Andrea Pennacchi, Federica Molteni, Marta Cuscunà, Paola Roscioli, Ascanio Celestini, Arianna Scommegna, Lella Costa saranno protagonisti, dal 24 agosto al 3 settembre, della seconda edizione di Voci Umane. Musei e Teatro di Narrazione, il festival del teatro di narrazione promosso dalla Direzione regionale Musei Lombardia (Ministero della Cultura) per volontà della direttrice Emanuela Daffra.
Il 16 giugno del 2023 sarà ricordato nella storia dello spettacolo come una ricorrenza particolarmente cara ai melomani di tutto il mondo e che la città di Verona ha organizzato dispiegando tutte le sue forze in lungo ed in largo per la città, non solo per quanto concerne l’anfiteatro e la rappresentazione in sé per sé. Si festeggia la centesima volta che il Festival areniano prende vita, interrotto solo a causa degli orribili eventi bellicosi e pandemici che si sono susseguiti da quando nel lontano 1913 la prima Aida solcò le scene dell’anfiteatro più famoso al mondo per gli eventi musicali. Nel 2013 si festeggiò il centenario dalla prima rappresentazione ed oggi si celebrano cento Festival di musica, di bellezza, di passione. Ciò ha coinvolto tutta la città con scenografie tratte da allestimenti passati posizionate in punti strategici, diffusori acustici in piazza Bra con arie e musiche operistiche in riproduzione sulla nota App Spotify, addirittura una apposita area Social con uno schermo di approfondimenti e riprese dei backstage. Insomma tante opportunità per coinvolgere una città in festa e quanto più pubblico possibile per un evento irripetibile. A questo si aggiunga l’Inno di Mameli con passaggio delle meravigliose Frecce tricolori, la Mondovisione, la diretta Rai con ospiti politici e personaggi del mondo dello spettacolo capeggiati dalla acclamatissima Sophia Loren, gli approfondimenti di Alberto Angela che affianca nella conduzione Milly Carlucci e Luca Zingaretti, per un cocktail di mondanità e spettacolo che Verona ha accolto con tutti gli onori ed un centro storico blindatissimo.
E’ ancora e sempre la grande orchestra sinfonica la protagonista del “Settembre dell’Accademia”, giunto quest’anno alla 32esima edizione. Ma con l’imperativo di mantenersi vitale e sensibile alle istanze del rinnovamento e della diversificazione, quest’anno l’Accademia Filarmonica ha voluto allargare lo sguardo anche a generi, organici e repertori diversi: dalla seducente musica americana del primo Novecento che si contamina con il jazz, alla musica da film di Morricone e Rota, entrata ormai nel canone classico, alla multiforme musica barocca nel nome tutelare della venezianità settecentesca, Antonio Vivaldi, fino a un ensemble di dodici violoncellisti fuoriclasse dei Berliner Philharmoniker impegnati in trascrizioni di ogni tipo, compresi gli evergreen di Duke Ellington e Astor Piazzolla. Accanto a queste escursioni extraterritoriali brilla il grande romanticismo, quest’anno collocato a più nord-est rispetto alla tradizione austrotedesca: Dvořák, i russi Musorgskij, Čajkovskij, Rachmninov e Stravinskij e i nordici Rautavaara., Grieg e Pärt.
Un appuntamento che anche quest’anno unisce l’attenzione verso la cultura alla sensibilità nei confronti di chi affronta e vive ogni giorno attraverso le perenni ansie che una malattia comporta.
Stiamo parlando della sindrome di Sotos malattia genetica rara e particolarmente insidiosa in quanto si fa lentamente strada nella vita e nel cuore dei famigliari.
Si tratta infatti di un ritardo psicomotorio e cognitivo di grado variabile, una sindrome di iperaccrescimento che colpisce la prima infanzia e che può protrarsi fino all’adolescenza. Proprio per sostenere e diffondere informative riguardo questa terribile malattia che va a colpire i bambini proprio nel delicato momento formativo della loro crescita e sviluppo è nata l’associazione “Assi Gulliver” e a suo sostegno si terrà sabato giugno alle ore 21.00 presso il Teatro Olimpico di Vicenza, un concerto benefico nell’ambito del festival “Vicenza in Lirica”, organizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, Comune di Vicenza, Gallerie d’Italia - Vicenza, Agsm Aim, con il fondamentale supporto di diversi sponsor privati e con il patrocinio della Regione del Veneto e Teatro la Fenice.
