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STAGIONE ARTISTICA 2018-2019 DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA AL TEATRO FILARMONICO

Fondazione Arena presenta la Stagione Artistica 2018-2019, in programma dal 16 dicembre 2018 al 26 maggio 2019.

Dopo la conclusione positiva del Festival 2018 che ha confermato un’ottima risposta di pubblico e critica, Fondazione Arena rilancia per la stagione invernale al Teatro Filarmonico una programmazione di elevato livello che conferma un’offerta artistica di grande respiro a fianco del repertorio più popolare proposto in Arena.

In cartellone per la Stagione Lirica al Teatro Filarmonico cinque grandi titoli d’opera: La Bohème di Giacomo Puccini, Mefistofele di Arrigo Boito, Don Pasquale di Gaetano Donizetti, Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, Il Maestro di cappella di Domenico Cimarosa proposto insieme a Gianni Schicchi di Giacomo Puccini.

Il primo appuntamento è con La Bohème di Giacomo Puccini, in scena dal 16 al 31 dicembre 2018 nell’allestimento classico ed elegante di Giuseppe Patroni Grifficon scene e costumi di Aldo Terlizzi Patroni Griffi, inedito a Verona, creato per il centenario dal debutto del capolavoro pucciniano al Teatro Regio di Torino, con la direzione di Francesco Ivan Ciampa, trionfatore sul podio areniano di Carmen. L’opera, la cui vicenda inizia alla vigilia di Natale e prosegue tra i fiocchi di neve alla Barriera d’Enfer, concluderà il 2018 e darà il benvenuto al nuovo anno: alle quattro date in abbonamento - 16, 18, 20 e 23 dicembre - si aggiungono infatti le due recite straordinarie fuori abbonamento del 29 e 31 dicembre.

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“Le nozze di Figaro” di Mozart il 9 e 11 novembre al Teatro Pergolesi di Jesi per la 51^ Stagione Lirica di Tradizione.


Prosegue a Jesi, dopo l’inaugurazione con “Il Trovatore” di Verdi, la 51^ Stagione Lirica di Tradizione del Teatro G.B. Pergolesi, che festeggia quest’anno i 220 anni dell’inaugurazione del Teatro ed insieme il 50esimo del riconoscimento del titolo ministeriale di Teatro di Tradizione.

Venerdì 9 novembre alle ore 20,30 e domenica 11 novembre alle ore 16, l’appuntamento è con “Le nozze di Figaro”, opera buffa in quattro atti su libretto di Lorenzo Da Ponte e musica di Wolfgang Amadeus Mozart. L’opera va in scena in una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in co-produzione con Teatri e Umanesimo Latino SpA Treviso e Teatro Comunale di Ferrara. Dirige lo spagnolo Sergio Alapont, uno dei direttori di spicco della sua generazione, premiato con il Gboscar in Italia come migliore direttore d'orchestra per l’opera e vincitore del Concorso Internazionale per direttori d’orchestra di Granada. La regia è curata da Francesco Bellotto, i costumi sono di Alfredo Corno, le luci di Roberto Gritti; le scene sono quelle realizzate del 2005 da Emanuele Luzzati, uno degli artisti più amati e ammirati del nostro tempo. Suona l’Orchestra Città di Ferrara, il Coro è il Benedetto Marcello di Venezia. Nella compagnia di canto sono i cantanti vincitori del XLVIII Concorso Internazionale per Cantanti “Toti dal Monte”: Christian Federici interpreta il ruolo di Conte di Almaviva, Yulia Gorgula canta La Contessa di Almaviva, Francesca Tassinari è Susanna, Davide Giangregorio è Figaro, Marta Pluda canta il ruolo di Cherubino e Francesca Cucuzza quello di Marcellina; completano il cast Baurzhan Anderzhanov (Bartolo), Alfonso Zambuto (Basilio/Don Curzio), Sara Fanin (Barbarina) e Luca Scapin (Antonio).

“Le nozze di Figaro, ossia La folle giornata” (K. 492) è la prima delle tre opere buffe italiane scritte dal compositore salisburghese su libretto di Lorenzo Da Ponte; viene rappresentata, per la prima volta, al Burgtheater di Vienna il 1° maggio 1786 e il testo, musicato da Mozart a ventinove anni, è tratto dalla commedia “Le mariage de Figaro” di Beaumarchais.

