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LA DAMA DI PICCHE (ПИКОВАЯ ДАМА, PIKOVAYA DAMA), P. I. ČAJKOVSKIJ - TEATRO REGIO DI TORINO, VENERDI’ 11 APRILE 2025

Arriva dalla Germania e precisamente dalla Deutsche Oper di Berlino l’allestimento de La Dama di picche di Čajkovskij in scena in questi giorni al Teatro Regio di Torino, che dobbiamo dire è stato premiato da una bella accoglienza di pubblico, anche giovane, che ha accolto un’opera non certo di facile fruizione con entusiasmo e partecipazione.

L’opera in tre atti fu composta da Pëtr Il'ič Čajkovskij nel 1890, su libretto di suo fratello Modest, ispirato all'omonimo racconto di Aleksandr Puškin e trasformata in un intenso dramma romantico e psicologico, accompagnato da una musica travolgente ed ispirata. L’opera tratta come spesso accade un tema che potrebbe ricorrere anche ai nostri giorni, periodo di grandi affanni finanziari e difficoltà ad arrivare a fine mese per tantissimi meno fortunati. Il protagonista German è un ufficiale povero che vuole scoprire il segreto di tre carte vincenti, custodito dalla misteriosa Contessa, soprannominata  appunto la "dama di picche". La sua sete di fortuna lo conduce alla rovina e alla follia, culminando in un finale cupo e drammatico.

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QUARTO CONCERTO DELLA STAGIONE SINFONICA AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA – VENERDI’ 04 APRILE 2025

Quarto appuntamento ufficiale con la stagione sinfonica della Fondazione Arena, che chiama all’appello due artisti debuttanti sul palcoscenico del Filarmonico per un concerto dal sapore classico ed eterno di compositori come  Chopin e Beethoven, interpretati dal giovanissimo pianista russo Arsenii Moon e dal Maestro Giuseppe Mengoli alla testa dell’Orchestra della Fondazione Arena.

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CONCERTO PLETNEV - MCADAMS - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 29 MARZO 2025

Ancora una volta, la Fondazione Arena di Verona dimostra grande sensibilità nel valorizzare importanti ricorrenze, strutturando la propria programmazione attorno a momenti di rilievo storico e musicale. Dopo aver celebrato il cinquantesimo dalla morte di Šostakovič, il Teatro Filarmonico ha dedicato la serata agli ottant'anni dalla scomparsa di Béla Bartók, proponendo un concerto di grande fascino che ha visto anche la partecipazione del celebre pianista Mikhail Pletnëv nel Terzo Concerto di Rachmaninov.

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ANNA BOLENA, GAETANO DONIZETTI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 28 MARZO 2025

Il Teatro La Fenice di Venezia raccoglie la sfida di rappresentare il lunghissimo capolavoro di Gaetano Donizetti, Anna Bolena, salutando il nuovo sovraintendente Nicola Colabianchi  con quest’opera cha mancava in cartellone dal lontano 1857. Considerata uno dei capolavori del belcanto è particolarmente nota per la sua intensità drammatica e le difficoltà vocali dei suoi ruoli principali, soprattutto quello della protagonista, che deve poter sollevare la sua anima vocale fino a vette tali da far palpitare i cuori di chi ascolta. Ci vuole un cast assolutamente perfetto per metterla in scena e dalle rilevanti abilità recitative. L'opera racconta infatti gli ultimi giorni di vita della regina Anna Bolena, portandoci ai fasti del regno di Enrico VIII d’Inghilterra e delle sue sei mogli, di cui la protagonista è il secondo capitolo; una donna che dalle stelle di una vita accanto all’uomo più potente dell’epoca viene precipitata nell’abisso della colpevolezza e della condanna, inevitabilmente condotta a morte con l'accusa di tradimento e adulterio. Una donna dunque tormentata, dai sentimenti contrastanti che la vedono ancora legata al sovrano tra i fantasmi del suo vecchio amore Percy, tornato a tentarla e tormentarla, portandola verso una congiura ed una fine immeritata. Per questa operazione è stato scelto il veterano Pier Luigi Pizzi, che pensa di creare una ambientazione assolutamente asettica, in chiaroscuro, ove i personaggi sono lasciati ai loro sentimenti ad all’istinto interpretativo, proponendo elementi essenziali alla narrazione e senza stravolgerla, ed in cui quasi dal profondo buio emergono di volta in volta gli interpreti, a significare l’oscurità che sovrasta i loro destini. Potremmo essere anche in una stazione ferroviaria o in una fabbrica, con la schematicissima struttura che fa da sfondo all’azione, che come spesso accade si adatta facilmente a qualsiasi situazione in scena semplicemente aggiungendo dettagli. Molto dell’effetto visivo è dovuto alle luci di Oscar Frosio. Richiamano l’epoca i costumi prevalentemente neri e rossi, salvo i colori chiari della regina, anch’essa poi di scuro vestita dopo l’arresto, perché la luce si spegne dentro di lei e nella sua vita.

