Di Maria Teresa Giovagnoli
Continua l’attività dell’Atelier Accademia di Belle Arti di Venezia al Teatro Malibran, con la riscoperta di opere poco praticate o comunque adatte ad un pubblico frizzante e giovane come i ragazzi impegnati in questo tipo di produzioni. E’ la volta di Gina, opera del ventiduenne Cilea alle prese con l’esame finale al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, di cui fu poi grande direttore. Ovviamente non si parla di capolavoro né si pretese all’epoca lo fosse: esso è di per sé uno scritto ludico, fresco e comunque interessante, poiché esprime in erba il futuro compositivo del grande Cilea della Lecouvreur. Opera di arie lievi, pervase di leggerezza, concepita in ogni caso da uno studente del conservatorio, e quindi giovane, che ne trasse anche un discreto successo. Il libretto di Enrico Golisciani è semplice e lineare: dalla commediola Catherine ou La croix d’or di Nicolas Brazier e Mélesville, ambientato in Francia al tempo di Napoleone, pochi personaggi ruotano attorno al destino del povero Uberto chiamato a partir soldato e lasciare fidanzata e sorella in ambasce. La musica non diventa mai tragica o grave, pur nel dramma sfiorato già si preannuncia la felice soluzione, con lo scambio al fronte del volontario Giulio, pronto a sacrificarsi per la bella Gina e lasciarle il fratello a casa.