Di Rosy Simeone
Penultimo titolo della stagione lirica 2016 l’incompiuta di Giacomo Puccini, qui nella sua versione originale, quindi priva della scena composta da Alfano su ispirazione degli appunti del grande genio.
Spettacolo del San Carlo di Napoli questa Turandot di Roberto De Simone lascia il segno.
Lo spettacolo, qui ripreso da Ivo Guerra, è invero magnifico. E’ la regia che tutti vorremmo poter vedere, tradizionale, ricca ma non opulenta, elegante ma non sfarzosa, intelligente ma non noiosa.
I movimenti sono essenziali, tutti scelti e studiati per non nuocere ai cantanti ed alla compattezza del suono del Coro e dei singoli solisti.
Le scene di Nicola Rubertelli come i costumi di Odette Nicoletti sono magnifici, come pure il gioco di luci ideato da Vincenzo Raponi e le coreografie delle comparse curate da Domenico Iannone.
Splendida la concertazione di Giampaolo Bisanti che trova con questa Orchestra una sintonia pressochè perfetta.
E’ la seconda occasione che ascoltiamo l’Orchestra del Petruzzelli diretta da questo giovane direttore in ascesa e per la seconda volta notiamo come riesca a valorizzare una compagine che, sotto altre guide, non risulta così pulita, omogenea ed attenta.
La Turandot di Bisanti è violenta, appassionata, forte, temperamentosa, segue i cantanti e le masse corali con gesto chiarissimo ed elegante, non perde mai di vista le diverse sezioni degli strumenti in buca e interagisce con loro con grande empatia. Una lettura davvero notevolissima.
Turandot era Tiziana Caruso. Voce imponente, compatta, tipicamente italiana nella pasta e nella rotondità.
L’interprete è però troppo algida, distaccata, una interpretazione che non “passa” nel cuore del pubblico; gli afflati malinconici sono resi con belle modulazioni ma gli scatti isterici e violenti sono risolti solo vocalmente e non con la giusta energia.
Calaf era Carlo Ventre. Voce di smalto e qualità superiori, che segna un grande e felice personaggio.
E’ forte, virile, gli acuti sono pieni e possenti e l’interprete è notevole ma mai eccessivo.
Un meritato trionfo personale al termine della celebre aria “Nessun dorma”.
Liù era Daria Masiero. Voce di soprano senza alcuna peculiarità timbrica e priva di mordente.
I fiati, seppur ben sostenuti, paiono fiochi, il medium della voce è tutto ingolato e la salita all’acuto faticosa.
L’interprete poi è caricata ed eccessiva; personalmente non ho mai amato singhiozzi e lamenti durante o dopo le arie solistiche che concorrono solo a strappare un più semplice consenso.
Timur era DeyanVatchkov che ha voce imponente e figura altrettanto adatta al ruolo del vecchio padre.
Le tre maschere erano uno straordinario Massimiliano Chiarolla, Pong, un lussuoso Saverio Fiore, Pang, entrambi forse meriterebbero rilievo maggiore in alcune produzioni operistiche; un po’ troppo caricato e con notevoli problemi ritmici e di solfeggio il Ping di Domenico Colaianni.
Eccellenti i comprimari da Rino Matafù nei panni di Altoum, Raffaele Pastore e Tiziano Tassi quali Principe di Persia e un Mandarino come pure ottime le due ancelle interpretate da Maria Silecchio e Giovanna Padovano.
Ottimo l’apporto del Coro del Teatro Petruzzelli guidato da Fabrizio Cassi come pure gli interventi del Coro di voci bianche di Emanuela Aymone.
Al termine applausi calorosi per tutti con punte di entusiasmo per Ventre e Bisanti.
Rosy Simeone
LA PRODUZIONE
Direttore Giampaolo Bisanti
Regia Roberto de Simone – ripresa da Ivo Guerra
Scene Nicola Rubertelli
Costumi Odette Nicoletti
Luci Vincenzo Raponi
Coreografie Domenico Iannone
Maestro del Coro Fabrizio Cassi
Direttore del
Coro di Voci Bianche Emanuela Aymone
GLI INTERPRETI
Turandot Tiziana Caruso
Calaf Carlo Ventre
Liù Daria Masiero
Timur DeyanVatchkov
Ping Domenico Colaianni
Pong Massimiliano Chiarolla
Pang Saverio Fiore
Altoum Rino Matafù
Mandarino Tiziano Tassi
Ancelle Maria Silecchio
Giovanna Padovano
ORCHESTRA e CORO del Teatro Petruzzelli
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Foto Mirco Magliocca
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