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LUISA MILLER, GIUSEPPE VERDI – CHIESA DI SAN FRANCESCO DEL PRATO PER IL FESTIVAL VERDI DI PARMA, SABATO 6 OTTOBRE 2019

Continua il percorso del Festival Verdi di Parma, volto alla ricerca di nuovi spazi nei quali valorizzare le opere del Maestro delle Roncole. Dopo la prova maiuscola dello Stiffelio e de Le Trouvère al teatro Farnese, quest'anno si è tentata la via della chiesa (sconsacrata, e già carcere per secoli) di San Francesco del Prato. Struttura immensa ancora in restauro internamente, presenta non poche problematiche di acustica e visibilità, oltre a limitare le intenzioni sceniche e registiche in uno spazio ristretto e disagevole come l'abside.

O meglio: le idee porterebbero essere moltissime, ma tutte dovrebbero essere quantomeno di rottura con un concetto di teatro d'opera tradizionale, che prevede un palcoscenico dove si svolge l'azione, la buca dell'orchestra e il pubblico seduto di fronte. Ci ha provato due anni fa Graham Vick appunto con Stiffelio riuscendoci meravigliosamente bene. L'esperimento non è riuscito altrettanto bene quest'anno.

A gestire i luoghi di San Francesco del Prato per l'allestimento di Luisa Miller, il Festival Verdi ha chiamato la coppia Dodin, formata da Lev (regia) e Dina (drammaturgia).

Gli artisti russi imbastiscono un allestimento che racchiude l'azione del Cammarano all'interno di uno spazio dove gli unici elementi di scena sono delle tavole, componibili o scomponibili a seconda della bisogna, sulle quali si consuma la tragedia di Luisa. Tragedia evocata come liturgia, rappresentazione sacra, dove il coro in lugubre saio grigio ha occupato perennemente i tre piani della struttura in legno che correva intorno alla scena lignea ideata da Aleksandr Borovskij , autore anche dei costumi rinascimentali, testimone visivo e impotente degli eventi.

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LA SCALA DI SETA, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MERCOLEDI' 2 OTTOBRE 2019

 

Immaginate di essere al supermercato e venir chiamati a dirigere un'opera perché il direttore designato è affetto da leggera indisposizione. Pare proprio la trama di una farsa rossiniana, invece è semplicemente quello che è successo mercoledì scorso alla Fenice di Venezia, dove doveva andare in scena una ripresa de La scala di seta.

Così è toccato a Marco Paladin, direttore musicale di palcoscenico del teatro veneziano, garantire l'inizio dello spettacolo, per poi passare il testimone ad Alvise Casellati, arrivato in teatro poco dopo il termine della sinfonia.

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L’HEURE ESPAGNOLE DI RAVEL E GIANNI SCHICCHI DI PUCCINI INAUGURANO LA STAGIONE D’OPERA AL GRANDE DI BRESCIA – VENERDI’ 27 SETTEMBRE 2019

Con un doppio appuntamento il Teatro Grande di Brescia inaugura la stagione d’Opera e Balletto nel segno del primo Novecento, con l’Heure espagnole di Maurice Ravel e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, brevi componimenti che hanno in comune lo sguardo sulle dinamiche famigliari e su come certi equilibri apparentemente stabili siano solo fittizi e nient’affatto scontati. Nell’opera di Ravel, nella Toledo del Diciottesimo secolo, la coppia di orologiai di quartiere è in realtà sormontata da corna che abbondantemente la cara mogliettina fa crescere sulla testa del maritino ogni volta che costui si reca in città per regolarne gli orologi. Altrettanto scombinata e tutt’affatto legata da affetto sincero è la ben nota ‘famigliola’ dei Donati che se non altro riceve la meritata pariglia dal ‘fidato’ e sapiente Schicchi. Potremmo aggiungere che nulla è cambiato nel corso degli anni e che l’accoppiamento di questo dittico è tutto sommato azzeccato, sdrammatizzando comunque per sua natura, ma anche concezione registica, le differenti situazioni e lo sfacelo sociale che sembra ormai inesorabile ai giorni nostri.

