OPERA DOMANI
RIGOLETTO. I MISTERI DEL TEATRO
Sabato 9 ottobre 2021 ore 15.30 e ore 20.00
Domenica 10 ottobre 2021 ore 11.00
OPERA DOMANI
RIGOLETTO. I MISTERI DEL TEATRO
Sabato 9 ottobre 2021 ore 15.30 e ore 20.00
Domenica 10 ottobre 2021 ore 11.00
COMUNICATO STAMPA
La Stagione Sinfonica 2021/2022
della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
Direzione Artistica di Giorgio Battistelli
Verso la finale del XXX Concorso Lirico Internazionale
Iris Adami Corradetti - edizione 2021
Dal 5 al 10 ottobre al Teatro Verdi di Padova torneranno a vibrare le nuove voci della lirica del Concorso Lirico Internazionale Iris Adami Corradetti - edizione 2021. Il concorso, giunto alla XXX edizione, è dedicato alla memoria dell'illustre soprano milanese, ma padovano d'adozione, Iris Adami Corradetti, ed è indetto dal Comune di Padova.
Il concerto dei dieci finalisti, accompagnati dall'Orchestra di Padova e del Veneto diretta dal Maestro Nicola Simoni, e condotta da Elena Filini,si svolgerà domenica 10 ottobre 2021alle ore 18 al Teatro G. Verdi di Padova. Oltre ai premi in danaro messi a disposizione dal Comune di Padova, saranno assegnate tre borse di studio, una offerta dalla Fondazione Lucia Valentini Terrani, una in memoria del celebre baritono Paolo Silveri e una in memoria di Antonio Favarato.
Vi siete mai chiesti cosa sia successo a Rigoletto dopo la morte di Gilda?
Alla risposta ci aveva pensato Damiano Michieletto già nel 2017 quando allestì per la Dutch National Opera di Amsterdam la sua versione del dramma, che in questi giorni è stata riproposta presso il Teatro La Fenice di Venezia.
Secondo il regista, al termine della storia il protagonista impazzisce e viene ricoverato in un ospedale psichiatrico. Partendo da questo spunto, tutta l’azione viene spostata nella bianchissima camera di un manicomio con un semplice letto, un lavandino a sinistra e un grande finestra sulla destra; le pareti, su cui si aprono delle voragini da cui entra ed esce il coro, sono rivestite di piastrelle e su tutto domina un grande soppalco raggiungibile da due scalette opposte: una sorta di asettico non-luogo della mente -ideato da Paolo Fantin - in cui il protagonista è rinchiuso e che Michieletto utilizza come un canvas bianco per riscrivere l’azione.
Qui, fra incubi e deliri, il buffone rivive la sua vicenda di padre ossessionato, una retrospettiva ampliata dall’utilizzo di una serie di flashback dell’infanzia di Gilda – proiezioni ad opera di Rocafilm e Ideogamma - che risultano un po’ eccessivi e stucchevoli.
Nonostante la grande attenzione alla coerenza drammaturgica, cavalcando benissimo la musica e gli spunti del libretto, i primi due atti scorrono senza particolari guizzi nonostante i tanti spunti interessanti come la bambina senza volto- doppelgänger di Gilda, il letto sospeso su cui un cortigiano fa una parodia delle molestie di gruppo alla ragazza, il velo nero con cui si veste da sposa durante il duetto col Duca, che diventa telo con cui la rapiscono e con cui copriranno la sua tomba, il modo in cui Rigoletto gioca con il coro.
Nel carnet delle star del pianismo internazionale che si sono esibite al festival del Settembre dell’Accademia, si è aggiunta anche Yuja Wang, che assieme alla Mahler chamber Orchestra, si è esibita in uno straordinario concerto sulle tavole del Teatro Filarmonico di Verona.
Programma particolarmente interessante quello proposto, che ha visto percorrere un excursus musicale che parte dal settecento di Bach e Haydn per approdare al novecento di Stravinsky e Shostakovich, fino al contemporaneo “You come here often?” di Michael Tilson Thomas eseguito tra i bis finali.
