Con una nuova produzione la Fenice di Venezia prosegue la ricchissima stagione operistica mettendo in scena la versione originale francese de La Favorite di Donizetti, nell’allestimento che vede Rosetta Cucchi come regista e le scene e i costumi rispettivamente di Massimo Checchetto e di Claudia Pernigotti. Coraggiosamente la regista ha immaginato che le vicende del re di Castiglia e la sua favorita si adattassero ad una visione alquanto astratta del mondo, visto in una decadenza inesorabile e che ha da essere preservato. Dobbiamo però dire che le diverse soluzioni cui abbiamo assistito ieri sera ci hanno lasciati non poco perplessi. Tutta l’opera si svolge a metà tra l’artificio e la natura, un mix di elementi paesaggistici che si intersecano con plastiche e materiali simili. Abbiamo visto monaci che custodiscono scampoli di foglie o alberi su cui probabilmente attuano esperimenti, fiori che appassiscono in un enorme cilindro di plastica ove sembra mancare ossigeno e su cui pende un folto ramo a sovrastare gli interpreti...insomma il nostro povero mondo sta andando a rotoli ed è necessario custodire e coltivare quel poco che resta, per evitare di far la fine di Léonor e degli altri personaggi, imbrigliati in un fato ineluttabile che sa di morte sin dall’incipit. Ma francamente ci vuole parecchia immaginazione nel trarre tutto questo dallo spettacolo che abbiamo visto. Si ha quasi l’impressione che non si sia trovata la chiave giusta per rappresentare l’idea di fondo che regge lo spettacolo. Sono stati proposti diversi scorci, qualche immagine anche interessante, ma l’impianto generale a nostro avviso si adattava poco, se non in modo un po’ forzato, alla Favorite di Donizetti.
Dal punto di vista musicale le cose sono andate diversamente, soprattutto per gli interpreti. Veronica Simeoni debutta una Léonor di polso, che non ci sta proprio ad essere la favorita di un re che non ama e che farebbe di tutto per riscattarsi agli occhi del suo Fernand; mostra carattere anche nell’emissione sicura della voce ben salda, che arriva molto in alto per la sua tessitura da mezzosoprano.
Altro debutto, nel ruolo di Fernand, un John Osborn in crescendo fino all’ottima interpretazione della splendida ‘La maitresse du roi!...ange si pur’; passione e sentimento espressi con una voce morbida ed un bel fraseggio, grazie anche ad una corretta pronuncia francese che non guasta.
Alphonse XI è Vito Priante dal timbro brunito necessario al personaggio di potere e prepotenza, Inès è Pauline Rouillard la cui voce cristallina ha sofferto in taluni momenti il volume dell’orchestra, il saggio Balthazar è il corretto Simon Lim, spesso interprete di ruoli similari, infine a chiudere il cast il Don Gaspar di Ivan Ayon Rivas.
Come sempre preparatissimo il coro di Claudio Marino Moretti, molto partecipe, dagli attacchi precisi e con una sezione femminile dal canto delicatissimo.
Donato Renzetti dirige con impeto e passione gli eventi posti in scena con una certa omogeneità di colori, laddove avremmo però preferito più ricchezza e varietà interpretativa.
Pubblico caloroso con interpreti, regia e direttore d’orchestra.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
direttore Donato Renzetti
regia Rosetta Cucchi
scene Massimo Checchetto
costumi Claudia Pernigotti
light designer Fabio Barettin
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
GLI INTERPRETI
Léonor de Guzman Veronica Simeoni
Fernand John Osborn
Alphonse XI Vito Priante
Balthazar Simon Lim
Don Gaspar Ivan Ayon Rivas
Inès Pauline Rouillard
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con Opéra Royal de Wallonie di Liegi
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FOTO MICHELE CROSERA
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