Bellissimo spettacolo quello prodotto dal Teatro La Fenice, primo dopo le chiusure forzate dei mesi scorsi con il pubblico in sala e un allestimento completo, che fa onore al teatro veneziano per l’alta qualità della proposta.
Faust, titolo impegnativo per qualsiasi teatro, non solo per l’enorme dispendio di risorse artistiche richieste, ma anche e soprattutto per l’alta qualità richiesta per portare uno spettacolo del genere in porto, per più di tre quarti di secolo è stata l'opera più popolare dell'intero catalogo internazionale. Ogni singolo teatro l'aveva in repertorio pronta ad essere rappresentata con adattamenti, tagli, rimaneggiamenti, aggiunte ad uso del singolo cantante o impresario.
Oggi, come se un'indigestione ne avesse decretato il bando, vedere rappresentato il Faust di Gounod è più impossibile che raro. Soprattutto nella sua versione integrale, (cosa non successa nemmeno a Venezia) poichè Faust è opera molto lunga e non si conosce esattamente quale fosse la partitura originale (ci ha provato recentemente Spinosi ad incidere la prima versione con i dialoghi parlati) poi adattata attraverso le varie rappresentazioni fino a quelle di Strasburgo del 1860 dove Gounod aveva rimaneggiato i dialoghi e i melologhi, sostituendoli con veri e propri recitativi, infine per la sospirata rappresentazione all’Opèra furono aggiunti il balletto e i couplets di Méphistophélès.
Frédéric Chaslin a capo della direzione musicale ci presenta una produzione che se rende accettabili il taglio dei ballabili, fa risultare incomprensibile la cancellazione completa della prima parte del quarto atto, sacrificando la bellissima aria di Marguerite “Il ne revient pas” oltre che quella di Siebel “Si le bonheur à sourire t’invite” . Inoltre fa concludere la prima parte subito dopo l’ “air des bijoux” al terzo atto con una cesura che drammaturgicamente risulta inaccettabile, considerato il fatto che per concludere l’atto rimangono poco meno di venti minuti di musica.
Chaslin, grande conoscitore dell’opera francese, oltre che valente compositore e pianista (in questi giorni in scena a Bruxelles una Tosca con una sua rielaborazione della partitura pucciniana per orchestra ridotta) produce una concertazione di altissimo livello che ha portato l'Orchestra della Fenice ad una interpretazione di primissimo ordine per precisione e accuratezza esecutiva.
Chaslin dimostra di conoscere ogni singola nota, scritta e non scritta, della sterminata partitura di Gounod, soprattutto dimostra di conoscerne lo spirito prettamente “francese” e “pompier” di una musica che deve essere raccontata con uno sguardo al gusto dell' epoca, senza concessioni a “modernismi” agogici e dinamici che nulla hanno a che fare con Gounod.
Benissimo ha cantato anche il coro della Fenice istruito da Claudio Marino Moretti che ha dimostrato notevole carattere scenico ed una preparazione impeccabile sia sul versante musicale che in quello linguistico.
Sul versante vocale il Méphistophélès di Alex Esposito è un diavolo maestoso e inquietante, perfettamente a suo agio nel camaleontico ruolo. Voce solida, omogenea in tutti i registri e di risplendente colore, dotato di notevole personalità scenica e inappuntabile senso dello stile, da del ruolo una lettura esemplare. Il suo è un Méphistophélès tutto risolto nel canto, autentico motore e centro pulsante della vicenda.
Carmela Remigio delinea una Marguerite intensa: leggera e spensierata "coquette", tragica e disperata donna “perduta”. Voce ora prettamente lirica, dotata di un bel colore non privo di sfumature bronzee, offre del personaggio una lettura più umana e meno virtuosistica di quanto ci abbia abituato una certa tradizione, la sua è una Marguerite che trova la sua vera natura nella veridicità degli accenti drammatici della scena della chiesa piuttosto che nel virtuosismo dell’ Air des bijoux, affrontata con un taglio meno spettacolare ma più coerente con la sua visione globale del personaggio.
Nonostante i numerosi tagli alla sua parte, lo Siebel di Paola Gardina riesce ad essere oltre che estremamente convincente sul piano scenico, un'autentica fuoriclasse per perfezione stilistica e meraviglia di voce, luminosissima e carica di quella freschezza giovanile che il ruolo richiede, oltre che perfetta in ogni nota.
Molto bene ha cantato anche Armando Noguera come Valentin, dalla voce chiarissima ma perfettamente proiettata, ha restituito non solo la vocalità ampia e altera del suo personaggio, il legato nei bellissimi cantabili, la sicurezza degli acuti ma soprattutto il fraseggio espressivo, che in questo Gounod pretende la parola scolpita.
Nel ruolo del titolo Ivan Ayon Rivas ha confermato una voce di schietto impatto tenorile, limpida, timbrata e sicura sull’acuto, ma ha privilegiato più il canto “di testa” che quello sentimentale, un canto sonoro con un fraseggio non sempre eloquente. Ciò di cui si avverte la mancanza è la sensibilità di sfruttare veramente, in termini di fraseggio, accento, inflessioni e nuances, tutte le possibilità che la prosodia francese può offrire.
Bene hanno fatto William Corrò come Wagner e Julie Mellor come Marthe.
Joan Anton Rechi, che ha curato regia, scene e costumi, ha fatto di necessità virtù, utilizzando al meglio lo spazio della platea come fosse la navata di una chiesa dove sul pavimento a specchio si riflettono le luci di taglio dei rosoni. Manca il Medioevo di Goethe trasportato in un ottocento da Secondo Impero contemporaneo di Gounod e il suo gusto francese, dove troviamo in un immaginario del teatro che ospita questa sulfurea liturgia, un Mefistofele creatore in marsina e cilindro, mattatore in sala e in scena come un consumato attore di varietà.
Feroce e sanguinario assassino, manovra tutto ciò che gli ruota intorno tra platea e palcoscenico con fredda nonchalance fino a prendersi con ferocia l’anima e il corpo di Faust come promesso, alla morte di Marguerite.
Successo pieno per tutti al termine, da parte di un teatro pieno se vogliamo considerare i posti consentiti dal distanziamento ma praticamente vuoto se consideriamo i numeri dei presenti.
Pierluigi Guadagni
PRODUZIONE
Direttore Frédéric Chaslin
Regia, scene e costumi Joan Anton Rechi
Light designer Fabio Barettin
GLI INTERPRETI
Doctor Faust Ivan Ayon Rivas
Méphistophélès Alex Esposito
Marguerite Carmela Remigio
Valentin Armando Noguera
Wagner William Corrò
Siébel Paola Gardina
Marthe Julie Mellor
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
FOTO MICHELE CROSERA
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