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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2019, FILARMONICA DELLA SCALA, Myung-Whun Chung direttore, Alexander Romanovsky pianoforte - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, VENERDI' 20 SETTEMBRE 2019

Ancora uno straordinario appuntamento al Settembre dell'Accademia di Verona dove grazie alla asettica trama sonora della direzione di Myung Wung Chung, all'atletico virtuosismo di Alexander Romanovsky e alla perfezione esecutiva dell' Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, la Russia di Rachmaninov e di Tchajkovskij infiammano il pubblico del Teatro Filarmonico.

Il famigerato “Rach 3”, concerto tra i più temuti e conosciuti dell'intero repertorio musicale per pianoforte e orchestra, è risaputo essere un autentico banco di prova per quei pianisti che  desiderano dare sfoggio di una tecnica virtuosistica solidissima. E Alexander Romanovsky di tecnica solidissima ne possiede in quantità industriali, poiché per tutta la durata dei 45 minuti del concerto, il pianista ucraino non si risparmia, alternando una muscolosa veemenza ad una agilità di tocco evanescente, di grazia, soprattutto nel secondo movimento, autentica cornice di una scrittura tanto infuocata quanto platealmente circense nel senso più stupefacente del termine.

Romanovsky scala quella colossale montagna di suoni che è questo concerto con la sicurezza di un alpinista sul Nanga Parbat senza bombole di ossigeno, attraversando tutti gli insidiosissimi crepacci e i burroni che gli si aprono davanti, con la sicurezza di un Messner degli anni migliori.

Chung d' altro canto, gli prepara un'orchestra che ben lontana da quelle sonorità corpulente alle quali la scrittura di Rachmaninov invita, fa risaltare invero tutta la caleidoscopica moltitudine di colori, senza per questo perdere di vista la drammaticità compositiva di un brano che rimane ben ancorato alla tradizione tardoromantica.  Il dialogo orchestra\pianoforte è quindi intessuto in un leggerissimo sussurro a lobo d'orecchio, vaporoso quanto serve a non perdere di vista le esigenze del solista e soprattutto senza mai prevaricare un virtuosismo sonoro tanto espressivo quanto viscerale di un pianoforte perennemente sovreccitato.

E completamente stregato dal tocco di Romanovsky e dal gesto asciutto ma fortemente evocativo di Chung, il pubblico esplode in un boato di approvazione all'ultimo accordo finale, costringendo il pianista a ben due bis di congedo.

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IL RECITAL DI FERRUCCIO FURLANETTO CHIUDE CON ELEGANZA IL FESTIVAL VICENZA IN LIRICA AL TEATRO OLIMPICO – DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019

Non ci sono parole sufficienti a definire un Artista come Ferruccio Furlanetto e la sua carriera che da quarantacinque anni si sviluppa non solo in tutto il Mondo, ma spazia anche tra repertori vasti e con difficoltà totalmente diverse, sì da incorniciarne una vita davvero ‘inimitabile’. Il nostro Paese è capace di sfornare talenti dalle carriere pluridecennali, e così è stato ed è ancora per il celebre basso italiano, i cui compagni di viaggio sono stati personaggi come Pavarotti, Domingo, Nucci, Bruson, Carreras, per citarne solo alcuni. A settanta anni suonati onora la città di Vicenza ed il suo Festival con un recital affatto banale o auto celebrativo, grazie ad un programma studiato al dettaglio ed eseguito senza alcuna esitazione, salvo soffrire giustamente le temperature interne all’Olimpico che hanno provato in generale un po’ tutti i presenti. Diviso esattamente in due tranche, il concerto è stato caratterizzato da una prima e selezionatissima parte liederistica, mentre la seconda ha accontentato, ma comunque sempre in maniera ricercata, gli amanti del melodramma.

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IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2019, CONCERTO DELL' ORQUESTRA NACIONAL DE ESPANIA, JUANJO MENA Direttore, PABLO SAINZ VILLEGAS Chitarra – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019

Concerto dal calor bianco e dalle altissime temperature emotive quello proposto dalla Orquesta Nacional de Espania nell'ambito del “Settembre dell'Accademia” dell' Accademia Filarmonica di Verona.

Il programma tra l'altro non ammetteva scampo alcuno, poiché i brani scelti e la presenza di un chitarrista di altissimo livello come Sainz Villegas, hanno letteralmente incendiato il pubblico, generalmente compassato e ingessato, che frequenta la manifestazione veronese.

