Ogni volta che si pensa ad un programma dedicato a William Shakespeare sono veramente tantissime le opportunità di scelta poiché tanti musicisti celebri hanno dedicato almeno una volta le loro composizioni ai capolavori del poeta inglese. Ancora una volta Verona, una delle città più vicine al poeta dell’amore e delle passioni, offre una serata totalmente a lui ispirata, con pezzi di Verdi e Cajkovskij e la direzione del Maestro Andrea Battistoni.
La tempesta è l’ultimo capolavoro di Shakespeare ma è il primo pezzo ad aprire il concerto. Con i suoi simboli, la magia ed il potere della giovinezza che vince sui complotti e gli inganni degli adulti, ispirò Cajkovskij a comporre uno spartito narrante la storia del saggio re Prospero confinato dal fratello Antonio su un’ isola con la figlia Miranda. La tempesta è l’espediente con cui Prospero fa naufragare il fratello usurpatore del trono di Milano e da cui ha avvio tutta la vicenda. Il compositore russo ha riportato in musica il susseguirsi degli eventi con particolare attenzione al motivo del mare, prima piatto e poi tumultuoso, ed al motivo di Miranda e Ferdinando, innamorati nonostante di parti avverse (tanto per cambiare in Shakespeare). Così ascoltiamo note lunghe e silenziose che chiaramente indicano il preludere alla tempesta, ove invece il volume si intensifica ed il ritmo diventa stringente. Compare anche lo spirito dell’aria Ariel con la sua lievità, mentre le sonorità più aspre sono attribuibili al deforme Calibano. Battistoni guida l’orchestra dosando le energie calibrate a seconda dei diversi momenti, con precise indicazioni e la solita grande partecipazione.
Col Macbeth, preludio e ballabili della meravigliosa e cruda opera verdiana, incontriamo nuovamente Shakespeare, qui lontano anni luce dalla gaiezza di Miranda e Ferdinando, come diversa è l’impronta che Battistoni da’ all’orchestra. E’ più sanguigna potremmo dire, anche in questo caso tenendo ben in mente in contenuti di ciò che l’intera opera offre. I ballabili del terzo atto sono frizzanti e brillanti, ma con un occhio alla drammaticità del contesto.
Ancora Cajkovskij per la seconda parte del concerto con le ouverture Amleto e naturalmente Romeo e Giulietta, capolavoro tra i più eseguiti e conosciuti del russo. Inutile dire quanto meravigliosi siano entrambi i pezzi, quanta ricchezza melodica sia racchiusa in queste due partiture. Ancora una volta il maestro Battistoni risponde con la consueta grinta, che non è mera dimostrazione di forza, ma porta in concreto ciò che teoricamente lo spartito suggerisce: incita i musicisti, sente il fluire delle note come un fiume in piena e trasmette questa carica all’orchestra che risponde ancora compatta. Anche in questo caso chi ascolta si lascia trascinare dalla dolcezza dei motivi legati ai personaggi cui Cajkovskij pensava: la dolce Ofelia, il tema d’amore immancabile (Amleto), il tema di Giulietta e Romeo e il capitolare degli eventi fino al finale d’odio tra le famiglie, energico ma secco. Meraviglioso l’oboe solista in Amleto, uno degli strumenti che per noi maggiormente identificano la musica del compositore russo.
Pubblico entusiasta e partecipe, ha applaudito l’orchestra con calore e diverse chiamate alla ribalta per Battistoni.
Maria Teresa Giovagnoli
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Foto Ennevi - Fondazione Arena di Verona
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