FALSTAFF, G. VERDI – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, SABATO 12 NOVEMBRE 2016

L’amore incondizionato verso la psicologia dei caratteri Shakespeariani, al di là delle speculazioni che si fanno spesso sulla sua reale esistenza, ci porta inevitabilmente ad amare ancor più i suoi personaggi allorquando incontrino la genialità del Signor Giuseppe Verdi, come nel caso dell’immenso Falstaff che sta andando in scena in questi giorni al Lirico di Cagliari. Con uno spettacolo lineare e senza ricercare chissà quale significato nascosto nella drammaturgia, Boris Stetka realizza lodevolmente la regia ideata da Daniele Abbado esponendo esattamente quello che serve in scena, dando a ciascun personaggio ampio spazio per esprimersi e caratterizzandoli dal trucco fino ai costumi azzeccatissimi di  Carla Teti . L’impianto scenico di Graziano Gregori  si foggia fondamentalmente di una piattaforma che viene adibita di volta in volta a luogo in questione. Gli arredi piccoli scendono dall’alto ed un intreccio di fili consente quindi lo spostamento dei vari elementi durante la rappresentazione. Il tutto si svolge in modo aggraziato, lineare, con piccoli accorgimenti che mettano in risalto lo stato d’animo dei protagonisti in scena. Complice anche il gioco luci di Luigi Saccomandi. Fantastico pensare al paffuto Falstaff mentre indossa un completo bianco con ombrellino mignon pronto a pavoneggiarsi (e rendersi ridicolo) davanti alla bella Alice; il buio intorno e le luci puntate su Ford intensificano la sua rabbia nello scoprire l’appuntamento (finto) della moglie con Sir John, il continuo andirivieni delle comari di Windsor mentre interagiscono ne mette in risalto l’aspetto cicaleggiante, e così via tante piccole accortezze per ogni personaggio costruito in bell’accordo tra regia, luci e costumi, su una scena dunque essenziale ma estremamente funzionale. Insomma uno spettacolo ben costruito e garbato che lascia tutti a proprio agio, audience compresa.

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UN BALLO IN MASCHERA DI G. VERDI - TEATRO COMUNALE DI SASSARI – VENERDÌ 4 NOVEMBRE 2016

Di Rosy Simeone

Secondo titolo della Stagione dell’Ente Concerti De Carolis di Sassari, Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi.

Sfida importante ed impegnativa per un Teatro blasonato, ancor più encomiabile se pensiamo che ad allestirlo è un Teatro di Tradizione che, per sua natura, non ha gli stessi mezzi di luoghi più “blasonati”.Possiamo dire in larga parte che la sfida ha sortito un effetto assolutamente positivo e che in gran parte è stata vinta.

Lo spettacolo è bello, di gusto, efficace, di impianto tradizionale con le belle scene ed i costumi curati di Alfredo Troisi ed una regia, quella di Pierfrancesco Maestrini, che, seppur asciutta e priva di orpelli, rende in modo efficace non solo il gioco psicologico tra i protagonisti ma carica di pathos e di attenzione crescente il fulcro del dramma che si consuma nella mente dei tre amanti. Sempre Maestrini cura anche un gioco di luci interessante anche se in alcuni momenti reso troppo cupo dalla profondità del palcoscenico.

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AQUAGRANDA, FILIPPO PEROCCO – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, INAUGURAZIONE STAGIONE D’OPERA, VENERDI’ 4 NOVEMBRE 2016