A scaldare gli animi ci ha pensato il brano di apertura, Alborada del gracioso di Maurice Ravel, un brano che immediatamente ci trascina in quella sensualità spagnola tanto familiare al compositore francese.

L'alborada, serenata mattutina di un buffone, è per Ravel una incredibile tavolozza cromatica costruita su contrasti dinamici impressionanti.

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L’ELISIR D’AMORE FRIZZANTE DI VICENZA IN LIRICA AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA -  VENERDI’ 13 SETTEMBRE 2019

L’ELISIR D’AMORE FRIZZANTE DI VICENZA IN LIRICA AL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA - VENERDI’ 13 SETTEMBRE 2019

Non poteva essere diverso l’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti proposto dal Festival Vicenza in Lirica per questa fortunata edizione 2019. Se lo scopo è puntare sui giovani perché tante sono le promesse in giro per il globo che meritano una possibilità, sicuramente questa produzione del capolavoro donizettiano ne è un esempio felice per freschezza ed immediatezza, nonché per l’evidente entusiasmo con cui tutti i coinvolti hanno partecipato. L’orchestra è costituita da giovanissimi musicisti e proviene da un progetto del Liceo Corradini di Thiene e tra gli interpreti vi sono freschi vincitori del concorso Tullio Serafin che si è tenuto a Cavarzere (Ve) a giugno ed alcuni allievi dell’Accademia di canto del Teatro alla Scala. Ed è con uno spirito frizzante che lo spettacolo è stato concepito da Piergiorgio Piccoli ed il suo staff considerando ovviamente la scena fissa dell’Olimpico. Pertanto sistemando solo qualche sgabello, sedia  o tavolino, il regista si è ingegnato affinché gli interpreti sopperissero con qualche trucchetto a ciò che mancava fisicamente sul palco.

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AL SETTEMBRE DELL' ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA L'ORCHESTRA FILARMONICA DI SAN PIETROBURGO CON ION MARIN ED OLLI MUSTONEN-MERCOLEDÌ 11 SETTEMBRE 2019

Continua anche nel 2019 il fortunatissimo Festival proposto dall’Accademia Filarmonica di Verona, che con la sua storia pluricentenaria si fa ogni anno promulgatrice di cultura a livello internazionale grazie alle prestigiose orchestre ospiti della manifestazione. È la volta della Filarmonica di San Pietroburgo che, temporaneamente orfana del suo Direttore Yuri Temirkanov a causa di una indisposizione, ha trovato una naturale prosecuzione del lavoro preparato per la sua tournée con il Maestro Ion Marin, che guida l’orchestra ed il compositore, direttore e pianista  Olli Mustonen. In programma due pezzi talmente amati che il pubblico ha letteralmente gremito il teatro Filarmonico di Verona in ogni ordine di posto per poterne ascoltare le note melodie: il Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Čajkovskij e la Sinfonia n. 9 in mi minore Op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Dvořák.

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BACOCCO E SERPILLA, GIUSEPPE MARIA ORLANDINI - GALLERIE D'ITALIA / PALAZZO LEONI MONTANARI PER VICENZA IN LIRICA, DOMENICA 8 SETTEMBRE 2019

Anche gli intermezzi sono uno degli appuntamenti frequenti di Vicenza in Lirica, sempre alla ricerca di chicche da offrire al suo pubblico, e grazie anche agli spazi che la città berica offre nei cortili dei suoi famosissimi palazzi d’epoca. Il tempo non ha permesso di usufruire di quello di Palazzo Leoni Montanari, ma l’organizzazione ha subito compiuto uno switch dirottando lo spettacolo in uno dei magnifici saloni al suo interno.

Se gli intermezzi erano come è noto utilizzati per ‘rasserenare’ il pubblico costretto a lunghe maratone di opere serie, potremmo considerare questo di Bacocco e Serpilla un piacevole intermezzo del Festival, una ‘pausa’ leggera tra i tanti ed importanti eventi in pieno svolgimento. Lieve è sicuramente il tema del racconto di Antonio Salvi, che in poco meno di un’ora ci mostra una moglie arcistufa degli sprechi economici effettuati ad opera del marito, che oltre al vizio del gioco è anche un ‘infingardo, poltrone, sciupatore, briccone’.. e chi più ne ha ne metta. Il matrimonio le è ormai insopportabile e solo un giudice può risolvere la faccenda. Come è ovvio il lieto fine è dietro l’angolo e tutto si risolve nell’armonia e nella pace. Non manca il leitmotiv del travestimento, ed è proprio così che il nostro Bacocco abilmente travestito da giudice può rigirare la frittata a suo favore ed ottenere nuovamente il pieno affetto della consorte.

