Apertura in gran spolvero per la stagione 2021 della Fondazione Arena di Verona con l’opera finalmente in presenza di coro, orchestra, figuranti, mimi, scene e costumi dopo lo stop forzato dell’anno scorso dovuto alla pandemia.
Il dittico operistico più famoso al mondo ha aperto una stagione che si preannuncia ricchissima di serate e di grandi nomi, riuniti finalmente nella sede naturale di un palcoscenico, con un pubblico che vi assiste in presenza pur con i limiti del distanziamento sociale.
Certo, la situazione pandemica ancora in corso ha comandato alla Fondazione Arena accorgimenti logistici che hanno imposto ad esempio di sacrificare la presenza in scena del coro ( relegato sulle gradinate ai lati del palcoscenico), limitare la presenza di figuranti e danzatori e di farli esibire con la mascherina, ridurre le mastodontiche scenografie a pochi elementi di scena e ad inventarsi l’utilizzo del led wall per evitare assembramenti di macchinisti e tecnici, però il risultato finale si può dire ampiamente riuscito.
I led wall appunto, maxi schermi in pixel che la Fondazione Arena ha scelto quest’anno per sopperire in larga parte alle scenografie tradizionali sui quali si è scelto di proiettare immagini dedicate per ogni allestimento, scelte in collaborazione con musei, enti e parchi italiani, in una simbiosi riuscitissima.
Per Cavalleria Rusticana si è avuta la collaborazione del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento e dei Musei Vaticani, mentre per Pagliacci la collaborazione è stata con il Museo Nazionale del Cinema di Torino ed il Fellini Museum di Rimini.
Nel programma di sala, per qualche misterioso motivo a noi non noto, non risulta il nome (nomi?) di chi abbia curato la regia e i movimenti coreografici dello spettacolo, ma ci preme sottolineare come in entrambe le opere, si sia fatto un ottimo lavoro di squadra che ha visto impegnati con grande sforzo, le maestranze artistiche della Fondazione Arena. In Cavalleria Rusticana non ci si è allontanati dal classico allestimento dove la Sicilia ottocentesca è apparsa con i suoi soliti frusti clichè fatti di coppole, vestiti neri, mafiosi con la lupara, coltelli a serramanico e madonne pellegrine addolorate che escono ed entrano da chiese alla ricerca del Risorto.
Per Pagliacci, dove si è voluto ricreare l’ambiente del teatro 5 di Cinecittà nel quale abbiamo visto rivivere un florilegio dei più famosi personaggi dei film di Fellini, la tragedia di Leoncavallo si è consumata in un reboante vortice di figuranti, mimi, ballerini, dove in una precisissima turba di maschere della commedia dell’arte, si è consumata la tragedia di Canio e Nedda.
Sul versante musicale la bacchetta di Marco Armilliato ha guidato con piglio sicuro, conoscendo alla perfezione pregi e virtù degli spazi areniani, i complessi della Fondazione Arena, apparendo forse meno convincente nei grandi squarci orchestrali e sinfonici che caratterizzano queste due opere.
Certo, la sistemazione del coro fisso sulle gradinate a distanza improponibile ha inficiato enormemente sul rapporto tra buca e palcoscenico, spesso non in sincrono se non addirittura in ritardo di qualche battuta, come pure i soliti problemi di un’amplificazione sgangherata hanno contribuito a qualche caduta nella resa musicale complessiva.
In Cavalleria abbiamo apprezzato la freschezza vocale, nonostante la lunga carriera alle spalle, di Sonia Ganassi, fortemente interiorizzata e umana. Un'interpretazione coinvolgente, ben supportata da una tecnica precisa, che riesce a mantenere una straordinaria rotondità del suono lungo tutta la sua estensione, con gravi solidissimi e acuti splendenti, e con una gestione magistrale delle dinamiche.
Murat Karahan è un Turiddu sanguigno ma un poco banale anche se dotato di vocione perfetto per gli spazi areniani.
Amartuvshin Enkhbat si divide nel doppio ruolo di Alfio e Tonio con la consueta vocalità magnifica e rotondissima di vero baritono “di una volta”.
Molto bene la Lola di Clarissa Leonardi che oltre a cantare bene possiede anche un perfetto physique du rôle e la Mamma Lucia di Agostina Smimmero.
In Pagliacci risalta la superlativa prova di Marina Rebeka come Nedda, che canta benissimo e sa cogliere perfettamente la psicologia del personaggio. Sotto l’aspetto strettamente vocale si fa preferire nella parte alta del rigo, mentre accusa la pesantezza della scrittura nei centri e, soprattutto nei gravi, di una parte musicalmente non felicissima.
Splendido debutto nel ruolo di Canio per Yusif Eyvazov. Il tenore azero è apparso perfettamente a suo agio nella tessitura, una voce ben proiettata e con un ottimo fraseggio, oltre che attore eccellente.
Mario Cassi riesce ad esprimere il bruciante trasporto di Silvio grazie a un fraseggio appassionato e virile nel duetto con Nedda.
Riccardo Rados, Peppe, ha voce timbricamente gradevole e cesella con molto gusto la serenata di Arlecchino, pezzo tutt’altro che banale quanto a difficoltà.
Grande successo per tutti al termine da parte di un’Arena non esaurita nei posti disponibili ma entusiasta di poter assistere di nuovo in presenza ad uno spettacolo di altissima qualità.
Pierluigi Guadagni
PRODUZIONE E INTERPRETI
Direttore Marco Armiliato
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Personaggi e interpreti:
CAVALLERIA RUSTICANA
Santuzza Sonia Ganassi
Lola Clarissa Leonardi
Turiddu Murat Karahan
Alfio Amartuvshin Enkhbat
Lucia Agostina Smimmero
PAGLIACCI
Nedda Marina Rebeka
Canio Yusif Eyvazov
Peppe Riccardo Rados
Silvio Mario Cassi
Un contadino Max René Cosotti
Un altro contadino Dario Giorgelè
Tonio Amartuvshin Enkhbat
Orchestra, Coro e tecnici dell’Arena di Verona
Maestro del coro Vito Lombardi
FOTO ENNEVI
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