Che Yuja Wang sia una pianista anticonvenzionale ormai lo sanno tutti, bella, estrosa, talentuosa, molto eccentrica, oramai abituati ai suoi spettacolari outfit da concerto al limite del nudismo che imbarazzano le attempate mogli degli Accademici veronesi, la Wang dimostra però di avere tutte le caratteristiche per incontrare i gusti del pubblico contemporaneo. Non solo, ha anche un incredibile talento pianistico, che si materializza principalmente nell' impressionante velocità d’esecuzione unita ad un’impeccabile pulizia sonora, oltre che alla naturale predisposizione al creare atmosfere e rarefazione sonora. E la Wang non poteva trovare miglior partner della Mahler Chamber Orchestra che la asseconda, la guida e con lei gioca in un meraviglioso connubio di duttilità sonora ed espressiva.
L’ORCHESTRA RAI ALLA SCALA PER MILANO MUSICA
In programma la prima esecuzione con pubblico di Tre quadri di Francesco Filidei
Incontra finalmente il pubblico la nuova creazione di Francesco Filidei Tre quadri, che lo scorso novembre è stata proposta in prima esecuzione assoluta in streaming e in TV su Rai5 dall’Auditorium Rai di Torino a porte chiuse a causa dell’emergenza sanitaria. Il lavoro è in programma nel cartellone del 30° Festival Milano Musica mercoledì 22 settembre alle 20 al Teatro alla Scala a Milano. Il concerto – commissionato dal Festival Milano Musica, dalla Casa da Musica di Porto e dal Festival Internazionale di Musica Contemporanea “Autunno di Varsavia” – è interpretato dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Tito Ceccherini e dal pianista Maurizio Baglini.
«Tre quadri è il terzo concerto per strumento solista e orchestra che scrivo – dice Francesco Filidei – e il primo che vede il pianoforte come protagonista. Mentre gli altri due lavori comportano un solo movimento, probabilmente la grande tradizione propria al concerto per pianoforte mi ha portato a concepire questo lavoro in tre parti di andamento contrastante. Il concerto – prosegue il compositore – inizia con il quadro più ampio: November, un viaggio fra episodi che alternano il pianissimo al fortissimo, il grave all’acuto, il cantabile all’ossessivo. Si prosegue con una Berceuse centrale, dal carattere più intimo e chopiniano (che pur nasconde una struttura algoritmica ferrea). E si termina con Quasi una Bagatella, uno scherzo costruito sul primo movimento del concerto Imperatore dell’
Filidei è tra i compositori italiani viventi più apprezzati nel mondo, con esecuzioni a Berlino, Monaco, Vienna, Tokyo, New York, Los Angeles, nei festival di musica contemporanea più prestigiosi, e con premi come il Salzburg Music Forderpreistrager, il Prix Takefu, il Forderpreistrager Siemens, la Medaglia Unesco Picasso/Mirò del Rostrum of Composers e il Premio Abbiati.
Dopo un anno di pausa forzata dovuta alla pandemia, torna il Settembre dell’Accademia al Teatro Filarmonico di Verona e festeggia il suo trentennale con un “parterre de Roi” di altissimo livello com’è nella tradizione di questo amatissimo Festival.
Tra i nomi illustri, di orchestre e solisti, che si sono susseguiti sulle tavole del Teatro di Verona, mancava ancora “lo Zar” Valery Gergiev con la “sua” Orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo della quale è monarca assoluto dal 1988.
Orchestra di notevolissima qualità nel repertorio operistico russo, con la direzione di Gergiev è riuscita a smarcarsi dall’unicità di un repertorio fortemente circoscritto alle produzioni del suo teatro, tanto da poter competere con la sua gemella, la Filarmonica di San Pietroburgo, anche nel repertorio sinfonico.