Il concerto vedrà impegnati il Coro di Vicenza diretto da Giuliano Fracasso, il soprano Claudia Belluomini e la straordinaria partecipazione del contralto Alessandra Visentin. Al pianoforte il maestro cubano Marcos Madrigal, tra i più ricercati al mondo per il suo virtuosismo musicale. Il programma della serata prevede musiche di: Rossini, Gluck, Offenbach, Verdi. Non mancherà la presenza di alcuni bambini affetti dalla Sindrome con particolari ed emozionanti sorprese. A sostegno della serata saranno presenti anche alcuni Sindaci ed Assessori dei Comuni della provincia di Vicenza. Tutto il ricavato della serata verrà destinato ad Assi Gulliver per sostenere la ricerca.
Annunciate le stagioni artistiche del Teatro Regio di Parma!
STAGIONE LIRICA
Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti in un nuovo allestimento, Tosca di Giacomo Puccini sono le opere che da gennaio a maggio compongono la Stagione Lirica, a cui si aggiunge il Concerto sinfonico corale per celebrare il 195° compleanno del Regio.
Sul podio Diego Ceretta, Sesto Quatrini, Daniel Oren, alla direzione della Filarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma, dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
Tra i progonisti in scena
Anastasia Bartoli, Maria Kataeva, Nina Minasyan, Roberto de Candia,
Andrzej Filonczyk, Maxim Mironov, Brian Jadge, John Osborn,
Roberto Tagliavini, Luca Salsi.
STAGIONE CONCERTISTICA
Il Trio di Parma con la Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Diego Ceretta inaugura la Stagione Concertistica, realizzata da Società dei Concerti di Parma, nel primo dei sei concerti che, da gennaio a maggio, vedono protagonisti
il Quartetto Indaco con Alessandro Taverna, Emmanuel Pahud, Trevor Pinnock, Jonathan Manson, Michail Pletnëv, Andrea Lucchesini, Berta Rojas.
PARMADANZA
Da gennaio ad aprile Paul Taylor Dance Company per la prima volta al Regio, Il lago dei cigni della Compagnia Paliashvili di Tbilisi, FND/Aterballetto con una nuova creazione in prima assoluta, Saburo Teshigawara & Rihoko Sato, Ballet Preljocaj con Torpeur in prima nazionale.
REGIOYOUNG
Con i classici di Regio Young Una notte all’opera, Imparolopera e Opera meno nove, la rassegna per scuole e famiglie prende il via con Cartoons! e prosegue con le nuove produzioni di As.Li.Co. ispirate a Il flauto magico e a Turandot, l’appuntamento natalizio con Lo schiaccianoci e il re dei topi, e lo spettacolo musicale Caro Lupo di Drogheria Rebelot.
INCONTRI, LABORATORI, PROVE APERTE
La V edizione del workshop e del concorso Scrivere d’Opera, gli inviti all’ascolto di Prima che si alzi il sipario, le prove aperte, La danza dietro le quinte.
Gran finale del Concorso lirico Tullio Serafin al Teatro Olimpico di Vicenza, mercoledì 7 giugno alle ore 20.30.
Si terrà mercoledì 7 giugno alle ore 20.30 presso il Teatro Olimpico di Vicenza il primo evento di richiamo internazionale del festival “Vicenza in Lirica” organizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, Comune di Vicenza, Gallerie d’Italia - Vicenza, Agsm Aim, con il fondamentale supporto di diversi sponsor privati, con il patrocinio della Regione del Veneto e Teatro la Fenice.
A dare il “la” alla programmazione di giugno sarà il concerto finale del Concorso lirico Tullio Serafin. Una serata di grande importanza culturale per la Città di Vicenza che vedrà presenti, in qualità di giurati, nel teatro palladiano esponenti di spicco dei teatri più famosi a livello internazionale. Presidente di giuria sarà il maestro Alessandro Galoppini, casting manager del Teatro alla Scala con Claudio Orazi sovrintendente del Teatro Carlo Felice di Genova, Nicoletta Finzi casting manager del Teatro dell’Opera di Roma, Franco Moretti direttore generale del Festival Puccini di Torre del Lago, Vincenzo De Vivo Direttore Artistico del Teatro delle Muse di Ancona e dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo, Consulente Artistico della FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, Barbara Frittoli soprano, Renata Lamanda mezzosoprano, Giovanna Canetti docente di canto e Andrea Castello, direttore artistico del Festival Vicenza in Lirica e presidente dell’Archivio storico Tullio Serafin. Protagonisti sul palco del Teatro Olimpico saranno i giovani cantanti lirici under 34 che sono passati alla fase finale del Concorso, scelti tra oltre 200 candidati provenienti da tutto il mondo. In programma le musiche dell’opera “Così fan tutte” di Mozart” che verrà allestita in forma scenica il 7, 9 e 10 settembre al Teatro Olimpico con protagonisti i vincitori del Concorso.
