Coscoletto

COSCOLETTO O IL LAZZARONE DI JACQUES OFFENBACH ALL’ARENA SHAKESPEARE DI PARMA PER FONDAZIONE TEATRO DUE - GIOVEDI’ 25 LUGLIO 2019

L’espressione ‘bella Napoli’ racchiude in sole due parole tutto il profumo, i sapori e le atmosfere di una città simbolo di arte e di bellezza che nei secoli ha ispirato artisti di tutto il mondo a recarvisi per ammirare non solo le meraviglie architettoniche, la simpatia e l’ ospitalità un po’ folcloristica dei suoi abitanti, ma in molti casi anche per assaggiare le sue prelibatezze culinarie famose in ogni continente. Chissà che fama avevano ai tempi di Offenbach i ‘maccaroni’ (come chiamati nel libretto tedesco) per farne addirittura il fulcro di una delle sue operette, che a distanza di un secolo e mezzo finalmente arriva in Italia grazie alla sinergia di intenti tra il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, La Toscanini e la Fondazione TeatroDue di Parma.

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AIDA, GIUSEPPE VERDI, ARENA DI VERONA, REPLICA DEL 24 LUGLIO 2019

Dici Arena di Verona ed è subito Aida.

Opera simbolo dell'anfiteatro veronese, presenza fissa e costante nel cartellone dal lontano 1913, Aida è ormai come una mamma buona che ti accoglie tra le sue braccia e ti rassicura qualunque sia il cast, allestimento o direzione d'orchestra, in barba alle temperature più torride (come in questo caso) o ai temporali più catastrofici.

Quest'anno è stata riproposta nell'allestimento storico del 1913 con la regia evergreen di Gianfranco De Bosio (notevolmente migliorata con le nuove luci di Paolo Mazzon) e la coreografia anni '80 di Susanna Egri.

E' l'Aida che tutti vorremmo vedere con le sue belle palme verdi, le foreste imbalsamate, i papiri del Nilo, i cavalli che trottano, il trono extralarge di Radamès per il suo trionfo, il corpo di ballo con gli stivaletti che danza la battaglia tra egizi ed etiopi per la conquista della bella mora, ovviamente gli etiopi brutti cattivi e sporchi e gli egizi belli ricchi e puliti, e le trombe in bella vista a completare il quadretto oleografico.

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ORFEO ED EURIDICE, CHRISTOPH WILLIBALD GLUCK - OPERAESTATE FESTIVAL VENETO, BASSANO DEL GRAPPA

Per l’edizione 2019 di  Operaestate Festival Veneto l’appuntamento con la lirica, in collaborazione con il comune di Padova, apre con una operazione musicale molto ricercata operata dal Maestro Marco Angius che dirige stabilmente l’Orchestra di Padova e del Veneto ormai da diversi anni, con una attenzione particolare al repertorio contemporaneo ed alla ricerca di innovazioni stilistiche musicali. Non poteva essere dunque una ‘semplice’ (se mai può esserlo) esecuzione di un capolavoro settecentesco come l’Orfeo ed Euridice di Gluck, quella portata in scena per questa occasione, ma una attenta concertazione ben analizzata, studiata e rinnovata. Questo grazie all’inserimento di pezzi da altre composizioni come si usava ai tempi del compositore. Sin dalla ouverture, senza nulla togliere a quella magnifica composta da Gluck, Angius ha preferito il Poema sinfonico Orpheus di Franz List, risalente al 1854, quando al musicista ungherese fu chiesto di scrivere per la corte di Weimar due poemi sinfonici che aprissero e chiudessero l’opera, che per quella occasione era la rivisitazione francese di Berlioz. Con questo pezzo Angius ci porta alle amorose angosce del povero Orfeo, grazie alla delicatezza della ‘sua’ arpa, degli echi che rimbalzano tra archi e fiati dolcemente fusi in un armonioso flusso di pathos. Sempre da Gluck il Direttore ha inserito anche la ‘Danza delle Furie’ nel secondo atto, scelta intelligente considerando la forza del pezzo ed il momento in cui Orfeo ha la meglio sulle Furie. Infine con la II Sequenza di Berio siamo addirittura nel 1963, che riecheggia per un Orfeo tragicamente colpito dalla seconda morte di Euridice ed il suo cuore si spezza come le corde dell’arpa.

