A centosettanta anni dalla prima assoluta proprio alla Fenice di Venezia torna l’Attila di Giuseppe Verdi nell’allestimento che ha inaugurato la stagione al Comunale di Bologna con la regia di Daniele Abbado, che si avvale delle scene di Gianni Carluccio.
Torna dunque il clima cupo di questo spettacolo basato su una ambientazione sostanzialmente uniforme che può suggerire un grande veliero ma anche luoghi desolati e fatiscenti in cui lo spettatore è lasciato libero di vedere ciò che crede. Il periodo in cui ci troviamo è altrettanto indefinito e certo più vicino ai giorni nostri, con l’idea del viaggio come leitmotiv, non già degli antichi Romani o Unni, ma piuttosto di gente di ogni epoca costretta a spostarsi per sopravvivere. Un riferimento esplicito alle sfortunate popolazioni di profughi odierne. La regia è piuttosto lineare con gli interpreti quasi sempre in primo piano e a nostro avviso abbastanza liberi di esprimersi. Le luci dello stesso Carluccio sottolineano l’azione celando tutto il resto in una specie di penombra. I costumi realizzati in coppia con Daniela Cernigliaro sono adeguati al contesto.
Il grande nemico dei romani è l’Attila di Roberto Tagliavini, che tesse un personaggio grintoso, crudele ma dolce in amore. Abbiamo già sentito l’interprete in questo ruolo che appare oggi più interiorizzato e maggiormente nelle corde del basso, che si mostra più consapevole e anche ben centrato vocalmente.
Odabella è Vittoria Yeo. Il soprano cerca una sua dimensione in scena ma non è aiutata dalla voce che, pur possedendo una bella timbrica, non riesce a coprire con agio l’intera gamma dell’impervia scrittura vocale. Gli acuti sono belli ma più si sale più si avverte una certa fatica, inoltre nel grave manca di ‘polpa’, rendendo disomogeneo il risultato globale.
Ancora una conferma per Julian Kim, splendido Ezio dalla vocalità particolare che abbiamo sottolineato più volte, a suo agio nel ruolo tanto vocalmente quanto dal punto di vista scenico. Un bel successo personale per lui in questa interpretazione.
Foresto è interpretato da Stefan Pop. E’ un tenore generoso che adopera la voce con energia e passione, dotato di un buon fiato e corretto nel fraseggio. Anch’egli molto apprezzato in sala.
Ben figurano Antonello Ceron come Uldino e Mattia Denti, Leone di lusso.
Bene il coro preparato da Claudio Marino Moretti, come sempre partecipe e preparatissimo.
Alla testa dell’orchestra feniciana Riccardo Frizza racconta un Attila impetuoso ma non fino all’eccesso, sottolineando i momenti elegiaci o tragici con dinamiche appropriate senza mai appesantire il suono.
Alla fine successo cordiale da parte di un pubblico formato principalmente da ospiti stranieri in visita; qualche dissenso per la regia.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Riccardo Frizza
Regia Daniele Abbado
regista collaboratore Boris Stetka
Scene e
light designer Gianni Carluccio
costumi Gianni Carluccio & Daniela Cernigliaro
maestro del Coro Claudio Marino Moretti
GLI INTERPRETI
Odabella Vittoria Yeo
Foresto Stefan Pop
Attila Roberto Tagliavini
Uldino Antonello Ceron
Ezio Julian Kim
Leone Mattia Denti
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con Teatro Comunale di Bologna e Teatro Massimo di Palermo
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FOTO MICHELE CROSERA
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