Un triplice viaggio attraverso la materia sonora, sospeso tra la vastità del ghiaccio, le trasparenze del jazz parigino e la tragedia della storia del Novecento. Si è aperta nel segno della varietà timbrica e del colore orchestrale la Stagione Sinfonica 2026-2027 della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, realizzata in ideale sinergia con la quarta edizione del Festival di Trieste – Il Faro della Musica. Sul podio dell'Orchestra della Fondazione, il maestro Francesco Lanzillotta ha guidato una serata di solida maturità interpretativa, impreziosita nel blocco centrale dalla presenza del pianista Benedetto Lupo.
Ad aprire la serata è stato l'Adagio White Ocean (Antarctic) di Ezio Bosso. Composto nel 2009 nell'ambito di un progetto dedicato ai paesaggi estremi del pianeta, il brano nasce dall'interesse del compositore torinese per il concetto di "silenzio attivo" e di spazio incontaminato, traducendo in musica l'immensità statica e quasi metafisica dei ghiacci polari. L'esecuzione firmata da Francesco Lanzillotta ha fatto leva su un amalgama orchestrale di raffinata sospensione: la trama degli archi dell'Orchestra ha steso una campata sonora rarefatta ma viva, dove i brevi incisi dei fiati emergevano come bagliori di luce su un deserto bianco, restituendo con nitidezza la dimensione contemplativa della pagina.