Di Simone De Angeli
Inaugurazione della Stagione Lirica in Scala, Madama Butterfly di Giacomo Puccini in una versione che riprende l’edizione del 1904 data proprio alla Scala e che costò al musicista lucchese una amara delusione per l’accoglienza del pubblico.
Non faremo qui una disamina filologica e musicale delle differenze tra le versioni limitandoci, per parte nostra, a riscontrare che la versione che tutti conosciamo da tradizione ci sembra essere emotivamente più “immediata” e complessivamente vincente rispetto a questa “rivisitazione” di un insuccesso.
Detto questo però non si può non dire che la Scala ha fatto le cose davvero per bene e che sicuramente l’interesse dell’appassionato nell’ascoltare qualcosa di diverso e per certi versi “nuovo” è molto affascinante.
Lo spettacolo si è avvalso delle stupende scene di Alvis Hermanis e Leila Fteita che hanno ideato una struttura su tre livelli con pannelli semovibili che fungevano da separazione degli spazi e che davano, grazie anche alle video proiezioni curate da Ineta Sipunova, un senso di profondità e di spazio ma senza perdersi in particolari inutili o leziosi.
L’interno della casa “americana” dopo l’intervallo era riprodotta con un saloncino in stile tipicamente “borghese” e l’effetto di carta da parati color crema sui muri…. Il giappone si “intravede” solo nelle bellissime fronde di ciliegio sullo sfondo.
I costumi di Kristine Jurjane per gli Artisti coinvolti come quelli del Coro nel primo atto e delle danzatrici nel coro a bocca chiusa erano magnifici. Curati, fatti sulle tonalità del colore pastello in tutte le sue possibili declinazioni di rosa, arancio, verde, azzurro e porpora.
La regia, sempre di Alvis Hermanis è stata giocata tutta sulla sfera “intimistica” dell’opera.
Le movenze sono curate fin nel più piccolo dettaglio. Magnifica la circostanza in cui Suzuki si batte sul petto per esprimere il suo dolore mentre è CioCio San a cantare e le scelte di “caricatura” misurata delle credenze orientali nel primo atto sono molto efficaci.
E’ sottolineata la forte e profonda contrapposizione tra l’universo maschile e quello femminile oltre che l’arroganza e spregiudicatezza con cui l’occidentale vede le tradizioni orientali. Lo spettacolo è reso in modo elegante, sobrio, compito e molto bello a vedersi.
La parte musicale è stata ove non eccellente, davvero notevolissima.
Su tutto lo spettacolo dal punto di vista musicale e registico ha dominato Maria Josè Siri.
Cantante dotata di timbro perlaceo, argenteo ma con “polpa”. La voce suona in tutta la sala con facilità e svetta in zona medio acuta sostenendo i suoni con maestria.
E’ palpitante, dolcissima nella sua ingenuità nel primo atto, per poi divenire ferina, adulta, comprensiva, fiera e delusa nel secondo atto addivenendo ad una trasfigurazione quasi fisica nel momento della scelta di lasciarsi andare al proprio destino suicidandosi.
Una prova maiuscola salutata dal pubblico con un vero e proprio trionfo personale.
Bryan Hymel è un tenore americano dotato di voce dal colore bellissimo, timbrata, estesa e molto voluminosa.
Le frasi ascendenti e il canto declamato del primo atto sono ottimamente sostenuti.
Si sarebbe forse desiderata una migliore pronuncia in alcuni punti in cui il gioco seduttivo della parola dovrebbe arrivare all’orecchio forte quanto la musica. In questo è stato forse il più “estraneo” al ruolo che ricopriva.
Annalisa Stroppa è stata una Suzuki esemplare.
Voce ampia e morbida, sostenuta con cura e attrice consumata.
Ha fatto suo il dolore della protagonista. E’ stata profonda e lacerata al contempo e sempre con una cura al fraseggio ed alla corretta emissione di ogni singolo suono.
Carlos Alvarez era Sharpless. Affrontato con la nobiltà che contraddistingue questo grande cantante spagnolo e con la sua solita vocalità timbrata e a fuoco. Attenta nel canto di “conversazione” e sempre misurato nei gesti ed in una recitazione asciutta e pertinente.
Magnifico il contorno dei ruoli di fianco in cui spicca il Goro di Carlo Bosi. Che dire? Semplicemente perfetto. Basta. Perfetto sotto ogni punto di vista.
Abramo Rosalen presta la sua voce grande e scura al ruolo dello Zio Bonzo, mentre Costantino Finucci è un ottimo Yamadori.
Leonardo Galeazzi è un efficace Yakusidè e Gabriele Sagona e Romano dal Zovo sono un ottimo Commissario Imperiale ed un sonoro ufficiale del registro.
Un gradino al di sotto il personaggio di Kate Pinkerton.
Bellissima in scena quanto difficilmente udibile in un ruolo meno esiguo di quanto si è abituati ad ascoltare.
Su tutti trionfa, insieme alla protagonista, il M° Riccardo Chailly.
L’intesa con l’Orchestra della Scala produce un piccolo capolavoro nella sensazione di un suono unico, compatto, morbido, che si allarga dolcemente e segue le esigenze del palcoscenico con suprema eleganza e sicurezza.
I legni suonano in modo eccellente e gli archi creano delle sfumature e delle onde di suono mirabili per qualità e precisione.
Al termine applausi per tutti con particolare affetto ed entusiasmo per la Siri e Chailly.
Simone De Angeli
LA PRODUZIONE
Direttore Riccardo Chailly
Regia Alvis Hermanis
Scene Alvis Hermanis e Leila Fteita
Costumi Kristine Jurjāne
Luci Gleb Filshtinsky
Video Ineta Sipunova
Coreografia Alla Sigalova
Drammaturgo Olivier Lexa
GLI INTERPRETI
Madama Butterfly Maria José Siri
(Cio-Cio-San)
Suzuki Annalisa Stroppa
Kate Pinkerton
F.B. Pinkerton Bryan Hymel
Sharpless Carlos Álvarez
Goro Carlo Bosi
ll Principe Yamadori Costantino Finucci
Lo zio bonzo Abramo Rosalen
Yakusidé Leonardo Galeazzi
Commissario imperiale Gabriele Sagona
L'Ufficiale del registro Romano Dal Zovo
La madre di Cio-Cio San Marzia Castellini
La zia di Cio-Cio San Maria Miccoli
La cugina di Cio-Cio San Roberta Salvati
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO ALLA SCALA
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Foto TEATRO ALLA SCALA
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