di Maria Teresa Giovagnoli

Con una prima esecuzione assoluta la Fenice di Venezia inaugura la stagione operistica 2016/2017 dedicando la serata al ricordo della terribile alluvione che mise contemporaneamente Firenze e la città lagunare in ginocchio nel 1966, esattamente cinquant’anni fa e proprio il 4 di novembre. Aquagranda di Filippo Perocco vuole proprio ricordare quegli angoscianti momenti che misero a dura prova la povera Italia, che tra l’altro sembra subire sempre più spesso i rivolgimenti della natura. Con un team volutamente veneziano perché sapesse cogliere lo spirito dell’iniziativa e oltre due anni di intenso lavoro, va in scena dunque questo lavoro intenso e coinvolgente che ha visto anche una serata dedicata agli abitanti di Pellestrina, il punto in cui la forza dell’acqua cominciò a farsi avanti nell’imminente disastro. Fonte ispiratrice è Aqua Granda, il romanzo dell’alluvione scritto da Roberto Bianchin che cura anche il libretto insieme a Luigi Cerantola per l’adattamento e la necessaria riduzione operistica.

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DIE ZAUBERFLOTE, W. A. MOZART – TEATRO VERDI DI PADOVA, VENERDI’ 28 OTTOBRE 2016

Di Maria Teresa Giovagnoli

Quando ci si approccia all’opera Die Zauberflote di Mozart viene quasi spontaneo dar libero sfogo alla fantasia creando le ambientazioni più disparate, trattandosi certo di materiale fiabesco, ma avendo a che fare comunque con dinamiche tali e personaggi che in fondo non è difficile trovare anche in contesti meno avulsi dalla realtà. Il regista Federico Bertolani decide infatti di uscire dagli schemi tradizionali e spostare l’azione scenica ai giorni nostri con personaggi della quotidianità attuale ed apportando dunque sostanziali modifiche soprattutto all’inizio della storia per poi giustificarne il seguito.

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JENUFA, LEOS JANACEK - TEATRO MASSIMO DI PALERMO , 27 OTTOBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

 

Kostelnicka: “Come se la morte stesse scrutando in casa..”.

 

Le tavole del Teatro Massimo di Palermo hanno avuto finalmente al loro debutto il  capolavoro di Leo Janacek Jenufa, una incredibile assenza per uno dei teatri più prestigiosi al mondo che è stata colmata dopo 112 anni dalla prima rappresentazione avvenuta a Brno nel 1904.

Tale assenza, se poteva essere in parte giustificata in passato per una scelta di repertorio che non includesse autori stranieri soprattutto se cantati in una lingua particolarmente ostica come il ceco, che non vedeva interpreti adeguati se non provenienti dalla terra di origine del compositore, oggi risulta veramente incomprensibile per quei teatri di eccellenza che amano definirsi tali.

La musica di Leos Janacek in Jenufa, risulta alla somma dei conti, di una straordinaria efficacia, duttilissima per la azione scenica e drammatica nella sfuggente mobilità di una strumentazione  ricca di incisi melodici e di drammatiche esplosioni sonore.

Janacek con Jenufa, strumenta la bellezza fisica e spirituale prostrata dal fato.

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ADRIANA LECOUVREUR, F. CILEA - TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, DOMENICA 23 OTTOBRE 2016

Di Rosy Simeone

Adriana Lecouvereur torna in scena al San Carlo nell’allestimento firmato da Lorenzo Mariani nel 2003 che vide protagonista una splendida ed indimenticabile Daniela Dessì.

Allora fu un grande trionfo e si deve ammettere che lo spettacolo ha conservato il garbo ed il fascino di un tempo.

Una regia senza eccessi, priva di fronzoli, asciutta, molto incentrata, naturalmente, sul lasciare alla protagonista la possibilità di portare in scena il suo carattere, il suo stile, il suo proprio ed innato senso del pathos.

Le scene di Nicola Rubertelli sono bellissime: praticabili, fondali, piccole strutture che richiamano il Teatro in modo sobrio e sempre molto “decadente”.

Bellissimi i costumi di Giusi Giustino e il gioco di luci di Claudio Schmid.

