Per l’ultimo appuntamento primaverile di stagione la Fondazione Arena propone un dittico tanto insolito quanto esuberante, i cui due componenti, pur appartenendo a due epoche decisamente diverse per gusto, stile e contenuti, sono accumunati dall’elemento principe che colpisce il pubblico: far divertire. Per il Maestro di Cappella importante è la capacità del regista nel consigliare e guidare l’unico interprete affinché si muova, canti e reciti in modo coinvolgente, non ridondante ed interagendo perfettamente con i musicisti, in un certo senso antagonisti del Maestro.
Ecco dunque che Marina Bianchi grazie alle scene di Michele Olcese porta l’orchestra sul palco, simpaticamente coinvolta nella rappresentazione, stipata in un tipico e pacchianissimo salone settecentesco di un qualsiasi palazzo nobile, ove un presuntuosissimo e per questo sbeffeggiato Maestro cerca di provare la sua cantata in mezzo agli indisciplinati e burloni orchestrali, qui vestiti magnificamente in stile grazie a Silvia Bonetti.
Alessandro Luongo risponde perfettamente alle caratteristiche del mattatore a tuttotondo capace di focalizzare su di sé l’azione ed allo stesso tempo di esaltare e coinvolgere chi gli sta intorno. Molto facile con gli orchestrali intorno a sé muoversi tra loro, spronarli, fare il ‘verso’ agli strumenti con scioltezza; tutto questo ovviamente grazie ad una innata predisposizione scenica, una bella dose di esperienza di palcoscenico, unitamente all’uso corretto di una voce stabile dall’efficacissimo colore ambrato, capace di adattarsi man mano a ciò che l’interprete è chiamato ad eseguire. Alessandro Bonato si adegua al clima decisamente giocoso dirigendo una complice orchestra ovviamente in formazione ridotta.
Con Gianni Schicchi non si cambia registro, grazie all’allestimento proveniente dal Regio di Torino, ove l’accentratore e acutissimo Schicchi può contare sull’avidità e dabbenaggine dei suoi comprimari per esaltare le sue doti di traffichino e risultare il vincitore su tutta la linea. Matteo Anselmi riprende la regia di Vittorio Borrelli che sembrava infatti considerare i parenti di Buoso Donati come una specie di unica massa informe che si muove all’unisono, come se la somma dei loro cervelli a stento ne formasse uno intero. Ecco che tutte le situazioni create mettono in rilievo quanto siano impacciati e completamente in balia dell’unica speranza Schicchi. Se il libretto ci parla del Medioevo qui con le scene di Saverio Santoliquido e Claudia Boasso siamo decisamente più vicini al Novecento e quindi all’epoca di composizione, con un allestimento tutto sommato semplice ma funzionale, in cui non manca nulla di ciò che serve, ossia un grande letto per il defunto Buoso, l’essenziale in una camera da letto ed alcune aperture che fanno immaginare una vista sulla splendida Firenze. Laura Viglione cura i costumi appropriati all’allestimento.
Anche per questo spettacolo ribadiamo quanto detto su voce ed interpretazione di Alessandro Luongo, ancora protagonista nel ruolo di uno Schicchi degno di un varietà dagli ascolti record. Barbara Massaro è la delicata Lauretta che correttamente porta in scena il suo dolce sentimento per Rinuccio, il giovane Matteo Mezzaro dalla voce già ben impostata e dal colore molto interessante, secondo noi molto adatto a ruoli di cuore e sentimento. Fantastica la ‘Vecchia’ Zita di Rossana Rinaldi, dal piglio giusto in questa circostanza: un po’ svampita e un po’ rompiscatole, forte di una voce rotonda che le dona carattere e concretezza. Bravissimo Alessandro Busi nella doppia veste di Maestro Spinelloccio/Ser Amantio di Nicolao, e generalmente spigliati e corretti tutti gli altri parenti: Gherardo, Ugo Tarquini, Nella, Elisabetta Zizzo, il piccolo Gherardino, Leonardo Vargas Aguilar, Betto di Signa, Dario Giorgelè, Simone, Mario Luperi, Marco, Roberto Accurso, La Ciesca, Alice Marini, infine il calzolaio Pinellino, Maurizio Pantò, ed il tintore Guccio, Nicolò Rigano.
Alessandro Bonato è giovanissimo e spinto da tanta euforia forse tende un pochino a spingere sui volumi e sull’acceleratore, il che talvolta non ci permette di udire perfettamente tutte le voci; l’orchestra è comunque a fuoco dal suono pulito ed uniforme, con anche delle sfumature sonore interessanti. Siamo dunque curiosi di ascoltare ancora il Maestro in prove successive.
Successo pieno da parte di un pubblico parecchio divertito e partecipe. Prossimo appuntamento con l’opera in Arena per la grande stagione estiva.
Maria Teresa Giovagnoli
IL MAESTRO DI CAPPELLA
Direttore d'orchestra Alessandro Bonato
Regia Marina Bianchi
Scene Michele Olcese
Coordinatrice ai costumi Silvia Bonetti
Lighting design Paolo Mazzon
GLI INTERPRETI
Il Maestro di Cappella Alessandro Luongo
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona
GIANNI SCHICCHI
Direttore d'orchestra Alessandro Bonato
Regia Vittorio Borrelli
ripresa da Matteo Anselmi
Scene Saverio Santoliquido e Claudia Boasso
Costumi Laura Viglione
Lighting design Paolo Mazzon
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese
ORCHESTRA E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona
GLI INTERPRETI
Gianni Schicchi Alessandro Luongo
Lauretta Barbara Massaro
Zita Rossana Rinaldi
Rinuccio Matteo Mezzaro
Gherardo Ugo Tarquini
Nella Elisabetta Zizzo
Gherardino Leonardo Vargas Aguilar
Betto di Signa Dario Giorgelè
Simone Mario Luperi
Marco Roberto Accurso
La Ciesca Alice Marini
Maestro Spinelloccio/
Ser Amantio di Nicolao Alessandro Busi
Pinellino Maurizio Pantò
Guccio Nicolò Rigano
ORCHESTRA E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Allestimento del Teatro Regio di Torino
FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA
Maria Teresa has not set their biography yet