Nel ruolo del titolo Lidia Fridman è una imponente Anna che da’ vita ad un personaggio forte e volitivo; la voce che la caratterizza è drammaticamente scura, capace di raggiungere comunque le vette dell’impervio ruolo cui è immersa totalmente corpo ed anima; non sempre si odono pianissimi filati o sfumature particolarmente evidenti, ma la particolarità del suo tono e la passione con cui mette in scena il ruolo la rendono a tutti gli effetti una interprete vincente.

Enea Scala ha interpretato un Percy via via sempre più convincente nel corso della serata, aggiungendo alla voce dal suono dolce e setoso una passionalità ed una spinta emotiva notevole.

Alex Esposito è un Enrico dinamico, intrigante, un animale da palcoscenico che cattura l’attenzione sovra ogni misura; le sue doti attoriali sono da sempre impressionanti, spinte da una voce imponente che esalta ogni sua interpretazione. Carmela Remigio è la perfetta controparte di Anna: la sua Seymour è dilaniata da rimorso e passione per un amore troppo complicato ma desiderato ardentemente: l’interprete è generosa, da’ tutto vocalmente e fisicamente guadagnando larghi consensi.

Splendida Manuela Custer con il suo Smeton: delicato, struggente e disperato il suo personaggio espresso con abilità e padronanza vocale: c’è tutto nella sua voce: grazia, espressività, passione.  Chiudono il cast William Corrò e Luigi Morassi con i personaggi di Lord Rochefort e Sir Hervey.

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DER FLIEGENDE HOLLÄNDER, RICHARD WAGNER - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 21 MARZO 2025

L'attesa per questa nuova produzione al Teatro Verdi di Trieste era palpabile, alimentata dalla lunga tradizione wagneriana della città – anche se ormai sempre meno de facto - vista la scarsità di titoli presenti nei cartelloni delle ultime stagioni. Un interesse era accresciuto anche dal ritorno di Henning Brockhaus dopo i buoni successi di Traviata, Macbeth e Il Castello di Barbablù nel teatro giuliano. Tuttavia in questa occasione il risultato non ha pienamente soddisfatto le aspettative del pubblico, che ha accolto lo spettacolo con sonore contestazioni.

Mistero, maledizione e redenzione: Der Fliegende Holländer di Richard Wagner è un'opera intrisa di mito e simbolismo. Composta nel 1841 e rappresentata per la prima volta a Dresda nel 1843, segna l'inizio della maturità artistica del compositore tedesco. La storia si ispira alla leggenda del capitano maledetto, condannato a vagare in eterno sui mari, con la speranza di essere salvato dall'amore di una donna fedele. In questa messa in scena il regista ha spostato però l'attenzione dal tormento dell'Olandese alla figura di Senta, una scelta che ha diluito la tensione drammatica dell'opera e indebolito i temi cardine della narrazione e dell’intera filosofia wagneriana, cioè redenzione e sacrificio. Inoltre, l'idea che l'intera vicenda fosse un sogno della protagonista – come suggerito dalle note di regia – non è risultata immediatamente chiara, rendendo la lettura scenica confusa e appunto poco incisiva.

