Siamo arrivati all’edizione 2023 del Vicenza Opera Festival, fortemente voluto nella città berica dal suo Direttore artistico Ivan Fischer, proprio perché come detto nelle passate edizioni, si svolge in quello che con nostro grande orgoglio egli definisce uno dei teatri più belli al mondo. Organizzata dal team di Fischer, la Ivan Fischer Opera Company, quest’anno è andata in scena la tragedia Pelléas et Mélisande, raggiungendo, come l’anno scorso per The turn of the Screw, anche quel pubblico un po' più ricercato che si reca maggiormente di buon grado a teatro se non sono proposte le solite opere di repertorio standard. Il programma del breve Festival ha previsto 3 recite dell'opera ed un concerto sinfonico, che hanno registrato alto gradimento come per le edizioni precedenti. Segno che Vicenza è un palcoscenico molto vivo e che il pubblico locale o in visita ha fame di musica, bellezza, arte e che quando si organizzano eventi interessanti risponde sempre con fervore.
Il supervisore dello spettacolo è lo stesso Fischer, anche in veste di regista, ma coadiuvato dalla sua squadra di collaboratori che comprende alla regia stessa Marco Gandini, Andrea Tocchio per le scene, Anna Biagiotti per i costumi e per le luci Tamás Bányai.
Pelléas et Mélisande andò in scena nel 1902 dopo anni ed anni di lunghissima gestazione e si pone su di un piano completamente diverso rispetto a quanto ascoltato nel secolo precedente; fu definita rivoluzionaria per stile e contenuti, priva forse di quel ‘languore’ trasognante cui il pubblico era stato abituato.
Utilizzando tutto lo spazio a disposizione dell’ Olimpico viene occupata anche la cavea solitamente destinata all’orchestra, cercando di ricostruire gli ambienti immersi nel verde, ora foresta, ora parco del castello, ecc., in cui si possono vedere accennati anche gli altri luoghi in cui agiscono i fratelli Pélleas e Golaud e tutti gli altri. Un sistema composto da piattaforme mobili fa sì che vengono innalzate man mano per creare quanto occorre in mezzo alla scena. I professori della Budapest Festival Orchestra son immersi e mimetizzati in tutta questa ambientazione, quasi a concepire una musica soave che prenda vita dagli eventi stessi che si susseguono. Problemino del teatro Olimpico è riuscire a cogliere ogni volta l'insieme da tutte le angolazioni, ma quest'anno siamo stati fortunati riuscendo ad avere una visuale abbastanza buona che permettesse di notare tutti questi dettagli.
Le voci, inoltre, per quanto splendidamente enfatizzate dall'acustica ampia, purtroppo vengono inghiottite dalle vie di Tebe della scenografia scamozziana quando gli interpreti si girano leggermente, non potendo chiaramente rimbalzare su un fondo piatto.