LE NOZZE DI FIGARO, W. A. MOZART – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, VENERDI’ 3 GIUGNO 2016

Nel folto programma delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza arriva anche l’ultimo tassello della trilogia mozartiana/Da Ponte che, iniziata con Don Giovanni e poi Così fan tutte, si chiude con Le nozze di Figaro per la regia di Lorenzo Regazzo. Lo spettacolo ha in sé una grande carica energetica ed è pieno di tantissime situazioni frizzanti e un po’ assurde che hanno spesso suscitato ilarità e perfino stupore. Tutti sembrano ossessionati da qualcosa e l’erotismo sembra essere la chiave per colmare carenze e frustrazioni o semplicemente la noia del quotidiano. Siamo stati catapultati al cento per cento nella società di oggi dove Facebook regna sovrano con i suoi selfie (addirittura con le attualissime prolunghe), i like, la moda dei toy-boy sedotti da distinte signore attempate, uomini fissi sui cellulari, ecc. Insomma c’è davvero di tutto per condire questa ‘folle giornata’.

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L’AMICO FRITZ, PIETRO MASCAGNI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MARTEDI’ 31 MAGGIO 2016

Mentre viene presentata la nuova ricchissima stagione lirica del Teatro la Fenice di Venezia, sono in corso le recite de L’amico Fritz di Mascagni che vede impegnata Simona Marchini, notissima donna di teatro, nei panni di regista, che con molta gioia ha colto la sfida offertale dalla Fondazione veneziana nel tornare sull’opera di Mascagni che già la vide impegnata nel 1991 a Livorno. La semplicità dei personaggi ha suggerito alla regista una messa in scena piuttosto dimessa e minimalista, non solo visivamente ma anche dal punto di vista contenutistico. Certo non siamo di fronte ad un drammone ricco di colpi di scena, ma ad una storia d’amore e amicizia vissuta in campagna, dove evidentemente si è ritenuto che bastasse la trama a parlare nella sua essenzialità. Gli interpreti si muovono in una specie di palco nel palco, di scatola delle storie, opera di Massimo Checchetto, dove si accenna al paesaggio alsaziano e dentro i cui confini sembrano trovare riparo sicuro i sentimenti vissuti.  Forse tanta semplicità avrebbe avuto bisogno di qualcosa in più perché la narrazione risultasse meno lenta, e suggerire agli interpreti maggiore scioltezza nell’esprimersi avrebbe sicuramente aggiunto una certa dinamicità che invece è mancata. I costumi di Carlos Tieppo sono aderenti all’ambientazione.  

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TOSCA, G. PUCCINI - TEATRO PETRUZZELLI DI BARI, VENERDÌ 27 MAGGIO 2016

Titolo tra i più popolari ed amati nel mondo, Tosca al Petruzzelli di Bari si inserisce nell’ambito delle belle iniziative culturali previste per l’Estate in città.

Molto interessante lo spettacolo interamente “firmato” nella Regia, Scene e Costumi da Giovanni Agostinucci. Con un sapiente gioco di veli, una eleganza sobria dei costumi ed una recitazione sempre misurate, efficace e “legata” al libretto, ci presenta una Tosca dove il potere della Chiesa e quello politico si abbracciano, si fanno occhiolino e “convivono” accanto ai protagonisti lungo l’arco di tutta l’opera. Il marcare le vicende storiche che fanno da cornice al “triangolo” fatale dei personaggi è scelta colta e in qualche modo originale.

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LA TRAVIATA, G. VERDI – TEATRO DELL’OPERA DI ROMA, MARTEDI’ 24 MAGGIO 2016

E’ Traviata il debutto operistico di Sofia Coppola alla regia e di Valentino per i costumi.

Bisogna subito dire che il binomio ha funzionato alla grande!

Lo spettacolo è sontuoso, una Parigi con tutti i vizi ed i vezzi della “belle epoque”: lustrini, lazzi e stucchi in quantità.

Lo scalone, le specchiere , gli interni, le sale, tute le scene di Nathan Crowley sono curate e bellissime.