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DON GIOVANNI, W. A. MOZART – TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, REPLICA DI VENERDI' 12 LUGLIO 2019

E’ ormai storia del teatro italiano il maestoso allestimento di Don Giovanni di Mozart che mancava al Lirico di Cagliari dal lontano 2005 e che il pubblico sardo ricorda certo con grande emozione. Niente di più normale pensare ad uno spettacolo ‘attira pubblico’ per il periodo estivo in cui notoriamente flotte di turisti affollano le coste sarde e magari passano a teatro per godere a pieno di tutto ciò che offre anche culturalmente l’isola dal mare smeraldino. Così anche noi abbiamo voluto testimoniare questo ritorno, attirati dal cast interessante e perché certi allestimenti non stancano mai, soprattutto se ripresi e resi attuali come ha fatto in questo caso la regista Daniela Zedda. La struttura e dunque l’ambientazione sono quelle del mitico spettacolo che Giorgio Strehler firmò per il Teatro alla Scala nel 1987 (sembra passata una vita) e che con qualche piccolo rimaneggiamento drammaturgico è diventato una perla del Lirico che ne ha previste ben 13 recite in pieno corso. Poco aggiungiamo a quanto ben noto ai più se non richiamando all’attenzione la magnificenza delle scene di Cristian Demuro con colonnati, scale e balconate per ricordare la bellezza dell’età dei Lumi ed i costumi curatissimi di Marco Nateri. Ma non è solo questo lo spettacolo della Zedda, che drammaturgicamente esalta quanto fece Strehler ponendo una particolare attenzione al dettaglio narrativo, utilizzando persino le luci di Alessandro Verazzi in funzione di cosa vuole sottolineare in un determinato momento. Si ha l’impressione di trovarsi davvero davanti ad uno schermo ove il gioco di chiaro scuri e persino l’effetto ‘primo piano’ sono sottolineati dal velario che sfuma lo sfondo e dalle luci, ora color seppia, ora vivacissime per le scene più gaie, atte a creare un effetto visivo che sfiora il dipinto. Molto si è lavorato anche sulle comparse che integrano e accompagnano i protagonisti principali, spesso con effetti ‘rallenty’ delicati e quasi danzanti. Il risultato è magnifico.

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CARMEN, G. BIZET - ARENA DI VERONA, SABATO 06 LUGLIO 2019

Ritorna sulle tavole dell'Arena di Verona, “Carmen” di Bizet nel fortunato allestimento di Hugo de Hana che ha aperto la stagione precedente.

Carmen, come scrisse Tchaykovsky in una lettera a M.me Von Meck nel 1880, “è un capolavoro sotto ogni aspetto, una delle rare creazioni che riassumono i sentimenti di tutta un'epoca musicale”, e il tempo gli ha dato ragione: nei suoi 144 anni di vita, “Carmen” è stata rappresentata in tutto il globo terracqueo e tutt'ora rimane una delle opere più amate del grande pubblico, a dispetto delle accuse di licenziosità che indussero la direzione del teatro a sconsigliare la presenza del pubblico femminile alle prime rappresentazioni.

