G. F. HÄNDEL, IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO - PARMA, 28 GIUGNO 2021

Foto Marco_Caselli_Nirmal

Un’ infuocata Parma, con temperature degne di una capitale equatoriale, ha accolto una nuova produzione dell’ oratorio di Händel: IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO concepito dal Teatro Due nell’ambito delle manifestazioni di Parma capitale italiana della cultura 2021.

L’Oratorio nasce in un periodo in cui a Roma, per imposizione papale, erano stati chiusi i teatri: la nobiltà romana, per aggirare il divieto, allestiva cantate e oratori che erano in tutto e per tutto, tranne che nel nome, opere. Allegoria sulla fugacità della bellezza terrena, Il Trionfo del Tempo e del Disinganno viene scritto nel 1707 su libretto del cardinale Pamphilj e rappresentato nei concerti quaresimali organizzati a Roma dal cardinale Ottoboni. Anno fatidico quel 1707, mentre Händel scriveva a Roma il suo primo Oratorio, Bach componeva ad Arnstadt la sua prima Cantata: “Aus der Tiefen rufe ich, Herr, zu dir” (BWV 131). Si potrebbe immaginare qualcosa di più diametralmente opposto? Eppure sarebbe stato l’inizio di una stagione gloriosa per queste due forme musicali e anche per i destini di due grandi coetanei nella storia della musica.

Eseguito presso la chiesa di San Giovanni Evangelista, il regista Walter Le Moli, sotto la meravigliosa cupola affrescata dal Correggio, decide di collocare questa rappresentazione in una zona sacra, sul presbiterio di una chiesa, dove l’altare maggiore viene schermato con un grandissimo specchio che nasconde i simboli religiosi: quello che appare è Bellezza che si specchia mentre Piacere la incoraggia ad ammirarsi in quello specchio che è oggetto dello scandalo per Tempo e per Disinganno. Le Moli non va oltre ad una movimentazione abbastanza formale dei quattro personaggi per la durata di tutta la rappresentazione, evitando di sfruttare qualsiasi opportunità che gli spazi di una chiesa del genere può offrire, scegliendo di percorrere la strada oratoriale anche nella movimentazione scenica, giocando piuttosto sugli effetti luce, creati da Claudio Coloretti, che mettono in risalto le meraviglie pittoriche della chiesa di San Giovanni.

Fabio Biondi, a capo dell’ orchestra Europa Galante, concerta al violino principale l’intera esecuzione, integralissima e filologicamente perfetta. La sua direzione ha regalato momenti di grande intensità come nell’aria del Piacere “Lascia la spina” o, ancor di più, nella commovente scena conclusiva dell’oratorio, tutta condotta su dinamiche rarefatte e su un fraseggio ansimante. Biondi e la sua orchestra, intavolano accompagnamenti tipicamente vibranti, che beneficiano in particolare dell'ampio e variegato basso continuo (spettacolare Alessandro Andriani al violoncello). Come pure gli elaborati assoli che Händel ha scritto per violino solo, oboe e organo sono abilmente eseguiti da un’orchestra superlativa.

Spiace solo che l’acustica della chiesa con la sua enorme cupola, abbia inficiato e non di poco sul riverbero acustico, risultato un poco insopportabile soprattutto per le voci.

Buone le quattro voci impegnate nello spettacolo. La prova migliore è stata senza dubbio quella di Vivica Genaux  perfetta nel ruolo contraltile del Disinganno. La cantante sfoggia una voce sicura in tutti i registri, dal timbro caldo e omogeneo e, soprattutto, una estrema varietà di colori e fraseggi che l’hanno resa una delle interpreti di riferimento nella musica barocca. Francesca Lombardi Mazzulli  (Bellezza) non ha una voce altrettanto ricca, ma affronta con piglio sicuro la sua difficilissima parte con tecnica sicura,  notevole per il suo controllo dei pianissimi anche nel registro più acuto. Arianna Rinaldi non ci è parsa invece a suo pieno agio nella tessitura grave del Piacere: la cantante si impone in arie languide come “Lascia la spina”, ma non brilla in quelle che spingono la voce in registri poco grati, come nel caso dell’aria di bravura “Come nembo che fugge col vento”. Anche Francesco Marsiglia, nel ruolo del Tempo accusa la tessitura grave e i numerosi passaggi d’agilità della parte che comunque risolve con professionalità e rigore stilistico.

Applausi convinti per tutti al termine del lunghissimo spettacolo (quasi 3 ore) da parte di un pubblico festoso che ha riempito le navate della chiesa di San Giovanni.

Pierluigi Guadagni

 

LOCANDINA

IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO

Oratorio in due parti

Orchestra Europa Galante

Musica Georg Friedrich Händel

Libretto Benedetto Pamphilj

Tempo Francesco Marsiglia

Bellezza Francesca Lombardi Mazzulli

Piacere Arianna Rinaldi

Disinganno Vivica Genaux

Spazio scenico Tiziano Santi

Costumi Gabriele Mayer

Luci Claudio Coloretti

Direzione musicale Fabio Biondi

Direzione teatrale Walter Le Moli

Produzione Fondazione Teatro Due

Parma, Abbazia di San Giovanni Evangelista

 

FOTO  MARCO CASELLI NIRMAL