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VICENZA IN LIRICA E VICENZAORO 2019: L’ORO DI VICENZA SI INCONTRA SUL PALCOSCENICO DEL TEATRO OLIMPICO PER UN CONCERTO ECCEZIONALE– SABATO 7 SETTEMBRE 2019

Concerto straordinario al Teatro Olimpico di Vicenza per festeggiare lo splendore dell’oro e dell’alta gioielleria di Vicenzaoro 2019, insieme al fascino delle voci e dell’arte musicale celebrata da Vicenza in Lirica, il cui slogan quest’anno è proprio ‘l’oro in lirica’. Naturale dunque un connubio tra le due realtà che si è concretizzato con un evento speciale riservato agli ospiti espositori cui noi abbiamo partecipato volentieri per renderne testimonianza. Un programma che rispecchia l’anima del Festival lirico e che ritrova protagonisti graditissimi il coro Schola San Rocco ed il soprano Barbara Frittoli come protagonisti speciali, insieme ai giovani interpreti de La Diavolessa di Galuppi, opera di punta del Festival di quest’anno.   

Dopo la profonda ed accorata esecuzione della Petite messe rossiniana della settimana scorsa, la Schola San Rocco e Barbara Frittoli si cimentano in un programma che spazia tra Antonio Cesti, Antonio Lotti, Johann Sebastian Bach, Georg Friederich Haendel  e Wolfgang Amadeus Mozart, tutti autori vissuti tra il Diciassettesimo ed il Diciottesimo secolo, a testimoniare la continua attenzione e ricerca filologica delle partiture relative a quel periodo, grazie al Maestro Francesco Erle che dirige l’Orchestra Barocca Vicenza in Lirica ed anche il coro.

Scopo del festival ideato dal Direttore artistico Andrea Castello è rivolgere l’attenzione verso quelle opere difficilmente eseguite nei teatri nostrani e riscoprire il gusto e la bellezza delle note che risuonavano in periodi quasi dimenticati dal nostro Paese. Vale dunque la pena soffermarsi brevemente su quest’altra opera tutta italiana per testo e musica, appunto la Diavolessa che nacque proprio a Venezia nel 1755, con al centro le vicende di due innamorati (Giannino e Dorina) che si fingono appunto ‘diavoli’ in grado di scovare un misterioso tesoro e farla in barba a Don Poppone, sì da procurarsi i soldi per sposarsi. Intorno a loro si muovono altri personaggi come i conti Nastri, il furbo oste Falco e la governante Ghiandina. Come da prassi di commedia, dopo una serie di equivoci divertenti e felici risoluzioni, arriva come sempre il lieto fine con una inaspettata eredità a Giannino che può così coronare il suo sogno con la fidanzata.

Abbiamo potuto apprezzare in concerto un estratto dell’opera ed avere una idea della vocalità di ognuno degli interpreti impegnati in questa composizione che normalmente tiene impegnati i protagonisti per quasi quattro ore. Spicca la freschezza e già ottima impostazione di Ligia lshitani Silva, la Contessa, disinvolta anche in concerto e che possiede un passaggio di registro uniforme e morbido, anche sugli acuti più alti. Interessante la voce da controtenore di Ettore Agati, il Conte, la cui voce acquista solidità scaldandosi e mostrando una particolare sensibilità verso la parola cantata. La coppia dei finti ‘diavoletti’ è costituita da Arlene Miatto Albeldas ed Omar Cepparolli: la prima è una Dorina dalla voce ambrata e con una buona espressività, forse ancora un po’ acerba nei gravi che caratterizzano il suo registro; il secondo, Giannino,  mostra una buona capacità esecutiva ove il timbro profondo se pur giovane ha già una rotondità che non teme la zona più grave. L’oste Falco è Lucas Lopes Pereira, dalla voce chiara in evoluzione per colore e tecnica, Stepan Polishchuk è Don Poppone, altra bella voce scura e sonora. La cameriera è la spigliata e vocalmente agile Lucia Conte. I costumi d’epoca sono in collaborazione con il Teatro La Fenice di Venezia (ideati da Carlos Tieppo, realizzati da Sartoria Daniela e Sartoria Paola Girardi), mentre il trucco è opera di Riccardo de Agostini.