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IL MEDICO DEI PAZZI, G. BATTISTELLI – TEATRO MALIBRAN DI VENEZIA, DOMENICA 23 OTTOBRE 2016

Di Maria Teresa Giovagnoli

Andata in scena per la prima volta nel giugno del 2014 a Nancy, arriva anche in Italia e precisamente a Venezia Il medico dei pazzi di Battistelli, con un allestimento curato da Francesco Saponaro i cui costumi sono di Carlos Tieppo. Tratto dall’irresistibile commedia di Eduardo De Filippo che decise di mettere in scena il copione di suo padre Eduardo Scarpetta dal titolo O miedeco d’e pazze, fu anche il testo ispiratore del celeberrimo film con Totò del 1954 in cui mirabilmente l’attore partenopeo interpretava il turlupinato Felice Sciosciammocca, vittima dell’incredibile scherzo del nipote nullafacente. Battistelli rappresenta la Napoli dei mille colori e caratteri tipici del Novecento, un insieme di personalità spumeggianti che riempiono la tavolozza degli ospiti presenti nella Pansione Stella che con la loro stravaganza vengono scambiati (e non a torto) per folli. Una modernizzazione delle maschere classiche, che però sono dotate di una caratterizzazione del tutto personale: l’amore per il proprio lavoro o passione è tale da divenire una vera e propria ossessione. Lo scrittore e giornalista scalpitante, il violinista e direttore d’orchestra in cerca di compagni per una ricca tournée, l’attore drammatico ossessionato dal ruolo di Otello, il finto tenore, in realtà il vero complice dello sfaccendato Ciccillo, che impersona un povero cantante convinto di essere stato l’ispiratore de La Traviata di Giuseppe Verdi. Ma poi figurano la mamma isterica che non vede l’ora di piazzare la figlia per sistemarsi, la moglie di Felice tutta fuoco e gelosia, ed anche la servitù e le comparse non appaiono del tutto razionali. Insomma l’argento vivo del popolo napoletano come mezzo per esaltare caratteri e vivacità dei protagonisti, che come sempre non vanno relegati ad uno specifico secolo, ma sono i prototipi di tanti personaggi di oggi e di sempre.

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MACBETH, G. VERDI - GRAN TEATRE DEL LICEU, 20 OTTOBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

Ma dimmi, altra voce non parti d'udire?

 Sei vano, o Macbetto, ma privo d'ardire.”

 

Straordinaria apertura di stagione per il Gran Teatro del Liceu a Barcellona con una produzione del Macbeth di G. Verdi proveniente dal Grand Théâtre de Genève, che ha visto il suo debutto nel 2012. Christof Loy, responsabile della regia, sceglie una lettura densa di intensità teatrale, ma tutto sommato abbastanza classica.

Loy ci trascina in un mondo che rimanda ai film horror della Hammer Production, ambientando l'intero dramma all'interno di  un castello gotico scozzese di fine ottocento, dove il linguaggio visivo e scenografico viene risolto esclusivamente in bianco e nero. Persino la macabra domesticità del  sangue, tanto sangue, risulta visivamente nera.

Ecco quindi che Macbeth e Lady, appaiono qui come due personaggi intrappolati nelle paure e nei fantasmi che si aggirano nelle lugubri stanze del castello, autori loro stessi dei drammi umani che le hanno generate.

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NUOVA STAGIONE CONCERTISTICA DI VERONA LIRICA - INAUGURAZIONE AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 16 OTTOBRE 2016

Interpreti: Mihaela Marcu, soprano; Carmen Topciu, mezzosoprano; Mikheil Sheshaberidze, tenore; Amartuvshin Enkhbat, baritono; Giovanni Andrea Zanon, violino.

Come ogni anno ad ottobre prende il via la stagione concertistica dell’ Associazione Verona lirica che continua a registrare un numeroso pubblico di affezionati che riempiono il teatro Filarmonico della sua città. Il Presidente Giuseppe Tuppini, presentatore della serata, offre come sempre il suo saluto augurale per la nuova stagione e lascia così il palco al gradito ritorno del violinista Andrea Zanon che con il delicato primo movimento della partita BWV 1001 di Bach, ha il compito di aprire il concerto. Con movimenti sciolti e precisi e la massima concentrazione il giovane veneto ha creato la giusta atmosfera per il prosieguo della serata.