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R. STRAUSS - ELEKTRA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 21 MARZO 2025

La nuova produzione della Fondazione Arena di Verona di Elektra di Richard Strauss al Teatro Filarmonico di Verona segna un evento di grande rilevanza, presentando la prima esecuzione in Italia della riduzione orchestrale realizzata da Richard Dünser. Questo adattamento, pur mantenendo la struttura e l'intensità drammatica della partitura originale, riduce le dimensioni dell'organico orchestrale, con l'obiettivo di rendere l'opera eseguibile anche in teatri con risorse più contenute senza comprometterne la tensione espressiva e la ricchezza timbrica.

Devo ammettere che il risultato non mi ha convinto del tutto. Comprendo le motivazioni dietro questo adattamento, ma il prezzo da pagare è una perdita evidente di potenza espressiva e di profondità timbrica. Dünser cerca di preservare la ricchezza sonora dell'originale trasferendola su un'orchestra sinfonica di dimensioni standard, ma il risultato è inevitabilmente una Elektra meno imponente e meno schiacciante nel suo impatto emotivo.

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SECONDO CONCERTO DELLA STAGIONE SINFONICA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA - PAGANO\JUROWSKI - 28 FEBBRAIO 2025

Il Teatro Filarmonico di Verona ha ospitato una straordinaria serata dedicata alla musica di Dmitri Dmitriyevich Shostakovich, nell'ambito della Stagione Sinfonica 2025 della Fondazione Arena. Un omaggio sentito al genio del compositore russo, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa.

Figura complessa e profondamente segnata dalle vicende politiche e sociali del suo tempo, Šostakovič ha saputo esprimere attraverso la sua musica un universo di emozioni contrastanti, tra lirismo, ironia e disperazione. La serata ha visto due delle sue opere più significative: il Secondo Concerto per violoncello e la Sinfonia n. 15.

Composto nel 1966 e dedicato al leggendario violoncellista Mstislav Rostropovič, il Secondo Concerto per violoncello è un'opera densa di tensione e introspezione. A differenza del primo concerto, più immediato ed eroico, questa partitura si distingue per il suo carattere enigmatico e cupo, con una scrittura orchestrale rarefatta e momenti di profonda inquietudine. Šostakovič scrisse quest'opera in un periodo di salute precaria e crescente isolamento artistico, e il risultato è una musica che alterna introspezione lirica a episodi di sferzante ironia.

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A. CATALANI - LA WALLY - TEATRO FILARMONICO DI VERONA- VENERDI’ 21 FEBBRAIO 2025

Dimenticato in parte a causa dell’ingombrante fama del suo concittadino Puccini e stroncato dalla tubercolosi prima ancora di compiere quarant’anni, Alfredo Catalani è forse il compositore della “giovane scuola” che ha ricevuto meno attenzione dalla Storia. Oggi, in un’epoca in cui quel repertorio viene messo da parte per ragioni tanto estetiche quanto ideologiche – un vero vulnus per la nostra cultura musicale – assistere a *La Wally* ha il sapore della riscoperta: come rientrare in possesso di un frammento della propria tradizione, ormai percepito quasi come un reperto distante. Privata delle sue interpreti più carismatiche – pensiamo a voci come quelle della Olivero o della Tebaldi, capaci di imporsi con un’interpretazione viscerale – quest’opera oggi si ascolta con una prospettiva diversa. Più che la teatralità, marcata da un’estetica tipicamente fin de siècle, o la scrittura melodica, intensa ma frammentaria, ad emergere è soprattutto il valore della partitura orchestrale. La musica di Catalani non indulge mai in effetti facili né si lascia sopraffare da una retorica eccessiva, a differenza di quanto talvolta accade nei lavori di Mascagni – l’altro toscano della sua generazione, inserito nel triangolo con Puccini – o nelle pagine meno ispirate di Giordano. Più vicino a Wagner per l’idea di un tessuto musicale continuo, senza però rinunciare a strutture chiuse e riconoscibili, Catalani è verista più per il periodo in cui operò che per una reale affinità con il movimento. Più che rivalutato, andrebbe inquadrato nella sua giusta dimensione.