Per la trentaduesima edizione delle ‘Settimane musicali al Teatro olimpico di Vicenza’ abbiamo scelto una serata decisamente particolare e coraggiosa da parte dell’organizzazione, in quanto alle porte di un ponte vacanziero, che non ha scoraggiato un buon numero di spettatori a rimanere in città ed approfittare di quanto offerto dal bel teatro cittadino, che vale di per sé una visita, anche da parte dei turisti che invece hanno deciso di soggiornare proprio nella città berica per il lungo fine settimana. Con il titolo ‘Dialoghi’ si è voluto sottolineare un rapporto splendidamente simbiotico creato da due musicisti di razza, Andrea Lucchesini, stimato pianista a livello internazionale, esperto delle composizioni di Luciano Berio ed impegnato in collaborazioni prestigiose come con l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, direttore artistico de Gli amici della musica di Firenze, e Gabriele Mirabassi, eclettico interprete del clarinetto, musicista di grande talento, con all’attivo diverse incisioni discografiche e collaborazioni con grandi artisti del Jazz internazionale.
Il trionfo del tempo e del disinganno di Georg Friedrich Händel
per la prima volta in scena a Venezia, al Teatro Malibran
Mai rappresentato prima a Venezia, Il trionfo del tempo e del disingannodi Georg Friedrich Händel approda finalmente sul palcoscenico del Teatro Malibran, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2022-2023. L’opera andrà in scena in un nuovo allestimento affidato per la parte musicale a uno specialista del repertorio quale è Andrea Marcon e con regia, scene, costumi, light design e coreografia dell’artista giapponese Saburo Teshigawara. Cinque le repliche in programma: il 25, 28, 30 maggio, 1 e 3 giugno 2023. Lo spettacolo va ins cena con il supporto dell’Agency for Cultural Affairs, Government of Japan through the Japan Arts Council.
Composto per la prima volta nel 1707 – Händel aveva appena ventidue anni – su libretto del cardinale Benedetto Pamphilj, poi rivisitato due volte a distanza di molti anni, nel 1737 e 1757, il primo lavoro oratoriale del compositore tedesco si configura come una precisa allegoria con quattro protagonisti, Bellezza, Piacere, Tempo e Disinganno, una sorta di manifesto di austerità che porta l’eco della Controriforma. Bellezza (soprano) vive sotto l’incantesimo di Piacere (soprano) finché Tempo (tenore) e Disinganno (contralto) la convincono a imboccare una nuova via di pentimento e devota austerità. Composto di due parti, comprende alcune delle più belle arie händeliane (in particolare l’ammaliante «Lascia la spina»), passi virtuosistici per l’organo (destinati allo stesso Händel) e per il primo violino (parte scritta espressamente per Arcangelo Corelli, direttore della prima esecuzione). Il trionfo del tempo e del disinganno rimase per Händel una sorta di magazzino da cui attinse per altri lavori in non meno di trenta occasioni.