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BOHEME, G. PUCCINI – TEATRO REGIO DI TORINO, VENERDI’ 14 OTTOBRE 2016

Produzione dedicata ai centoventi anni dalla prima assoluta del 1 febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino.

Quando si parla di Bohème si sottolinea sempre l’universalità dei valori che legano i protagonisti della vicenda: l’amicizia che regala momenti sereni anche nella povertà, la speranza nel futuro nonostante le difficoltà del momento, la forza d'animo pur nella malattia e soprattutto l’amore, che sia litigarello, sensuale o languido, va sempre oltre i confini della vita terrena. In un’epoca così difficile come quella in cui viviamo e dove il tempo pare correre via sempre più velocemente, tutto è ancora più amplificato rispetto al lontano mondo bohémien di fine Ottocento. Tanto nelle grandi città quanto nelle piccole province possiamo trovare scrittori in erba, bravissimi musicisti alle prime armi, talentuosi pittori dallo stile personalissimo, oppure studiosi di filosofia in cerca della propria strada.

Ecco che il regista Àlex Ollé ha dunque pensato ad una Parigi contemporanea, impersonale, monotona, fatta di edifici identici e decisamente anonimi, parte di un universo alienante in cui solo l’amore per l’arte ed i buoni sentimenti distingue il gruppo di giovani abitanti nell’anonimo appartamento al primo piano di un condominio come tanti. Succedono tante cose in  questo allestimento, tante sono le comparse attualizzate che affollano ad esempio il caffè de Momus tra borghesucci stravaganti e cameriere altrettanto singolari; i gendarmi sono i nostri carabinieri e per strada osserviamo oltre ai contadini, delle lattivendole decisamente eccentriche e moderni venditori ambulanti. In estrema sintesi le categorie sociali descritte nell’opera rapportate all’occhio contemporaneo che il costumista Lluc Castells veste di conseguenza.

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DON CARLO, G. VERDI - FESTIVAL VERDI, TEATRO REGIO DI PARMA, 11 OTTOBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

 

“IL DUOLO DELLA TERRA NEL CHIOSTRO ANCOR

C'INSEGUE, SOLO DEL COR LA GUERRA

IN CIEL SI CALMERA'! “

  

Sfortunata ultima recita, quella alla quale abbiamo assistito la sera dell'11 ottobre, a conclusione delle recite di Don Carlo per il Festival Verdi 2016.

Subito dopo le prime battute del duetto Rodrigo\Posa al primo atto, il baritono Vladimir Stoyanov ha sofferto di un collasso che lo ha costretto ad interrompere la recita per una ventina di minuti.

Ripresosi, ha portato a fatica a conclusione l'atto per poi essere sostituito dal giovane baritono Gocha Abuladze per il resto dell'opera.

Se è impossibile valutare la prova di Stoyanov, possiamo dire invece che la prova di Gocha Abuladze ci ha sorpreso per la partecipazione convinta e precisa dell'interprete chiamato in tutta fretta a sostituire il collega malato.

Abuladze dopo un naturale inizio un poco spaesato e timoroso, ha sfoderato una voce di tutto rispetto, svettante nella parte alta del rigo come dal buon gusto nel fraseggio, giungendo alla scena del suo assassinio nel terzo atto in buona forma vocale e convincente nell'interpretazione, dove non ha risparmiato pianissimi e ha saputo cogliere l'essenza del personaggio. Se la voce è ancora un poco acerba nel complesso, l'artista è già maturo.

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LA MAHLER CHAMBER ORCHESTRA CON DANIEL HARDING
AL SETTEMBRE DELL' ACCADEMIA - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, 07 OTTOBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

A concludere il Settembre dell'Accademia 2016 è stata chiamata la Mahler Chamber Orchestra diretta da Daniel Harding con un programma che ha visto protagoniste le ultime tre sinfonie composte da Mozart.