“Quando nel 1782 Beaumarchais finì di scrivere il suo Mariage de Figaro, sapeva benissimo che la commedia aveva contenuti eversivi.” - scrive Francesco Belloto nelle note di regia - “Il ritratto di una nobiltà illiberale e corrotta, la disuguaglianza come metodo di dominio, la prepotenza maschile erano soggetti che non sarebbero passati inosservati agli occhiuti controllori dell'ancien régime. La corte asburgica ne permise la messinscena nel 1786 forse perché la commedia, trasformata in libretto, era in lingua italiana. Grazie a questa 'imprudente' concessione, oggi abbiamo Le nozze di Figaro. Il mio progetto di regia rimette al centro della narrazione quel messaggio di speranza e cambiamento, mostrando potere e fascino di una macchina teatrale che è stata in grado di cambiare la storia e difendere la dignità dell'Uomo”.

 

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“Norma” di Bellini al Cilea di Reggio Calabria

Reggio Calabria,  ottobre 2018

 

“Norma” di Bellini al Cilea di Reggio Calabria

Marily Santoro nel ruolo del titolo affiancata da Davide Ryu il 2 e il 4 novembre

 

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NABUCCO, GIUSEPPE VERDI – TEATRO VERDI DI PADOVA, VENERDI’ 26 OTTOBRE 2018

All’insegna del regista Filippo Tonon che cura interamente l’aspetto registico e visivo dello spettacolo, torna il Nabucco di Verdi come primo dei due appuntamenti operistici previsti a Padova entro la fine dell’anno solare. L’opera cara agli italiani patriottici è sempre un ostacolo  non facile da sormontare per i registi che vogliano darne una rappresentazione degna; così si alternano allestimenti visionari senza capo né coda a spettacoli rigorosamente classici o tristemente noiosi che presto vanno a riempire di polvere i depositi dei teatri. Dunque Tonon sceglie una pregevole via di mezzo lasciandosi trasportare dall’istinto e dal suo gusto personale, senza strafare né risultare esageratamente minimal.  E’ infatti un Nabucco elegante e lineare quello ideato dal regista con qualche piccolo effetto scenico ad arricchire ciò che si offre alla vista. Vi è il richiamo al passato ed agli antichi ambienti di una Babilonia sognata dai profeti del passato, con tanto oro, bronzo e colori caldi. Tra geometrie squadrate che richiamano alle forme di un tempio o di un grande palazzo con i suoi portoni di accesso, entrano ed escono i personaggi immersi da un fumo denso ed avvolti da ricchi e particolareggiati costumi, non tutti ad un primo sguardo propriamente tipici dei luoghi narrati. Le luci rileggono ed esaltano i colori della scena, sottolineando i dettagli dei volti e i mutamenti di espressione di chi è in scena.

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QUANDO IL JAZZ INCONTRA ROSSINI - Mike Westbrook presenta per la prima volta a Pesaro "Westbrook/Rossini", sabato 17/11/2018

COMUNICATO STAMPA 

in occasione dei 150 anni Rossiniani

Fano Jazz Network

in collaborazione con

Assessorato alla Bellezza del Comune di Pesaro e Amat

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IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA 2018, ORCHESTRA DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA, MIKKO FRANCK DIRETTORE, SOL GABETTA VIOLONCELLO - TEATRO FILARMONICO DI VERONA, 22 OTTOBRE 2018

Chiusura degna delle più grandi occasioni per il settembre dell’Accademia 2018, con un concerto straordinario che ha visto l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia diretta dal suo direttore principale ospite Mikko Franck, e la partecipazione della violoncellista Sol Gabetta.

L'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella sua storia ha sempre goduto di quel riconoscimento internazionale che la pone tra le migliori orchestre del mondo, soprattutto da quando Antonio Pappano nel 2005 ne è diventato il direttore musicale, portandola ad un livello tale di personalità e di suono riconoscibilissimo al primo istante.

Una orchestra sbalorditiva per precisione, intonazione e compattezza che fa della coesione comune dell'intero corpo sonoro il suo punto di forza, all'interno della quale risaltano degli archi dal suono meravigliosamente vellutato e dei fiati che si amalgamano in maniera brillante all'intera compagine orchestrale, soprattutto gli ottoni straordinari per intonazione e coesione dinamica.

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SEMIRAMIDE, GIOACHINO ROSSINI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 19 OTTOBRE 2018

Per celebrare in modo degno ed esclusivo la fine dell’anno rossiniano la Fondazione Teatro La Fenice propone una messa in scena che celebra tanto il Maestro pesarese quanto la stessa città di Venezia, con una nuova produzione della Semiramide che debuttò proprio nel capoluogo veneto e la cui partitura autografa recentemente restaurata è conservata negli archivi del teatro, ora esposta per la gioia del pubblico e degli archivisti d’élite nella splendida sala Ammaniti  all’interno della Fenice.