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G. DONIZETTI, LUCIA DI LAMMERMOOR – COMUNALE NOUVEAU DI BOLOGNA, SABATO 22 FEBBRAIO 2025

Sulle scene del Comunale Nouveau di Bologna approda una coproduzione con il Donizetti Opera di Bergamo della Lucia di Lammermoor, firmata dalla regia visionaria di Jacopo Spirei e ripresa da Alessandro Pasini. Come spesso accade negli ultimi anni, anche in questo allestimento si è puntato a creare un forte impatto emotivo, permettendo al pubblico di identificarsi nei temi trattati. Questi vengono resi ancora più attuali grazie alla scenografia contemporanea e stilizzata di Mauro Tinti e ai costumi moderni di Agnese Rabatti. L’allestimento richiama, seppur vagamente, il celebre dipinto Nastagio degli Onesti, primo episodio di Botticelli, evocato dalla presenza di tronchi d’albero e, soprattutto, dall’immagine della fanciulla in fuga, inseguita da figure maschili. Questo elemento visivo incarna il fulcro della visione registica: la donna come vittima di una società maschilista, in cui viene trattata alla stregua di un oggetto da possedere e scambiare. Lucia, simbolo per eccellenza di questa condizione, trova nella follia l’unica via di fuga dal destino di un matrimonio imposto e detestato.

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TRITTICO DI PUCCINI, TEATRO VERDI DI TRIESTE – VENERDI’ 21 FEBBRAIO 2025

Il Trittico di Puccini, messo in scena al Teatro Verdi di Trieste per la stagione lirica 2024-2025, ha offerto una rivisitazione affascinante di questa trilogia che, pur non essendo un adattamento diretto della Divina Commedia, ha saputo evocare in modo potente i temi e le atmosfere dantesche. Questo nuovo allestimento, in coproduzione tra la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e la Fondazione Teatro Comunale di Bologna, è stato diretto dal Maestro Francesco Ivan Ciampa, che ha offerto una delle migliori letture musicali recenti a cui abbiamo assistito nel teatro giuliano.

La regia di Pier Francesco Maestrini ha creato una scenografia visiva che rimanda direttamente ai mondi immaginari creati dal sommo poeta. Le scene di Nicolás Boni, ispirate alle celebri illustrazioni di Gustave Doré, e i costumi di Stefania Scaraggi hanno arricchito l'atmosfera, mentre le luci di Daniele Naldi hanno creato effetti di grande impatto. Le proiezioni di sfondo hanno avuto un ruolo chiave, amplificando i rimandi e contribuendo a dare un volto simbolico agli spazi della sofferenza, della speranza e della redenzione.

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G. VERDI - RIGOLETTO - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA - VENERDI' 07 FEBBRAIO 2025

La riproposizione del Rigoletto di Giuseppe Verdi firmata da Damiano Michieletto, già presentata alla Fenice nel 2021, si conferma come un'elaborazione ambiziosa e profondamente psicologica, incentrata sulla dissociazione mentale del protagonista. Rigoletto, logorato da un insostenibile senso di colpa per la tragica morte della figlia Gilda, unica ragione di vita dopo la scomparsa prematura della moglie, si rifugia in una realtà fittizia, rivivendo ossessivamente gli eventi drammatici che hanno devastato la sua esistenza. 

La struttura narrativa si articola come una complessa rielaborazione psichica, in cui passato e presente si fondono in un'atmosfera onirica. Gli eventi vengono evocati attraverso proiezioni in bianco e nero che ritraggono Gilda bambina, caratterizzata da treccine e da un precoce desiderio di emancipazione dalle restrizioni paterne. Questo anelito trova un epilogo tragico nella seduzione del Duca di Mantova, libertino incallito, la cui attrattiva risulta irresistibile per la giovane. Michieletto introduce una figura mascherata, un doppio scenico di Gilda, che porta con sé un velo nero, chiaro presagio del destino funesto che l'attende. 