I costumi di Valentino sono meravigliosi ḉa va sans dire…quelli di Violetta del primo atto, un nero con coda verde turchese, quello della casa di Flora… il famoso rosso Valentino è davvero spettacolare.

Ma tutti sono invero curatissimi e di splendido impatto scenografico.

La recitazione pensata dalla Coppola è tradizionale, volutamente e vagamente rieccheggiante una Sissi o una Rossella O’hara Violetta si muove con delicatezza, senza eccessi, quasi “legata” in questo suo gioco di sguardi e di passioni.

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SESTO CONCERTO SINFONICO DELL’ ORCHESTRA DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA, DIRETTORE: XU ZHONG, PIANISTA: ORAZIO SCIORTINO - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, VENERDI’ 20 MAGGIO 2016

Sulle note in pianissimo che spengono il Requiem di Fauré, si è chiuso lo straordinario ultimo concerto della stagione sinfonica 2015\16 dell'Orchestra della Fondazione Arena di Verona.

Mai composizione fu più appropriata, vista la situazione attuale in cui versa la disastrata Fondazione Arena di Verona, che fra tagli al personale e alla programmazione artistica, ci ha così voluto ricordare essere questo probabilmente l'ultimo concerto sinfonico a cui il pubblico veronese avrà l'onore di assistere al Teatro Filarmonico.

Ci auguriamo ovviamente di essere smentiti quanto prima e di poter continuare ad applaudire le maestranze artistiche della Fondazione Arena anche in inverno, nella programmazione sinfonica e ancora una volta in una sede prestigiosa come il Teatro Filarmonico.

La locandina di questo concerto, oltre al già citato Requiem di Fauré, ha avuto in programma di Maurice Ravel “Ma Mère l'oye cinque pezzi infantili per orchestra” e di César Franck le “Variazioni sinfoniche per pianoforte e orchestra”.

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ZENOBIA IN PALMIRA, G. PAISIELLO - TEATRO DI CORTE DI PALAZZO REALE, NAPOLI, SABATO 21 MAGGIO 2016

Con l’avvicinarsi dell’estate si moltiplicano le iniziative culturali per residenti e turisti ed una città come Napoli è sicuramente tra le più attive in tal senso. Ecco che una serata all'opera diventa anche motivo per  visitare lo splendido Palazzo Reale nel cui teatro di corte si ha l’occasione più unica che rara di assistere alla Zenobia in Palmira di Giovanni Paisiello, rispolverata nell’ambito delle celebrazioni del musicista a duecento anni dalla scomparsa. Forse disattese le aspettative di chi intravvedeva in questo lavoro di Paisiello il proseguimento di una riforma avviata con le opere precedenti, fatto sta che questo componimento fu dimenticato dopo la sua prima esecuzione nel 1790, e oggi la fondazione Teatro San Carlo ha rispolverato la partitura e messo in scena uno spettacolo intelligente e davvero bello da vedere, in pratica quasi una produzione d'altri tempi. Fu pensata come intrattenimento per la festa di onomastico di Ferdinando  IV e concepita per l’esecuzione tra due balli piuttosto lunghi che naturalmente ne condizionarono la durata in soli due atti.

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LUCIA DI LAMMERMOOR, G. DONIZETTI – TEATRO REGIO DI TORINO, DOMENICA 15 MAGGIO 2016