La scelta di Harding e dell'orchestra stessa per questo programma, si colloca nella direzione di pensare agli ultimi tre capolavori sinfonici del genio di Salisburgo come ad un corpo unico, una sorta di ultimo testamento musicale mozartiano.

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WRITTEN ON SKIN, GEORGE BENJAMIN – TEATRO COMUNALE DI BOLZANO PER OPERA 20.21, VENERDI’ 7 OTTOBRE 2016

'Written on skin' (scritto sulla pelle) è un’ opera del 2012 di George Benjamin che ha suscitato clamore e ottenuto successo sia in Francia che in Inghilterra al suo debutto. Si apre con questo che è stato già definito un capolavoro il secondo capitolo del progetto OPERA 20.21 inaugurato la scorsa stagione dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, che procede nella valorizzazione di autori contemporanei con un calendario intitolato ‘Love and other Cruelties’. Dunque un approfondimento ed ulteriore scandagliamento dei temi e conflitti interiori della vita di oggigiorno verso cui eravamo stati indirizzati la scorsa stagione.

La vicenda narrata dal librettista Martin Crimp, tratta dal Boccaccio e dal quasi leggendario trovatore spagnolo Guilhem de Cabestanh, viene rivisitata in chiave prospettica del tutto diversa da come ci si potrebbe aspettare. In questa storia di tradimento e  crudeltà sottile,  il concetto di spazio e tempo sono rielaborati in modo differente, con un plot narrativo uniforme che invero si connette costantemente con il futuro. Sono infatti tre angeli del nostro tempo ad osservare per noi ciò che avviene ed a raccontarcelo passo passo; gli stessi angeli sono anche interpreti dei personaggi principali alternando continuamente il proprio ruolo sulla scena, che spesso viene narrata anche in terza persona dai protagonisti che dunque entrano ed escono dalla storia, la raccontano, ne fanno parte e sono osservati a loro volta.   Perfino i costumi sono un misto tra le fogge medievali e la modernità dei giorni nostri.

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TURANDOT, G. PUCCINI - TEATRO GRANDE DI BRESCIA, VENERDI' 30 SETTEMBRE 2016

Di Simone De Angeli

Per l’inaugurazione della Stagione Lirica di Brescia quest’anno è stata scelta una della più monumentali opere del repertorio italiano: Turandot.

Si elogia il coraggio di una realtà come quella di Opera Lombardia per aver deciso di allestire un titolo che fa “tremare” anche Teatri con maggiori risorse e con possibilità tecniche più avanzate.

La scommessa, possiamo dire, è stata vinta a metà.

Lo spettacolo che vedeva le scene e la regia affidati a Giuseppe Frigeni è elegante ma freddo. Ci sono

delle incomprensibili dinamiche tra i protagonisti e la scelta di “stilizzare” e di rendere asettici i movimenti di ogni personaggio non è felicissima. Se ne ricava una staticità di fondo che non riesce a trasmettere energia, pathos, dolore e forza emotiva.

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L'ORCHESTRA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA CON FRANCESCO OMMASSINI E JAN LISIECKI PER IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA. MERCOLEDI 28 SETTEMBRE 2016

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Di Pierluigi Guadagni

 

Raffinatissima collaborazione artistica quella tra il direttore Francesco Ommassini a capo dell'Orchestra della Fondazione Arena di Verona e il pianista Jan Lisiecki, apprezzata nel concerto che ha visto in programma il Concerto per pianoforte n.1 di Chopin, la Sinfonia dell'opera Il Turco in Italia di Rossini e la Sinfonia n.4 in fa minore di Cajkovskij.