Tra i titoli di punta del Festival Vicenza in Lirica giunto alla nona edizione spicca il Mitridate re di Ponto di Mozart, opera parte di quel repertorio piuttosto ricercato e di rara bellezza che ogni anno l’evento musicale vicentino propone al suo pubblico per valorizzare capolavori sottostimati o poco rappresentati e per esaltare le doti dei giovani interpreti cui la rassegna dedica dall’inizio particolare attenzione, tanto che lo slogan quest’anno è appunto ‘L’Opera è Giovane’.
Tra gli interpreti principali vi sono gli artisti selezionati al Concorso Tullio Serafin tenutosi lo scorso mese di giugno al Teatro Olimpico, ove l’opera giovanile di Mozart non viene rappresentata dal lontano 1984. Coraggiosamente e con una equipe giovane e dinamica si è portato in scena un capolavoro che nel 1770 ebbe grandissimo successo per il quattordicenne Wolfgang che così confermò la fama di genio e precocità artistica. Necessariamente ridotta per l’esecuzione vicentina, causa spazio limitato e dovute regole per il distanziamento, l’Orchestra barocca del Festival Vicenza in Lirica è costituita da strumenti storici con regolazione del diapason fissata a 430Hz, come a fine Diciottesimo secolo. Così il suono che il Maestro Luca Oberti ottiene dai suoi musicisti è generalmente ovattato, profluso di carezzevoli onde sonore che trainano gli interpreti nel mare di ariee e recitativi che rendono questa opera una tempesta di emozioni calde e leggiadre o fredde e burrascose.
Dopo aver girato mezzo mondo, il capolavoro händeliano ripreso in questi giorni dal Teatro La Fenice di Venezia, può essere tranquillamente chiamato il “Rinaldo di Pierluigi Pizzi”. Lo spettacolo nato nel 1985 per il teatro Municipale di Reggio Emilia e ricostruito in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Firenze, è voluto essere un omaggio (che a dire il vero sarebbe dovuto andare in scena la scorsa stagione) per il 90esimo compleanno del regista milanese che proprio a Venezia aveva fatto il suo debutto. Questo Rinaldo è forse il suo lavoro più rappresentativo visto l’approccio personale – e a questo punto centratissimo vista la longevità – di quello che era il teatro barocco, un teatro della meraviglia, in cui la parte visiva era fondamentale.Da qui nasce l’idea di partire dalla macchina scenica, che solitamente era nascosta, visualizzarla e soprattutto umanizzarla attraverso l’utilizzo di 22 servi di scena (tipici del teatro elisabettiano o del kabuki) che muovono i carri su cui si trovano i personaggi e sono i veri e propri responsabili dell’azione.
Comunicato stampa
Il concerto d’apertura del cartellone del Teatro Carlo Felice, sabato 11 settembre 2021, alle ore 20.00 segna il debutto sul podio dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice del direttore bielorusso Dmitry Matvienko, vincitore del Primo Premio e del Premio del pubblico della Malko Competition DNSO/2021, con la partecipazione del mezzosoprano Sonia Ganassi. Il concerto è realizzato in collaborazione con la Malko Competition for Young Conductors, organizzato dalla Danish National Symphony Orchestra sotto la presidenza di Fabio Luisi, direttore principale della DNSO e altresì direttore onorario del Teatro Carlo Felice. Il concorso, dedicato alla memoria del grande direttore sovietico Nikolai Malko si tiene, dal 1965, triennalmente a Copenhagen e rappresenta una delle maggiori sfide dedicate alle nuove generazioni di direttori d’orchestra, a livello mondiale.
Si conclude la prima stagione lirica di ECOTEATRO, qui dis eguito il comunicato stampa degli organizzatori.