Una torre diroccata con vetri rotti e per giunta pendente domina il palcoscenico, come simbolo di un tracollo dinastico ma anche della vita di tante principesse delle favole, imprigionate in un destino scelto da altri e che aspettano il principe azzurro in arrivo a salvarle. Lucia è una giovane prigioniera della società in cui vive, del destino scelto dal fratello, tormentata da visioni fin troppo reali che ne condizionano persino l’agire. Ma per la regia Damiano Michieletto (qui ripresa da Roberto Pizzuto) c’è ancora di più:  la protagonista non è solo una povera infelice che muore in preda alla follia, è una donna che sa il fatto suo e che pur tra visioni e vagheggiamenti oscuri, prende atto della sua vita e decide coscientemente anche di porne il termine, gettandosi dalla torre. Il fantasma che la chiama a sé le appare continuamente e ne diventa un doppio, un’immagine riflessa  in cui spesso si rifugia e vi si rivolge come attratta. Non serve altro per questo allestimento: niente palazzi sfarzosi per le scene di Paolo Fantin o costumi d'epoca per Carla Teti,  solo pochissimi accessori e tanto fumo, fosco presagio di oscuri pensieri, e le luci in cui predomina il rosso carminio. Non c’è nemmeno il sangue sul vestito di Lucia omicida di Arturo, ella resta candida come i suoi pensieri, mentre la donna fantasma reca con sé una rosa rossa che si infilza rumorosa nel suolo ed i cui petali ricoprono il corpo del povero Edgardo, immolato al suo cuore. Questa in estrema sintesi la Lucia di Lammermoor che andò in scena nel 2008 per l'Opernhaus di Zurigo e che è in programmazione al Regio di Torino in questi giorni, registrando un notevole successo di pubblico grazie anche al cast che si alterna nelle recite.

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TRAVIATA G. VERDI– LIEGE, OPERA ROYAL DE WALLONIE, Sabato 14 Maggio 2016

In un pomeriggio turistico in giro per il Belgio ci si può, per caso, imbattere in un bellissimo spettacolo di un’Opera italiana, titolo conosciutissimo e di grande repertorio per eccellenza, e scoprire di assistere ad una rappresentazione invero quasi perfetta.
Lo spettacolo di Stefano Mazzonis di Pralafera è davvero bellissimo, con una cura del dettaglio ed una lettura “psicologica” dei personaggi raffinata, semplice ma al contempo di efficacissima presa e di immediata comprensione.
L’evoluzione di Violetta, da ragazza un po’ capricciosa, a donna vissuta e sconfitta dalla vita e dalla malattia è permeata dal contorno dei festeggiamenti, delle “colleghe” e dei nobili che vivono con dissolutezza anche il rapporto con le loro protette. Ma Violetta resta sola in mezzo a tutto questo. Mazzonis studia una recitazione asciutta ma potente, muove i protagonisti in modo minimale ma profondo. Insomma una di quelle regie che oggi molti, anzi moltissimi Teatri dovrebbero prendere ad esempio.
I costumi sono molto belli e le scene sono molto curate con una grande dominanza “floreale” pur senza sfarzo inutile e grottesco.

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LA FANCIULLA DEL WEST, G. PUCCINI – TEATRO ALLA SCALA DI MILANO, VENERDI’ 13 MAGGIO 2016

Splendido spettacolo ieri sera alla Scala di Milano.

Opera di rara esecuzione La Fanciulla del West ha trovato alla Scala una lettura molto interessante del regista Robert Carsen, a metà strada tra un film western e una soap in “mafioso style”.

Abilissimo nel gestire le masse e i numerosi piccoli ruoli facendo girare tutto e tutti attorno ai tre protagonisti principali, Carsen ci restituisce un West selvaggio e con le sue particolari “regole” di comportamento, “codici” di rispetto ed onore che si possono tranquillamente visualizzare con i film anni ’60 e ’70 del vecchio Far West.

Lettura accattivante resa in modo straordinario anche dalle scene e dai costumi, nonché dalle bellissime proiezioni dei Canyon sul fondale del palcoscenico o dall’ingresso del “Saloon” della Fanciulla.

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FEDORA, UMBERTO GIORDANO – TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI, DOMENICA 8 MAGGIO 2016

Dopo 27 anni di assenza ritorna al San Carlo la Fedora di U. Giordano

Lo spettacolo sontuoso e tradizionale di Lamberto Puggelli, ripreso in quest’occasione da Salvo Piro, mostra, nello spazio del San Carlo, la suggestione e l’opulenza della classe nobiliare russa in esilio volontario o forzato, una Parigi poco francese e molto “dorata”, un dramma che incalza tra festini e lustrini con quella tipica eleganza ed ostentazione russe di una certa classe nobiliare. Ci avremmo visto benissimo l’ambientazione di una Anna Karenina in quel dorato sobrio e nei colori sempre vivi e pertinenti delle bellissime scene e dei fascinosi costumi di Luisa Spinatelli.

