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Torna all'Olimpico di Vicenza il concorso lirico dedicato al direttore d'orchestra Tullio Serafin

Torna all'Olimpico di Vicenza il concorso lirico dedicato al direttore d'orchestra Tullio Serafin

Alessandro Galoppini, casting manager del Teatro alla Scala, presidente di giuria

Ritorna al Teatro Olimpico di Vicenza il Concorso lirico Tullio Serafin, organizzato da Concetto Armonico in collaborazione con l’Archivio storico Tullio Serafin e con l’ospitalità del Teatro alla ScalaTeatro dell’Opera di Roma, Teatro Carlo Felice di Genova, The Israeli Opera di Tel Aviv e Teatro Tullio Serafin di Cavarzere. Con il Concorso lirico Tullio Serafin viene svelato il primo titolo d’opera del Festival Vicenza in Lirica al Teatro Olimpico di Vicenza che, per l’edizione 2023, sarà “Così fan tutte” di Wolfgang Amadeus Mozart (9 e 10 settembre) a completamento di un triennio dedicato al genio di Salisburgo. I sei ruoli presenti nell’opera di Mozart (Fiordiligi, Dorabella, Guglielmo, Ferrando, Despina e Don Alfonso) saranno i premi principali della competizione che quest’anno ha raggiunto la sua internazionalità con la presenza del Teatro dell’opera di Tel Aviv.

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G.VERDI, AIDA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MERCOLEDI' 15 FEBBRAIO 2023

Si può fare male uno spettacolo che hai eseguito centinaia di volte e che ti contraddistingue in tutto il mondo come “signature” straordinaria?

Si, si può.

Ce lo dimostra questo allestimento di Aida, pensato dalla Fondazione Arena di Verona per celebrare il centenario della nascita di Franco Zeffirelli, regista che tanto ha dato a Verona in termini di affezione e professione.

Omaggio un po’ sbiadito in verità che forse avrebbe meritato più cura nell’allestimento ed un cast scelto con maggiore attenzione.

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CONCERTO F. MENDELSSOHN B, ELIAS - ACCADEMIA NAZIONALE DI S.CECILIA, ROMA GIOVEDI’ 09 FEBBRAIO 2023

Mendelssohn stava già lavorando all' Elias quando gli fu chiesto di dirigere il Festival estivo di Birmingham del 1846 e, se possibile, di portare con sé un nuovo oratorio. Completato dopo qualche disaccordo con il librettista (il suo amico pastore Julius Schubring, che voleva "tenere basso il drammatico ed elevare l'elemento sacro"), l'oratorio è stata tradotto in inglese da William Bartholomew per la sua prima. Il pubblico inglese, di ferma convinzione vittoriana, si beò dei pii sentimenti declamati nel lavoro, tanto che divenne immediatamente molto popolare, un punto fermo delle società corali secondo solo al Messia di Handel, sebbene la sua versione originale non ottenne mai lo stesso successo in Germania.

Dopo la trasmissione live streaming avvenuta nel 2021 a causa della chiusura delle sale da spettacolo per la pandemia e diretta allora dal suo Direttore Musicale Antonio Pappano, l’ultimo oratorio composto da Mendelssohn integralmente, torna a Santa Cecilia.

Questa volta troviamo Daniele Gatti sul podio e il coro e l’orchestra romani sono finalmente integri nella loro imponente presenza.

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DOMENICO CIMAROSA, IL MATRIMONIO SEGRETO – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 10 FEBBRAIO 2023

Una occasione ghiotta per godere di uno dei pochi capolavori settecenteschi ancora regolarmente in repertorio nei più svariati teatri al mondo, quella che La Fenice di Venezia offre agli estimatori del repertorio e non solo in questo periodo carnevalesco, proponendo una nuova produzione de ‘Il matrimonio segreto’ di Cimarosa, in alternanza allo stracollaudato spettacolo di Morassi de 'Il Barbiere di Siviglia' in programmazione nello stesso periodo. Dopo tanti anni di assenza, poiché la deliziosa commedia mancava dal teatro veneziano dal 1986 (fu al Teatro Malibran con gli interpreti vincitori del prestigioso Toti dal Monte di Treviso nel 2003/2004, e sempre al Malibran, ma nell’ambito di un progetto formativo, nella stagione 2007/2008), molte erano le aspettative sullo spettacolo ideato da Luca De Fusco  che però a nostro avviso sono state disattese o per lo meno non completamente soddisfatte per diverse ragioni.