Si è conclusa sabato 21 agosto l’avventura della Prima Stagione Lirica di ECOTEATRO e del suo Teatro Viaggiante! L’audace iniziativa ideata da Lorenzo Giossi , Elisa Benadduce e Ilaria Giossi (team di Ecoteatro) supportati da Fabbricamente di Gianluca Spaggiari, vince la scommessa di riportare l’opera nel comune di Pegognaga orfano da tempo del suo splendido teatro. Si afferma il messaggio di un teatro d’opera alla portata di tutti e che ha per linee guida il SOSTEGNO E IL RISPETTO PER L’AMBIENTE e LA LOTTA AGLI SPRECHI costituendo allestimenti e platea con elementi di scarto delle aziende coinvolte sul posto. Un teatro dunque che coinvolge tutta la società civile. Dopo lo spettacolo inaugurale di giugno e il Don Pasquale di Donizetti di luglio è la volta di PAGLIACCI, opera celeberrima di Leoncavallo e amata da tutti i melomani. La suggestiva Villa Angeli ha ospitato un evento fuori dal comune per successo di pubblico. Il team di Ecoteatro è riuscito a riunire sul palcoscenico un cast di eccezione che ha saputo commuovere e conquistare gli spettatori a partire dal tenore Alessandro Fantoni, commovente Canio, dalla magnetica Nedda di Elisa Benadduce, impreziositi dalla presenza del’impressionanteToniodi Alberto Mastromarino, del nobile Silviodi Marzio Giossi e dal dolce e garbato Arlecchino di Livio Scarpellini. Il Coro San Filippo Neri diretto da Iris Composta è stata la preziosa cornice e supporto guidata dalla maestria di Massimiliano Piccioli al pianoforte. Lorenzo Giossi firmava la regia e l’idea scenica incentrata sull’eterna finzione e fatica della vita del teatrante che nella vita reale si trova a recitare su un palco, finta e immagine della realtà. Fondamentali le luci di Gianluca Spaggiari che hanno saputo dare vita ai sentimenti dei personaggi che vestivano i preziosi costumi di Ilaria Giossi realizzati con i sacchetti colorati della raccolta differenziata. I tre fanciulli che supplivano al coro in disparte, per i noti motivi di sanità, hanno dato il dolce tocco finale. Tutto l’allestimento e la platea sono stati realizzati con materiali di scarto ritrasformati, secondo il metodo di Ecoteatro (autofinanziato grazie agli sponsor locali) che tiene la direzione artistica della Stagione. Gli applausi del pubblico e l’entusiasmo generale confermano dunque la validità di un progetto unico che farà parlare sicuramente di sé. Scommessa vinta dunque l’intenzione di creare un teatro per tutti coinvolgendo la cittadinanza e le realtà locali. Ci auguriamo di rivederli presto all’opera.
Kristjan Järvi vive e respira musica, usando il suo potere per creare spazi in cui tutto è possibile. Kristjan Järvi realizza le sue idee pionieristiche come direttore, produttore, compositore e arrangiatore. Eseguendo tutto con imprenditorialità creativa, gestisce la sua società di produzione Sunbeam Productions.
"Kristjan Järvi si è guadagnato la reputazione di uno dei più astuti e innovativi nella scelta dei programmi della scena classica" (Reuters). Come direttore d'orchestra, è di casa sui grandi palcoscenici internazionali, dirigendo grandi classici da Wagner a Tchaikovsky e da Steve Reich ai Radiohead così come le sue produzioni originali senza confini di genere. Kristjan Järvi ha sviluppato il suo suono unico con il suo gruppo di musica hip-hop-jazz classica con base a New York Absolute Ensemble, la Baltic Sea Philharmonic e la band interna dei Sunbeam "Nordic Pulse". Kristjan dà forma alla sua vita artistica e porta l'espressione a un livello superiore con il suo team di "Sunbeam Productions", con il quale crea un nuovo paradigma per la performance multisensoriale Xperiences. Alla fine del 2020 Kristjan ha fondato una nuova etichetta discografica: “nEscapes”. Oltre alla distribuzione di musica online, offre agli artisti le sue esclusive "nEscapes Lounges" come nuovo formato di ascolto.
Oltre alle sue produzioni, Kristjan Järvi collabora a livello internazionale con artisti eccezionali come il regista Tom Tykwer (per la colonna sonora di Babylon Berlin) e artisti di registrazione come MUM, Bryce Dessner (The National), Hauschka, Robot Koch e Max Richter e sta recitando nel " Documentario "Bastille Re-Orchestrated" su Amazon Prime al momento.