Perfetto risulta ancora una volta il connubio tra Barbara Frittoli e la Schola San Rocco che sembrano aver trovato nella fusione delle loro voci un impasto naturale che si consolida perfettamente. L’ingresso nel Laudate Dominum di Mozart, ad esempio,  avvolge con il ‘gloria’ la voce del soprano come un manto morbido su un prato di mille colori. Ma poi la precisione del canto all’unisono e la capacità di ‘entrare’ di volta in volta nei pezzi eseguiti, sono prova evidente di professionalità e grande affinità con questo repertorio. Spettacolare ed imponente l’ Halellujah di Haendel. La Frittoli sembra particolarmente a suo agio in esecuzioni di stampo liturgico, ove la compostezza e la regalità dell’interprete si sposano con i contenuti sacri e la magnificenza delle composizioni. La voce del soprano è ampia e piena su tutta la gamma, e non teme la discesa sul grave ove anzi acquista nuovo carattere ed efficacia. Una chicca profana è l’aria ‘Intorno all' idol mio’ da Orontea di Cesti, notissima al pubblico del Diciassettesimo secolo e che ci regala un momento di struggente pathos.

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PETITE MESSE SOLENNELLE DI GIOACHINO ROSSINI, FESTIVAL VICENZA IN LIRICA – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, SABATO 31 AGOSTO 2019

Assistere alla ‘Petite messe solennelle’ di Rossini è una evento non solo uditivo, ma anche e soprattutto una esperienza a tuttotondo che riguarda tanto la sfera sensoriale, quanto l’area dei sentimenti e dell’emotività. Questo avviene solo quando si ha di fronte un musicista come  Michele Campanella che ha portato sulle tavole del Teatro Olimpico di Vicenza tutta l’ esperienza di una carriera pluridecennale letteralmente al servizio dei compositori e soprattutto della musica, come pianista, come insegnante ed anche come direttore d’orchestra, sempre con una modestia che lo porta a porsi in secondo piano di fronte ai coristi ed ai solisti, che secondo lui sono i veri artefici della bellezza posta in essere. La sua ‘Petite’ vuole tornare alle origini, a quando nel 1863 Rossini compose il suo omaggio alla fede ed all’intimità che essa reca in chi la coltiva, come intimo è il suono del pianoforte rispetto alla successiva e più snaturata versione orchestrale, e come intimo e raccolto è il teatro Olimpico sold out per questa occasione.

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI, REPLICA DI GIOVEDI’ 29 AGOSTO 2019 – 500^ DIREZIONE PER OREN ALL’ARENA DI VERONA

 

Il ‘must’ di questa stagione areniana secondo il sovrintendente Cecilia Gasdia è stato certamente il riportare nell’anfiteatro più spettacolare della lirica italiana cast di fama mondiale ed appuntamenti di richiamo, che tornassero a riempire il caldo catino come ai bei tempi che furono e che lo hanno reso celebre. Se le due serate di danza con protagonista Roberto Bolle e l’esecuzione dei Carmina Burana con Ezio Bosso hanno premiato gli sforzi organizzativi, anche le serate operistiche con protagonisti blasonati e molto conosciuti hanno registrato incassi interessanti che fanno ben sperare per il futuro. Siamo così tornati spinti da interesse e molta curiosità ad assistere alla spettacolare messa in scena della Tosca firmata da Ugo de Hana recensita alla prima di questa edizione il 10 agosto (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/tosca-di-g-puccini-arena-di-verona-opera-festival-recita-del-10-agosto-2019.html), per una serata speciale che segnava la cinquecentesima recita diretta nella sola Arena di Verona dal maestro Daniel Oren, il vero padre dell’orchestra che con lui è cresciuta per spessore e competenza nel repertorio operistico soprattutto grazie alla sua guida. Forse rispetto alla prima, per questa sera c’era nel suo gesto e nel suo coinvolgimento anche un pizzico di orgoglio misto ad affetto per tutti coloro che hanno creduto in lui e tuttora lo appoggiano, come ha comunicato nel discorso introduttivo di ringraziamento. Altro motivo di interesse la coppia protagonista che ha visto come interpreti il soprano Hui He, ormai avvezza al pubblico veronese che la ama molto, ed il tenore Vittorio Grigolo che dopo numerose recite all’estero debutta il ruolo di Cavaradossi anche a Verona, molto atteso dopo il suo Alfredo nella Traviata speciale di inizio agosto.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI - ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL , REPLICA DEL 18 AGOSTO 2019