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Gloria di Francesco Cilea inaugura la Stagione lirica e di balletto 2023 del Teatro Lirico di Cagliari

Comunicato stampa

 

Grande attesa per il nuovo allestimento di Gloria di Francesco Cilea, preziosa rarità musicale del 1907, che inaugura la Stagione lirica e di balletto 2023 del Teatro Lirico di Cagliari 

Venerdì 10 febbraio alle 20.30 (turno A) si alza il sipario sulla Stagione lirica e di balletto 2023 del Teatro Lirico di Cagliari. Una stagione sempre molto attesa dal numeroso pubblico che quest’anno assume anche un valore aggiunto e un carattere di ripresa ancora più importanti e che propone un ricco cartellone di opere e balletto. 

Dopo le inaugurazioni dedicate alla musica del Novecento italiano (La campana sommersa nel 2016 e La bella dormente nel 2017, entrambe di Respighi, Turandot di Busoni nel 2018, Palla de’ Mozzi di Marinuzzi nel 2020, Cecilia di Refice nel2022), la Stagione 2023 vede un’altra preziosa rarità musicale questa volta di Francesco Cilea che viene eseguita per la prima volta in Sardegna: Gloria, opera lirica in tre atti, su libretto di Arturo Colautti (riveduto nella versione del 1932 da Ettore Moschino), tratto dalla commedia La Haine di Victorien Sardou. 

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DER FLIEGENDE HOLLAENDER, R. WAGNER - Teatro Europauditorium di Bologna, recita del 31 gennaio 2023

DER FLIEGENDE HOLLAENDER, R. WAGNER - Teatro Europauditorium di Bologna, recita del 31 gennaio 2023

Chiusa definitivamente la sala del Bibiena per lavori improcrastinabili (nella speranza che durino il meno possibile) l’apertura della nuova stagione d’opera 2023 del Teatro Comunale di Bologna si è svolta nella sede pre - provvisoria del Teatro Europauditorium, in attesa che sia pronta la definitiva/provvisoria sala denominata “Comunale Nouveau” (sic!).

Il titolo scelto, Der Fliegende Hollaender, opera derivante direttamente dalla ballata romantica, genere poetico riscoperto dallo Sturm und Drang, forse era il meno adatto per un teatro non certo tecnologicamente pronto a sopportare una messinscena così impegnativa. Paul Curran, che firma la regia, fa di necessità virtù reinventando di fatto la sua stessa produzione già vista a Firenze nel 2019. Simili i video, qui ideati dal visual designer Driscoll Otto,  delle tempeste marine al primo atto (lunghissimi, sconsigliata la visione per chi soffre di mal di mare), similissima la scena della azienda di confezioni sartoriali con le macchine da cucire nel secondo atto (queste in realtà più moderne, da Singer a pedale sono passate ad elettriche), identico il fronte del porto al terzo atto, dove i video da marini, diventano horror\splatter nella scena corale dei fantasmi. Il tutto inserito in una regia anonima che nulla aggiunge alle consuete movenze di tradizione, come pure i costumi di Robert Innes Hopkins, palandrane invernali da pescatore per gli uomini e vestitini estivi per le donne (probabilmente le donne non soffrono il freddo).

