Se lo stato di salute di una Fondazione Lirico Sinfonica si potesse desumere dal suono della propria orchestra, potremmo dire senza ombra di dubbio che la Fondazione Arena di Verona gode di ottima salute. I recenti appuntamenti del lungo cartellone sinfonico di quest’anno sembrano decretare una rinascita sia in termini qualitativi che tecnici di un’orchestra che nell’ultimo periodo sembrava fossilizzata su di una routine operistica di medio spessore. Grazie anche al rinnovamento di gran parte delle file e al raggiungimento di un organico veramente completo, l’Orchestra della Fondazione Arena si sta distinguendo per la scelta di un repertorio finora poco o per nulla eseguito in una città dove si è sempre prediletto un approccio cauto e remissivo nei programmi di sala. Un repertorio, quello proposto in occasione di questo doppio appuntamento che ha quindi perlustrato differenti ambiti del panorama musicale russo, Ecco quindi che per la prima volta a Verona (!) abbiamo ascoltato il concerto n.4 per pianoforte ed orchestra di Rachmaninov e la sinfonia n.6 di Shostakovich. Rachmaninov deve al suo fisico e alle composizioni adattate ad esso molta della sua celebrità. Così come alla sua vicenda personale che lo vede più concertista per necessità che compositore per scelta per buona parte della sua vita. Nonostante non abbia mai ottenuto la popolarità del secondo e terzo concerto, il quarto resta un lavoro apprezzabile sia dal punto di vista tecnico che timbrico ben costruito orchestralmente, dove il compositore, asceso a straordinaria popolarità assorbe anche le suggestioni del Nuovo Mondo, dimostrando d'aver ascoltato Gershwin e il jazz