Proseguono le recite di Aida all'Arena di Verona nell'ambito dell'Opera Festival 2019.

La recita del 18/08/19 ha visto il debutto di Mario Cassi nel ruolo di Amonasro e di Carlo Ventre in quello di Radames, oltre che alla riconferma di Maria José Siri nel ruolo del titolo.

Lo spettacolo è stato rappresentato nella rievocazione della edizione storica del 1913 curata da Gianfranco De Bosio, da noi già recensita (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/aida-giuseppe-verdi-arena-di-verona-replica-del-24-luglio-2019.html).

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EZIO BOSSO INFIAMMA MIGLIAIA DI FAN CON I CARMINA BURANA ALL’ARENA DI VERONA – DOMENICA 11 AGOSTO 2019

Questa stagione all’Arena di Verona si sta rivelando ricca di eventi carichi di emozione e dal tutto esaurito, grazie anche ai protagonisti che popolano di volta in volta il palcoscenico dell’antico anfiteatro. È la volta del maestro Ezio Bosso nell’arduo compito di dirigere i mastodontici Carmina Burana di Carl Orff. L’ acclamato musicista si è reso noto al pubblico dei più grazie al Festival della canzone italiana di Sanremo e registra un numero foltissimo di ammiratori tanto tra gli appassionati di musica quanto tra coloro che ne riconoscono il valore sociale. I numeri parlano chiaro: quattordicimila spettatori hanno acclamato a più riprese il beniamino della serata tributandone un successo strepitoso, con ovazioni continue e l’immancabile bis di ‘O fortuna’. Testimone ed ambasciatore dell’Associazione Mozart14, fondata nel 2014 per continuare l’opera benefica del grande Maestro Claudio Abbado, aiuta bambini e ragazzi che sono purtroppo affetti da gravi problemi di salute a causa di disabilità fisiche o percettive, grazie al potere della musica che con delle attività mirate di musicoterapia e laboratori di canto corale, è fonte di speranza non solo nei reparti pediatrici egli ospedali, ma anche nei carceri minorili.

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CARMEN, GEORGES BIZET , SFERISTERIO OPERA FESTIVAL DI MACERATA - RECITA DI SABATO 10 AGOSTO 2019

È stato il Festival dei record, dei sold out ed anche della beneficienza. Lo ha ricordato il Sindaco di Macerata Romano Carancini, nella serata conclusiva del Macerata Opera Festival che ha registrato un successo di pubblico davvero notevole, frutto di un grandissimo lavoro di equipe da parte dei professionisti che vi hanno preso parte e delle risorse a disposizione.

Con il tema ‘Rosso desiderio’ si è chiuso dunque il MOF 2019 con l’ultima recita di Carmen, la cui protagonista è paladina del desiderio di libertà e dell’amore senza catene. Lo stesso desiderio che muove anche i personaggi delle altre opere in cartellone che ricordiamo sono state Rigoletto e Macbeth. Jacopo Spirei ha ‘respirato’ come allievo le idee di Graham Vick che non è certo un tradizionalista, per cui era impossibile aspettarsi una Carmen ambientata tra le tipiche piazze spagnole con i toreri, le sigaraie vispe ed i costumi svolazzanti. La sua versione di Carmen, che ha costruito passo passo assieme al direttore Francesco Lanzillotta, quindi parallelamente ad uno studio attento della partitura, ha sicuramente tracciato i più significativi tratti del personaggio principale, così come di tutti gli altri che le ruotano attorno, trovando, con tutte le libertà che si è concesso, una giustificazione scenica alle milioni di cose che avvengono in uno spettacolo di impianto hollywoodiano, ma dal gusto parigino e con personaggi spagnoli.

