Il secondo appuntamento sinfonico per il ‘Settembre dell’Accademia’ vede ospite l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino con il suo direttore principale a vita Zubin Mehta ed un programma con due sinfonie che in comune hanno un elemento assai significativo: l’incompiutezza. Si tratta infatti della sinfonia in Si minore D759 di Schubert meglio nota come l’Incompiuta, seguita dalla sinfonia n. 9 in Re minore di Bruckner, priva in origine del quarto movimento.
La sinfonia Si minore di Schubert rappresenta un succoso elemento per gli storici della musica per le traverse vicende che ne influenzarono la composizione a partire dal 1822. Parallelamente al fatto che in quegli anni il compositore stesse abbozzando un’altra sinfonia rimasta solo sulla carta (da qui il dubbio se definirla settima o ottava), resta il fatto che l’autore si trovava in una fase di ripensamento stilistico e formale e che non fosse evidentemente soddisfatto del lavoro in fieri, fino al punto di abbandonarlo dopo la battuta 128 del terzo movimento. Curioso anche il fatto che il suo dedicatario, l’amico e compositore Anselm Hüttembrenner, non la rese mai nota, forse non ritenendo il caso di proporre un’opera non terminata, che soltanto nel 1865 fu finalmente eseguita per la prima volta a Vienna, quasi quarant’anni dopo la scomparsa di Schubert. Mehta sembra interpretare il clima di sospensione e di mistero che aleggiano su questa sinfonia, approcciandosi ad essa con una certa cautela, che si esplicita nella morbidezza dei tempi ed in sonorità contenute. L’allegro è sintesi di purezza ed elasticità di un suono sospeso in apertura e quasi appena percettibile, che poi si schiarisce nel delicato secondo tema dei violoncelli e procede in una alternanza di melanconia, mistero e graduale forza. Quasi solenne diventa l’Andante che con il manto dei violini e l’interazione dei fiati rimanda ad un clima disteso di pace interrotto continuamente da tempeste improvvise, fino alla quiete definitiva.
Altra sinfonia travagliata è la n. 9 di Bruckner, anch’essa incompiuta, probabilmente per via dei sopraggiunti problemi di salute del compositore, che abbandonò definitivamente l’idea di completare il quarto movimento, lasciandoci solamente gli schizzi di quasi cinquecento battute lacunose e da cui negli anni Ottanta del secolo scorso è stato ricavato l’agognato Finale, più volte oggetto di studio. La storia vuole che Bruckner stesso abbia a suo tempo suggerito di eseguire al suo posto il Te deum scritto da lui tra il 1881 ed il 1884. Sta di fatto che per la seconda parte del concerto in programma l’Orchestra del Maggio sembra brillare di una luce particolarmente intensa ed in simbiosi con il suo condottiero, come fosse investita di quella solennità che la dedica ‘al buon Dio’ attribuisce alla sinfonia. Quattro movimenti intensamente vissuti dalla bacchetta di Zubin Mehta che ottiene dai suoi musicisti tanto un suono austero e secco, quanto slanci melodici di un lirismo ormai lontano. Il primo movimento è quasi inquietante nella sua durezza che d’un tratto affascina immergendoci in un clima di sogno e tenerezza; si prosegue con lo Scherzo, dal ritmo serrato ed ossessivo che, come spesso si dice, anticipa certi ritmi del primo Novecento; lungo ed appassionato è poi l’Adagio che ci conduce verso il sospirato Finale. Per tutto il percorso musicale ascoltato, è percepibile una fusione di intenti da parte di un organico maturo ed in grado di produrre sonorità ampie, chiare e di una intensità a tratti sconcertante.
Anche per questo secondo concerto registriamo un ampio successo di pubblico che ha richiamato più volte alla ribalta il Maestro Mehta, applaudendo la sua orchestra con visibile soddisfazione.
Maria Teresa Giovagnoli
IL PROGRAMMA
Franz Schubert (1797 - 1828)
Sinfonia n. 7 in Si minore D759
Incompiuta
I. Allegro moderato
II. Andante con moto
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Anton Bruckner (1824 -1896)
Sinfonia n. 9 in Re minore
I. Feierlich, misterioso
II. Scherzo. Bewegt, Lebhaft - Trio. Schnell
III. Adagio. Sehr langsam, feierlich
IV Finale. Bewegt, doch nicth schnell
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Foto Maurizio Brenzoni
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