La storia di Riccardo Muti con la città di Venezia è legata a tanti appuntamenti avvenuti sin dagli inizi della sua lunga e spettacolare carriera. Nello specifico della Fenice la sua prima fu cinquantuno anni fa nel luglio 1970, cui poi seguirono numerosi altri eventi nel corso di quel decennio, poi più avanti nei Novanta fino alla grande riapertura dopo il pauroso incendio del 1996 con un grande evento alla presenza dell’allora Presidente Ciampi nel dicembre 2003. Un affetto che non si è mai spento e che lo stesso Maestro ha ricordato tra ironia sul tempo che passa e felicità per il suo ritorno insieme all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Una compagine formata nel 2004 dallo stesso Maestro Muti e costituita da giovani selezionatissimi da tutta Italia che dopo tre anni di formazione ed esperienza possono poi spiccare il volo presso altre prestigiose realtà internazionali e non.
Muti è tornato con un concerto che omaggia Franz Schubert, come è noto celebre ai tempi più per i suoi Lied e la musica da camera, ma che successivamente e purtroppo dopo la sua scomparsa ha saputo guadagnarsi il posto che gli spetta in campo sinfonico grazie anche alla riscoperta di lavori incompiuti o lasciati allora nel cassetto come la Sinfonia in do maggiore D 944 “La Grande” scelta dal Maestro per il suo ritorno a Venezia, offrendo come ‘aperitivo’ la Ouverture in do maggiore op. 170 “nello stile italiano” D591.
Questa che è la seconda delle ouverture dedicate dall’autore alla musica ed allo stile italiano possiede una anima di trascinante bellezza che però non tradisce la nazionalità austriaca del compositore viennese e pur presentando melodie danzanti che potrebbero portare ad una facile baldanzosità, resta comunque un ponte tra le sue origini e la ricca armoniosità rossiniana, cui Schubert è noto si ispirò, e più generalmente l’immagine del nostro Paese. L’inizio presenta difatti una certa austerità che si scioglie immediatamente nelle mani di Riccardo Muti: l’appoggio sensibilissimo degli archi e l’incedere via via avvolgente dell’orchestra si anima successivamente con pennellate battuta dopo battuta ed una leggerezza che rimane sempre comunque composta. È impressionante quanto le dinamiche corrispondano ogni volta ad uno sguardo complice, un semplice cenno del Maestro che tante volte ha ricordato come alla ‘italiana’ non significhi meramente velocità o volume, ma brio e vivacità sempre nel rispetto della partitura e delle intenzioni dell’autore.
Non dissimili sono le sensazioni per la Sinfonia in do maggiore D 944 “La Grande” che anzi le amplifica. L’ultima sinfonia completata da Schubert e giunta a noi grazie a Schumann fu eseguita postuma parecchi anni dopo la morte del compositore e con l’Orchestra Cherubini sembra rinascere a nuova vita. Immaginate un velluto immenso che avvolge tutta l’orchestra perfettamente all’unisono e con una eleganza straordinaria (consideriamo tra l’altro che sono tutti giovani sotto i trent’anni) e che il flusso sonoro si espanda o ritragga ogni qualvolta il Direttore porti leggermente le braccia verso una direzione o l’altra dalla sua postazione, il tutto con gesti minimi, essenziali, frutto di innumerevoli prove, consigli, suggerimenti che portano i ragazzi ad una fusione totale col loro condottiero: più che seguirlo, lo ‘sentono’. Ognuno dei quattro movimenti trasmette qualcosa di famigliare, che siano le atmosfere beethoveniane o la magia della corte viennese, sta di fatto che quasi senza soluzione di continuità proseguono in una sorta di naturale evoluzione che porta ‘l’Andante – Allegro con brio’ verso il meraviglioso ed emotivamente intenso Andante con moto (il suono dell’oboe è pura magia a nostro avviso); indi lo ‘Scherzo: Allegro vivace’ con le sue vorticose danze, che procede verso il suo naturale proseguimento ‘Allegaro vivace’ galoppante e maestoso.
Bis con la splendida sinfonia della Norma di Bellini, definita giustamente dallo stesso Maestro ‘capolavoro assoluto’, eseguita con la stessa attenzione, rispetto, passione.
Successo pieno e meritatissimo da un pubblico che lo ha chiamato alla ribalta più volte ed è stato deliziato anche da due parole di saluto, festanti per i recenti successi sportivi nazionali ma anche speranzose, affinché tanta attenzione mediatica ed istituzionale venga dedicata altresì alla nostra cultura, che ci rende così speciali nel mondo.
Maria Teresa Giovagnoli
PROGRAMMA
Franz Schubert
Ouverture in do maggiore op. 170 “nello stile italiano” D591
Sinfonia in do maggiore D 944 “La Grande”
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Direttore Riccardo Muti
FOTO MICHELE CROSERA
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