R. STRAUSS - ELEKTRA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA - 21 MARZO 2025

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La nuova produzione della Fondazione Arena di Verona di Elektra di Richard Strauss al Teatro Filarmonico di Verona segna un evento di grande rilevanza, presentando la prima esecuzione in Italia della riduzione orchestrale realizzata da Richard Dünser. Questo adattamento, pur mantenendo la struttura e l'intensità drammatica della partitura originale, riduce le dimensioni dell'organico orchestrale, con l'obiettivo di rendere l'opera eseguibile anche in teatri con risorse più contenute senza comprometterne la tensione espressiva e la ricchezza timbrica.

Devo ammettere che il risultato non mi ha convinto del tutto. Comprendo le motivazioni dietro questo adattamento, ma il prezzo da pagare è una perdita evidente di potenza espressiva e di profondità timbrica. Dünser cerca di preservare la ricchezza sonora dell'originale trasferendola su un'orchestra sinfonica di dimensioni standard, ma il risultato è inevitabilmente una Elektra meno imponente e meno schiacciante nel suo impatto emotivo.

Una delle scelte più discutibili è la riduzione della sezione d'archi, che nell'originale crea un tappeto sonoro denso e pulsante. Dünser non si limita ad assottigliare le parti, ma cerca un nuovo equilibrio con la sezione dei fiati, anch'essa ridotta. Tuttavia, questa operazione sembra più un esperimento pratico che una vera reinterpretazione convincente. Momenti chiave, come l'ingresso di Klytämnestra o il riconoscimento tra Elektra e Orest, perdono il loro effetto travolgente: laddove Strauss, con la sua orchestrazione monumentale, crea un senso di oppressione e di ineluttabilità, qui il suono risulta meno incisivo e meno avvolgente. Se l'intento era offrire un'alternativa più agile per il XXI secolo, il rischio è di aver ottenuto solo un compromesso che riduce la forza devastante di un capolavoro concepito per essere titanico. Nonostante l'orchestra della Fondazione Arena non sia solita confrontarsi con opere di tale complessità, sotto la direzione di Michael Balke ha raggiunto un esito sorprendentemente incisivo. L'interpretazione si è rivelata coesa, capace di trasmettere un impatto avvolgente, pur rispettando le insidie di una partitura tanto monumentale. Balke ha guidato l'orchestra con finezza, offrendo una lettura al tempo stesso analitica e fluida, in cui le architetture sonore sono emerse con nitore. Particolarmente notevole è stata la gestione delle sezioni orchestrali nei passaggi di maggiore densità armonica, dove il direttore ha saputo mantenere una trasparenza ammirevole, evitando ogni appiattimento timbrico. Le dinamiche sono state modellate con cura, attraverso un sapiente uso di crescendo e smorzandi, che ha alimentato una tensione narrativa costante. Il controllo delle agogiche ha permesso di valorizzare la plasticità della scrittura orchestrale, mettendo in risalto i contrasti espressivi senza mai comprometterne la coerenza strutturale. Se Elektra è un'opera che vive della sua tensione febbrile, questa produzione veronese sembra aver smussato le asperità del dramma, offrendo uno spettacolo visivamente curato ma emotivamente distante. La regia di Yamal das Irmich, più concettuale che viscerale, non è riuscita a imprimere alla messinscena quel mordente e quella drammaticità lacerante che l'opera esige. Das Irmich ambienta l'azione nella Germania della Repubblica di Weimar, un periodo di grandi fermenti culturali e libertà espressiva, ma anche di profonde tensioni politiche e morali. In questa lettura, Klytämnestra diventa l'emblema di un ordine matriarcale in una società in transizione, incarnando quel clima di libertà spesso percepito dai conservatori come una minaccia. La scenografia di Alessia Colosso, con i suoi richiami alla borghesia ottocentesca mescolati a elementi della Bauhaus, sottolinea questo contrasto. Un imponente ritratto di Agamemnon, raffigurato come il Kaiser Guglielmo, domina la scena, a simboleggiare il potere passato e la sua ombra sul presente. Il finale, con Chrysothemis che danza tra i nuovi gerarchi nazisti, suggerisce un inquietante passaggio di potere, mentre la sua figura viene progressivamente inghiottita da un’atmosfera di sopraffazione.

