Quanto la magnifica Inghilterra sia ricca di storie affascinanti e drammatiche nella sua longeva esistenza storica non sta certo a noi ribadirlo. Possiamo solo godere i meravigliosi frutti che essa ha prodotto ispirando drammi a sfondo politico in cui la storia del suo popolo si intreccia con le vicende amorose dei protagonisti. Francesco Esposito resta evidentemente affascinato dall’intenso materiale che I Puritani di Bellini può offrire ad un regista, che si trova a maneggiare una vicenda ricca di sentimenti forti raccontata nel migliore modo possibile: con una musica travolgente.
Che ci troviamo nel diciassettesimo secolo e all’epoca di Oliver Cromwell lo si evince dai raffinati costumi dello stesso Esposito che tinge di scura austerità tutti i protagonisti ad eccezione di Elvira, sposa in rosso porpora ma poi calata in veste bianca nelle scene successive a simbolo della sua purezza incontaminata. Il rosso torna nello stuolo di castellani e damigelle, probabilmente riflesso della passione che arde nei cuori dei due giovani sposi appartenenti alle opposte fazioni di Puritani e Stuart. Il setting predisposto da Rinaldo Rinaldi e Maria Grazia Cervetti è invece piuttosto asettico, volto ad esemplificare sensazioni e moti d’animo piuttosto che situazioni concrete. In tal senso giocano ruolo essenziale le luci intense studiate da Andrea Ricci.
Il cast vede come protagonista una Irina Lungu in forma e ben centrata nel ruolo di Elvira. La voce è duttile, sinuosa e ampia, l’interprete fa ciò che si addice al momento scenico tanto nel canto quanto nella recitazione. Celso Albelo è il giovane Arturo tutto fiamma e buoni sentimenti. Il tenore ha una voce bella e musicale che non avrebbe bisogno di strafare per arrivare alle note più anguste della sua tessitura. Eppure anche partendo in prudenza e dosando con attenzione la voce, sembra portato a spingere eccessivamente in seguito sì da apparire affaticato verso il termine.
Luca Tittoto è straordinario nel ruolo del caro zio Giorgio: dizione perfetta, voce ampia e scura e presenza scenica da vendere. Nobilissimo il suo personaggio nel quale si cala con intelligenza e precisione. Fabian Veloz acquista credibilità in corso di recita soprattutto per la passione che affiora dal suo personaggio Riccardo, uomo respinto ma che conserva la propria dignità espressa con voce sonora anche se non perfettamente agile.
Lorenzo Malagola Barbieri risulta meno incisivo dei suoi compagni come Lord Gualtiero, ma la voce è interessante per il colore brunito che mostra.Corretta la Regina di Kato Nozomi, discreto ma non indimenticabile il Sir Bruno di Juan Pablo Dupré .
Luci ed ombre sulla direzione di Jordi Bernacer alla testa dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna. Se imprime forza e spirito frizzante ai momenti concitati o di gioia collettiva, conduce poi con eccessivo languore i punti particolarmente lirici, sfiorando a nostro avviso addirittura la noia. Il coro preparato da Stefano Colò è attento e partecipe.
Applausi da parte del pubblico per il cast e la regia con vivaci acclamazioni rivolte soprattutto a Tittoto; dissensi invece per il Maestro Bernacer.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Jordi Bernacer
Regia e costumi Francesco Esposito
Scene Rinaldo Rinaldi, Maria Grazia Cervetti
Luci Andrea Ricci
Coreografie Domenico Iannone
Maestro del coro Stefano Colò
GLI INTERPRETI
Elvira Valton Irina Lungu
Arturo Talbo Celso Albelo
Sir Giorgio Luca Tittoto
Sir Riccardo Forth Fabian Veloz
Enrichetta di Francia Kato Nozomi
Lord Gualtiero Valton Lorenzo Malagola Barbieri
Sir Bruno Roberton Juan Pablo Dupré
Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro della Fondazione Teatro Comunale di Modena
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena
Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
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FOTO ROLANDO PAOLO GUERZONI
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