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SATYRICON, BRUNO MADERNA - TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, 25 GENNAIO 2023

Era il 16 marzo 1973 quando fu rappresentato per la prima volta a Scheveningen, in Olanda, il Satyricon di Bruno Maderna. A dire il vero una sorta di Ur-Satyricon era stato presentato negli USA nel ‘71 quando l’autore mise in scena un progetto denominato Satiricon per gli studenti del Berkshire Music Center assieme a Ian Strasfogel, coautore del libretto.
Ora, a distanza di 50 anni, la Fondazione Teatro la Fenice di Venezia ha deciso di riproporre il titolo nell’ambito della stagione del Teatro Malibran anche per ricordare la scomparsa del proprio concittadino avvenuta poco dopo la prima. L’opera si basa sul romanzo di Petronio (o meglio sull’episodio più famoso cioè la cena di Trimalcione) in cui lo scrittore attraverso l’utilizzo di personaggi caricaturali e le loro mirabolanti avventure vuole rappresentare la decadenza della società romana. A questo punto è interessantissimo esaminare come Maderna si muove in modo praticamente parallelo per ideare la sua composizione: tanto quanto il libro satirico usa linguaggi e stili narrativi vari (poesia, prosa, dialetti) così la musica alterna esperimenti e stili diversi come ad esempio canti gregoriani, Sprachgesang, a momenti lirici con vere e proprie arie e cabalette per arrivare fino al declamato più ostentato. Al polistilismo della partitura inoltre si accompagna il multilinguismo del libretto che utilizza il latino per gli argomenti filosofici, l’inglese per le parti narrative, il francese per le situazioni amorose e il tedesco quando si parla del denaro e del potere. Non contento, sono state aggiunte pure delle citazioni musicali che spaziano fra Verdi, Wagner, Bizet, Weill, Puccini, Gluck, Offenbach, Čajkovskij e che, nascoste, evidenti o stravolte, creano un effetto grottesco, comico o addirittura straniante – su tutti l’utilizzo del valzer di Musetta mentre Trimalchio parla della sua tomba.

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W. A. MOZART, LE NOZZE DI FIGARO -
TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 22 GENNAIO 2023

Gennaio 1770.

Il giovane Wolfgang Amadeus Mozart, poco più che tredicenne, accompagnato dal padre Leopold, arriva a Verona e si esibisce in due concerti, nella Sala Maffeiana dell'Accademia Filarmonica, quindi in chiesa all'organo a San Tomaso (sfregiando con un temperino la tastiera del Bonatti, incidendo le sue iniziali del nome). Del. soggiorno del giovane Mozart a Verona resta anche un ritratto, attribuito al Cignaroli, battuto all'asta per quattro milioni di euro pochi anni fa,  una istantanea di quei giorni che segnarono la carriera del giovane compositore e lo legarono per sempre alla storia della città scaligera.

Sulle tracce di quel viaggio Verona celebra Mozart con un cartellone di eventi messi insieme da Accademia Filarmonica, Fondazione Arena, Comune di Verona, Fondazione Cariverona.

E proprio la Fondazione Arena decide di inaugurare la sua stagione invernale con una produzione de Le Nozze di Figaro  pensata nel 2022 per il Teatro Nuovo Giovanni da Udine da Ivan Stefanutti per regia, scene e costumi (assistito da Filippo Tadolini alla regia e alle scene, e da Stefano Nicolao ai costumi).

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PELLEAS ET MELISANDE - C. DEBUSSY - TEATRO PAVAROTTI-FRENI DI MODENA, 20 GENNAIO 2023

 

Ultimata nel 1902 dopo una gestazione tormentatissima lunga dieci anni, "Pelléas et Mélisande" di Claude Debussy fu l' opera che segnò il primo distacco dalle convenzioni ottocentesche sul melodramma: composta infatti direttamente sui versi di Maeterlinck, l' intervento del compositore conserva ed amplifica le suggestioni misteriose e simboliche del dramma consegnando al pubblico uno dei capolavori di tutto il secolo.

Niente arie, niente duetti, niente terzetti, niente ritornelli, solo melodie incantevoli immerse in un flusso sonoro costruito su armonie continuamente cangianti. Se questo lavoro ridisegna magnificamente il tempo sospeso e onirico, nel quale è nuovo anche il rapporto tra i cantanti e l’orchestra, le più complesse armonie eteree simili a ragnatele fanno storcere il naso a gran parte dei melomani italiani, che reagiscono a tali mancanze disertando con raccapriccio questo titolo da sempre, considerandolo nel migliore dei casi una scocciatura da evitare come la peste bubbonica. A Modena il teatro era discretamente pieno (o discretamente vuoto a seconda dei punti di vista) ma con un pubblico per fortuna poco propenso alla fuga, rarissimi gli abbandoni in corso d’opera e all’intervallo, come invece già sperimentato in teatri più blasonati e con nomi di altissimo livello.

