SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA - TERZO CONCERTO CON LA ROYAL PHILHARMONIC ORCHESTRA , SABATO 16 SETTEMBRE 2023

julia-fischer2

Davvero spettacolare la lista di eventi in programma al ‘Settembre dell’Accademia Filarmonica’ che anche quest’anno ospita orchestre di grande prestigio a livello internazionale, rendendo orgogliosa la città scaligera e confermando l’altissima qualità del festival arrivato alla sua trentaduesima edizione, e soprattutto rendendo felici coloro che hanno la fortuna di assistere ai concerti in calendario. È stata la volta della Royal Philharmonic Orchestra guidata dal suo direttore musicale Vasilij Petrenko con la meravigliosa Julia Fischer al violino, protagonista del secondo pezzo in programma.

Apertura con un simpatico ‘antipasto’ musicale, grazie a un poema sinfonico del 1904, che potremmo definire quasi uno scherzo orchestrale, Baba Jaga Op. 56 di Ljadov, ove in neanche quattro minuti di esecuzione il compositore riesce a creare l’immagine precisa della terribile strega Baba Jaga che tra gli alberi della fitta foresta vola in groppa alla sua scopa; un personaggio immaginario della tradizione russa, come ben sa chi apprezza i celeberrimi ‘Quadri di un’esposizione’ di Mussorgsky che la rappresenta nel nono episodio. Tra percussioni grandi protagoniste ed un uso intelligente di fiati ed archi, riusciamo quasi a sentire il vento che glissa tra le pareti della sala, annunciando la fattucchiera in volo che magari zigzaga tra uno spettatore e l’altro.

Momento centrale del programma il Concerto per violino e orchestra in re maggiore Op. 35 di Čajkovskij, uno dei tanti pezzi conosciuti ed amati del compositore russo, con protagonista la violinista tedesca Julia Fischer, figura di spicco della scena musicale internazionale che si è unita alla Philarmonic Orchestra in questa speciale occasione per regalare un momento di intensità e concentrazione massima durante il quale a nostro avviso il pubblico è rimasto letteralmente ipnotizzato.

Il Concerto è allo stesso tempo forza, passione e a tratti sofferenza nella fitta partitura del compositore russo: un pezzo per violino in cui forza espressiva e versatilità tecnica confluiscono nel capolavoro che tutti apprezzano ancora oggi. Eppure non fu un immediato successo alla sua primissima a Vienna: forse lontano dagli stili e dalla 'forma' vigente a fine Ottocento e troppo vicino alla versatilità trascinante della musica slava. Solo approdando nel resto d’Europa ed in patrio suolo cominciò ad ottenere i meritati riconoscimenti che lo hanno portato sino a noi. Quello che colpisce della direzione di Petrenko è sì lo slancio esecutivo che spinge l’orchestra ad un flusso energetico e melodico, ma che resta sempre su un binario preciso, non deraglia in facili esagerazioni, il suono rimane asciutto, non trascende la partitura pur offrendo calore ed espressività a tutto tondo, un’ideale sorgente da cui nasce dunque il violino di Julia Fischer, in totale simbiosi con ciò che la circonda e totalmente immersa in quanto esegue. Il tocco sulle corde è dolce, flessuoso e terribilmente efficace, indiscutibile la tecnica e precisione sullo strumento per uno dei pezzi musicali più coinvolgenti al mondo, che ha spinto il pubblico quasi in un applauso liberatorio, dopo più di mezzora in estatica apnea. Tante le chiamate per l’interprete tedesca tra applausi interminabili.

Non è da meno la Sinfonia n.2 in mi minore Op. 27 di Rachmaninov, mista di pathos ed energico languore, che costituì per il compositore russo una sorta di riscatto dopo le critiche ed il fiasco della precedente. Con una gestazione lunga dovuta anche ai ripetuti blocchi del musicista, venne alla luce a San Pietroburgo nel 1908 diretta da egli stesso e con un buon successo. Quasi in un continuum di sensazioni dopo la meraviglia di Čajkovskij, questa lunga composizione di circa un’ora porta la Philharmonic ad esprimere sempre con attenta misura una potenza impressionante, ancora una volta non traducibile meramente in rumore, ma in onda energetica comunque composta se pur immensa. Per i romantici in sala un lunghissimo e travolgente sogno ad occhi aperti, che parte dalla mente del compositore, passa attraverso gli appassionati strumenti che brillano tra mille varianti di colore e cambi di ritmo, per arrivare al cuore di chi ascolta. Assolutamente delizioso, tra i bis, l’ omaggio al nostro paese, la ‘Danza - Tarantella napoletana’ di Rossini.

Successo indiscutibile per il Maestro Petrenko e la Royal Philharmonic Orchestra.

Maria Teresa Giovagnoli

 

LOCANDINA


ROYAL PHILHARMONIC ORCHESTRA
Vasilij Petrenko direttore

Julia Fischer violino
A. K. Ljadov Baba Jaga Op. 56

P.I. Čajkovskij Concerto per violino e orchestra in re maggiore Op. 35
S.V. Rachmaninov Sinfonia n.2 in mi minore Op. 27

FOTO BRENZONI, ACCADEMIA FILARMONICA - VERONA