Figura di spicco della cultura angloamericana Henry James fu autore di molte opere significative della transizione letteraria tra l’Età Vittoriana ed il primo Modernismo. A contatto con i più importanti autori dell’epoca, sviluppò un amore fedele per il popolo britannico che lo ospitò dal 1876, anno in cui si stabilì a Londra prima di spostarsi nel Sussex. Di quello che si suole definire il ‘secondo periodo letterario’ di James fa parte il celebre The turn of the screw cui si ispirò Britten per l’omonima opera andata in scena al teatro Ariosto di Reggio Emilia lo scorso weekend. I temi specifici della vita quotidiana inglese, delle famiglie travolte da drammatici eventi, l’educazione dei bambini ed il rapporto tra innocenza e malvagità furono i soggetti preferiti di questo periodo e non solo. Fondamentale è il punto di vista dei personaggi, la loro coscienza, e tale rimane nell’opera di Britten, sebbene il ruolo dell’Istitutrice rimanga più marginale nella versione operistica, ove protagonisti assoluti sono i bambini e rispetto al racconto i fantasmi si materializzano effettivamente dialogando anche con la donna. Il regista Fabio Condemi offre nello spettacolo proprio il punto di vista dei piccoli: un lungo viaggio scaturito dalla mente e dai pensieri di chi ha evidentemente vissuto il dramma della morte con angosciante consapevolezza, quasi ad attenderla come fu per l’istitutrice precedente ed il suo amante scomparsi misteriosamente. Poco può la nuova arrivata di fronte a tanto mistero e a tanta oscurità. L’ambientazione dello spettacolo è asettica, fatta di ambienti semoventi per focalizzare man mano l’attenzione su luoghi specifici come una camera da letto, un soggiorno, un giardino, ma sempre accennati e particolarmente scarni, con onnipresenti a video immagini sovrapposte e ricordi di un passato forse immaginato o realmente impresso nelle menti dei piccoli. Fondamentali le immagini/racconto ideate da Fabio Cherstich.
Auditorium di Radio France e Théâtre des Champs-Élysées
Rendez-vous con la musica romantica francese
Comunicato Stampa
Il Palazzetto Bru Zane annuncia la decina edizione del suo “Festival parigino” che si terrà dal 19 giugno al 4 luglio all’ Auditorium di Radio France e al Théâtre des Champs-Élysées.
Anticipato da un’importante e apprezzata stagione veneziana, a Parigi il Festival proporrà quattro prestigiosi appuntamenti, molto diversi per genere, che porteranno avanti le tematiche aperte dai cicli veneziani: “Grisélidis” per Massenet, “Fausto” di Louise Bertin e un concerto sinfonico per le compositrici romantiche.
Si inizia con un doppio appuntamento 19 e 20 giugno, rispettivamente con i “Motets” all’Auditorium di Radio France lunedì 19 giugno, i mottetti del Secondo Impero e della Terza Repubblica, genere questo che generalmente viene considerato austero ma che qui riuscirà a stupire e “Fausto” di Louise Bertin al Théatre des Champs-Elysées martedì 20 giugno. Quest’ultima è di particolare rilievo in quanto si tratta della prima opera cantata in italiano che il Palazzetto Bru Zane propone al suo pubblico nell’ambito del repertorio romantico francese. Siamo a pieno titolo nella riscoperta di una compositrice francese! L’opera sarà registrata per la collana Opéra Français. Mentre il concerto del 23 giugno farà scoprire le sinfonie di ben sette delle compositrici romantiche già presenti nel cd box uscito di recente per Bru Zane Label. Dulcis in fundo, il 4 luglio sarà “Griselidis” di Jules Massenet a prendere la scena, sempre al Théatre des Champs-Elysées.
LUNEDÌ 19 GIUGNO ORE 20
AUDITORIUM DE RADIO FRANCE
MOTTETTI DAL SECONDO IMPERO ALLA TERZA REPUBBLICA
Mottetti di Fauré, Chausson, Sohy, Chaminade, Gounod, Saint-Saëns, Grandval, Bonis e Delibes Chœur de Radio France