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IL TROVATORE, GIUSEPPE VERDI – ARENA DI VERONA, SABATO 29 GIUGNO 2019

Con un altro tutto esaurito la Fondazione Arena di Verona mette a segno ancora una serata vincente dal punto di vista di pubblico ed attenzione mediatica, grazie alla ripresa di uno degli spettacoli più riusciti ed apprezzati di Franco Zeffirelli, il magnifico e ben collaudato Trovatore di Giuseppe Verdi, e chiamando una delle stelle attualmente più importanti del panorama lirico mondiale, la diva Anna Netrebko per il ruolo di Leonora. Neanche a dirlo l’accoppiata Netrebko/Zeffirelli ha sbancato il botteghino ed a conclusione della recita una foto ricordo del Maestro appena scomparso ha in un certo senso ‘salutato’ il pubblico dagli schermi dei sovratitoli.

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CARMEN, G. BIZET - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 21 GIUGNO 2019

Quest'anno la stagione lirica e di balletto del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste si è conclusa con la Carmen di Bizet, sicuramente l’opera più celebre e, purtroppo, attuale del compositore francese.

Lo spettacolo ideato da Carlo Antonio De Lucia assieme ad Alessandra Polimeno è di impostazione tradizionale e ambienta la vicenda in una Spagna da cartolina con le sue piazze assolate, gli edifici in pietra, le montagne e le maioliche. Un allestimento piacevole, anche grazie agli appropriati costumi di Svetlana Kosilova e alle luci curate dallo stesso De Lucia.

Il lavoro del regista sui singoli è evidente e ben calibrato, mentre andrebbe approfondito quello sulle masse, che con l’eccezione di qualche personaggio specifico, risultano piuttosto statiche. Nel complesso un allestimento rassicurante dunque, che non ha turbato gli animi degli spettatori triestini presenti alla prima.

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TRAVIATA, GIUSEPPE VERDI – INAUGURAZIONE FESTIVAL ARENA DI VERONA, 21 GIUGNO 2019

Una serata dal tutto esaurito, con autorità politiche tra cui il presidente della Repubblica Mattarella, personaggi dello spettacolo e una diretta in mondovisione, avrebbe finalmente soddisfatto il Maestro Franco Zeffirelli per celebrare una carriera che, come aveva affermato in varie occasioni, è sempre stata maggiormente apprezzata all’estero piuttosto che nella sua patria. Invece la Fondazione Arena ha sempre mostrato particolare feeling col regista fiorentino, tanto da ospitare negli anni numerose sue produzioni colossali e questa Traviata era il coronamento di un a lungo viaggio intrapreso circa dieci anni fa tra bozzetti, idee, spunti, e finalmente l’effettiva calendarizzazione al Festival per questa stagione.

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MOSCOW PHILARMONIC SOCIETY, CONCERTO DELLA STATE SYMPHONY CAPPELLA OF RUSSIA. DIRETTORE VALERY POLYANSKY, PIANISTA DMITRI MASLEEV -
Tchaikovsky Concert Hall di Mosca, martedì 18 giugno 2019

Due ore e trenta. Esclusi 10 minuti di intervallo.

La durata dei concerti in Russia fa impallidire qualsiasi confronto con i programmi delle orchestre di qualsiasi luogo del globo terracqueo. Il tempo è danaro e in Russia ogni Rublo conta, soprattutto quando l'offerta culturale è sterminata e il pubblico, che mai come qui è competente e curioso, pretende sempre di più qualitativamente ma soprattutto quantitativamente.

Affiancare ad un concerto per pianoforte ed orchestra di Mozart (più il relativo bis d'ordinanza) la sinfonia n.2 di Mahler, è un azzardo che nelle tempistiche spiazza qualsiasi programmatore.

Nulla di scandaloso si intende, soprattutto quando i 1600 spettatori apprezzano senza fiatare perfettamente concentrati fino alla fine l'impegnativo programma.

Si inizia dunque con il concerto per pianoforte ed ed orchestra K466 N.20 di W.A. Mozart con un solista d'eccezione, Dmitri Masleev già vincitore del prestigioso concorso Tchaikovsky nel 2015.