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La Dame aux camélias di John Neumeier con l’Hamburg Ballet al Teatro La Fenice A John Neumeier il Premio Una vita nella musica 2023

COMUNICATO STAMPA                                                                            Venezia, gennaio 2023

 

 

A John Neumeier il Premio Una vita nella musica 2023

 

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Il successo del Concerto di Capodanno su Rai 1 dalla Fenice con Daniel Harding -
Sarà Fabio Luisi a dirigere il concerto di Capodanno 2023-24 Solisti Eleonora Buratto e Fabio Sartori

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È stato ancora un grandissimo successo e una fortissima emozione per milioni di italiani: il Concerto di Capodanno in Fenice con Daniel Harding alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, insieme ai solisti Federica Lombardi e Freddie De Tommaso, ha incantato il pubblico che ha gremito la sala della Fenice e gli spettatori che da casa hanno seguito la diretta su Rai1. In particolare, l’evento televisivo ha raggiunto il 26,4 % di share e 3.283.0000 spettatori.

Successo di share dunque ma anche sui social network e nel web: il sito www.teatrolafenice.it, nella fascia oraria compresa tra le 10.30 e le 14.00 di ieri, ha registrato quasi 7000 accessi contemporanei; numerosissime le interazioni dei follower di Twitter che dalla mattinata fino alla serata di ieri hanno contribuito a piazzare l’hashtag ufficiale dell’evento (#capodannofenice) tra i primi trend in Italia. Instagram ha registrato 5.000 visite alla pagina, centinaia di menzioni e oltre 100.000 visualizzazioni delle storie e dei post. Sulla pagina Facebook le visualizzazioni dei video dal 29 gennaio all’1 gennaio hanno superato le 200.000, mentre le visualizzazioni sui post solo della giornata di ieri ben 292074.

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Da “La Gioia della Musica” a “Piazza Verdi” il pianista, compositore e divulgatore musicale Aurelio Canonici si racconta ai microfoni Rai Radio Tre e presenta il suo cd Piano Preludes

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Sabato 31 dicembre 2022, alle ore 15, il pianista, compositore e divulgatore musicale Aurelio Canonici sarà ospite a Piazza Verdi, raffinata trasmissione di Radio Tre Rai, curata da Elio Sabella, luogo dove musica, teatro, danza, cinema e arte si incontrano. 

Aurelio Canonici potrà raccontarsi in diretta e avrà l’occasione di suonare dal vivo, alcune pagine rappresentative, tratte dal suo cd Piano Preludes, pubblicato per l’etichetta Aulicus Classics, disponibile anche su Spotify e Souncloud, con le musiche evocative del M. Canonici ed eseguite al pianoforte dalla pianista Gilda Buttà.

"Ho composto questi 16 brani pensando all'idea di preludio, di attesa, di preparazione, quasi fossero canzoni senza parole, privilegiando l'aspetto narrativo, vocale e dedicando molta attenzione al timbro, al colore e al suono del pianoforte” - afferma il compositore Aurelio Canonici convinto che i “Suoni ci predispongano ad un'esperienza e ci aprano verso una percezione intima”. Questa sua idea è stata pienamente compresa e valorizzata dalla pianista Gilda Buttà, grande interprete e storica pianista prediletta da Morricone.

Piazza Verdi, storica trasmissione di Rai Radio Tre in onda il sabato pomeriggio, è un programma di Elio Sabella, e rappresenta il luogo dove musica, teatro, danza, cinema e arte si incontrano, dove musicisti e cantanti sono pronti a donarsi al pubblico in esclusive esibizioni dal vivo, attori e registi illustrano ed interpretano brani tratti dalle piece in tournee nel nostro paese, si delineano i ritratti dei più grandi e affermati coreografi ed étoiles della danza mondiale e le testimonianze dei protagonisti del mondo delle arti plastiche e figurative.