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TOSCA DI G. PUCCINI, ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL – RECITA DEL 10 AGOSTO 2019

Ennesima ripresa di Tosca alla Fondazione Arena di Verona, nella messa in scena di Hugo De Ana che inaugurò la stagione 2006. Spettacolo godibilissimo quello affrontato in toto da De Ana tredici anni fa che disegna una Roma circoscritta nell'ambito della piattaforma di Castel Sant'Angelo dove la spada e la testa dell'arcangelo Michele, fanno da sfondo a tutta la vicenda pucciniana.

Una vicenda a tratti cinematografica più che teatrale, dove i personaggi si muovono all'interno di una passione che può essere amorosa, politica o religiosa a seconda della situazione del libretto, con una particolare attenzione alla cura dei movimenti di ogni singolo interprete.

De Ana riesce a rendere spettacolare qualsiasi momento della tragedia, ad iniziare dalla cannonata (vera) che annuncia la fuga di Angelotti dalla prigione, passando per un Te Deum fatto di macabri figuri religiosi abbigliati con costumi sfarzosissimi, fino alla morte della protagonista non più esibita in un lancio dalla balaustra ma nella sua assunzione al cielo come una santa qualsiasi in un' estasi recondita. E' una Tosca tutto sommato di impianto tradizionale quella di De Ana che tanto piace al pubblico areniano e che riesce ad emozionare nella sua precisa semplicità.

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Rigoletto

RIGOLETTO, GIUSEPPE VERDI – SFERISTERIO OPERA FESTIVAL DI MACERATA, REPLICA DEL 9 AGOSTO 2019

In quanti e quali modi si sia trattato il difficile mondo del tragico gobbo deriso, la sua storia resta il simbolo di chi dalla condizione di incompreso e sbeffeggiato, passi amaramente dalla parte del torto e con le sofferenze più atroci. Il mondo di Rigoletto è lo stesso ovunque lo si voglia raccontare, perché tiranni vi furono in passato quanti ne esistono a iosa nel presente, così come tanti sono i disperati che si compromettono e si corrompono per la troppa sofferenza. In un turbinio di colpe ed accuse, la vita diventa una giostra su cui possono salire solo i più scaltri senza esserne scaraventati giù e malamente feriti. Così deve aver immaginato il regista Federico Grazzini il contesto del Rigoletto che debuttò nel 2015 e riproposto quest'anno allo Sferisterio di Macerata, riuscendo a trasporre il suo dramma dalla corte di Mantova del Sedicesimo secolo ad uno scalcagnato e maltenuto luna-park odierno, disegnato da Andrea Belli, popolato ormai solo da bande di malviventi di cui Rigoletto stesso è un membro. Unica sua gioia è la meravigliosa e pura figliola, nascosta da tanto lordume. Il regista ha pensato ad una ambientazione fosca e malavitosa costituita da una massa di sbandati tra cui l'ambulante Sparafucile col suo sudicio chiosco, sua sorella che frequenta solo prostitute, e Rigoletto appunto, confinato in una roulotte con Gilda. A completare il quadro sono le numerose comparse/mimi che compongono le bande di malavitosi, spesso impegnati in coreografie un po' grottesche ma che alleggeriscono di non poco la tensione. Come a conclusione di un delirio generale in cui è coinvolta la sua esistenza, Rigoletto, che per la verità sembra più in preda ai sintomi di una forte sciatica piuttosto che affetto da deformità, si accomiata dallo spirito della figliola ormai deceduta percependone l'immagine fisica, perché come sappiamo bene l'amore continua oltre la materia terrena. Di sicuro impatto sono le luci rielaborate da Ludovico Gobbi che ottiene per ogni situazione la giusta sfumatura andando a colpire lo sguardo di chi osserva con i suoi colori accesi. I costumi adeguati al contesto sono di Valeria Donata Bettella

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TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – REPLICA DI GIOVEDI' 8 AGOSTO 2019 ALL’ ARENA DI VERONA