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CONCERTO DEI FINALISTI DEL CONCORSO TULLIO SERAFIN - TEATRO TULLIO SERAFIN DI CAVARZERE (VE), SABATO 8 GIUGNO 2019

Con il concerto di sabato 8 giugno e la proclamazione dei vincitori si è conclusa l’avventura del concorso dedicato a Tullio Serafin che in suo onore si è svolto proprio a Cavarzere, comune nella cui frazione, Rottanova, era nato il Maestro, e naturalmente nel teatro che porta il suo nome. Già il teatrino è di per sé un piccolo gioiello, da poco restaurato ed in cui si possono ammirare stampe ritraenti il grande Direttore d’orchestra e persino il pianoforte a lui appartenuto, dono del duca Visconti di Modrone ‘con riconoscenza ed affezione’, come reca la targa affissa in cima. Se poi si considera quanto il Maestro tenesse ai giovani cantanti ed allo sviluppo delle voci, il cocktail per un appuntamento di tutto rispetto è servito.

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SETTIMANE MUSICALI DEL TEATRO OLIMPICO DI VICENZA: LE STAGIONI NEL MONDO, IN CAMMINO DA VENEZIA A BUENOS AIRES – CONCERTO DEL 2 GIUGNO 2019

Con un emozionante concerto che ha visto l' Orchestra di Padova e del Veneto e il violino solista di Sonig Tchakerian, si sono aperte le Settimane Musicali del Teatro Olimpico di Vicenza, giunti quest'anno alla 28° edizione.

Un programma che a prima vista potrebbe sembrare scontato, ha avuto invece una partecipazione emotiva non indifferente, grazie oltre che alla bravura degli interpreti, anche e soprattutto all'accostamento dei compositori Vivaldi\Piazzolla legato al tema delle stagioni.

Fino all'inizio del '900, Vivaldi era l'autore dei concerti delle “Stagioni” e niente di più, essi erano sopravvissuti  per la loro particolare natura descrittiva , una natura che è totalmente diversa da quella di altre musiche descrittive di quel periodo.

Per Vivaldi però l'aspetto didascalico non è qualcosa di posticcio, costituisce invece uno degli aspetti più caratteristici della sua personalità, indica il suo bisogno di immaginare ed esprimersi con assoluta libertà e naturalezza. Sappiamo che i sonetti accompagnatori dei 4 concerti sono stati aggiunti in un secondo tempo al momento di andare in stampa e probabilmente in principio l'intento descrittivo era molto minore, forse affidato soprattutto all'estro improvvisativo del violino solista piuttosto che alla precisione delle note scritte.

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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI – TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, SABATO 1 GIUGNO 2019

II tempo delle favole deve rappresentare una indicazione piuttosto fumosa per il regista Fabio Cherstich, che ha pensato quanto il passato fosse ormai troppo inflazionato per ambientarvi le vicende di una ‘mozza teste’ senza cuore il cui popolo vive costantemente nel terrore circondato da violenza e maltrattamenti. Dunque visto come sta andando il mondo, nel 2070 Pechino diventa una metropoli coloratissima, con grattaceli dalle forme strampalate,  draghi/astronavi e mezzi volanti vari che affollano i suoi cieli e mostri multiformi o multi teste che svolazzano allegramente qua e là. Tutto ciò che accade sul palcoscenico è costantemente accompagnato da un sottofondo proiettato su schermi enormi che, alternando immagini di questa città immaginaria, ci spiegano il lento processo di uccisione di coloro che non hanno saputo sciogliere i tre enigmi. Così, invece di concentrarsi sugli eccellenti protagonisti, si rischia di spostare l’attenzione verso le immagini proiettate che, tra l’altro, sono ripetitive e spesso fastidiose a nostro avviso. I poveretti sono seminudi e seviziati da un mostro che prima li avviluppa nei suoi tentacoli, poi li sistema su di un tapis roulant che termina il suo percorso in un grosso cilindro nel quale avviene il taglio delle teste, infine queste vengono utilizzate come ornamento su dei fiori gommacei che volteggiano nell’aria. Senza parole.