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L’ELISIR D’AMORE , GAETANO DONIZETTI -TEATRO REGIO DI TORINO, DOMENICA 1 FEBBRAIO 2025

In coproduzione con il Teatro Regio di Parma, debutta al Teatro Regio di Torino un “Elisir d’Amore” dai tratti inediti nell’ispirata regia di Daniele Menghini, che trasfigura l’opera donizettiana in un’esplorazione astratta sospesa tra sogno e realtà. Una messinscena originale, in cui Nemorino assume i tratti di un moderno Geppetto immerso in un mondo animato da marionette ed entità astratte da lui stesso create, scolpite, intarsiate. Il protagonista non è semplicemente l’ingenuo innamorato che ben conosciamo, ma un artista-creatore che si trova progressivamente coinvolto nel gioco che ha lui stesso messo in moto: l’amatissima Adina è modellata nel legno dando forma alla sua donna ideale, rendendo labile il confine tra il reale e il fantastico. Emblematica è l’enorme mano che incombe sulla scena sulle note di “Una furtiva lagrima”– volente o nolente il ricordo va al debutto scaligero de La Fura del Baus, ben quindici anni fa, con una scelta analoga per il Tannhäuser wagneriano - identificando in definitiva la figura di Nemorino come demiurgo dell’intera storia. Salta immediatamente all’occhio come egli sia l’unica figura umana e autentica in un ventaglio di personaggi farseschi, caricature di se stessi, topoi che prendono vita in un maestoso teatro di figura.

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A. SALIERI - FALSTAFF - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 26 GENNAIO 2025

Per l'apertura della stagione operistica 2025, il Teatro Filarmonico di Verona sceglie di omaggiare Antonio Salieri nel bicentenario della sua morte con una nuova produzione di 'Falstaff, ossia Le tre burle'. Esempio emblematico dell'opera buffa settecentesca, capace di coniugare intrattenimento e raffinatezza stilistica, 'Falstaff' di Salieri, pur non rientrando tra i capolavori assoluti del periodo, ha trovato in questa produzione del Teatro Filarmonico un'esaltazione della sua freschezza e arguzia, rendendo omaggio in modo significativo al genio di Legnago. La prima rappresentazione dell'opera risale al 3 gennaio 1799, presso il Teatro di Porta Carinzia (Kärntnertortheater) di Vienna, e il suo successo la portò in breve tempo anche al Burgtheater, a Dresda e a Berlino. A Verona, Falstaff fu scelto per la riapertura del Teatro Filarmonico nel 1975, e oggi, a distanza di cinquant'anni, torna sullo stesso palco per celebrare questo importante anniversario.

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DIE ENTFÜHRUNG AUS DEM SERAIL, W. A. MOZART - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 17 GENNAIO 2025

Die Entführung aus dem Serail (Il ratto dal serraglio) è una delle opere più significative di Wolfgang Amadeus Mozart, composta nel 1782 e rappresentata per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 16 luglio dello stesso anno. Questo Singspiel in tre atti, con il libretto di Johann Gottlieb Stephanie Jr. (tratto da un’opera di Christoph Friedrich Bretzner), rappresenta un punto di transizione nella carriera di Mozart, che si stava affermando come uno dei più grandi operisti del suo tempo. La trama si sviluppa attorno a Belmonte, che cerca di liberare la sua amata Konstanze, rapita dal potente pasha Selim e tenuta prigioniera nel suo serraglio, accompagnato dai suoi fidati servitori Pedrillo e Blonde. Il tema del "rapimento" e della libertà risuona con particolare forza nel contesto storico di fine XVIII secolo, una Vienna in fermento, pronta ad affrontare grandi trasformazioni politiche e sociali.

