Dopo aver girato mezzo mondo, il capolavoro händeliano ripreso in questi giorni dal Teatro La Fenice di Venezia, può essere tranquillamente chiamato il “Rinaldo di Pierluigi Pizzi”. Lo spettacolo nato nel 1985 per il teatro Municipale di Reggio Emilia e ricostruito in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Firenze, è voluto essere un omaggio (che a dire il vero sarebbe dovuto andare in scena la scorsa stagione) per il 90esimo compleanno del regista milanese che proprio a Venezia aveva fatto il suo debutto. Questo Rinaldo è forse il suo lavoro più rappresentativo visto l’approccio personale – e a questo punto centratissimo vista la longevità – di quello che era il teatro barocco, un teatro della meraviglia, in cui la parte visiva era fondamentale.Da qui nasce l’idea di partire dalla macchina scenica, che solitamente era nascosta, visualizzarla e soprattutto umanizzarla attraverso l’utilizzo di 22 servi di scena (tipici del teatro elisabettiano o del kabuki) che muovono i carri su cui si trovano i personaggi e sono i veri e propri responsabili dell’azione.
La peculiarità della messa in scena è anche dovuta all’utilizzo di un mix fra la versione del 1711 e quella del 1730 che era già stato usato per la versione storica dell’allestimento e che riduce gli atti da tre a due, esclude il personaggio di Eustazio e varia l’ordine di alcune scene. Inoltre nel corso degli anni Pier Luigi Pizzi è riuscito a rivedere lo spettacolo e aggiornarlo continuamente, non solo per gli ovvi adattamenti in base ai cast e agli spazi a disposizione, ma soprattutto tenendo conto dell'evoluzione tecnologica teatrale e in particolare dell’illuminotecnica.
Federico Maria Sardelli ha optato per una direzione marziale che ha data risalto ai momenti più trionfalistici e guerrieri della partitura, a discapito dei momenti più lirici e intimi che hanno mancato di respiro – non quadratissimo l’accompagnamento di Cara sposa- , anche a causa di una certa avarizia di colori e dinamiche incentrate su un mezzoforte quasi costante. Buona la prova dell’Orchestra del Teatro La Fenice in versione barocca – nonostante il suono pieno degli archi- grazie all’aggiunta di tiorba, cembalo, flauti barocchi e trombe naturali.
Il cast veneziano ha visto come protagonista Teresa Iervolino, contralto en travesti, che è parsa più a suo agio nei panni dello sposo rispetto a quelli del guerriero, in cui l’agilità è parsa artificiosa e priva di brio. Trionfale l’accoglienza dopo un 'Or la tromba' piuttosto opaco – in cui forse un po’ di stanchezza si è fatta sentire.
Francesca Aspromonte è ormai uno dei giovani soprani più affermati nel repertorio barocco, e a ragione: la voce è ricca e di buon volume, ma in questa occasione poco incline alla ricerca di sfumature tanto che la sua Almirena risulta più una regina matura che non una fragile principessa.
Maria Laura Iacobellis è parsa cauta nella sua aria di sortita 'Furie terribili', per poi emergere col procedere dell’opera e farsi valere per accento, musicalità e precisione delle agilità a dispetto del poco volume, disegnando senza dubbi il personaggio più sfaccettato.
Leonardo Cortellazzi è un Goffredo autorevole sia in scena che vocalmente: la dizione è sempre chiarissima, il timbro luminoso e il fraseggio vario, nonostante qualche slittamento di intonazione in particolare nei recitativi.
Tommaso Barea chiamato alla generale a subentrare al titolare nel ruolo di Argante, oltre a quello del Mago cristiano, figura bene nell’aria Sibilar gli angui d’aletto grazie ad agilità ed accenti sicuri malgrado dia l’impressione di non essere completamente a suo agio con la tessitura del ruolo.
Dimenticabile l’araldo di Shuxin Li, mentre risultano incantevoli le sirene di Valentina Corò e Marilena Ruta. Ottima la risposta del pubblico che si è dimostrato calorosissimo con tutti i protagonisti e che è andato in delirio durante la ribalta del Maestro Pizzi.
La recensione si riferisce alla recita di giovedì 2 settembre
Andrea Bomben
PRODUZIONE E INTERPERETI
Direttore Federico Maria Sardelli
regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
assistente alla regia Massimo Gasparon
assistente scene Serena Rocco
assistente costumi Lorena Marin
Rinaldo Teresa Iervolino
Goffredo Leonardo Cortellazzi
Almirena Francesca Aspromonte
Armida Maria Laura Iacobellis
Argante Tommaso Barea
Mago Tommaso Barea
Un araldo Shuxin Li
Donna/Due sirene Valentina Corò Marilena Ruta
Orchestra del Teatro La Fenice
FOTO MICHELE CROSERA
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