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VEC MACROPULOS, DIE SACHE MAKROPULOS (TRAD. KERSTIN LÜCKER), LEOS JANACEK - TIROLER LANDESTHEATER INNSBRUCK, VENERDI’ 06 MAGGIO 2016

MARTY (torcendosi le mani)

“Ah, è atroce vivere così a lungo! Se solo sapeste com’è facile la vostra esistenza! Siete così vicini alle cose! Per voi ha senso tutto! Tutto ha valore per voi! Idioti, siete così felici solo per la stupida casualità che presto morirete. “

Il Landestheater di Innsbruck sceglie di mettere in scena l'opera di Janacek nella versione ritmica tedesca di Kerstin Lücker, com'è consuetudine (sempre più rara per fortuna) nei teatri di tradizione dell'area germanica.

La scelta, dettata da ragioni pratiche che vedono l'impossibilità per una troupe fissa di cantanti di imparare in breve tempo una lingua ostica come il ceco, purtroppo comporta la perdita di tutte quelle sonorità legate ad un canto modellato sulla parola come quello di Janacek, che spesso dice il contrario della parola.

La scansione drammatica del Vec Makropulos, rapidissima, con scambi di battute fulminee legati ad elementi musicali altrettanto brevi, lucidi e scultorei, cantata in tedesco perde purtroppo quel brivido metafisico e quelle fascinazioni di un passato misterioso legati alla consonanza ceca che rendono quest'opera un capolavoro di eloquenza instabile.

Inoltre la scelta di rappresentare l'opera senza intervalli fatta dal teatro di Innsbruck può risultare interessante per una fluidità narrativa, ma non capiamo però l'esigenza di inserire tra il secondo e il terzo atto, a guisa di intermezzo musicale, la danza n.3 del ciclo delle Danze Lachiane dello stesso compositore, tanto musicalmente lontane dalla musica del Vec Makropulos quanto incoerenti stilisticamente.

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LA FAVORITE, GAETANO DONIZETTI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 6 MAGGIO 2016

Con una nuova produzione la Fenice di Venezia prosegue la ricchissima stagione operistica mettendo in scena la versione originale francese de La Favorite di Donizetti, nell’allestimento che vede Rosetta Cucchi come regista e le scene e i costumi rispettivamente di Massimo Checchetto e di Claudia Pernigotti. Coraggiosamente la regista ha immaginato che le vicende del re di Castiglia e la sua favorita si adattassero ad una visione alquanto astratta del mondo, visto in una decadenza inesorabile e che ha da essere preservato. Dobbiamo però dire che le diverse soluzioni cui abbiamo assistito ieri sera ci hanno lasciati non poco perplessi. Tutta l’opera si svolge a metà tra l’artificio e la natura, un mix di elementi paesaggistici che si intersecano con plastiche e materiali simili. Abbiamo visto monaci che custodiscono scampoli di foglie o alberi su cui probabilmente attuano esperimenti, fiori che appassiscono in un enorme cilindro di plastica ove sembra mancare ossigeno e su cui pende un folto ramo a sovrastare gli interpreti...insomma il nostro povero mondo sta andando a rotoli ed è necessario custodire e coltivare quel poco che resta, per evitare di far la fine di  Léonor e degli altri personaggi, imbrigliati in un fato ineluttabile che sa di morte sin dall’incipit. Ma francamente ci vuole parecchia immaginazione nel trarre tutto questo dallo spettacolo che abbiamo visto. Si ha quasi l’impressione che non si sia trovata la chiave giusta per rappresentare l’idea di fondo che regge lo spettacolo. Sono stati proposti diversi scorci, qualche immagine anche interessante, ma l’impianto generale a nostro avviso si adattava poco, se non in modo un po’ forzato, alla Favorite di Donizetti.