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DIE ZAUBERFLÖTE, W. A. MOZART – TEATRO VERDI DI PADOVA, DOMENICA 29 DICEMBRE 2024

Composto da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1791, "Il Flauto Magico" (Die Zauberflöte) è come tutti sanno una delle opere più iconiche ed amate del repertorio lirico mondiale, che difatti ha letteralmente riempito il Verdi di Padova di pubblico festante ed appassionato. Questo singspiel si distingue per la mescolanza di leggerezza e profondità, che lo rende accessibile a un vasto pubblico pur mantenendo una complessità artistica e simbolica che incanta ancora oggi.
L'opera esplora temi universali come l'amore, il sacrificio, la ricerca della conoscenza e la lotta eterna tra luce e oscurità. Allo stesso tempo, contiene simbolismi legati alla massoneria, di cui sappiamo Mozart era membro, con riferimenti alla saggezza, alla fratellanza e alla trasformazione personale. "Il Flauto Magico" è molto più di un’opera: è un’esperienza multidimensionale. Il suo mix di comicità, dramma e misticismo la rende unica. È un'opera che parla al cuore di bambini e adulti, di esperti e neofiti, con un messaggio sempre attuale: la ricerca della verità e del bene è un viaggio che vale la pena intraprendere. Ed il regista Paolo Giani Cei ne percepisce le sfaccettate dinamiche con lo spettacolo in coproduzione con i teatri Mario del Monaco di Treviso e Teatro Sociale Di Rovigo.

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Messiah, Georg Friedrich Händel-Teatro Nuovo Giovanni da Udine, 16 dicembre 2024

Il Messiah di Georg Friedrich Händel, eseguito ieri sera al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, ha rappresentato molto più di un semplice concerto: è stato un viaggio emozionale, un’esperienza immersiva capace di unire la potenza della grande musica barocca a tecnologie visive di ultima generazione. Sotto la guida di Harry Bicket, la prestigiosa formazione inglese The English Concert & Choir ha offerto una performance musicale impeccabile, ulteriormente arricchita da suggestivi effetti di videomapping curati da Teatro Carillon.
Il progetto, ideato dal direttore artistico Paolo Cascio, ha voluto recuperare la funzione narrativa dell’oratorio, arricchendolo con una dimensione visiva che ne amplifica il potenziale comunicativo. Cascio ha spiegato che l’intento che sta alla base di questa iniziativa è di iniziare un progetto articolato in più stagioni dedicato al recupero di alcuni oratori di Georg Friedrich Handel che per loro stessa natura hanno un contenuto profondamente narrativo. La narrazione, per il direttore artistico, è al centro di questo lavoro, pensato come un antidoto al rumore dello storytelling diffuso nella società contemporanea. Grazie alle nuove tecnologie di creazione e trasmissione delle immagini, come appunto il videomapping site-specific, è stato possibile restituire al pubblico una rappresentazione in cui musica e visione si fondono per intensificare il significato profondo della narrazione sacra.

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OTELLO, GIUSEPPE VERDI - TEATRO LA FENICE, DOMENICA 1 DICEMBRE 2024

Otello, penultimo capolavoro di Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito, ha inaugurato con grande attesa la Stagione Lirica e Balletto 2024-2025 del Teatro La Fenice. La prima del 20 novembre è stata infatti annullata a causa di uno sciopero del personale del teatro, il terzo dall’inizio della stagione, che aveva già fatto saltare Turandot il 30 agosto e il dittico La Fabbrica Illuminata ed Erwartung il 13 settembre. Proclamato dai sindacati il 20 agosto, lo sciopero è stato confermato in un’assemblea qualche giorno prima della serata inaugurale, ma non ha compromesso le recite successive, che si sono svolte regolarmente.

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ROBERTO DEVEREUX – GAETANO DONIZETTI, TEATRO DONIZETTI DI BERGAMO, SABATO 23 NOVEMBRE 2024

Il 2024 segna la fine di un ciclo per il Festival Donizetti Opera, che saluta un commosso Francesco Micheli in uscita dopo dieci anni di direzione artistica con questa ultima edizione. Da sempre divisivo, oscillando tra fanatismi e osteggiamenti da parte della critica, gli si deve oggettivamente riconoscere il ruolo centrale nel rendere il Festival un evento di riferimento per Bergamo (nonché degno omaggio al genio cui ha dato i natali), grazie a una formula vincente in grado di unire con efficacia tradizione e innovazione, altresì supportata da una comunicazione fresca e rivoluzionaria, accompagnata da una continua rete di eventi diffusi in tutta la città. E non si poteva sperare in un epilogo migliore per questo mandato, con il clamoroso successo di questo Roberto Devereux.