Christophe Grapperon direzione, Judith van Wanroij soprano, Isabelle Druet mezzosoprano Cyrille Dubois tenore, Thomas Dolié baritono, Karol Mossakowski organo, Victor Julien-Lafferrière violoncello, Chouchane Siranossian violino, Yann Dubost contrabbasso, Anaïs Gaudemard arpa. Coproduzione Radio France / Palazzetto Bru Zane
MARTEDÌ 20 GIUGNO ORE 19.30
THÉÂTRE DES CHAMPS-ÉLYSÉES
FAUSTO DI LOUISE BERTIN
LES TALENS LYRIQUES CORO DELLA RADIO FIAMMINGA
Christophe Rousset direzione Fausto Karine Deshayes, Margherita Karina Gauvin, Mefisto Ante Jerkunica Valentino Nico Darmanin, Catarina Marie Gautrot, Una Strega / Marta Diana Axentii Wagner / Un banditore Thibault de Damas Esecuzione in forma di concerto Coproduzione Théâtre des Champs-Élysées / Palazzetto Bru Zane / Les Talens Lyriques / Coro della Radio fiamminga Edizioni musicali Palazzetto Bru Zane Registrazione per la collana “Opéra français” – Bru Zane Label
VENERDÌ 23 GIUGNO ORE 20
THÉÂTRE DES CHAMPS-ÉLYSÉES
COMPOSITRICI ROMANTICHE
Opere di Bertin, Farrenc, Holmès, Danglas, Bonis, Grandval e Jaëll Orchestre de Chambre de Paris Herve Niquet direzione David Kadouch pianoforte Coproduzione Orchestre de Chambre de Paris / Palazzetto Bru Zane
MARTEDÌ 4 LUGLIO ORE 19.30
THÉÂTRE DES CHAMPS-ÉLYSÉES
GRISÉLIDIS DI JULES MASSENET
ORCHESTRE ET CHŒUR DE L'OPÉRA NATIONAL DE MONTPELLIER OCCITANIE
Jean-Marie Zeitouni direzione Grisélidis Vannina Santoni, Alain Frédéric Antoun, Le Marquis Thomas Dolié Le Diable Tassis Christoyannis, Fiamina Antoinette Dennefeld, Bertrade Adèle Charvet Gondebaud Adrien Fournaison, Le Prieur Thibault de Damas Esecuzione in forma di concerto CoproduzioneThéâtre des Champs-Élysées / Opéra Orchestre national Montpellier Occitanie / Palazzetto Bru Zane Edizioni Heugel Registrazione per la collana “Opéra français” – Bru Zane Label
Il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française
La missione del Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française, con sede a Venezia, è la riscoperta e la diffusione a livello internazionale del patrimonio musicale francese (1780-1920), concepisce e progetta programmi incentrati sul repertorio romantico francese. Si occupa sia di musica da camera sia del repertorio sinfonico, sacro e lirico, senza dimenticare i generi «leggeri» che caratterizzano lo spirito francese (chanson, opéra-comique, operetta). Il centro, inaugurato nel 2009 per volere della Fondation Bru, ha sede a Venezia in un palazzo del 1695 appositamente restaurato per ospitarlo.
Dopo 24 anni di assenza torna dal 19 al 25 maggio sul palcoscenico del Teatro Massimo di Palermo il capolavoro del teatro musicale russo, “Evgenij Onegin”, di Pëtr Il’ičČajkovskij.
A dirigerlo Omer Meir Wellber con un cast che vede nei ruoli principali Carmen Giannattasio e Artur Rucinski. La regia è del regista svizzero Julien Chavaz.
Diretta streaming sulla Web Tv del Teatro, venerdì 19 maggio, dalle 20:00
Torna da venerdì 19 maggio alle 20:00, sul palcoscenico del Teatro Massimo di Palermo dopo 24 anni di assenza, Evgenij Onegin,l’opera lirica in tre atti e sette quadri, composta nel 1878 daPëtrIl’ič Čajkovskij, nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Magdeburgo e dell’Opéra de Lorraine. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo, dirige il maestro Omer Meir Wellber che l’aveva già fortemente voluta come opera inaugurale della Stagione 2021, poi sospesa e riprogrammata a causa del Covid. La mise en scène è del regista svizzero Julien Chavaz.
Una storia semplice, di inquietudini, disincanto, amori perduti e rimpianti, trasformata in un capolavoro in versi dal genio diPuškin edalla sensibilità di Čajkovskijche ne ha fatto un’opera cardinale del teatro musicale.