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SIMON BOCCANEGRA, G. VERDI – TEATRO SOCIALE DI ROVIGO, SABATO 30 APRILE 2016

E’ andato in scena in questi giorni con due recite al Teatro Sociale di Rovigo il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, allestito in collaborazione con i teatri di Lucca, Livorno e Pisa a conclusione della stagione operistica 2015/2016. In generale lo spettacolo ideato da Lorenzo Maria Mucci con scene di Emanuele Sinisi è gradevole e senza troppi frizzi o lazzi si presta come facile cornice per la regia piuttosto schematica pensata per questa occasione. Fondamentalmente i personaggi si muovono in una specie di scatola claustrofobica tra due enormi blocchi rettangolari dalla posizione variabile le cui facciate vengono adattate man mano alle situazioni cambiandone le fattezze o proiettando immagini su di esse. Al centro qualche dettaglio come sedie o tavolini, sfondi dipinti o una scalinata a scomparsa ed il gioco è fatto. Si pone l’accento sui personaggi e i loro stati d’animo, il perno dell’azione è Simone con il suo dramma e la sua tragica sorte. I costumi tardo medievali di Massimo Poli arricchiscono lo spettacolo, pur non rendendo propriamente giustizia a tutti gli interpreti maschili.

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NOS (IL NASO | DIE NASE), DMITRIJ ŠOSTAKOVIČ – TEATRO SOCIALE DI TRENTO, VENERDI’ 22 APRILE 2016

Libretto Dmitrij Šostakovič, Georgi Jonin, Alexander Preiss, Jewgeni Samjatin

Dall’omonima novella di Nikolai Gogol

Ultimo titolo in programmazione per la fondazione Haydn di Bolzano e Trento nell’ambito del progetto Opera 20.21, Il naso di Šostakovič in scena al Teatro Sociale di Trento rappresenta forse il più fulgido esempio di ‘ironia della vita’, concetto intorno al quale ruota l’intera stagione operistica. Il poco più che adolescente Dimitrij scrisse questo piccolo capolavoro in un periodo storico incredibile per la Russia, dieci anni dopo i terribili misfatti della rivoluzione d’ottobre e in un fermento culturale che diede vita a diversi movimenti artistici e letterari.

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LA SONNAMBULA, V. BELLINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, MARTEDI’ 19 APRILE 2016

 

 “Ah! perché non posso odiarti, 

Infedel, com'io vorrei! “

Ritorna sulle tavole del Teatro Filarmonico di Verona l'opera di Vincenzo Bellini nell'allestimento firmato in toto da Hugo de Ana nel 2007 e qui ripresa da Filippo Tonon. 

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LA DONNA SERPENTE, ALFREDO CASELLA – TEATRO REGIO DI TORINO, DOMENICA 17 APRILE 2016

Opera fiaba in un prologo, tre atti e sette quadri
Libretto di Cesare Vico Lodovici
dall'omonima fiaba di Carlo Gozzi

Prima esecuzione a Torino

Nell’ambito del Festival dedicato al compositore Alfredo Casella, la città che gli diede i natali mette in programma La donna serpente, opera fiabesca andata in scena a Roma e diretta dallo stesso Casella nel 1932 in pieno regime fascista. Lontana dall’avere riferimenti storici coevi alla composizione, si tratta per l’appunto di un racconto fantastico in pieno stile tratto da Carlo Gozzi, con fate e gnomi, re e regine, guerrieri e amazzoni, maghi e chi più ne ha ne metta. Sono infatti numerosi i personaggi che popolano l’immaginario regno di Téflis, il cui giovane re mortale Altidòr si innamora niente meno che della regina delle fate del regno di Eldorado, Miranda, che per volere del padre è costretta a compiere atti esecrabili per mettere alla prova il suo amato, pena l’essere trasformata in orrendo serpente per poi ritornare dopo due secoli per sempre tra le fate. Non c’è da preoccuparsi perché il lieto fine è assicurato e, dopo qualche inciampo, la tragedia è soltanto sfiorata per lasciare il posto al trionfo dell’amore ed al sereno in tutti gli animi. 