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IlMaestrodiCappella_FotoEnnevi_084 Il Maestro di Cappella

IL MAESTRO DI CAPPELLA , D. CIMAROSA/ GIANNI SCHICCHI, G. PUCCINI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, GIOVEDI’ 23 MAGGIO 2019

Per l’ultimo appuntamento primaverile di stagione la Fondazione Arena propone un dittico tanto insolito quanto esuberante, i cui due componenti, pur appartenendo a due epoche decisamente diverse per gusto, stile e contenuti, sono accumunati dall’elemento principe che colpisce il pubblico: far divertire. Per il Maestro di Cappella importante è la capacità del regista nel consigliare e guidare l’unico interprete affinché si muova, canti e reciti in modo coinvolgente, non ridondante ed  interagendo perfettamente con i musicisti, in un certo senso antagonisti del Maestro.

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ANDREA CHENIER, U. GIORDANO – TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 17 MAGGIO 2019

Al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste siamo arrivati al penultimo titolo in cartellone per questa stagione: Andrea Chénier di Umberto Giordano.

La spending review imposta ai teatri ha fatto molti danni, si sa. Tuttavia ha obbligato i teatri ad aumentare le coproduzioni e ha reso possibile la messa in scena di titoli che spesso non fanno proprio parte del repertorio. Il pubblico triestino in questo caso deve ringraziare la coproduzione con il Teatro Opera SNG di Maribor, che si avvale delle scene gradevoli ed essenziali di William Orlandi, per la possibilità di vedere riproposta l’opera più celebre del compositore foggiano. L'impianto si basa su due pareti con colonne in stile corinzio che ruotando ricreano e circoscrivono gli ambienti dei vari quadri, mentre ai lati la scena è dominata dagli scaffali pieni di libri di qualche immensa biblioteca.

Delude la regista Sarah Schinasi che non riesce a raccontare nulla di nuovo o di particolarmente significativo in questa sua visione di Andrea Chénier, in cui manca il dettaglio e l’approfondimento sui singoli. Sono parse poco riuscite specialmente le scene iniziali - probabilmente anche a causa delle (sparute) masse - che lasciano alquanto confuso lo spettatore.Evitabili le proiezioni durante la scena in cui si racconta del primo incontro fra Maddalena e Gérard. Ben realizzati ma semplici i costumi di Jesus Ruiz.

Non si capisce bene dove Kristian Benedikt metta la voce, che risulta piuttosto adenoidale e sorda, ma in qualche modo capace di sfogare in acuto. Il suo Andrea Chénier è appassionato sulla scena, ma le mancanze sul piano vocale non gli permettono una realizzazione a tutto tondo del poeta francese.

Svetla Vassileva risolve con mestiere la parte di Maddalena: sa stare benissimo in scena e il suo personaggio è ben pensato e sviluppato, sebbene la caratterizzazione risulti leggermente esasperata. Al netto di un registro acuto piuttosto oscillante, la voce è lucente e di quelle che aumentano notevolmente di ampiezza man mano che si sale sul pentagramma. Il fraseggio è attento, vario e mai banale. L’artista ha potuto giocare al meglio le sue carte nella sua grande aria – davvero stupenda l'introduzione del violoncello - e nel duetto finale.

