l’attività operistica donizettiana per i teatri di Napoli si concretizza in 7 opere serie, 6 opere buffe e 3 semiserie cui bisogna aggiungere una azione tragico sacra: il Diluvio Universale appunto.
Accolta in modo non molto convinto la sera della prima, anche a causa di un cast non particolarmente preparato (la Primadonna Luigia Boccabadati ebbe un vuoto di memoria, entrando in anticipo di almeno 20 battute nella stretta del Finale I, oltre a numerosi problemi di movimentazione scenica che scatenarono l'ilarità del pubblico). Il “Diluvio Universale” è un lavoro scomparso dal repertorio, qui proposto nella primissima versione napoletana del 1830, che poi Donizetti rivedrà per il Carlo Felice di Genova ampliando la parte di Ada e aggiungendo un duetto con Cadmo. Rappresenta quindi un sicuro e fino ad ora poco studiato snodo del teatro musicale: inizialmente c'è il Rossini del Mosé in Egitto; davanti, si sviluppano quegli intrecci armonici e corali donizettiani che porteranno al Nabucco di Verdi.
La regia dello spettacolo, con le proiezioni video e la “moderna Arca” volante, è stata realizzata dai Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni), da Mariano Furlani, dallo studio 2050+, insistendo sulla ossessione del presente attuale: si festeggia allegramente nella lasciva città di Sennàar, mentre fuori a breve il mondo verrà distrutto. Bisogna cambiare stile di vita, l’acqua ci sommergerà, è l’avvertimento, inascoltato, di Noè. L'idea, interessante ed attuale, è ambientata ai nostri giorni ma lo sviluppo nel corso della serata non decolla, ripiegandosi su se stesso e finendo per ingessarsi in una tradizionale messa in scena con coro e cantanti praticamente fermi al proscenio. Anche i video, curatissimi e originali, e la gestione dei figuranti, se inizialmente appaiono interessanti, nel corso dello sviluppo dell'azione, lasciano un po’ il tempo che trovano, non interagendo appunto con i personaggi.