Kristjan ha un contratto esclusivo come compositore e produttore con BMG Music con la sua etichetta "Modern recordings". Il suo ultimo album si chiama: Nordic Escapes
Baltic Sea Philharmonic
La Baltic Sea Philharmonic porta l'esperienza del concerto orchestrale in una nuova dimensione. Ogni performance è un viaggio di scoperta musicale, poiché i musicisti eseguono l'intero programma a memoria, creando un viaggio artistico unico nel suo genere. Ogni concerto è uno spettacolo unico di suoni, luci, arte visiva e tecnologia, e sotto l'elettrizzante bacchetta del direttore musicale e direttore fondatore Kristjan Järvi ogni performance ha un'energia speciale che è assolutamente contagiosa. Ma soprattutto, come comunità di musicisti di dieci paesi nordici, la Baltic Sea Philharmonic trascende i confini ed è diventata un movimento per riunire le persone. Incarnando tutto ciò che è innovativo e progressista nella regione nordica, questo ensemble visionario sta portando il modello orchestrale tradizionale oltre che mai. "È una creatura vivente che respira, con un'energia illimitata ed entusiasmo per il nuovo, un'avventura in sé", afferma Kristjan Järvi.
Con musicisti provenienti da Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia, Russia e Svezia, la Baltic Sea Philharmonic è nata nel 2008 su iniziativa del Usedom Music Festival e ha ottenuto immediatamente consensi per le sue esibizioni e il suo potente messaggio di unità in una regione storicamente divisa. L'orchestra suona in rinomati festival e nelle più prestigiose sale da concerto d'Europa e non solo, tra cui il Mariinsky di San Pietroburgo, la Filarmonica di Berlino, l'Elbphilharmonie di Amburgo e l'Opera di Dubai. I migliori artisti del mondo, da star della musica classica come Julia Fischer, Jonas Kaufmann, Kurt Masur e Gidon Kremer a gruppi pop come Bastille, si sono tutti esibiti con l'orchestra. Nel 2015 i risultati della Baltic Sea Philharmonic sono stati premiati con il prestigioso Premio europeo della cultura dalla Fondazione europea per la cultura "Pro Europe".
L'orchestra è ben nota per i suoi programmi innovativi che non si conformano alle convenzioni della musica classica e consentono al pubblico e ai musicisti di sperimentare nuove dimensioni musicali. L'innovativo "Waterworks" (2017/18), in collaborazione con Sunbeam Productions, ha unito musica, luci, sound design, arte visiva e moda con un effetto spettacolare. "Nordic Pulse" (2018-20) è una celebrazione innovativa del Nord, con musica di compositori di tutti i dieci paesi del Mar Baltico eseguita completamente a memoria. Ulteriori programmi includono "Baltic Folk" (2017) che ha caratterizzato la prima esecuzione memorizzata di The Firebird di Stravinsky, che ormai è diventato il marchio di fabbrica dell'orchestra, "Midnight Sun" (2019) e "Divine Geometry" (2019).
La discografia dell'orchestra con Kristjan Järvi è in costante aumento ed include tre acclamate registrazioni per Sony Classical. La prima di queste, The Ring: An Orchestral Adventure, un arrangiamento per orchestra del Ciclo del Ring di Wagner, è stato pubblicato nel 2016. Una registrazione con l'orchestra e il violinista svizzero David Nebel nel Concerto per violino di Stravinsky è stata pubblicata nel 2020 ed è stata nominata per il 2021 ICMA Classical Music Awards nella categoria concerti. Sempre nel 2020 la Sony Classical ha pubblicato La bella addormentata, con Järvi alla guida dell'orchestra nel suo innovativo arrangiamento del balletto di Tchaikovsky come sinfonia drammatica. La Baltic Sea Philharmonic e David Nebel hanno anche registrato il brano esaltante Aurora di Järvi per l'album Nordic Escapes del direttore-compositore del 2020, che è stato pubblicato su Modern Recordings di BMG.