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AIDA Foto Michele Crosera

AIDA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, SABATO 18 MAGGIO 2019

Sembra incredibile ma trent’anni ci son voluti affinché una delle opere di Verdi più amate e rappresentate al mondo tornasse sul palcoscenico della Fenice di Venezia. Riproposto negli anni Ottanta del secolo scorso, questo fortunato allestimento di Aida viene dal passato, precisamente dal lontanissimo 1978 quando Mauro Bolognini ideò uno spettacolo imponente che potesse sottolineare la grandezza dell’antico Egitto e del teatro veneziano che ospitava la produzione. Oggi Bepi Morassi rivisita e riporta in scena quanto a suo tempo aveva pensato il regista, per rappresentare il viaggio sentimentale dei protagonisti tra conflitti politici ed amorosi. Con una scena incastonata perfettamente nel palco come una scatola magica, i due livelli progettati da Mario Ceroli sono funzionali senza strafare, riempiono tutto lo spazio a disposizione occupando con gli interpreti anche tutto il proscenio, probabilmente per lasciare che le voci non restino ‘imprigionate’ tra le opulenti pareti. Non c’è tantissimo spazio per l’azione che quindi è piuttosto lineare senza colpi di scena, ma segue il libretto con rispetto ed una certa eleganza, ormai rara per taluni registi di oggi. I costumi storici di Aldo Buti  messi a disposizione dall’Archivio Cerratelli di Pisa sono perfettamente in linea con il periodo e le luci di Fabio Barettin costituiscono uno degli elementi fondamentali dello spettacolo, sottolineando ogni più piccolo dettaglio della narrazione e perfino le espressioni dei protagonisti.

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TURANDOT, GIACOMO PUCCINI – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 10 MAGGIO 2019

Le favole fanno bene al nostro spirito perché ci permettono di sognare e di vivere per un istante in una dimensione parallela in cui tutto può accadere. Turandot ha maturato un odio verso gli uomini che difficilmente nella vita reale svanirebbe nonostante il valente corteggiatore. Ma ‘al tempo delle favole’ anche la più spietata e senza cuore principessa cede e Cecilia Ligorio concepisce la vicenda come lo schiudersi di uno scrigno che lascia pian piano lo spazio alla luce dei sentimenti più puri, così come il palco si apre alla luminosità ed alla gioia.

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DORILLA IN TEMPE, ANTONIO VIVALDI - TEATRO MAILBRAN DI VENEZIA, GIOVEDI' 2 MAGGIO 2019

La Dorilla (questo è il nome presente sul manoscritto autografo) di Antonio Vivaldi è un intrigo romantico-pastorale e uno dei maggiori successi riscossi dall’autore durante la sua carriera. L’opera vide la luce per la prima volta il 9 novembre 1726 nel Teatro Sant’Angelo di Venezia, di cui l’abate era impresario assieme al padre.

All’epoca era prassi comune inaugurare la stagione con un cosiddetto pastiche, una sorta di collage di arie preesistenti di altri autori e brani propri. Il tutto però non era lasciato al caso, ma esisteva un modus operandi ben preciso: il compositore del pasticcio doveva pensare a scrivere (o riciclare da altre sue composizioni) la sinfonia, tutti i recitativi e i cori. In seguito doveva selezionare le arie di altri compositori che era intenzionato ad adoperare: solo a questo punto avrebbe integrato il tutto con arie scritte di proprio pugno. Nella prima versione dell’opera erano presenti, oltre ad arie di autori anonimi, arie di Sarro, Hasse e Giacomelli a dimostrare la crescente influenza nel mondo musicale della scuola napoletana.

Questa influenza si fa ben più evidente nella quarta versione dell’opera (1734), l’unica a noi giunta e riproposta dalla Fondazione  Teatro La Fenice al Malibran, in cui infatti sono ben 7 le nuove arie presenti, composte da Vinci Sarro, Leo, Hasse e Giacomelli.

Probabilmente i brani scelti erano delle vere e proprie hit al tempo e, sicuramente pensando al gusto del pubblico e alle necessità di botteghino del suo teatro, la scelta di Vivaldi non fu casuale. Altrettanto famose erano le sue 4 Stagioni e approfittando della consolidata pratica barocca dell’autoimprestito, infila una citazione del tema della  'Primavera' alla fine del terzo movimento della sinfonia e all’inizio della prima scena.