La giovane Cecilia Ligorio concepisce il personaggio di Semiramide come una donna dai mille volti e pertanto circondata quasi sempre da numerose figure femminili che come sdoppiandosi ne rappresentano la molteplicità. Una regina che è moglie, madre, amante ed assassina non poteva avere dunque una facile collocazione psicologica ma neppure temporale. La sue molte sfaccettature sono quelle di personaggi vissuti nella leggenda, nella storia passata e certo anche oggi nella vita di molte figure femminili. Pertanto le sue vicende sono state fatte rivivere in un ambiente artefatto creato da Nicolas Bovey, ben lungi dalla Babilonia degli antichi fasti e sicuramente più gestibile, ma comunque richiamata da ori, tendaggi e fiori decorativi che avvolgono e quasi coccolano i personaggi, che pur nella loro forza ci appaiono più evanescenti che reali. Forse questa linearità nell’allestimento a lungo andare può diventare monotona, soprattutto se si considera che gli interpreti sono spesso immobili e forse troppo concentrati principalmente sulla parte vocale. Nel secondo atto l’ambientazione si fa ancora più essenziale fino a diventare un luogo buio e vuoto ove conta solo chi è in scena, in perfetta fusione tra il ‘qui e ora’ e l’eterno. Marco Piemontese firma i costumi elegantemente rifiniti che si conformano perfettamente all’idea di grazia e lusso che circonda il palcoscenico.

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LE TROUVÈRE, GIUSEPPE VERDI - TEATRO FARNESE DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI , DOMENICA 14 OTTOBRE 2018

Edizione critica a cura di David Lawton eseguita in prima assoluta.

Nel catalogo Verdiano, le Trouvère si colloca come un ibrido a metà strada tra il rifacimento di un precedente lavoro e una semplice traduzione in francese di un’opera in Italiano già eseguita.

Successivamente al successo della “Les Vêpres siciliennes”, fu infatti proposto al Maestro una revisione in francese del Trovatore, da parte del direttore dell’ Opéra François Crosnier, dietro ad un lauto compenso di 10000 franchi e chiamando a rielaborare le modifiche ritmiche e a tradurre in parte lo sgangherato libretto del Cammarano, Emilien Pacini.  A differenza di altre opere rifatte e ripensate completamente per il teatro parigino, Le Trouvère è una mera traduzione e revisione del Trovatore italiano con piccole aggiunte e tagli all’impianto originario, oltre alla creazione ex novo dell’obbligatorio balletto al terzo atto.

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FALSTAFF, GIUSEPPE VERDI – TEATRO OLIMPICO DI VICENZA PER IL VICENZA OPERA FESTIVAL

Il Teatro Olimpico di Vicenza ha ospitato per la prima volta grazie alla storica Società del Quartetto un evento davvero interessante e di stampo internazionale che ha avuto infatti una piena e felice risposta di pubblico. La prima edizione del Vicenza opera festival ha inaugurato una serie di manifestazioni annuali dedicate alla lirica, frutto della volontà del Maestro Iván Fischer, direttore artistico, che ha portato nella nostra città un nutrito dispiegamento di forze tra musicisti ed interpreti che hanno reso possibile questa produzione anche grazie al contributo del Circolo degli amici del Vicenza opera festival, ossia un folto gruppo di appassionati e simpatizzanti melomani, circa una ottantina di persone,  che da diverse parti del mondo, anche le più remote, hanno sostenuto questo appuntamento. Una tre giorni dedicata alla lirica con due recite di Falstaff ed un gala - concerto lirico sinfonico con gli stessi interpreti dell’opera.

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ATTILA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI PARMA PER IL FESTIVAL VERDI , SABATO 13 OTTOBRE 2018

In quest’opera di storia e popoli in guerra il regista  Andrea De Rosa vede solo sconfitti e ombre di fasti remoti. Nessuno può considerarsi veramente vincitore perché alla fine chi vince è ormai in declino e chi sembrava il più forte viene tradito. Così nel curare anche le scene De Rosa ci cala in un paesaggio quasi lunare che sembra più una visione che un luogo reale. Pasquale Mari con le sue luci contribuisce molto all’idea visionaria della regia, mentre adatti al contorno sono i costumi di Alessandro Lai. I protagonisti si muovono in questo ambiente sgretolato ed in polvere cantando principalmente in proscenio e rivolti al pubblico, con il coro quasi sempre in schiera. Tra simboli del potere ed immagini evanescenti si compiono le azioni previste e lo spettacolo scorre via senza intoppi e rispettando il più possibile il libretto.

