L’amore incondizionato verso la psicologia dei caratteri Shakespeariani, al di là delle speculazioni che si fanno spesso sulla sua reale esistenza, ci porta inevitabilmente ad amare ancor più i suoi personaggi allorquando incontrino la genialità del Signor Giuseppe Verdi, come nel caso dell’immenso Falstaff che sta andando in scena in questi giorni al Lirico di Cagliari. Con uno spettacolo lineare e senza ricercare chissà quale significato nascosto nella drammaturgia, Boris Stetka realizza lodevolmente la regia ideata da Daniele Abbado esponendo esattamente quello che serve in scena, dando a ciascun personaggio ampio spazio per esprimersi e caratterizzandoli dal trucco fino ai costumi azzeccatissimi di Carla Teti . L’impianto scenico di Graziano Gregori si foggia fondamentalmente di una piattaforma che viene adibita di volta in volta a luogo in questione. Gli arredi piccoli scendono dall’alto ed un intreccio di fili consente quindi lo spostamento dei vari elementi durante la rappresentazione. Il tutto si svolge in modo aggraziato, lineare, con piccoli accorgimenti che mettano in risalto lo stato d’animo dei protagonisti in scena. Complice anche il gioco luci di Luigi Saccomandi. Fantastico pensare al paffuto Falstaff mentre indossa un completo bianco con ombrellino mignon pronto a pavoneggiarsi (e rendersi ridicolo) davanti alla bella Alice; il buio intorno e le luci puntate su Ford intensificano la sua rabbia nello scoprire l’appuntamento (finto) della moglie con Sir John, il continuo andirivieni delle comari di Windsor mentre interagiscono ne mette in risalto l’aspetto cicaleggiante, e così via tante piccole accortezze per ogni personaggio costruito in bell’accordo tra regia, luci e costumi, su una scena dunque essenziale ma estremamente funzionale. Insomma uno spettacolo ben costruito e garbato che lascia tutti a proprio agio, audience compresa.