Alla pandemia COVID-19 che ha interrotto le esibizioni dal vivo nel 2020, la Baltic Sea Philharmonic ha reagito con progetti digitali innovativi che collegano musicisti e appassionati di musica in Europa e nel mondo. "Musical Chain", lanciato nel luglio 2020, porta il concetto di orchestra virtuale in una direzione completamente nuova, riunendo i musicisti dell'orchestra insieme ad altri artisti e collaboratori creativi. Il progetto ha finora prodotto quattro video di remix musicali sorprendentemente originali: "Midnight Mood", basato su "Morning Mood" di Grieg di Peer Gynt; "Crepuscolo di Beethoven", ispirato alla Quinta Sinfonia di Beethoven; "Ascending Swans", basato sul "Song of Praise" di Sibelius dalla Swanwhite Suite; e "Nutty Christmas", una divertente versione stagionale di Lo schiaccianoci di Čajkovskij. Per ogni video, i musicisti della Baltic Sea Philharmonic hanno registrato tracce audio a casa e si sono ripresi all'aperto in paesaggi suggestivi. Kristjan Järvi ha quindi mixato l'audio e un team di produzione video professionale ha montato i video finali, che sono stati scaricati sui canali dei social media dell'orchestra.
Iván Fischer torna al Teatro Olimpico con la sua Opera Company per la IV edizione del Vicenza Opera Festival. L'ultimo capolavoro di Monteverdi che debuttò a Venezia nel 1643 va in scena sabato 30 ottobre, domenica 31 e lunedì 1 novembre. Al soprano caraibico Jeanine De Bique il ruolo di Poppea. Nel prologo di venerdì 29 Fischer dirige la Budapest Festival Orchestra in un concerto sinfonico con la partecipazione del pianista Dénes Varjon.
Da venerdì 29 ottobre a lunedì 1 novembre il Teatro Olimpico di Andrea Palladio apre le porte alla quarta edizione del Vicenza Opera Festival, rassegna operistica – con parentesi sinfonica – ideata da Iván Fischer per il teatro palladiano e ormai diventata un appuntamento fisso nel fitto calendario di impegni artistici del celebre direttore magiaro e della sua Budapest Festival Orchestra.
Al centro dell'edizione 2021 c'è L'incoronazione di Poppea, capolavoro estremo di Claudio Monteverdi che debuttò al Teatro dei SS. Giovanni e Paolo di Venezia nella stagione del carnevale 1643. Il maestro Fischer con la sua Opera Company ne proporrà a Vicenza, in prima nazionale, una sofisticata versione ambientata in tempi moderni perché sempre estremamente attuali sono i sentimenti e le emozioni che Monteverdi intendeva trasmettere al pubblico attraverso la sua musica.
Stellare il cast scelto da Fischer per questa sua nuova avventura nel mondo di Monteverdi, dopo l'Orfeo del 2019 rappresentato sempre all'Olimpico di Vicenza. Ne fanno parte il soprano caraibico Jeanine De Bique nel ruolo di Poppea, i controtenori Valer Sabadus e Reginald Mobley (rispettivamente Nerone e Ottone), il soprano spagnolo Núria Rial e Luciana Mancini nel doppio ruolo di Ottavia-La Virtù. Completano il cast Stuart Patterson, Gianluca Buratto, Thomas Walker, Francisco Fernández-Rueda, Peter Harvey, Silvia Frigato e Jakob Geppert. I musicisti della Budapest Festival Orchestra suonano su strumenti d'epoca.
La regia è di Iván Fischer con Marco Gandini. Costumi di Anna Biagiotti, scenografia di Andrea Tocchio e il lighting designer è Tamás Bányai.
Continuano le repliche in Arena del 98° Opera Festival, e il giorno 27 Agosto 2021 abbiamo assistito alla penultima recita di Aida di questa stagione che ha visto il debutto di Carlo Ventre nel ruolo di Radames e l’arrivederci di Maria Josè Siri nel ruolo di Aida.
