Di Rosy Simeone
Secondo titolo della Stagione dell’Ente Concerti De Carolis di Sassari, Il Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi.
Sfida importante ed impegnativa per un Teatro blasonato, ancor più encomiabile se pensiamo che ad allestirlo è un Teatro di Tradizione che, per sua natura, non ha gli stessi mezzi di luoghi più “blasonati”.Possiamo dire in larga parte che la sfida ha sortito un effetto assolutamente positivo e che in gran parte è stata vinta.
Lo spettacolo è bello, di gusto, efficace, di impianto tradizionale con le belle scene ed i costumi curati di Alfredo Troisi ed una regia, quella di Pierfrancesco Maestrini, che, seppur asciutta e priva di orpelli, rende in modo efficace non solo il gioco psicologico tra i protagonisti ma carica di pathos e di attenzione crescente il fulcro del dramma che si consuma nella mente dei tre amanti. Sempre Maestrini cura anche un gioco di luci interessante anche se in alcuni momenti reso troppo cupo dalla profondità del palcoscenico.
La direzione d’orchestra di Myron Michailidis è discreta.
I tempi sono piuttosto spediti e l’incalzare della narrazione è denso di senso teatrale.
Non sono però emersi i ricercatissimi e preziosi equilibri tra i legni voluti da Verdi ed una certa qual “distrazione” nei confronti del palcoscenico ha causato qualche piccolo scollamento tra buca e cantanti.
Discreti pure gli interventi del Coro diretto da Antonio Costa.
Sul palcoscenico le cose sono andate decisamente bene quasi per tutti.
Cellia Costea nel ruolo di Amelia offre una lettura del personaggio emotivamente interessante e densa di passione. La sua prima aria è cantata con un sostegno dei fiati da manuale e con uno splendido legato. La voce è ampia, teatrale, rotonda, sempre alla ricerca del “bel suono” e il personaggio ne esce in modo limpido e drammatico.
Splendido il Riccardo di Alessandro Liberatore; la voce è di qualità, il fraseggio sempre nobile ed accurato, la proiezione di tutti i registri è omogenea, priva di forzature e il legato è ben sostenuto e l’interprete è calibrato e ben a fuoco.
Di rilievo il Renato di Ernesto Petti dalla voce tornita e di grana bellissima.
Figura nobile e accento curato. Forse gli si dovrà concedere qualche anno per approfondire l’aspetto più “sanguigno e drammatico” del ruolo, ma il fraseggio mai forzato, la proiezione ampia e ben sostenuta ed il colore di autentico baritono sono di primissimo ordine.
Ottima Giuliana Gianfaldoni nel ruolo di Oscar, sottratto alle “pigolerie” di certe voci piccole ed appuntite, la Gianfaldoni ci rende un personaggio a tutto tondo, vero “artefice” involontario della vicenda e quindi a suo modo tragico e inconsapevole.
La voce è di bellissimo colore e risolve in modo impeccabile le vorticose agilità, spiccando facilmente nei concertati e lasciando ottima impressione di sé.
Purtroppo il resto della compagnia era diversi gradini sotto i colleghi principali quando non addirittura sotto il livello di guardia minimo.
Non saprei commentare la prova e la scelta di una cantante come Bruna Baglioni per il ruolo di Ulrica.
E’ preferibile sorvolare per la rispettabilità della carriera pluridecennale che questa grande artista ha avuto.
Poco a fuoco tutte le parti di fianco con Gianluca Lentini ed Enrico Rinaldo appena decorosi nei ruoli rispettivamente di Samuel e Tom; il Silvano di Federico Cavarzan era intubato e poco udibile e il Giudice/Servo di Francesco Congiu appena percettibile.
Al temine caloroso successo per l’intera compagnia con punte di entusiasmo per i tre protagonisti principali.
Rosy Simeone
LA PRODUZIONE
Direttore Myron Michailidis
Regia e Luci Pierfrancesco Maestrini
Scene e Costumi Alfredo Troisi
Maestro del Coro Antonio Costa
GLI INTERPRETI
Amelia Cellia Costea
Riccardo Alessandro Liberatore
Renato Ernesto Petti
Oscar Giuliana Gianfaldoni
Ulrica Bruna Baglioni
Silvano Federico Cararzan
Samuel Gianluca Lentini
Tom Enrico Rinaldo
Giudice/
Servo di Amelia Francesco Congiu
ORCHESTRA e CORO dell’Ente Concerti De Carolis
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FOTO TEATRO COMUNALE DI SASSARI
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