Aurelio Canonici, genovese, diplomato in Pianoforte e laureato in Filosofia, direttore d'Orchestra, compositore, docente in Conservatorio, direttore artistico e conferenziere è reduce dal recente successo di pubblico, al di là di ogni aspettativa, con una media di un milione di telespettatori ogni sera, delle 25 puntate del programma “La Gioia della Musica” su Rai3, nel giugno 2022, che l’ha visto protagonista, accanto a Corrado Augias e Speranza Scappucci, spiegando i capolavori di Vivaldi, Bach, Mozart, Beethoven, Rossini, Schubert, Brahms, Verdi, Wagner e Ciaikovskij, anche con esempi suonati al pianoforte e sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI.

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BOHEME, GIACOMO PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, ULTIMA REPLICA, DOMENICA 18 DICEMBRE 2022

Un altro anno è agli sgoccioli e nei teatri profluiscono rappresentazioni dal ‘sapore’ festivo o che comunque facciano pensare all’inverno, al Natale ed al senso di amicizia con legami stretti tra protagonisti. Dunque un’altra Bohème risponde pienamente all’appello e non si esime la Fondazione Arena che con una nuova produzione affidata al regista Stefano Trespidi si sposta dal tradizionale periodo bohèmien francese al Sessantotto del Novecento con gli striscioni, gli slogan, i luoghi delle rivolte giovanili per cambiare il mondo e tutto ciò che la storia racconta di un epoca a noi certo più vicina rispetto alla vicenda originale. Non dunque dei poveri ed infreddoliti ragazzi (anche se il libretto non si può cambiare) in cerca di fortuna, ma dei borghesi intraprendenti ed impegnati nelle proprie creazioni, dai tipici vizi e virtù di ogni tempo, le cui vite si incrociano con quelle delle fanciulle Mimì e Musetta. Le scene sono molto accurate e ricche, opera di Juan Guillermo Nova, i moderni costumi sono di Silvia Bonetti e le luci di Paolo Mazzon.

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BOHEME, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, SABATO 17 DICEMBRE 2022 - SECONDA COMPAGNIA

BOHEME, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, SABATO 17 DICEMBRE 2022 - SECONDA COMPAGNIA

In occasione di ‘La Boheme’, il Verdi di Trieste, che ha opportunamente organizzato le repliche dei titoli  di questa ricca stagione lirica nei fine settimana, ha schierato due compagnie, che a causa dei virus che si sono abbattuti sugli interpreti si sono fatte tre.

Di fatto la seconda compagnia originariamente prevista ha potuto concretizzarsi solo nella penultima delle repliche , ma prima di scendere nel dettaglio, vorrei ancora una volta sottolineare che la recensione è un parere, un’ opinione, non  un giudizio, non la verità assoluta. Il racconto di quello che chi scrive ha provato durante lo spettacolo. Che può essere in sintonia con il resto della sala oppure no. In questo caso assolutamente no, perché le mie perplessità sono in disaccordo con le posizioni del pubblico, che ha tributato alla recita una grande quantità di applausi.

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BOHEME, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 9 DICEMBRE 2022

Annullata nel marzo 2020, il Teatro Giuseppe Verdi di Trieste è riuscito finalmente a portare in scena la prevista Bohème di Giacomo Puccini, con cast quasi invariato rispetto al cartellone originale.

Una Bohème di cui non si sentiva particolarmente il bisogno, in primo luogo per il tasso di inflazione del titolo che – almeno in base ai numerosi posti vuoti della prima – nonostante la fama non è comunque riuscito nel suo scopo di richiamare un folto pubblico, come si aspetterebbe una direzione artistica: quindi si potrebbe affermare che la strategia di puntare sui super titoli di repertorio, adottata ormai da anni immemori, è da rivedere. Perso per perso si potrebbe provare ad attirare spettatori da fuori regione – è ben noto che il melomane si sposta ovunque - osando sia per quanto riguarda la scelta delle opere e che quella delle regie, che è appunto il secondo punto critico.

