SIBERIA , U.GIORDANO - MAGGIO MUSICALE FIORENTINO, VENERDI' 16 LUGLIO 2021

Siberia_2500x1000__20210719-104526_1

A concludere il Festival del Maggio Musicale Fiorentino 2021, una nuova produzione di Siberia, opera dimenticata di Umberto Giordano.

L'opera seguì i due maggiori successi del compositore, Andrea Chenier (1896) e Fedora (1898), vide la luce alla Scala nel dicembre 1903 al posto della prevista Madama Butterfly (a causa del famoso incidente d’auto, Puccini non riuscì a terminarne la composizione in tempo) e vedeva protagonisti gli stessi protagonisti che avrebbero cantato la prima di Puccini nel febbraio 1904: Rosina Storchio, Giovanni Zenatello e Giuseppe De Luca. Successo non straordinario ma di maniera, Siberia ha fatto poi il giro dei maggiori teatri d'opera del mondo  e ha avuto molti ammiratori, tra cui Gabriel Fauré. L'opera rimase quindi dimenticata fino al 1927, quando Giordano riprese la partitura sforbiciando pesantemente fino a ridurre la durata di quasi un terzo, circa 90 minuti di musica in totale. e per alcuni anni ottenne elogi da fonti improbabili come Gabriel Fauré: poi svanì nell'oblio.

Il traballante libretto di Illica, in fondo una truce storia d'amore, condotta su uno sfondo di lavori forzati, sofferenze di massa e brutalità, ha l’unico vantaggio di aver fatto introdurre nella partitura di Giordano l'uso della musica popolare russa e il ruolo del coro come fautore del colore locale, che è una caratteristica familiare delle opere veriste, per il resto uno dei libretti peggiori mai scritti.

La partitura di Giordano, sebbene irregolare nella tenuta emotiva, porta la sua tipica miscela stilistica di bellezza e furore, raggiungendo spesso momenti di grande lirismo intrecciati con grande disperazione. Vi è sovrabbondanza di materiale melodico originale memorabile, così come inni russi e melodie popolari e scene di vivida pittura musicale che rimandano a Rimski Korsakov. Il preludio dell'Atto II è una gemma, un cameo musicale interessantissimo che evoca visioni di bufere di neve ululanti in un'amara landa desolata.

Resta il fatto comunque che Siberia è straordinariamente efficace quando la ascolti; ancora più notevole è la rapidità con cui svanisce dalla memoria.

Se Siberia è un capolavoro per il suo autore ancora di più lo deve essere per Gianandrea Noseda, il direttore d’orchestra milanese che caparbiamente è riuscito a togliere dall’oblio la partitura ridandole a Firenze una nuova vita.

Noseda crede profondamente nel valore della musica di Siberia, nella sua ricchezza e nella sua modernità e proprio questo ricerca con la sua direzione. Il risultato è una lettura tutta centrata sui valori musicali che esalta quanto di moderno ed espressionista ha già la scrittura di Giordano in Siberia. Ne esalta la ricchezza timbrica e cromatica e la varietà agogica. Nel suo gesto si sentono il vento della passione e l’irrefrenabile slancio della giovinezza così come l’implacabile schianto della tragedia, ma non c’è spazio per fazzoletti inzuppati e zuccherosità espressive in quanto tutto procede come trascinato dall'implacabilità del destino che si esprime con sicuro passo teatrale e con violente sonorità. Orchestra e coro rispondono alla perfezione alle richieste del direttore mostrando una simbiosi perfettamente raggiunta.

Tra i ruoli principali, la parte baritonale del perfido Gleby è particolarmente intrigante, e poiché il personaggio non perde mai l'umorismo selvaggio che ricorda quello di Tonio in “Pagliacci”, George Petean canta con un perfetto accento verista, riesce a tessere le fila del proprio intrigo, del quale va fiero, con voce corretta ed interpretazione precisa.

Sonya Yoncheva è stata una mirabile Stephana, particolarmente articolata e fervente in "Qual vergogna tu porti", l’equivalente rozzo di "La mamma morta", (lo sfogo di Maddalena da "Andrea Chénier"). La Yoncheva dalla vocalità morbida e di duttilità ineguagliabile, è un soprano di gran scuola, in cui si fondono le voci di tante grandi interpreti del passato, e se ne odono chiare le reminiscenze: mezzi vocali imponenti, fraseggio corretto, bel colore e profondo lirismo, è omogenea in ogni registro e possiede l'intensità adeguata alla parte.

Giorgi Sturua, risente della difficoltà di scrittura della micidiale parte di Vassili, perennemente nelle note di passaggio e quasi sempre proiettata nella parte alta del rigo.  Il suo Vassili,  dal fraseggio avventuroso e ingenuo, è prodigo sul versante delle mezze voci, ma pur gli capita di cedere alle lusinghe di quelle stoccate espressive impropriamente additate come “veriste” – termine che dovrebbe qualificare una corrente, non un modo di interpretare.

L'opera, come altre di Giordano, è generosa anche nella sua offerta di ruoli minori: l’ottimo Giorgio Misseri ci ha fatto desiderare che Giordano avesse dato ad Alexis di più da cantare. Caterina Piva, nei panni della madre di Vassili, Nikona, ha cantato con notevole autorità stilistica, ricordandoci il suono delle dive del verismo italiano. Perfettamente a loro agio anche gli interpreti negli innumerevoli ruoli secondari.

La regia di Roberto Andò potremmo riassumerla con la frase “vorrei ma non posso”, poiché le poche idee, se interessanti inizialmente, non vengono sfruttate e soprattutto elaborate fino in fondo, anzi si ha proprio l’impressione che il regista non sappia come uscirne.

Si vorrebbe far credere che l’azione del libretto sia il pretesto per la ripresa di un film in bianco e nero a Cinecittà dove i personaggi si muovono stilizzati secondo le tendenze culturali e artistiche dell'epoca, si allontanano dal naturalismo a favore della recitazione melodrammatica, del gesto pittorico e della posa teatrale.

Ma se l’idea funziona per il primo atto, risulta assente nel secondo, per poi tornare quasi alla fine dell’opera. Un po poco, soprattutto se i cantanti non sono guidati nella movenza scenica, ma abbandonati a loro stessi ed a i loro consueti gesti di sempre.

Peccato perché le scene di Gianni Carluccio sono molto belle, come pure i costumi di Nanà Cecchi.

Successo vivissimo comunque al termine dello spettacolo con ovazioni per la compagnia di canto ma soprattutto per il maestro Gianandrea Noseda.

Pierluigi Guadagni

 

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Direttore Gianandrea Noseda

Maestro del coro Lorenzo Fratini

Regia Roberto Andò

Scene e luci Gianni Carluccio

Costumi Nanà Cecchi

Video design Luca Scarzella

 

Stephana                Sonya Yoncheva

Vassili                     Giorgi Sturua

Gléby                      George Petean

Nikona                    Caterina Piva

Il principe Alexis   Giorgio Misseri

Ivan                        Antonio Garés

Il banchiere Miskinsky Francesco Verna

Walinoff                 Emanuele Cordaro

Il capitano Francesco Samuele Venuti

Il sergente               Joseph Dahdah

Il cosacco                Alfonso Zambuto

Il Governatore        Adolfo Corrado

L’invalido                Davide Piva

L’ispettore               Amin Ahangaran

La fanciulla             Caterina Meldolesi

 

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Nuovo allestimento

FOTO MAGGIO MUSICALE FIORENTINO