FARNACE, ANTONIO VIVALDI - TEATRO MAILBRAN , GIOVEDI' 8 LUGLIO 2021

FARNACE, ANTONIO VIVALDI - TEATRO MAILBRAN , GIOVEDI' 8 LUGLIO 2021

Le polemiche social, per quanto fini a sé stesse, hanno il pregio di ravvivare la curiosità degli appassionati nei confronti di titoli che – non ce ne voglia Vivaldi – non godono di grande popolarità (e diffusione) come nel caso del Farnace che in questi giorni è andato in scena al Teatro Malibran di Venezia.

Farnace debutta il 10 febbraio 1727 al Teatro di Sant’Angelo in occasione dei festeggiamenti veneziani del Carnevale con il libretto di Maria Lucchini scritto nel 1724 per il Farnace romano di Loeonardo Leo. Vivaldi, allora all’apice della sua fama, in appena cinque mesi riuscì a sfornare Dorilla in Tempe e Farnace per il Sant’Angelo e Ipermestra per la Pergola.

Il suo dramma per musica ottenne un grande successo e negli anni successivi il compositore facendo ricorso a tagli, cuciture, aggiunte di personaggi e modifiche nella compagnia di canto – cosa impensabile all’epoca - la riadatterà più volte fino ad arrivare a ben 8 versioni di cui possediamo integralmente una sola, quella pavese del 1731, ricavata dalla prima versione del 1727.

Rispetto alla versione incisa nel 2010, Diego Fasolis ha deciso di proporre per questa stagione del Teatro La Fenice una soluzione veneziana a cura di Andrea Marchiol che parte dall’autografo di Pavia – con tenore protagonista – e una distribuzione voci come nella versione originale che prevedeva Farnace contralto (nella produzione attuale affidata a voce maschile).

Con tutte queste premesse, stupisce ancora leggere critiche che lamentano una mancata aderenza alla trama e alle note del libretto originale quando era usanza comune variare persino i numeri musicali. Quanti spettacoli brutti sono stati fatti con allestimenti “moderni”? Molti. Quanti con allestimenti tradizionali? Molti di più. Gli anni hanno dimostrato in modo evidente che ciò che conta è riuscire a dire qualcosa di nuovo grazie a un risultato finale coerente, l’unica cosa che lo spettatore ha modo di apprezzare e giudicare.

Per quanto concerne lo spettacolo veneziano, la regia di Christophe Gayral convince a metà.

La vicenda è spostata nel Medio Oriente di oggi e la guerra fra Farnace e Roma diventa uno scontro fra talebani e caschi blu: un’idea che si adatta bene alla trama e al testo dell’opera e che non crea grandi contrasti formali. Su un fondale nero spiccano un rudere multifunzione e un bunker (ispirato al monumento funebre di Canova) che funge da mausoleo dei re del Ponto. Il problema di fondo della messinscena è che il minimalismo dell’allestimento e dell’azione registica non riescono a colmare il vuoto e lo stallo creati dai numerosi daccapo musicali -così tipici del barocco-che dovrebbero sottolineare l’importanza drammaturgica di molti momenti.

Dinamicissima al contrario la direzione di Diego Fasolis, che torna nuovamente alla guida dell’ Orchestra del Teatro La Fenice per continuare il progetto barocco iniziato quattro anni fa con L’Orlando Furioso. La narrazione è sempre fluida e variopinta, capace di adattarsi con estrema naturalezza e rapidità alle esigenze dei cantanti, ma soprattutto priva di eccessi effettistici recentemente in voga.

Venendo ai cantanti, pare poco protagonista e non sempre a fuoco il Farnace di Christoph Strehl dotato di voce poco seducente e dizione impastata.

Sonia Prina è sempre stata un’artista carismatica e risolve col mestiere la parte di Tamiri: la voce ha perso di smalto e mostra una certa durezza nel settore acuto, ma il contralto riesce a dar vita ad un personaggio credibile e sfaccettato soprattutto nei momenti più patetici.

Inesorabile la Berenice di Lucia Cirillo che scolpisce recitativi ricchi di dinamiche e accenti e con l’aria di furore Da quel ferro, ch’ha svenato si conquista uno dei pochi applausi a scena aperta.

Conquista la Selinda di Rosa Bove sempre precisa per accento, intenzione e intonazione. Attivissima e spigliata in scena, si meriterebbe qualche ruolo principale in Fenice.

Il Gilade di Kangmin Justin Kim sorprende per bellezza della linea vocale. La voce è piccolina ma nell’aria Quel tuo ciglio languidetto ha avuto modo di trovare maggiore rotondità e far apprezzare maggiormente le sue qualità.

Stupisce il vocione da baritenore di Valentino Buzza che però risulta un po’ monocorde e ha ben figurato David Ferri Durà nei panni di Aquilio, più che corretto.

Puntuale come sempre il Coro del Teatro La Fenice nei suoi interventi.

Straniante il finale à la Carsen con Farnace e Selinda che vengono incoronati dopo l’uccisione di Berenice e Pompeo.

Il pubblico ha tributato un buon successo a tutta la compagnia e vere e proprie ovazioni a Fasolis che ha ringraziato tutti con un “Viva Vivaldi!”.

Andrea Bomben

PRODUZIONE E INTERPRETI

Maestro concertatore e direttore Diego Fasolis
regia Christophe Gayral
scene Rudy Sabounghi
costumi Elena Cicorella
light designer Giuseppe Di Iorio

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Continuo:

Fabio Grandesso fagotto barocco

Andrea Marchiol clavicembalo

Francesco Tomasi tiorba

Alessandro Zanardi violoncello

Farnace                         Christoph Strehl
Berenice                         Lucia Cirillo
Tamiri                            Sonia Prina
Selinda                           Rosa Bove
Pompeo                          Valentino Buzza
Gilade                            Kangmin Justin Kim
Aquilio                          David Ferri Durà
Un fanciullo                   Pietro Moretti/Beatrice Zorzi

FOTO MICHELE CROSERA