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DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO REGIO DI TORINO, SABATO 26 NOVEMBRE 2022

Ultima recita del Don Giovanni di Mozart al Teatro Regio di Torino, che vede protagonisti il Maestro Riccardo Muti alla testa dell’Orchestra torinese e la figlia Chiara Muti a capo di un team creativo che ha costruito una regia accattivante e per niente scontata, in cui si succedono avvenimenti perfettamente in linea con il libretto, ma con un tocco di originalità e quel giusto brio che si interseca perfettamente nelle trame del furfante sciupa femmine dal destino terribile da lui stesso voluto. Il Don Giovanni di Chiara Muti è costantemente circondato da figure evanescenti, ombre oscure di donne nel passato del protagonista che agli occhi di chi assiste sembrano anticipare quanto accade inevitabilmente all’anima di colui che, a differenza degli altri personaggi in scena, non è un fantoccio mosso da misteriosi fili calati dall’alto, che simboleggiano quanto precario sia invece il libero arbitrio di ciascuno di noi nella vita reale. Storie di artisti/fantocci/personaggi che si muovono sulle rovine di un palazzo un tempo meraviglioso ed oggi in pezzi, tra drappeggi logori di un teatro che ha vissuto il suo tempo di gloria ed è ormai simbolo di decadenza. Questo Don Giovanni  che si districa tra le impalcature rovinose entrando ed uscendo dalle botole, è un Re Sole che fa e disfa a suo piacimento, che ha del malvagio ma anche dell’ironico nelle sue movenze, nella sua risata spiritata, nel sottrarre lo sguardo agli interlocutori scomodi per poi tornare baldanzoso se il terreno è più libero.

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LA FAVORITE, DONIZETTI - FESTIVAL DONIZETTI DI BERGAMO, VENERDI' 18 NOVEMBRE 2022

Perché La favorite e non Léonor de Guzman? Come mai Donizetti non usò il nome della protagonista come era solito fare?
Questa è la riflessione su cui si basa il concept pensato da Valentina Carrasco per lo spettacolo andato in scena in versione integrale in lingua francese al festival Donizetti Opera di Bergamo. Partendo da un punto di vista prettamente al femminile - come ci ha abituato negli anni - la regista argentina è giunta alla conclusione che “il ruolo di favorita del Re è più importante di chi lo occupa, e che probabilmente [Léonor] non è stata l’unica ad occuparlo”.
L’intuizione è ottima e sviluppata in modo coerente e non soverchiante durante tutta l’opera. La presenza fisica, o simbolica, delle ormai anziane favorite interpretate da 28 signore bergamasche è pressoché costante e raggiunge il suo culmine durante il lungo balletto – momento imprescindibile del grand opéra - risolto dalla Carrasco con grande garbo, mestiere e sempre in armonia con la musica: ormai dimenticate, le favorite passano la mattinata fra lavori di casa e preparazioni per un ballo col il re. Così fra abluzioni e cambi di scena – azzeccatissima l’idea realizzata da Carles Berga e Peter van Praet: i letti dell’harem, impilati progressivamente a formare dei triangoli - rettangoli, sono l’elemento fondamentale della scenografia che diventano persino un mega altare e una sala da ballo – le nostre signore si profumano, truccano e indossano il tutù. Una, colta da un momento di sconforto, si allontana per poi essere consolata da alcune compagne, mentre le altre altre ripensano a giovinezza ormai perduta guardandosi allo specchio. Niente da dire, un bel momento di teatro.

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LOHENGRIN, RICHARD WAGNER- TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, RECITA DI SABATO 19 NOVEMBRE 2022

L’unicità di certe composizioni sta nell’immersione in un mondo leggendario ed in qualche modo divino, ove regnano la giustizia, la temperanza e la forza del bene contro il male. La gestazione del sontuoso Lohengrin di Wagner inizia da alcune letture che il Maestro fece nel tempo libero già agli inizi degli anni Quaranta dell’Ottocento e che poi vennero approfondite negli anni immediatamente successivi man mano che questo personaggio e la leggenda del cigno traghettatore penetrassero nella sua mente. Dopo aver composto dapprima scorrevolmente la parte in versi, proseguì a più riprese con le parti musicali dei vari atti ed il preludio fu composto alla fine. Sorvolando sulle questioni con gli impresari, la fuga dalla Sassonia e le difficoltà economiche che quasi gli fecero abbandonare il progetto ed altri mille problemi attinenti, finalmente grazie soprattutto all’aiuto di Liszt che lo diresse, il Lohengrin fu messo in scena a Weimar nel 1850. E proprio al Comunale di Bologna fu eseguito per la prima volta in Italia nel 1871 ed oggi, in un’epoca in cui si cerca di rappresentare sempre titoli sicuri e porta incassi, a Bologna è tornato in scena in questi giorni con una produzione che presenta tanto aspetti molto positivi dal punto di vista musicale, quanto parecchie perplessità sulla realizzazione scenica e registica.

