Lucia di Lammermoor è uno di quei fulgidi esempi di quanto un’opera si possa vedere e rivedere senza mai stancare, che si tratti di un nuovo allestimento, per la curiosità di capire come il regista interpreta i forti contenuti in essa espressi, o si tratti di uno spettacolo ormai celebre, per capirne il successo e riviverne le emozioni. Il Lirico di Cagliari ha difatti riproposto l’ormai famoso allestimento del dramma donizettiano che nel lontano Duemila vinse il premio della critica Abbiati per la sua forte carica drammatica e probabilmente per alcune innovazioni sceniche, che allora parvero molto interessanti.
Chi ama il capolavoro di Scott ed abbia in mente le atmosfere cupe, opprimenti e in un certo senso sospese del suo romanzo alla base dell’opera, ritrova infatti in questo allestimento lo stesso ambiente nebbioso e se vogliamo delirante che poi si concretizza nella follia della povera protagonista. Certo ormai siamo ben abituati a vedere prospettive tridimensionali, sfondi marini proiettati e delicati veli che si interpongano tra interpreti e pubblico, nascondendoli e poi svelandoli. Si tratta comunque di un allestimento di diciassette anni fa e probabilmente tanti elementi scenici di oggi sono anche figli di quel grande successo, interamente curato da Denis Krief. Il regista fece punto di forza l’estrema semplicità della messa in scena, lasciando che fossero i personaggi a ‘riempire’ lo spazio scenico e drammaturgico, con le loro azioni, le espressioni del volto, i movimenti nello spazio, resi fluidi anche grazie anche a dei costumi intelligenti e curati, che ci fanno pensare come spesso accade ad un’epoca più vicina a noi rispetto all’originale. Lucia è dotata di una carica emotiva accentratrice, il palco sempre in semi oscurità sembra rilucere al suo comparire: è la forza dell’amore e della sua fedeltà ad una promessa che non può mantenere, l’energia pulsante di una mente controllata dal fratello egoista, ma che tenta disperatamente di riemergere. Non servono troppe cose per Krief: solo belle voci, grande presenza scenica e tanta carica emotiva.