Inaugurata la sede provvisoria che ospiterà le prossime stagioni operistiche fino alla completa ristrutturazione del glorioso Comunale in centro storico, l’Opera Nouveau in zona Fiera di Bologna, ospita in questi giorni la produzione di Madama Butterfly, che il regista Gianmaria Aliverta costruisce sulla base del materiale che nel 2009 era stato utilizzato per la produzione del Maestro Triola con la Scuola dell’Opera di Bologna. Partendo dunque da una base molto semplice e tutto sommato efficace, protagonisti sono i colori e le sensazioni che l’universo giapponese trasmette nell’immaginario collettivo, con il Torii trasformato all’occorrenza in casa di Cio-Cio-San e qualche elemento di architettura nipponica sparpagliato per il palco. Grazie anche alle bellissime luci di Daniele Naldi riprese da Paolo Liaci nell’insieme la scenografia è garbata e lo spettacolo confezionato da Aliverta risulta rispettoso del libretto e ben costruito. Molto infatti il regista ha potuto lavorare sui cantanti, che non restano impalati sul palcoscenico, ma finalmente scavano nell’intimo dei diversi ruoli, con una precisa caratterizzazione anche dei minori. Il bimbo di Butterfly in poche scene ci mostra quanto ami a priori lo sconosciuto padre giocando a fare il marinaio o impugnando una mazza da baseball, ed estrema è la sofferenza nel correre sul corpo esanime della madre, con una signora Pinkerton, solitamente insulsa, che qui invece si mostra indifferente e cinica nel correre a strappare il piccolo dalle braccia della madre (ormai morta).