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, INAUGURAZIONE STAGIONE OPERA, VENERDI’ 18 NOVEMBRE 2022

Serata trionfale alla Fenice di Venezia per l’inaugurazione della stagione d’opera 2022/2023 che ha visto in scena Falstaff di Verdi con un cast degno dell’avvenimento, un teatro gremito ed una orchestra in gran forma.

Lo spettacolo affidato ad Adrian Noble si pone nel solco di una certa tradizione già vista ma che non dispiace e che cattura l’attenzione lasciando seguire lo spettacolo con chiarezza e senza particolari colpi di scena, poiché sono gli interpreti ed il libretto di Boito, dall’immenso Shakespeare, a far scorrere agevolmente gli eventi in una cornice molto gradevole. Il 'teatro nel teatro' è cosa ormai inflazionata, dunque Noble pur avvalendosi di questa tecnica sfrutta il genio del Bardo per portare in scena alcune caratteristiche delle sue opere. Il setting è ovviamente un tipico teatro elisabettiano, che potrebbe ricordare il più conosciuto Globe oppure il primo teatro pubblico chiamato proprio ‘The Theatre’, costruito grazie  all’attore James Burbage. William qui dirige le prove del suo spettacolo distribuendo copioni ed elargendo consigli agli interpreti per poi ritirarsi presso la galleria e prendere altri spunti per continuare a scrivere. Fin qui tutto visto. Ma poi Noble sfrutta la tecnica del multi-plot per arricchire la vicenda. Il personaggio di Falstaff è in effetti presente sia in The merry Wives of Windsor  che nel sub-plot del dramma storico Henry the Fourth; Shakespeare utilizzava queste storie parallele per offrire più punti di vista, per approfondire lo studio del carattere umano ed il suo agire, o magari per arricchire la vicenda con qualcosa talvolta di più leggero. In verità ci si poteva aspettare un accenno scenico alle opere succitate, per essere fedeli a questo intento, ma qui il riferimento è alla presenza delle fate, del magico ed etereo loro mondo e da ciò l’inserimento di A midsummer’s night dream, con tanto di cartelloni ad indicarlo per chi ovviamente non bazzichi tutti i giorni la letteratura inglese. Ne consegue un arricchimento anche visivo grazie al lavoro di Dick Bird, con i costumi di Clancy e le bellissime luci di Jean Kalman e Fabio Barettin.  Giusti ed azzeccati anche i movimenti coreografici di Joanne Pearce. L’impressione generale è di uno spettacolo magari un po’ affollato, ma sicuramente gradevole e pertinente al libretto.

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R. WAGNER, TANNHAUSER - TEATRO COMUNALE DI MODENA, DOMENICA 13 NOVEMBRE 2022

La musica di Richard Wagner torna protagonista in Emilia, soppiantando per un breve periodo il reame assoluto di Giuseppe Verdi e nel giro di una settimana il Teatro Comunale di Modena propone "Tannhäuser", mentre il Teatro Comunale di Bologna mette in scena "Lohengrin".

Un lusso incredibile per chi ama la musica del cigno di Lipsia, ma anche uno sforzo notevole ed encomiabile per i teatri che lo propongono. La produzione di Tannhauser vista a Modena, proviene dall’  Opernfestspiele OH! di Heidenheim, tranquilla cittadina di 50.000 abitanti adagiata tra le verdi colline del Baden - Wuerttenberg, dove ogni estate dal 1969 si tiene tra le rovine del castello Schloss Hellensteinun, un interessante festival musicale.

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