Dopo sei recite siamo tornati all’Arena di Verona per rivedere questo allestimento di Traviata che ha segnato come tutti sanno il commosso addio della città di Verona al Maestro Franco Zeffirelli. Arrivata alla settima recita, dopo circa un mese e mezzo dall’inaugurazione, lo spettacolo che abbiamo recensito in quella occasione  (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/traviata-giuseppe-verdi-inaugurazione-festival-arena-di-verona-21-giugno-2019.html) registra ancora un buon riscontro di pubblico e, dopo il pienone della serata speciale del 1^ agosto, ha visto anche in questa replica successiva riempire le gradinate e lasciar soltanto pochissimi settori della platea inoccupati. Segno che il richiamo del regista fiorentino è ancora vivo nel pubblico e soprattutto il capolavoro verdiano richiama ancora folle di appassionati sognatori. Lo spettacolo è apparso ormai rodato e scorrevole, ed anche acusticamente pare che gli artisti vengano indirizzati al meglio su come porsi affinché il suono si espanda verso l’esterno e non rimanga intrappolato nelle ricche scenografie. Come detto all’inaugurazione, forse lo spettacolo si presta maggiormente alle riprese televisive che possono ‘entrare’ nella casa a due piani ove si svolgono le azioni, mentre il pubblico nell’anfiteatro fatica un pochino soprattutto se in platea a coglierne tutti i particolari. Ecco perché ci ha fatto piacere ritornare, per avere una ulteriore visione dell’allestimento, che conserva il gusto dei merletti e degli ori degli allestimenti ultra classici.

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R. WAGNER, TRISTAN UND ISOLDE, BAYREUTHER FESTSPIELE – GIOVEDÌ 1 AGOSTO 2019

Raramente ascoltando musica ci si trova immersi totalmente in una atmosfera come con Tristan und Isolde. Il leggero didascalismo che sta nascosto negli altri drammi di Wagner qui scompare; la musica lo brucia inesorabile, è musica che arde di passione viva, sanguigna  che ha il colore dell'ebbrezza. Opera eccezionale, sì. Musica che sembra perduta in una febbre senza orizzonti come il delirio di Tristan ferito, una partitura alla quale attorno è rimasto un alone di eccezionalità, una etichetta che vorrebbe legarla alle future evasioni atonali della seconda Scuola di Vienna: la “rivoluzione cromatica” del Tristan.

Se poi si pensa che nello stesso anno, 1858, Verdi musicava “Un ballo in maschera”, l'idea di un fatto eccezionale si riaffaccia.

Ascoltare quest'opera nel “tempio” del Festspielehaus di Bayreuth, teatro consacrato alla musica di Wagner, con tutto il suo carico di storia, anche imbarazzante, che lo pervade, è sensazione nella sensazione, stupore nello stupore, soprattutto in quella scatola sonora che è appunto la sala del Festspielehaus dove la perfezione acustica raggiunge risultati insuperati, dove il suono dell'orchestra nascosta emerge da abissi misteriosi e si mescola con le voci per roteare nella sala e il risultato acustico si trasforma in pura magia sensoriale.

Da quando, nel 1951 dopo la catastrofe del nazismo, vi fu la riapertura del teatro con alla guida i nipoti del Maestro, la storia degli allestimenti di Bayreuth si trasforma da pura messinscena pittorica ed esaltativa a ricerca critica ed analitica dei lavori di Wagner.

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IL TROVATORE, GIUSEPPE VERDI - ARENA DI VERONA, RECITA DEL 26 LUGLIO 2019

Arrivato al capolinea anche questo Trovatore firmato per regia da Franco Zeffirelli e riproposto dalla Fondazione Arena di Verona, che ha visto nelle ultime due recite un cambio di cast nei personaggi principali.

L'allestimento, inaugurato nella stagione 2001, è probabilmente il lavoro meglio riuscito del maestro fiorentino per la Fondazione Arena di Verona dove, oltre alla solita sarabanda di comparse, animali, armigeri, zingarelle, fuochi fatui e veri, suore e preti con ceri, troviamo anche una eleganza nell'insieme che ne mitiga gli effetti di kitsch surreale tanto caro a Zeffirelli e che piace immensamente al pubblico veronese, avido di colori e colpi di scena a basso costo intellettivo.

Il versante musicale però non è stato per nulla scontato e kitsch, anzi.

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