Il Teatro La Fenice di Venezia raccoglie la sfida di rappresentare il lunghissimo capolavoro di Gaetano Donizetti, Anna Bolena, salutando il nuovo sovraintendente Nicola Colabianchi con quest’opera cha mancava in cartellone dal lontano 1857. Considerata uno dei capolavori del belcanto è particolarmente nota per la sua intensità drammatica e le difficoltà vocali dei suoi ruoli principali, soprattutto quello della protagonista, che deve poter sollevare la sua anima vocale fino a vette tali da far palpitare i cuori di chi ascolta. Ci vuole un cast assolutamente perfetto per metterla in scena e dalle rilevanti abilità recitative. L'opera racconta infatti gli ultimi giorni di vita della regina Anna Bolena, portandoci ai fasti del regno di Enrico VIII d’Inghilterra e delle sue sei mogli, di cui la protagonista è il secondo capitolo; una donna che dalle stelle di una vita accanto all’uomo più potente dell’epoca viene precipitata nell’abisso della colpevolezza e della condanna, inevitabilmente condotta a morte con l'accusa di tradimento e adulterio. Una donna dunque tormentata, dai sentimenti contrastanti che la vedono ancora legata al sovrano tra i fantasmi del suo vecchio amore Percy, tornato a tentarla e tormentarla, portandola verso una congiura ed una fine immeritata. Per questa operazione è stato scelto il veterano Pier Luigi Pizzi, che pensa di creare una ambientazione assolutamente asettica, in chiaroscuro, ove i personaggi sono lasciati ai loro sentimenti ad all’istinto interpretativo, proponendo elementi essenziali alla narrazione e senza stravolgerla, ed in cui quasi dal profondo buio emergono di volta in volta gli interpreti, a significare l’oscurità che sovrasta i loro destini. Potremmo essere anche in una stazione ferroviaria o in una fabbrica, con la schematicissima struttura che fa da sfondo all’azione, che come spesso accade si adatta facilmente a qualsiasi situazione in scena semplicemente aggiungendo dettagli. Molto dell’effetto visivo è dovuto alle luci di Oscar Frosio. Richiamano l’epoca i costumi prevalentemente neri e rossi, salvo i colori chiari della regina, anch’essa poi di scuro vestita dopo l’arresto, perché la luce si spegne dentro di lei e nella sua vita.
Nel ruolo del titolo Lidia Fridman è una imponente Anna che da’ vita ad un personaggio forte e volitivo; la voce che la caratterizza è drammaticamente scura, capace di raggiungere comunque le vette dell’impervio ruolo cui è immersa totalmente corpo ed anima; non sempre si odono pianissimi filati o sfumature particolarmente evidenti, ma la particolarità del suo tono e la passione con cui mette in scena il ruolo la rendono a tutti gli effetti una interprete vincente.
Enea Scala ha interpretato un Percy via via sempre più convincente nel corso della serata, aggiungendo alla voce dal suono dolce e setoso una passionalità ed una spinta emotiva notevole.
Alex Esposito è un Enrico dinamico, intrigante, un animale da palcoscenico che cattura l’attenzione sovra ogni misura; le sue doti attoriali sono da sempre impressionanti, spinte da una voce imponente che esalta ogni sua interpretazione. Carmela Remigio è la perfetta controparte di Anna: la sua Seymour è dilaniata da rimorso e passione per un amore troppo complicato ma desiderato ardentemente: l’interprete è generosa, da’ tutto vocalmente e fisicamente guadagnando larghi consensi.
Splendida Manuela Custer con il suo Smeton: delicato, struggente e disperato il suo personaggio espresso con abilità e padronanza vocale: c’è tutto nella sua voce: grazia, espressività, passione. Chiudono il cast William Corrò e Luigi Morassi con i personaggi di Lord Rochefort e Sir Hervey.