Dopo l’interruzione e definitiva cancellazione dovuta alla pioggia della prima di Nabucco siamo tornati in una Arena di nuovo in attività dopo lo sciopero di orchestra e parte del coro (o meglio semi sciopero visto che l’Aida è andata in scena comunque con accompagnamento al pianoforte) il giorno 15 ed in una occasione veramente triste, che ha visto la scomparsa di uno dei più grandi registi d’opera, Graham Vick, mancato proprio a causa di complicazioni dovute al terribile virus che ancora miete vittime dopo un anno e mezzo di angosce.
Nabucco non tradizionale quello visto in Arena, qualcuno direbbe anche finalmente, ove parte importante è costituita ancora dai ledwall per gli effetti scenografici ed una idea che non porta le solite masse ingombranti con decine di comparse in tutto lo spazio disponibile (anche per prevenire assembramenti), il coro sempre a sinistra del palco sui gradoni e ballerini e figuranti mascherati per proteggersi. Questa volta però non si è aperto solo il portone dei magazzini della Fondazione per riciclare costumi e idee, ma si è cercato di trovare un filo narrativo più vicino ai giorni nostri per raccontare la storia degli schiavi ebrei ed il re di Babilonia Nabucodonosor. Chiunque abbia firmato la regia, che ancora una volta non è indicata sui programmi, ha trovato un facile parallelo con gli Ebrei deportati della Germania di Hitler e dunque il potente re diventa un crudele gendarme nazista della Seconda Guerra Mondiale. Tutti i personaggi ruotano dunque intorno a questa figura e trovano una corrispondenza con persone e storie di quel periodo che possiamo comunque solo ipotizzare mancando note specifiche degli autori. La narrazione in verità è un po’ lenta ed i cambi scena se pur minimi richiedono tempo e sono resi anche difficili dal buio circostante. Sul finale il parallelo si chiude con la liberazione degli ebrei in procinto di entrare nelle camere a gas ed il pentimento del Nabucco tedesco. Le immagini che accompagnano la narrazione sono stavolta del ‘Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah’ di Ferrara.
Fronte musicale più che degno di nota con la direzione intensa e fibrosa di Daniel Oren che come tutti i direttori quest’anno deve gestire i vari elementi musicali sparpagliati e distanziati con tutte le conseguenze che ciò comporta. Un assestamento dei suoni giunti alla nostra postazione è comunque arrivato subito e abbiamo apprezzato un Nabucco vibrante che non cede al languore nemmeno nel coro del ‘Va pensiero’ ormai inflazionato dagli applausi sempre troppo precipitosi prima del suo effettivo termine, con pubblico richiamato all’ordine dallo stesso Oren che ne ha eseguito il consueto bis terminando finalmente nel silenzio. Coro che dobbiamo dire ha eseguito il pezzo con sensibilità e profonda consapevolezza dettata anche dalla lunga esperienza nell’eseguirlo. In sintonia il cast trasportato agli anni della terribile Guerra: Sebastian Catana è un Nabucco sempre a fuoco e dal piglio imponente per voce e gestualità, Samuele Simoncini è un Ismaele davvero carico e dopo un inizio forse non perfetto sviluppa il suo ruolo con fervore e sensibilità; severo ed austero lo Zaccaria di Rafał Siwek, splendida la Abigaille di Anna Pirozzi dalla voce perfetta per un ruolo di forza e caparbietà, intensa la Fenena di Teresa Iervolino la cui voce particolarissima ci piace sempre per colore ed agilità; bene Romano Dal Zovo come Il Gran Sacerdote di Belo, perfetto Carlo Bosi come Abdallo, molto bene anche la Anna di Elisabetta Zizzo.
Applausi copiosi per tutti da parte di un pubblico folto ed entusiasta per tutti.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE ED INTERPRETI
Direttore Daniel Oren
Nabucco Sebastian Catana
Ismaele Samuele Simoncini
Zaccaria Rafał Siwek
Abigaille Anna Pirozzi
Fenena Teresa Iervolino
Il Gran Sacerdote
di Belo Romano Dal Zovo
Abdallo Carlo Bosi
Anna Elisabetta Zizzo
Orchestra, coro e tecnici dell’Arena di Verona
Maestro del coro Vito Lombardi
Nuovo allestimento Fondazione Arena di Verona
Video design e scenografie digitali D-WOK
FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA
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