Della seata inaugurale dello spettacolo, abbiamo già riferito http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/aida-giuseppe-verdi-arena-di-verona-sabato-26-giugno-2021.html, qui ci preme sottolineare la maiuscola prova di Maria Jose Siri che si riconferma inteprete di punta di questo ruolo oltre che cantante eccezionale. Maria José Siri ha tutte le note di Aida, che sarebbe già tanto: ma sa anche dar loro significato espressivo, il che è ancor più raro. Controllo del fiato perfetto, suoni sempre coperti, tenuta dell’acuto con una facilità disarmante senza comunque mai perdere il corpo vocale e l’intenzione. Voce corposa, robusta, dal bel colore brunito, omogenea, generosa ma priva di eccessi, sono questi gli assi nella manica che fanno della Siri l’interprete di punta del Festival Areniano. La sua Aida è stata appassionata ma allo stesso tempo fragile, aiutata da una presenza scenica raffinata e avvenente, disegna una Aida disperatamente innamorata. Di grande intensità la struggente “O cieli azzurri”: il pubblico le riserva calorosissimi e meritatissimi applausi.
Queste sono le operazioni che ci piacciono e ci fanno andare volentieri a teatro: il recupero di opere da tempo non più rappresentate che per volontà di direttori artistici temerari ritornano, talvolta una tantum, talvolta con regolarità, nelle stagioni operistiche con apprezzamenti più o meno frequenti. Il Teatro Galli di Rimini ha proposto nell’ultimo fine settimana di agosto il verdiano Aroldo, rifacimento dello Stiffelio che nel 1857 fu scritto per inaugurare proprio nello stesso mese il teatro romagnolo, allora Teatro Nuovo, che dal 2018 è tornato (dopo settantacinque anni!) al suo antico splendore grazie ad un miracoloso restauro dopo che il bombardamento del dicembre 1943 lo rase quasi completamente al suolo. Di miracolo ha parlato anche Ivano Marescotti nel suo toccante discorso introduttivo alla serata, dedicato alla memoria di Gino Strada, in cui ha chiarito i diversi aspetti che caratterizzano questa produzione e le differenze con il libretto originale, che tra l’altro è riprodotto in facsimile nel programma di sala, per sottolineare l’attenzione storica dell’intera operazione. L’evento ci tocca particolarmente pensando ai tanti edifici storici devastati nel nostro paese e ai teatri che ora sono un nostalgico ricordo, se non trasformati radicalmente nella loro struttura. L’occasione è dunque un avvenimento da segnare: il recupero di un’opera dimenticata nel teatro che l’ha vista debuttare e che ha rischiato di rimanere solo una immagine impressa sulle stampe d’epoca.
COMUNICATO STAMPA
Finalmente anche Jonas Kaufmann ha potuto fare il suo debutto all’Arena di Verona. Rinviato di un anno causa pandemia, il recital con il quale “Der Tenorissimo” ha ufficialmente legato il suo nome a quello del Festival Areniano, è stato suggellato da standing ovation, groupie scatenate che porgono omaggi floreali e non, sette bis e un assedio post concerto all’ingresso degli artisti come non si vedeva da anni.
Divo assoluto della scena lirica, bello, bravo e simpatico, Kaufmann ha incorniciato un programma che, iniziato con Wagner e proseguito con una serie di classici del panorama d’opera italiano, ha visto una coda interminabile di bis che hanno alimentato la temperatura all’interno dell’anfiteatro fino al trionfo finale: continue chiamate, ovazioni, boati e lanci di fiori.
Sarà il clima da ultima rappresentazione, ma c’è sempre aria di festa a Trieste quando viene messa in scena un’operetta. Ormai sono passati diversi anni dall’ultima edizione del celebre festival, ma questo genere è riuscito a conservarsi un posto speciale nel cuore del pubblico triestino, che risponde sempre con grande entusiasmo ad ogni occasione, e in particolare durante la pomeridiana de La Vedova allegra di Franz Lehár a cui abbiamo assistito.