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CONCERTO STRAORDINARIO DI VERONA LIRICA NELLA SALA MAFFEIANA DEL FILARMONICO DI VERONA - DOMENICA 3 APRILE 2016

Abbiamo assistito più che volentieri al concerto che domenica scorsa l’Associazione Verona Lirica ha organizzato in ricordo di Rosangela Poli Tuppini, moglie dell’attuale presidente Giuseppe Tuppini, a un anno dalla scomparsa.  Il concerto prevedeva in origine la partecipazione del tenore Paolo Fanale, ma per motivi famigliari non è potuto essere presente al pomeriggio musicale. Abbiamo avuto così l’opportunità di ascoltare in anteprima due artisti che faranno parte del cast della Sonnambula presto in scena al Filarmonico che chiuderà la prima tranche della stagione invernale delle Fondazione Arena: il soprano Madina Karbeli e il tenore Jesus Leon.

 

Inoltre per la parte musicale figuravano Giampiero Sobrino al clarinetto, Günther Sanin al violino e come sempre al pianoforte Patrizia Quarta.

Naturalmente va considerato con quanta velocità sia stato riorganizzato il concerto a sostituzione del programma previsto in precedenza, e dobbiamo dire che il pomeriggio è stato piacevole e il pubblico si è divertito.  

 

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WHATEVER WORKS, MANUELA KERER, ARTURO FUENTES – TEATRO COMUNALE DI BOLZANO PER OPERA 20.21, VENERDI’ 1 APRILE 2016; PRIMA ITALIANA

Libretto Dimitré Dinev

Da un‘idea di Michael Scheidl

 

Si avvia alla conclusione anche il programma operistico della stagione firmata Fondazione Haydn di Bolzano e Trento che prosegue con il progetto Opera 20.21. Per questo appuntamento la scelta coraggiosa è caduta sul lavoro di due compositori per la prima volta presentato in Italia, ossia Whatever works di Kerer/Fuentes. Coraggiosa poiché una prima comporta sempre un minimo di rischio su come possa essere accolta dal pubblico che comunque già ha potuto sentirne parlare dopo la prima assoluta avvenuta a Vienna lo scorso novembre..

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CARMEN, G. BIZET – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, MARTEDI’ 22 MARZO 2016

Una nuova produzione della Carmen di Bizet va in scena al Comunale di Bologna nell’allestimento curato dal regista Pietro Babina che si occupa anche delle scene ed è coadiuvato da Gianni Marras per quanto concerne la regia in modo specifico. Vero è che di regie originali ne abbiamo viste tante, che si può anche affermare che certa tradizione risulta ormai sorpassata, che bisogna lasciare spazio all’immaginazione e svecchiare situazioni o vicende, che le licenze registiche ormai sono all’ordine del giorno, ma che si possa trasformare un capolavoro in una specie di fenomeno da baraccone introducendo in scena qualsiasi cosa venga in mente ci sembra davvero esagerato.  

 

 

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MADAMA BUTTERFLY, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 18 MARZO 2016

Ritorna al Teatro La Fenice di Venezia uno degli spettacoli più riusciti delle ultime stagioni, la Madama Butterfly nell’allestimento firmato  dal regista Àlex Rigola con scene e costumi di Mariko MoriComplice la semplice eleganza del total white e l’essenzialità non priva di significato nelle movenze dei personaggi, contornati da sinuose ballerine, siamo piacevolmente sorpresi dagli spunti di riflessione che riusciamo a trovare ogni volta che assistiamo a questa produzione. Come sottolineato più volte, la Butterfly di Puccini è un’opera che non ha bisogno di scene maestose o di colpi di teatro da saltar sulla sedia. E’ così intima e toccante che lo spettatore si sente coinvolto e compartecipe sin dalla prima apparizione della sfortunata  Cio-Cio-San. Qui in particolar modo ogni gesto ha uno specifico scopo, la postura e perfino la posizione sul palcoscenico sono atte a sottolineare ciò che accade, quasi ci fosse una telecamera puntata sui dettagli che i nostri occhi colgono di volta in volta. 

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