Se lo stato di salute di una Fondazione Lirico Sinfonica si potesse desumere dal suono della propria orchestra, potremmo dire senza ombra di dubbio che la Fondazione Arena di Verona gode di ottima salute. I recenti appuntamenti del lungo cartellone sinfonico di quest’anno sembrano decretare una rinascita sia in termini qualitativi che tecnici di un’orchestra che nell’ultimo periodo sembrava fossilizzata su di una routine operistica di medio spessore. Grazie anche al rinnovamento di gran parte delle file e al raggiungimento di un organico veramente completo, l’Orchestra della Fondazione Arena si sta distinguendo per la scelta di un repertorio finora poco o per nulla eseguito in una città dove si è sempre prediletto un approccio cauto e remissivo nei programmi di sala. Un repertorio, quello proposto in occasione di questo doppio appuntamento che ha quindi perlustrato differenti ambiti del panorama musicale russo, Ecco quindi che per la prima volta a Verona (!) abbiamo ascoltato il concerto n.4 per pianoforte ed orchestra di Rachmaninov e la sinfonia n.6 di Shostakovich. Rachmaninov deve al suo fisico e alle composizioni adattate ad esso molta della sua celebrità. Così come alla sua vicenda personale che lo vede più concertista per necessità che compositore per scelta per buona parte della sua vita. Nonostante non abbia mai ottenuto la popolarità del secondo e terzo concerto, il quarto resta un lavoro apprezzabile sia dal punto di vista tecnico che timbrico ben costruito orchestralmente, dove il compositore, asceso a straordinaria popolarità assorbe anche le suggestioni del Nuovo Mondo, dimostrando d'aver ascoltato Gershwin e il jazz
"Festival Vicenza in Lirica…e rideremo delle farfalle dorate" Dal 7 giugno al 10 settembre al Teatro Olimpico di Vicenza
Giunge all’undicesima edizione il "Festival Vicenza in Lirica…e rideremo delle farfalle dorate" ideato e promosso dall’associazione Concetto Armonico, con la direzione artistica di Andrea Castello. Il Festival gode del sostegno del Ministero della Cultura, del sostegno e collaborazione del Comune di Vicenza e di AGSM AIM, del patrocinio della Regione del Veneto, del Teatro La Fenice di Venezia, del Comune di Sabbioneta e della collaborazione con l’Archivio storico Tullio Serafin. Inoltre sponsor privati, partner e collaborazioni supportano l'iniziativa. È fondamentale la collaborazione con le Gallerie d’Italia - Vicenza, istituzione fra le prime a credere nel festival. La rassegna, che trova ospitalità al Teatro Olimpico con un cartellone denso di proposte articolate dal 7 giugno al 10 settembre, per poi concludersi ad ottobre è presentata all'Odeo del Teatro Olimpico dall'amministrazione comunale e dal direttore artistico Andrea Castello.
La Fondazione Teatro La Fenice decide, dopo circa trant' anni dall’ultima rappresentazione sulle sue tavole, di affidarsi al quasi novantatreenne regista Pier Luigi Pizzi per una nuova produzione di Orfeo ed Euridice di Gluck, simbolo dello storico sodalizio artistico tra il compositore ed il raffinato letterato Ranieri de’ Calzabigi, nella versione di Vienna del 1762. Il regista milanese crea uno spettacolo che a nostro avviso incarna proprio quanto prescritto dalla celebre riforma dell’opera seria, con uno spettacolo asciutto, raffinato e ‘candido’, in cui ci sia pieno coinvolgimento ed intreccio tra esecuzione musicale e quanto avviene in scena. Niente fronzoli canori così come niente di esagerato o che sconvolga il libretto viene portato sul palcoscenico, con una generale neutralità di colori chiaro - scuri ed una raffinatezza nei gesti e nelle movenze dei protagonisti che sembrano figure eteree volteggianti nell’aria. Tutto curato da Pizzi ovviamente: regia, scene e costumi, certo non distanti da quanto ci ha abituati a vedere, ma questa certezza rassicura, piace e rende il pubblico attento ed entusiasta per quanto visto. Massimo Gasparon completa il 'mood' con luci azzeccatissime che aggiungono ed intensificano il dramma (o la gioia) nei momenti essenziali.