Il nuovo allestimento del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste con la regia di Oscar Cecchi si distingue per sapienza e varietà nell’utilizzo dei mezzi espressivi del teatro: dai momenti metateatrali all’inizio di ognuna delle tre parti, passando per James Bond, fino ad arrivare all’attualissimo gender - 'È scabroso le donne studiar' viene bissato dalla compagine femminile come 'È scabroso i maschi studiar'. La carne al fuoco è molta, ma tutto funziona come una macchina ben oliata (soprattutto nel secondo e terzo atto) e il limite non viene mai superato, tanto che le quasi due ore e mezza volano. Particolarmente suggestiva e fiabesca la scena della festa pontevedrina con la Vilja cantata al chiaro di luna con le belle scene di Paolo Vitale.
Ritorno felicissimo al Comunale di Bologna per la Bohème del compianto Graham Vick , al quale naturalmente è dedicata anche la recita cui abbiamo assistito. Una Bohème in cui il capolavoro tra i più noti di Puccini rivive e si tinge di fresca attualità e della forza che lega amici sinceri con un calore più forte di quello creato artificialmente nel freddo inverno che li vede protagonisti. Premiata agli Abbiati nel 2018 proprio per la sua freschezza e per come Vick con la sua squadra seppe portare in scena le storie e le emozioni dei giovani protagonisti, anche questa estate rovente ha saputo raccogliere tanto entusiasmo e lunghe ovazioni tra il pubblico, complice una orchestra molto accogliente e dei protagonisti frizzanti ed affiatati.
Ecoteatro conclude la sua prima stagione lirica e lo fa in grande con l’opera PAGLIACCI di Ruggero Leoncavallo.
Il luogo è sempre lo stesso: la splendida Villa Angeli a Pegognaga (MN), antica residenza di Matilde di Canossa. Ecoteatro, il progetto ambizioso del regista Lorenzo Giossi, col soprano Elisa Benadduce e la costumista Ilaria Giossi, che vede al centro della sua attività il coinvolgimento sociale, il riutilizzo degli scarti di materiale delle aziende del posto per produrne scene e costumi, creandone anche un TEATRO VIAGGIANTE, ha per bandiera il messaggio di sostegno ecologico e di riduzione degli sprechi di materiali.
Dopo lo spettacolo di apertura e il grande successo di Don Pasquale di Donizetti, il Teatro Viaggiante ospita per questa NUOVA PRODUZIONE artisti di grande calibro quali il soprano Elisa Benadduce (Nedda/Colombina), Alessandro Fantoni (Canio/Pagliaccio), Il baritono Alberto Mastromarino (Tonio/Taddeo), il baritono Marzio Giossi (Silvio), il tenore Livio Scarpellini (Peppe/Arlecchino). Al pianoforte il maestro Massimiliano Piccioli con Il coro S. Filippo Neri diretti da Ubaldo Composta di cui i due solisti Giorgio Gianese e Marco Morbioli.
Il famosissimo dramma che fonde realtà e finzione sul palcoscenico nella tormentata storia di Canio che deve recitare e ridere sul testo teatrale che rispecchia la sua stessa vita, prende corpo davanti ai nostri occhi grazie alla regia di Lorenzo Giossi che idea anche le scene, alle luci e alla realizzazione di Fabbricambente, laboratorio creativo mantovano coordinato da Gianluca Spaggiari e ai costumi di Ilaria Giossi. Il tutto rigorosamente realizzato con materiali riciclati. Il Teatro per i gestori del progetto è trasformazione.
Il Teatro Viaggiante di cui Ecoteatro tiene la direzione artistica, vi aspetta dunque il 21 agosto alle ore 21:00 in Villa Angeli, Pegognaga (Mantova). Biglietto di ingresso 18 Euro. Per informazioni e prenotazioni 3484792174 (Lorenzo Giossi) e 3496464907 (Elisa Benadduce)