Proprio con Rossini si è aperta la serata in una esecuzione della sinfonia dell'opera il Turco in Italia tutta giocata sui colori e alla ricerca costante di quella cifra stilistica che fa di Ommassini apprezzato interprete del repertorio rossiniano di oggi ( una nuova produzione de La Pietra del paragone lo attende nei prossimi giorni al Lirico di Cagliari). Musica a prima vista banale quella di Rossini ma che nasconde insidie esecutive tremende se non concertate con la mano ferma ed esperta dell'interprete che sa dove calcare la mano, nei crescendo puntuali e precisi ad esempio, ma che sa anche far risaltare le cifre solistiche con agogiche ricercate, supportato da un'orchestra forse ancora un poco fredda ma precisa.


Non poteva esserci concerto migliore per l'esordio a Verona e al Settembre dell' Accademia del pianista Jan Lisiecki, considerato oramai non più una fulgida promessa pianistica ma un solido interprete apprezzato in tutto il mondo.
Dai contemporanei di Chopin, il concerto n.1 in mi minore era stato considerato lontano dalle esibizioni virtuosistiche imperanti all'epoca, per il continuo rimando tra solista e orchestra con il pianoforte che colloquia romanticamente con una orchestra rarefatta ma sempre presente.
E proprio nell'opera di Chopin la sensibilità di poeta della tastiera del pianista canadese, è andata ad amalgamarsi con l'eterea conduzione di Ommassini e ha dato vita a sequenze di incomparabile delicatezza in cui i dialoghi tra pianoforte e orchestra hanno accompagnato gli ascoltatori verso un terzo movimento del concerto, che ha visto il pianista surgere a spregiudicato virtuoso già in possesso di un pianismo maturo e irresistibilmente naturale.
Il suo Chopin ha una noblesse stilistica così naturalmente controllata, che fa quasi spavento trovarla in un ragazzo di così giovane età: qui è proprio il caso di dire che, dove non arrivi la consapevolezza dei propri mezzi − che pure c’è, e matura −, arriva il talento di un genio assoluto del pianoforte.
Ma la cosa che lascia di più senza fiato è la consapevolezza stilistica ed interpretativa di questo ragazzo poco più che adolescente, che riesce a rendere importante ogni nota con una tecnica brillante e un pathos coinvolgente.
Salutato Chopin con una tempesta di applausi, Lisiecki si congeda dal pubblico veronese con un bis annunciato dal suo vocione già da uomo maturo, eseguendo il delicato Traumerei di Schumann dove ancora una volta ci si rende conto del suo immenso talento: delicatezza nella percussione dei tasti, parco uso dei pedali ed estrema pulizia sonora.

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L’ORCHESTRA DELL'ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA CON ANTONIO PAPPANO OSPITE DEL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA - VERONA , DOMENICA 25 SETTEMBRE 2016

Ancora una serata straordinaria domenica al Filarmonico di Verona che ha ospitato la prestigiosa orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia col suo Direttore Musicale, Sir Antonio Pappano, cui si è aggiunto il talento del celebre violinista Gil Shaham in un teatro completamente esaurito visto il richiamo dell’evento.

Esattamente come le orchestre che l’hanno preceduta, quella dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidata dal Maestro Antonio Pappano, gode di un prestigio internazionale invidiabile per qualità, stile e perizia esecutiva. Anche il programma proposto, in particolar modo la prima parte del concerto, costituiva un motivo di richiamo succulento per gli appassionati, visto la notorietà e l’appeal di cui godono i pezzi in locandina.

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LA FILARMONICA DELLA SCALA CON CHAILLY E TRIFONOV AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA – GIOVEDI’ 22 SETTEMBRE 2016

Con la Filarmonica della Scala il Settembre dell’Accademia aggiunge un altro tassello imperdibile alla lista di appuntamenti al Teatro Filarmonico, grazie ad un concerto interamente dedicato al compositore Schumann e la bacchetta del Maestro Riccardo Chailly, con la stella pianistica Daniil Trifonov.

