Di Rosy Simeone
La produzione de Il Trovatore al Festival di Macerata è stata affidata alla regia di Francesco Negrin per le scene e costumi di Louis Désiré ha riscosso un buon successo pur senza essere particolarmente “originale” o innovativa.
Questo testimonia il fatto che il pubblico gradisce quando uno spettacolo segue “semplicemente” i dettami del libretto e ne rispetta i tradizionali canoni e l’ambientazione.
Due tavole illuminate di colori rossi o bianchi, a seconda dello stato d’animo del personaggio che li calpestava. Disegni morbidi, semplici e con richiami di colori, rossi e neri per i costumi funzionali e sobri.
Da un punto di vista musicale le cose sono andate molto bene a partire dal podio dove Daniel Oren in gran forma ha saputo trarre dell’Orchestra regionale delle Marche un suono teso, terso, vigoroso e lucente. E’ stato costantemente al servizio del palcoscenico ed ha saputo dare un’impronta personalissima alla sua lettura di questo Verdi tumultuoso.
Anna Pirozzi ha interpretato una Leonora carismatica, forte, capace di piegare il suo strumento ad una vocalizzazione cristallina e di accenderlo con fiamme improvvise.
Una prova davvero maiuscola per lei.
Piero Pretti è un Manrico giustamente baldanzoso e eroico con una voce dalla facilità in acuto sorprendente e con un fraseggio curato e attento. Un ruolo davvero perfetto per il tenore sardo.
Ottima la prova di Enkelejda Shkosa come Azucena. La voce è brunita, timbrata, il registro medio e grave sono sonori come pure è ottima la proiezione di quello acuto.
Disegna una zingara tradizionale nel suo essere viscerale e volitiva, nel suo “dominare” la mente del figlio e nel voler cercare la “vendetta” tanto agognata.
Anche per lei prova davvero straordinaria.
Marco Caria si pone su un gradino di poco inferiore.
Il baritono ha una nobiltà di fraseggio ed una eleganza che lo rendono particolarmente adatto al canto elegiaco, si vorrebbe forse un pochino più di “polpa” nelle parti più drammatiche dove appunto servirebbe un pizzico di ardore e di “veemenza” in più.
Ottimo Alessandro Spina nel ruolo di Ferrando, che in questa occasione la regia ha molto sollecitato. La voce è scura, e rotonda e il personaggio centratissimo.
Buono l’apporto dei comprimari, da Rosanna Lo Greco come Ines ad Alessandro Pucci come Messo, fino ad Augusto Celsi che cantava Ruiz.
Ottima prova per il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” sotto la direzione del Maestro Carlo Morganti.
Nel complesso uno spettacolo molto ben realizzato, molto ben eseguito e che ha centrato un ottimo successo per tutti i protagonisti.
Rosy Simeone
LA PRODUZIONE
Direttore Daniel Oren
Regia Francisco Negrin
Scene e costumi Louis Désiré
Maestro del coro Carlo Morganti
Assistente alla regia Angela Saroglou
GLI INTERPRETI
Il Conte di Luna Marco Caria
Leonora Anna Pirozzi
Azucena Enkelejda Shkosa
Manrico Piero Pretti
Ferrando Alessandro Spina
Ines Rosanna Lo Greco
Ruiz Augusto Celsi
Un messo Alessandro Pucci
FONDAZIONE ORCHESTRA REGIONALE DELLE MARCHE
CORO LIRICO MARCHIGIANO “VINCENZO BELLINI”
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FOTO TABOCCHINI - MACERATA OPERA FESTIVAL
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