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G. DONIZETTI - ZORAIDA DI GRANATA- TEATRO SOCIALE DI BERGAMO - 24 NOVEMBRE 2024

La coproduzione italo-irlandese di Zoraida di Granata, dopo il debutto della versione del 1822 a Wexford lo scorso anno, arriva a Bergamo in occasione del bicentenario della versione del 1824.

Le due versioni di Zoraida di Granata (Roma, 1822; Milano, 1824) rappresentano un'importante testimonianza dell'evoluzione stilistica di Donizetti e della sua capacità di adattarsi alle diverse esigenze teatrali. La versione romana, concepita per il Teatro Argentina, segue ancora fedelmente il modello rossiniano, con una struttura formale rigidamente articolata in numeri chiusi e un’orchestrazione sobria, coerente con le limitate risorse del teatro.

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G. ROSSINI - LA CENERENTOLA, TEATRO FILARMONICO DI VERONA - VENERDI' 22 NOVEMBRE 2024

La Cenerentola di Rossini torna sul palcoscenico del Teatro Filarmonico di Verona, con un allestimento firmato da Manu Lalli, assieme alle scene girevoli ideate da Roberta Lazzeri e ai costumi fiabeschi di Gianna Poli. Sceglie una strada sicura e immediata, mirata a valorizzare i riferimenti visivi e drammaturgici già espliciti nel libretto. La scena, ispirata a un castello barocco, si struttura in modo funzionale: le camere delle sorelle si trovano ai lati del palco e, attraverso rotazioni o unioni, si trasformano nella sala da ballo o, nel secondo atto, in una rappresentazione simbolica del temporale visto dagli occhi di Ramiro. Questo impianto visivo chiaro e ordinato segue un’impostazione narrativa tradizionale, in cui le relazioni tra i personaggi rimangono fedeli alla lettera rossiniana e si sviluppano senza deviazioni interpretative rilevanti.

L’elemento originale più significativo è l’amore di Angelina per i libri, un tratto non presente nel libretto ma integrato nella messinscena attraverso soluzioni visive suggestive. Durante la Sinfonia, le sorellastre distruggono simbolicamente la biblioteca di famiglia per installare le loro stanze, mentre grandi volumi, dedicati a celebri eroine letterarie  appaiono ai margini del palco. Questo dettaglio, unito alla presenza di ballerine classiche che accentuano l’atmosfera fiabesca, imprime alla narrazione un carattere favolistico, quasi infantile, in sintonia con il contesto rossiniano.

La regia alterna momenti ben calibrati, come il duetto tra Don Magnifico e Dandini, dove i due interpreti assecondano il ritmo musicale con gesti mimetici e studiati, a scene meno articolate, come il primo duetto tra Cenerentola e Ramiro, risolto con i protagonisti statici ai lati opposti del palco e scarse interazioni. In ogni caso, la struttura complessiva richiama l’idea del "Rossini a orologeria", una concezione registica che pone al centro la precisione ritmica e musicale, seguendo le orme di maestri come Jean-Pierre Ponnelle e Michael Hampe.

Francesco Lanzillotta  guida l’Orchestra della Fondazione Arena  con una direzione vivace e teatrale, esaltando la compattezza e la precisione dell’ensemble. I tempi scelti sono generalmente spediti, specialmente nelle scene più movimentate, ma sempre calibrati per rispettare le esigenze del palco. I cantanti, infatti, non risultano mai sopraffatti, trovando nel direttore un sostegno solido e puntuale.

Lanzillotta  evita sonorità eccessive, preferendo mettere in risalto dettagli preziosi della partitura e dimostrando una profonda familiarità con il repertorio. Il Coro maschile, preparato da Roberto Gabbiani, si distingue per l’eccellente precisione negli attacchi e per la sua compattezza sonora, completando con eleganza un’esecuzione ben equilibrata.

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