La ouverture Manfred con cui si è aperto il concerto è quasi un inno al romanticismo di Lord Byron, per il cui dramma omonimo compose le musiche di scena tra il 1848 ed il 1851. Chiaramente influenzato dalle atmosfere eroiche e deliranti di cui è pregno il dramma inglese, il cui protagonista si macchia dell’amore impossibile verso la sorella, in questo pezzo sembrano coesistere due forze contrastanti e simbiotiche rappresentate dal tormento dell’eroe e dalla dolcezza dell’amata. Chailly veste i panni del condottiero audace che tiene le redini del suo esercito musicale con piglio deciso, che allo stesso tempo sa ammorbidire i toni abbracciando le melodie che via via si intersecano, si inseguono, fino al progressivo pacarsi e scomparire del tutto. Meraviglioso il suono che si amplia, si arricchisce di sfumature in un continuo intreccio di colori, come si intrecciano gli stati d’animo dei due amanti passionali e colpevoli.

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BAMBERGER SYMPHONIKER, TERZO CONCERTO SINFONICO PER L’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA – SABATO 17 SETTEMBRE 2016

Prosegue il calendario dei concerti al Teatro Filarmonico di Verona per il Settembre dell’Accademia con un’altra importante orchestra interprete di un ricco e trascinante programma. I Bamberger Symphoniker rappresentano una felice realtà bavarese costituitasi negli anni Quaranta del Novecento e che ha portato la professionalità tedesca in tour già immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, segno della volontà tedesca di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e ripartire grazie all’Arte ed alla sua espressione più coinvolgente, la Musica.  Arriva a Verona con il suo Direttore Onorario Christoph Eschenbach che vanta una ricchissima carrellata di concerti con l’orchestra bavarese: ben oltre centocinquanta volte è stato alla testa dei suoi musicisti e ciò fa capire quanto feeling possa esserci tra il Maestro e la sua compagine artistica. Il passato da pianista di successo ha probabilmente portato Eschenbach ad inserire in programma un pezzo come il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 in Mi bemolle maggiore Op. 73 “Imperatore”, che segue la maestosa Ouverture da Egmont op. 84 (1810), entrambe di Ludwig van Beethoven.

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ZUBIN MEHTA E L’ORCHESTRA DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO PER L’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA, TEATRO FILARMONICO, LUNEDI’ 12 SETTEMBRE 2016

Il secondo appuntamento sinfonico per il ‘Settembre dell’Accademia’ vede ospite l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino con il suo direttore principale a vita Zubin Mehta ed un programma con due sinfonie che in comune hanno un elemento assai significativo: l’incompiutezza. Si tratta infatti della sinfonia in Si minore D759 di Schubert meglio nota come l’Incompiuta, seguita dalla sinfonia n. 9 in Re minore di Bruckner, priva in origine del quarto movimento

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LA SERVA PADRONA, G.B. PERGOLESI – VICENZA, GALLERIE D'ITALIA - PALAZZO LEONI MONTANARI, giovedì 8 settembre 2016

Ogni guida turistica che si rispetti descrive la città di Vicenza come un teatro a cielo aperto, un luogo di naturale bellezza in cui ogni edificio si presterebbe ad ospitare rappresentazioni artistiche. Lo ben sapevano i nobili vicentini che già nel Cinquecento strutturavano i propri palazzi principeschi del centro storico prevedendo una corte con una balconata, o comunque un angolo che in qualche modo ricreasse in miniatura gli spazi di un palcoscenico, per le loro feste private. Così l’Associazione Concetto Armonico ha saputo riproporre in questi giorni quelle atmosfere passate ambientando in tutto il centro storico i suoi appuntamenti musicali: il Tempio di Santa Corona, il cortile di palazzo Trissino, la chiesa di San Gaetano, il Teatro Olimpico, ed infine le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, dove abbiamo assistito ad una originale rappresentazione de La serva padrona di Pergolesi.

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