Lise Lindstrom ha offerto una prova vocale straordinaria, padroneggiando la parte con una sicurezza impressionante. I suoi acuti, luminosi e penetranti, hanno sovrastato senza sforzo la densa tessitura orchestrale, raggiungendo il culmine in momenti di grandissima intensità drammatica, come il suo spietato anatema a Chrysothemis. La sua interpretazione ha restituito un'Elektra indomita e ferrea nella sua determinazione, più imperiosa che vulnerabile, ma capace di una toccante dolcezza nella scena del riconoscimento con Orest, dove ha mostrato una sensibilità espressiva di rara efficacia.

Nel ruolo di Klytämnestra, Anna Maria Chiuri ha offerto un'interpretazione convincente, mettendo in luce le sfumature di una madre tormentata dai sensi di colpa, con una vocalità espressiva capace di trasmettere sia autorità che vulnerabilità.

Soula Parassidis, nel ruolo di Chrysothemis, ha mostrato difficoltà nell'affrontare la tremenda scrittura straussiana. La sua interpretazione è apparsa forzata, con acuti al limite dell'urlo, compromettendo la delicatezza e la speranza che il personaggio dovrebbe incarnare.

Thomas Tatzl ha interpretato Orest con autorevolezza, rendendo credibile il suo ruolo nel dramma familiare.

Leonardo Cortellazzi e Stefano Rinaldi Miliani hanno dato vita ai servi con precisione e carattere, contribuendo a delineare l'atmosfera opprimente della corte micenea. Le loro interpretazioni hanno aggiunto profondità al contesto narrativo, evidenziando le dinamiche di potere e sottomissione presenti nell'opera.

Nicolò Donini nel ruolo del Precettore, Anna Cimmarrusti come Confidente e Veronica Marini nel ruolo della Caudataria hanno completato il cast con interpretazioni solide, dimostrando una buona padronanza vocale e scenica.

Le Ancelle, interpretate da Lucia Cervoni, Marzia Marzo, Anna Werle, Francesca Maionchi e Manuela Cucuccio, hanno offerto un'esecuzione corale coesa, arricchendo la trama con interventi vocali ben armonizzati e una presenza scenica efficace.

Precisa nel suo breve intervento, la prova del Coro della Fondazione Arena, preparato da Roberto Gabbiani.

Credo sia giusto rimarcare che la Fondazione Arena ha dimostrato con questa produzione un livello di ambizione e dedizione che merita pieno riconoscimento. Affrontare un titolo di tale complessità, con un progetto che coniuga ricerca musicale e impatto teatrale, conferma la volontà del teatro di proporre al pubblico esperienze artistiche di grande rilievo. Questa Elektra rappresenta non solo una sfida vinta sul piano esecutivo, ma anche un segnale della vitalità culturale della Fondazione, capace di misurarsi con la grande tradizione operistica senza rinunciare a percorsi innovativi.

Al termine, il numeroso pubblico presente ha tributato calorosi applausi a tutti gli interpreti, con punte di entusiasmo per Lise Lindstrom e Michael Balke.

 

Pierluigi Guadagni



LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI

 

ELEKTRA

Tragedia in un atto op. 58

Libretto di Hugo von Hofmannsthal

dalla tragedia di Sofocle

Musica di Richard Strauss

Versione orchestrale di Richard Dünser

in prima esecuzione italiana

 

Direttore Michael Balke

Maestro del coro Roberto Gabbiani

Regia Yamal das Irmich

Scene Alessio Colosso

Costumi Eleonora Nascimbeni

Luci Fiammetta Baldisserri

 

Elektra Lise Lindstrom

Klytämnestra Anna Maria Chiuri

Chrysothemis Soula Parassidis

Orest Thomas Tatzl

Aegisth Peter Tantsits

Der Pfleger des Orest Nicolò Donini

Die Schleppträgerin Veronica Marini

Die Vertraute Anna Cimmarrusti

Ein junger Diener Leonardo Cortellazzi

Ein alter Diener Stefano Rinaldi Miliani

Die Aufseherin Raffaela Linti

Erste Magd Lucia Cervoni

Zweite Magd Marzia Marzo

Dritte Magd Anna Werle

Vierte Magd Francesca Maionchi

Fünfte Magd Manuela Cucuccio

 

Orchestra, Coro e Tecnici di Fondazione Arena di Verona

 

Nuovo allestimento di Fondazione Arena di Verona

Foto Ennevi