Dopo aver girato mezzo mondo, il capolavoro händeliano ripreso in questi giorni dal Teatro La Fenice di Venezia, può essere tranquillamente chiamato il “Rinaldo di Pierluigi Pizzi”. Lo spettacolo nato nel 1985 per il teatro Municipale di Reggio Emilia e ricostruito in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Firenze, è voluto essere un omaggio (che a dire il vero sarebbe dovuto andare in scena la scorsa stagione) per il 90esimo compleanno del regista milanese che proprio a Venezia aveva fatto il suo debutto. Questo Rinaldo è forse il suo lavoro più rappresentativo visto l’approccio personale – e a questo punto centratissimo vista la longevità – di quello che era il teatro barocco, un teatro della meraviglia, in cui la parte visiva era fondamentale.Da qui nasce l’idea di partire dalla macchina scenica, che solitamente era nascosta, visualizzarla e soprattutto umanizzarla attraverso l’utilizzo di 22 servi di scena (tipici del teatro elisabettiano o del kabuki) che muovono i carri su cui si trovano i personaggi e sono i veri e propri responsabili dell’azione.