Da qui sembra partire il regista Fabio Ceresa che coglie la palla al balzo e si serve del cambio delle stagioni come metafora del percorso di crescita e maturazione della protagonista e - diciamolo pure - ravvivare una trama, che risulta debole, in particolare nel secondo e terzo atto. Fa quel che si può insomma: i personaggi non hanno un approfondimento psicologico, ma è più che altro una colpa da attribuire al librettista Antonio Maria Lucchini.

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CLAUDIO MONTEVERDI, ORFEO ‘NEL METRO’ – TEATRO PONCHIELLI DI CREMONA PER IL MONTEVERDI FESTIVAL, SABATO 4 MAGGIO 2019

Il titolo di questo spettacolo offerto dal Ponchielli di Cremona fa già presagire che l’Orfeo proposto per il Festival Monteverdi di quest’anno si discosta notevolmente dall’immagine fatata ed eterea che nel nostro immaginario associamo da sempre alla favola dello sfortunato amante e poeta. Il protagonista è molto vicino a noi e lo sono tutti coloro che ruotano attorno al suo viaggio nella vita e nell’aldilà. È proprio dall’idea del viaggio che il regista Luigi De Angelis è partito per ambientare la vicenda fantastica in una attualissima metropolitana, che entra ed esce dai suoi tunnel così come la vita di Orfeo sembra entrare nel tunnel della morte, uscirne carico di speranza nel riavere la sua amata, e ripiombare nell’oscurità perdendola di nuovo. Ma è anche un viaggio verso la ricerca di sé, verso una propria identità, così come è la vita per tanti giovani di oggi forse un po’ smarriti dalle incertezze della quotidianità. Il moderno Orfeo trova conforto tra le braccia di Apollo, ma qui non significa ascendere necessariamente al cielo, può essere un amico, un saggio consigliere, una persona cui appoggiarsi e con cui crescere. Ecco dunque che tutto viene spostato anche fisicamente in uno spazio decisamente concreto in cui anche il pubblico è chiamato a partecipare.

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inaugurazione MONTEVERDI FESTIVAL E ORFEO IN METRO'

Monteverdi Festival 2019

I Contrasti Creativi sono il filo conduttore del Monteverdi Festival 2019 e l’inaugurazione del Festival di quest’anno, il 2 maggio (ore 21.00 e in replica il 3, 4 maggio), sarà all’insegna di una produzione “Young Barocco” tutta particolare. Un’ opera lirica sui generis, di nuova produzione, un vagone di una immaginaria metropolitana in cui prende vita l’Orfeo nel Metrò con le superbe musiche di Claudio Monteverdi.

La regia è affidata a Luigi De Angelis, mentre la direzione a Hérnan Schvartzman, che guiderà i giovani cantanti e musicisti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.

 

I biglietti sono in vendita alla biglietteria del Teatro, aperta tutti i giorni feriali dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30 (tel 0372.022001/02) – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. –www.teatroponchielli.it

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MADAMA BUTTERFLY, GIACOMO PUCCINI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 12 APRILE 2019

Badate, ella ci crede. Così si può riassumere la Madama Butterfly andata in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste secondo la visione di Alberto Triola. Al centro di tutto viene posto il sogno d’amore della giapponesina (vissuto anche come riscatto sociale): un sogno di cui lo zio Bonzo non può far parte, e non a caso egli fa la sua comparsa fuori scena. Secondo il regista, Butterfly è una ragazzina che cresce in fretta e non si arrende mai. Il suo spirito vacilla un attimo solo durante il duetto con Sharpless, ma dentro di lei c’è sempre un’invincibile primavera, che continua a ricreare in modo compulsivo realizzando fiori di loto con gli origami, anche quando l’autunno è inesorabilmente già arrivato. Con quei fiori decora il giardino quando scopre che il suo amato tornerà, dei fiori uguali a quello che aveva donato a lui il giorno del loro matrimonio. Il meticoloso lavoro eseguito sui singoli cantanti è evidente e dimostra che una regia riuscita si basa sulle piccole cose, anche un semplice gioco di sguardi. 

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