L’ORCHESTRA DELL'ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA CON ANTONIO PAPPANO OSPITE DEL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA - VERONA , DOMENICA 25 SETTEMBRE 2016

Ancora una serata straordinaria domenica al Filarmonico di Verona che ha ospitato la prestigiosa orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia col suo Direttore Musicale, Sir Antonio Pappano, cui si è aggiunto il talento del celebre violinista Gil Shaham in un teatro completamente esaurito visto il richiamo dell’evento.

Esattamente come le orchestre che l’hanno preceduta, quella dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidata dal Maestro Antonio Pappano, gode di un prestigio internazionale invidiabile per qualità, stile e perizia esecutiva. Anche il programma proposto, in particolar modo la prima parte del concerto, costituiva un motivo di richiamo succulento per gli appassionati, visto la notorietà e l’appeal di cui godono i pezzi in locandina.

 Ci riferiamo innanzitutto alla Sinfonia della Semiramide di Rossini, una delle più spettacolari e suggestive per l’energia, la fruibilità immediata e naturalmente per il classico finale spumeggiante. Colpisce positivamente come Sir Pappano non cerchi facili consensi spingendo da subito la compagine musicale, ma dosando giustamente le energie sonore che dall’incipit si arricchiscono via via che il pezzo si sviluppa. Precisissimi sono gli attacchi, omogeneo il suono tra le sezioni, splendidi i diminuendo e i crescendo ed i cambi di ritmo; il tutto ottenuto con gesto vigoroso, chiaro e soprattutto complice.

Si cambia quasi pianeta col meraviglioso Concerto per violino e orchestra  di Cajkovskij, eseguito con l’ospite solista Gil Shaham, stella internazionale del virtuosismo violinistico. Per quante volte possa essere eseguito, questo pezzo musicale non stanca mai ed ogni volta crea una forte empatia tra chi suona e chi ascolta, come si fosse attirati dalle corde del violino che generano tanta bellezza. Davvero sorprendente pensare che fu accolto negativamente al suo debutto in Austria nel 1881. Composto in piena epoca romantica e dopo aver partorito già numerosi dei suoi capolavori tra cui l’Onegin e alcune celebri composizioni strumentali, esso esprime in sé tutta la ricchezza interiore del compositore russo, che qui pare proprio volersi divertire con lo strumento a corde facendone protagonista assoluto se pur con una orchestra che a tratti lo completa ed arricchisce. Il violinista americano sfoggia una esecuzione di altissimo livello tecnico ed interpretativo. A dir poco affascinante il suono del suo Stradivari datato 1699: limpidissimo e ampio, si espande in sala con una brillantezza incredibile; piccola curiosità: questo violino preziosissimo presenta una forma leggermente più allungata e snella rispetto agli Stradivari precedenti. Shaham tocca le corde tanto con estrema delicatezza che con piglio certo e fluido; neanche a dirlo la incredibile successione di note della cadenza sono inanellate con invidiabile scioltezza in attesa che poi l’orchestra torni ad avvolgere la melodia con il suo abbraccio totalizzante. Generosissimo Shaham, per nulla provato, concede perfino due bis di Bach per la gioia del pubblico in delirio.

Per la seconda parte del concerto una scelta un po’ particolare: la Sinfonia n.3 di Saint-Saëns per la quale ci spostiamo al 1885-6, ma con tutt’altro gusto ed atmosfera. Si avvale anche del suono dell’organo e di un piano suonato a quattro mani, che però sono solo parte integrante dell’orchestra e non protagonisti solistici. Molto cupo, più che romantico, il motivo che introduce la sinfonia, quasi lugubre e sospeso in una atmosfera di attesa che con i violini sembrano spingere verso una melodia più definita. Con l’ingresso di tutte le sezioni l’ambiente sonoro si fa persino trascinante e coinvolgente, ma per tutto il pezzo domina un certo equilibrio tra pathos ed attesa, come dimostrano i passaggi tra un segmento e l’altro dei due movimenti. Straordinaria l’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che con il Maestro Pappano produce ancora una volta un suono delicatissimo nei momenti lirici e pulsante e colorato quando coinvolto con organico al completo. Una sintesi di  solennità mista a serenità contemplativa, che certo non disdegna il forte impatto di un suono maestoso ed ampio, giocato sull’equilibrio degli armonici.   

E visto che con Rossini si è aperto, chiusura con bis di un’altra notissima sinfonia, quella del Barbiere di Siviglia, con pubblico estasiato, che ha lasciato veramente a fatica l’orchestra accomiatarsi, anche dopo interminabili minuti di applausi.

Maria Teresa Giovagnoli

IL PROGRAMMA

Orchestra Dell'accademia Nazionale Di Santa Cecilia

Sir Antonio Pappano direttore
Gil Shaham violino


Gioachino  Rossini (1792 -1868)
Sinfonia dall'opera "Semiramide"

Petr Il'ic Cajkovskij (1840 - 1893)
Concerto per violino e orchestra in Re maggiore Op. 35

I. Allegro moderato
II. Canzonetta. Andante
III. Finale. Allegro vivacissimo


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Camille Saint-Saëns (1835 - 1921)
Sinfonia n. 3 in Do minore Op. 78 avec orgue
I. Adagio - Allegro moderato - Poco adagio
II. Allegro moderato - Presto - Maestoso - Allegro

Foto Maurizio Brenzoni