Di Rosy Simeone
Adriana Lecouvereur torna in scena al San Carlo nell’allestimento firmato da Lorenzo Mariani nel 2003 che vide protagonista una splendida ed indimenticabile Daniela Dessì.
Allora fu un grande trionfo e si deve ammettere che lo spettacolo ha conservato il garbo ed il fascino di un tempo.
Una regia senza eccessi, priva di fronzoli, asciutta, molto incentrata, naturalmente, sul lasciare alla protagonista la possibilità di portare in scena il suo carattere, il suo stile, il suo proprio ed innato senso del pathos.
Le scene di Nicola Rubertelli sono bellissime: praticabili, fondali, piccole strutture che richiamano il Teatro in modo sobrio e sempre molto “decadente”.
Bellissimi i costumi di Giusi Giustino e il gioco di luci di Claudio Schmid.
Questa edizione vedeva inoltre la parte musicale guidata da uno straordinario Daniel Oren, in questo repertorio tra i migliori al mondo.
Lo sente, lo vive, lo dipinge, trova colori, atmosfere e senso incalzante del dramma.
Nessun dettaglio è lasciato al caso e le grandi scene dell’’opera sono da lui vissute con grande coinvolgimento sempre nel rispetto del palcoscenico e dell’idea registica.
In palcoscenico abbiamo trovato schierato un cast veramente eccellente, perlomeno nelle parti principali.
Barbara Frittoli ci dona un’Adriana esemplare per controllo.
Un controllo di uno strumento di rara bellezza unito alla sapiente capacità di modulare la voce, sfumare, assottigliare e rinforzare i suoni con grande magistero.
La recitazione poi è aderente allo stile sobrio ed elegante dell’intero spettacolo. La rende una diva ma donna, una creatura che si trasfigura nell’arte ma che resta ancorata alla vita concreta. Una lettura di grandissimo valore e di rilievo assoluto.
Il Maurizio di Gustavo Porta era stentoreo, dal canto sicuro e imponente.
Non si è distinto per particolari capacità di modulare la voce ma la sicurezza in tutti i registri e la bellezza dello strumento, di colore bronzeo, lo hanno certamente aiutato a rendere questo difficile ruolo in modo credibilissimo e convincente.
Luciana d’Intino era la Principessa di Bouillon.
La voce è torrenziale, lo squillo sul settore acuto splendido, il registro grave impressionante, l’interprete misurata ed intelligente; non cade nella tentazione di “caricare” molto il personaggio, cosa che in moltissime fanno data anche la musica che indugia spesso in tempi rapinosi ed in melodie “potenti”, e non dimentica che sempre di una Principessa si tratta.
Alessandro Corbelli era Michonnet. Espressivo, morbido, nostalgico, saggio, accomodante. Non esiste sfumatura o accento che nel ruolo sia previsto e che lui non abbia reso in modo magnifico. Un artista di rara qualità e sensibilità.
Non male la folta schiera di ruoli di fianco in cui si va da uno straordinario Abate di Luca Casalin, agli eccellenti Paolo Orecchia come Quinot e Stefano Consolini come Poisson, fino alle ottime Elena Borin come Jouvenot e Milena Josipovic come Dangeville.
Unica nota stonata il Principe di Carlo Striuli, voce possente ma purtroppo sguaiata, priva di fascino e di qualità peggiorata.
Ottimo il Coro diretto da Marco Faelli.
Il pubblico ha gradito moltissimo lo spettacolo tributando una vera ovazione alla Frittoli ed al M° Oren.
Rosy Simeone
LA PRODUZIONE
Direttore Daniel Oren
Regia Lorenzo Mariani
Scene Nicola Rubertelli
Costumi Giusi Giustino
Luci Claudio Schmid
GLI INTERPRETI
Adriana Lecouvreur Barbara Frittoli
Maurizio Gustavo Porta
La principessa
de Bouillon Luciana D’Intino
Il principe
de Bouillon Carlo Striuli
L'abate di Chazeuil Luca Casalin
Michonnet Alessandro Corbelli
Quinault Paolo Orecchia
Poisson Stefano Consolini
Mad.lleJouvenot Elena Borin
Mad.lleDangeville Milena Josipovic
Allestimento del Teatro di San Carlo
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
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FOTO TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI
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