In coproduzione con la Oper Leipzig la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento mette in scena Le nozze di Figaro di Mozart, unico titolo ‘classico’ della stagione che invece si rivolge principalmente al repertorio contemporaneo. Una produzione internazionale dunque che mette in gioco più forze in campo e dalla quale ci aspettavamo qualcosa di molto interessante e con un cast di alto livello, ma le cose non sono andate esattamente così. A partire dallo spettacolo che è sicuramente piacevole, ma nulla più.
Il regista Gil Mehmert ambienta la vicenda della folle giornata negli anni Sessanta del Novecento ed intende assegnare ad ogni personaggio quella forte personalità del tempo, nonché un senso di ribellione verso il quotidiano o ciò che è imposto forzatamente. Così Figaro e Susanna tentano di opporsi alle pretese del Conte d’Almaviva, che tende a fuggire dai doveri coniugali verso la Contessa, a sua volta stanca delle escursioni per così dire ‘fuori porta’ del consorte. Quindi ogni interprete è portato ad enfatizzare ogni minimo accenno o azione per meglio evidenziare il proprio carattere e ciò naturalmente influenza anche l’aspetto vocale. Tutto si svolge tra i saliscendi delle scalette e le minuscole stanze in cui è divisa una strana casa che dovrebbe essere la dimora del Conte con il suo giardino, creata da Jens Kilian. L’atmosfera è comunque all’insegna della leggerezza e tra i vari personaggi non mancano siparietti, espressioni guascone e situazioni esilaranti. Ciò a cui si assiste è abbastanza convenzionale e senza colpi di scena particolarmente originali. Non sembrano infine esser pensati per valorizzare i personaggi i costumi di Falk Bauer, che non sempre ha tenuto conto della fisicità degli interpreti.
Ma le cose non sono andate particolarmente bene soprattutto dal punto di vista musicale. A partire dalla direzione di Enrico Calesso. L’orchestra Haydn ha in sé un suono molto ampio e la conosciamo per precisione e pulizia esecutiva. Ma in questa occasione è mancato il feeling con il palco, con gli interpreti spesso in difficoltà con i tempi e conseguentemente anche col canto.
Il cast ci è parso piuttosto omogeneo ma ahinoi più nel male che nel bene, con qualche distinguo.
Figaro è Sejong Chang, che ha dalla sua una compartecipazione molto dinamica agli eventi e si muove disinvolto tra gli spazi della scena, ma ad un colore gradevole di voce non corrispondono volume e profondità certamente più apprezzabili per il ruolo che interpreta. Susanna è la graziosa Olena Tokar, che come il suo spasimante compie tutto ciò che necessita alla regia: mossette, faccine e quant’altro serva ad evidenziare la freschezza del carattere; dotata di una voce delicata, porta comunque a casa discretamente il personaggio. La Contessa d’Almaviva è Gal James: cerca una sua dimensione nella parte che però non è supportata da una voce adatta alla afflitta consorte: risulta monocorde e troppo concentrata su se stessa tanto nella recitazione quanto nel canto che non decolla. Si distingue invece il Conte Mathias Hausmann, non solo per presenza scenica e gran disinvoltura, ma anche per dizione, recitazione e canto sciolto grazie ad una voce molto bella e precisa. Cherubino, in veste di chitarrista dalla folta chioma lunga, è Wallis Giunta, cui il regista concede anche una escursione canora nel Don Giovanni dello stesso Mozart. A nostro avviso il mezzosoprano marca molto il ruolo del giovane paggio anche dal punto di vista vocale; Marcellina è Karin Lovelius, che non impressiona particolarmente nella parte, meglio la dolce Barbarina Magdalena Hinterdobler, soprattutto per l’aria 'l'ho perduta..'. Don Bartolo è lo spigliato Randall Jakobsh, mentre Basilio è Dan Karlström (dal look abbastanza discutibile), un po’ troppo pedante. Bene invece il bravissimo e simpatico Patrick Vogel come balbuziente Don Curzio, infine il giardiniere Antonio è Marco Camastra. Le due fanciulle ‘in fiore’ sono Maria Eleni Giuliani ed Anna Pellizzari. Il coro Haydn preparato da Luigi Azzolini è partecipe e corretto.
Il pubblico numeroso ha mostrato di gradire lo spettacolo interamente con risate ed applausi al termine per tutti.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direzione musicale Enrico Calesso
Regia Gil Mehmert
Allestimento Jens Kilian
Costumi Falk Bauer
Lighting design Andrea Fuchs
Realizzazione luci Michael Roger
Drammaturgia Elisabeth Kühne
GLI INTERPRETI
Contessa d‘Almaviva Gal James
Susanna Olena Tokar
Cherubino Wallis Giunta
Marcellina Karin Lovelius
Barbarina Magdalena Hinterdobler
Conte d’Almaviva Mathias Hausmann
Figaro Sejong Chang
Don Bartolo Randall Jakobsh
Basilio Dan Karlström
Don Curzio Patrick Vogel
Antonio Marco Camastra
Due ragazze Maria Eleni Giuliani, Anna Pellizzari
Coro Haydn Chor
Maestro del coro Luigi Azzolini
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Foto Kirsten Nijhof
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Coproduzione Oper Leipzig, Fondazione Haydn
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