Il magnifico romanzo ‘Les liaisons dangereuses’ di Choderlos de Laclos da cui trae ispirazione Heiner Müller per Quartett era un delizioso, crudele, sottilmente infingardo e sfarzoso spaccato del glorioso Settecento francese, con le sue incredibili luci di superficie e tanto marciume dentro. Il contesto in cui viveva la nobiltà francese circondata da fascino è lontano anni luce dalla pièce di Müller degli anni Ottanta del secolo scorso. Già allora non si poteva decisamente parlare di epoca gaia e senza corruzione morale, figurarsi oggi che la società sembra navigare in acque sempre più torbide ed in ogni campo. Non c’è da stupirsi se l’allestimento di Quartett con musica di Francesconi al Teatro Sociale di Trento sia una sintesi di queste sensazioni e ci lasci un certo sconforto che però ci porta alla riflessione. Müller aveva eliminato tutti i personaggi che ruotano attorno ai geniali e perfidi Marchesa di Merteuil ed il suo complice/amante Visconte di Valmont. Sono loro il fulcro della vicenda e di conseguenza essi stessi sono anche gli altri personaggi, in un gioco di trasposizioni, di scambi, in cui il loro amore/odio viene rappresentato fino all’epilogo tragico e quasi ovvio. Un intenso dialogo tra i due che si amano, si accusano, si minacciano e si sfidano. Una sintesi estremamente negativa e pessimistica dei rapporti umani e del mondo di oggi, in cui non pare esserci più posto per la gentilezza e la semplicità nelle relazioni di qualunque genere. Un ritorno alle origini in negativo, come avessimo di fronte Adamo ed Eva già carichi di angosce, di odio, di morte.
Così John Fulljames ambienta questa angosciante prospettiva in un oscuro scenario ideato da Soutra Gilmour, fatto di contrasti luminosi (a cura di Bruno Poet) ed in cui le istallazioni video di Ravi Deepres esemplificano gli stati d’animo dei protagonisti, talvolta con colori accesi, tali altre con elementi che richiamano alla natura ed all’acqua che sembra ribollire. I due attori/cantanti sono decisamente attivi in scena, quasi senza tregua si stuzzicano, si sfidano, si inseguono e si stimolano; le azioni tra loro sono forti ed esplicite quanto lo è il linguaggio utilizzato.
Dunque anche la musica di Francesconi cerca di seguire l’onda emotiva del testo, con suoni reali combinati ad elementi artificiali o amplificando le voci dei cantanti che spesso riecheggiano nello spazio. Non mancano slanci lirici in cui se ne apprezzi la melodia, le note avvolgono gli eventi e sorprendono lo spettatore. Il maestro Patrick Davin tiene saldo lo spettacolo creando attenta coesione tra buca e palco e rispettando le dinamiche in gioco tanto musicalmente che emotivamente. Gli stessi interpreti sono chiamati ad uno sforzo notevole restando in scena per circa ottanta minuti continuativi, adoperando la voce con ampio registro e dovendo coniugare sforzo fisico a precisione esecutiva. Adrian Angelico è una Marchesa decisa e dinamica, forte tanto nell’azione qunto nel canto quasi rabbioso, brava nello sdoppiarsi e creare anche gli altri personaggi; così Robin Adams entra nell’anima del Visconte divenendo a tratti rozzo e volgare, a tratti succube del potere femminile da cui sembra ammirato, offrendo tutto se stesso anche nel canto in cui gioca molto con la voce soprattutto quando si cala in panni femminili.
E quando la morte incombe sugli sventurati amanti, tutto è buio e la musica scompare, non resta che attendere e riflettere. Il pubblico non folto ma molto attento e partecipe ha mostrato di gradire lo spettacolo con applausi prolungati e convinti.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direzione musicale Patrick Davin
Regia John Fulljames
Scene e costumi Soutra Gilmour
Luci Bruno Poet
Video Ravi Deepres
Sound David Sheppard, Ian Dearden (Sound Intermedia)
GLI INTERPRETI
Marquise de Merteuil Adrian Angelico
Vicomte de Valmont Robin Adams
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Coproduzione: Royal Opera House Covent Garden, Opéra de Rouen Normandie, London Sinfonietta
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Foto a cura della Fondazione Haydn
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