Il Comunale di Bologna ospita nella sede temporanea denominata ‘Nouveau’ la produzione de I Vespri Siciliani in collaborazione con Palermo, ove è già andata in scena, e con Napoli e Madrid, firmata dalla regista Emma Dante, orgogliosamente palermitana e pertanto ferita come tutti i suoi conterranei dalle vicissitudini di cronaca che da tempo affliggono la vita quotidiana di un luogo che invece è per sua natura meraviglioso, fonte di gioia, amore e leggiadria. E' tutto cupo quello che vediamo in scena: il setting creato da Carmine Maringola parte dal ricordo delle vittime di mafia, i Siciliani appunto, fieramente portati in giubilo nelle immagini dei gonfaloni in sfilata all’ingresso della protagonista femminile. Un parallelo tra passato remoto e storia recente in cui l’oscurità domina in lungo e in largo nello sfondo, inesistente e semplicemente nero, nei costumi di Vanessa Sannino che veste i siciliani di nero in contrasto con gli orribili colori dei mafiosi/francesi; cupe e opprimenti le luci di Cristian Zucaro a gettare angoscia su tutto ciò che vediamo. Emma Dante trasmette dunque questo senso di dolore che provano i popoli oppressi, dai francesi del 1200 nel libretto ai criminali di oggi, dall’usurpatore in generale di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Il racconto scoperto durante un viaggio per i teatri della Germania di fine Ottocento, approdando quindi a Wetzlar, ove nacque la straordinaria opera di Goethe, fu una sfida affascinante da accettare per Massenet che rimase folgorato dall’avvincente storia dei due innamorati senza speranza. Lo è certamente per qualsiasi regista che voglia portare letteralmente in scena ‘I dolori del giovane Werther’ da cui fu tratto il gioiello del compositore francese. Costui aveva ‘bevuto’ il romanzo tutto d’un fiato assaporandolo pagina per pagina, lettera dopo lettera, restando inebriato dalle vibrazioni emotive e le atroci angustie del cuore che lo spinsero a concepire una delle opere più commoventi, sentimentali e toccanti del XIX secolo. Respinta inizialmente dall’Opéra-Comique nel 1886, vide la luce soltanto a Vienna nel 1892 in tedesco per poi successivamente tornare alla lingua madre del compositore figurando sin da allora nei calendari dei teatri più importanti al mondo.
Quasi in coincidenza con il suo“compleanno”, Ernani è tornato a teatro LaFenice di Venezia, il teatro che lo tenne a battesimo il 9 marzo 1844.
Possiamo dire che per Verdi questa fu l’opera delle prime volte: innanzitutto era la prima volta che egli non componeva per la Scala e anche la prima volta che La Fenice si affidava a un giovane emergente (pagandolo molto fra l’altro). Inoltre in questa occasione ci fu il suo primo incontro con Francesco Maria Piave, che proprio con questo libretto comincerà la prolifica e fortunatissima collaborazione con il maestro.
La scelta della materia cadde sullo scottante Hernani di Victor Hugo, un vero e proprio caso letterario e politico che aveva già suscitato l’interesse di Bellini e di altri compositori dell’epoca. Il dramma francese era molto lungo e diluito, ma Verdi e Piave riuscirono a sintetizzarlo al massimo e – in parte - a schivare la severissima censura veneziana.
Le figure che ne ricavarono erano ancora statiche e prive di sviluppo psicologico, ma al contrario si iniziava a intravedere un approccio più moderno nei confronti del coro, che seppur lontano dal rappresentare la collettività come Verdi ci abituerà più tardi, riusciva a dialogare con i personaggi.
A Trieste si sono alternate due compagnie per ‘I Capuleti e i Montecchi’ di Bellini.
Molto diversi gli esiti, con una prima compagnia brillantissima ed una seconda con equilibri differenti, ma comunque interessante.
La regia di Arnaud Bernard può piacere o meno, ma sicuramente alla direzione del Verdi va il plauso di aver proposto un importante spettacolo, che il pubblico, con una significativa partecipazione di tanti ragazzi, dopo un momento di iniziale disorientamento ha apprezzato con convinzione, anche grazie alle scene di Alessandro Camera, i raffinati costumi di Carla Ricotti e le luci, non sempre convincenti di Paolo Mazzon.
Il coro, diretto da Paolo Longo, si esprime con una solidità vocale, alle volte fin troppo stentorea, mentre l’orchestra, con le prime parti di Paolo Rizzuto (corno), Marco Masini (clarinetto) e Matteo Salizzoni (violoncello), si conferma organico di grande valore, guidato con sicurezza da Enrico Calesso, che dimostra una grande sensibilità, oltre che una solida conoscenza, della partitura e dello stile di Vincenzo Bellini.
Quando nel 2015 vidi questo allestimento de I Capuleti e i Montecchi era una delle prime volte in cui andavo alla Fenice e ricordo ancora che la maschera che mi stava accompagnando in ascensore all’ultimo piano mi disse “sono più di vent’anni che non fanno Capuleti e l'ultima volta cantava la Ricciarelli”. Da qui la mia sorpresa quando leggendo il programma di sala dello stesso spettacolo ripreso dal Teatro Verdi di Trieste ho scoperto che anche in questo caso l’ultima interprete di Giulietta era Katia Ricciarelli, ma di anni ne sono passati ben cinquanta. E, giusto per la cronaca, nell’Ottocento a Trieste i Romeo e Giulietta belliniani erano stati interpretati perfino dall'accoppiata Grisi-Strepponi.