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ACCADEMIA DI SANTA CECILIA - WEST SIDE STORY INAUGURA LA STAGIONE DI SANTA CECILIA

COMUNICATO STAMPA

Stagione Sinfonica

Auditorium Parco della Musica - Sala Santa Cecilia

venerdì 12 ottobre ore 20.30 – sabato 13 ore 18 – domenica 14 ore 18

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Il nostro ricordo di Monserrat Caballé

I melomani veronesi con i capelli bianchi se lo ricordano bene quel Don Carlo del 1969 all' Arena di Verona.

Cantava per la prima volta nel catino romano un soprano spagnolo che qualche anno prima si era rivelata al mondo sostituendo l'indisposta Marilyn Horne in una recita di Lucrezia Borgia alla Carnegie Hall di New York.

Assieme a lei c’era in Arena un cast all stars con nomi come Cossotto, Cappuccilli, Domingo….ma i 20000 spettatori quella sera erano tutti lì per lei, per ascoltare quei fiati lunghissimi, quelle mezze voci e quei filati che di fama l’avevano preceduta. E fu un trionfo senza precedenti.

Un trionfo che lei volle omaggiare regalando alla città uno straordinario concerto qualche giorno dopo al Teatro Corallo (teatro dall’acustica prodigiosa ora in rovina…) con un programma che spaziava da Pergolesi a Strauss passando per Granados e Debussy, suggellando un trionfo meritatissimo.

Possedeva una tecnica straordinaria Monserrat Caballé acquisita in anni di studi rigorosi sul fiato che le hanno permesso di affrontare un repertorio sterminato da Vivaldi a Strauss passando per la Zarzuela e la canzone pop.

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MACBETH PER IL FESTIVAL VERDI DI PARMA – TEATRO REGIO DI PARMA, VENERDI’ 5 OTTOBRE 2018

E’ un Macbeth nebuloso, cupissimo, angosciante e prevalentemente onirico quello che Daniele Abbado porta in scena al Festival Verdi 2018. Non c’è molto da vedere ma tutto da ascoltare e ‘sentire’ nello stomaco, poiché le sensazioni vissute in scena con ardore dai protagonisti arrivano dritte al pubblico, letteralmente invaso dalle umide scie nebbiose e cangianti che avvolgono di mistero gli eventi, grazie ai riflessi di luci oscure, e sono di fatto gli unici elementi a popolare il palco. Proprio le luci di Angelo Linzalata costituiscono le fondamenta di una scena scarna che si affida quasi totalmente agli effetti di chiaro scuro per sottolineare le azioni.

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La Cenerentola chiude quest'edizione di Operaestate festival a Bassano del Grappa

Domenica 7 ottobre ore 15.30 al Teatro Sala Da Ponte di Bassano del Grappa
SE CENERENTOLA E’ UN GIOCO: IL NUOVO ALLESTIMENTO DELL’OPERA DI ROSSINI CHIUDE LA 38^ EDIZIONE DI OPERAESTATE FESTIVAL  

(Bassano del Grappa – VI) Dopo la prova generale  di questa mattina che ha visto il tutto esaurito dedicato alle scuole, apre al pubblico Domenica 7 ottobre, alle 15.30 presso il Teatro Sala Da Ponte,  la  prima nazionale una nuova produzione dell’opera lirica La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo di Gioachino Rossini.  Questa nuova produzione, in collaborazione con la Città di Padova, chiude ufficialmente la 38° edizione di Operaestate, il festival diffuso promosso dal Comune di Bassano insieme alle Città palcoscenico, che da luglio ha animato con spettacoli e performance di teatro, danza e musica (ma non solo) il territorio della Pedemontana Veneta. 

Per questa Cenerentola – ossia la bontà in trionfo, la regia è affidata al giovane e affermato regista Paolo Giani Cei, già regista di altri apprezzati allestimenti prodotti da Operaestate, che qui cura anche scene e costumi e che realizza un allestimento di grande impatto visivo. A dirigere l’Orchestra di Padova e del Veneto sarà invece il giovane Maestro Ferdinando Sulla, cui spetta il compito di ricreare la magia della musica rossiniana attraverso i suoi straordinari musicisti, mentre i cori saranno affidati al Coro Lirico Veneto.

Per l’occasione, a interpretare gli immortali personaggi della vicenda, sarà un cast internazionale: Don Ramiro, il principe, è interpretato dal giovane tenore cileno Diego Godoy, specializzato proprio nel repertorio del “belcanto”, vincitore, tra gli altri, anche del premio dell’U.P.M.C.F (l’Union Professionnelle des Maîtres du Chant Français) nel quadro del Concorso d’Opérette et Opéra-Comique Français. 
Sarà Raffaella Lupinacci, a vestire i panni di Angelina/Cenerentola, per la prima volta nella sua carriera. Tra le più interessanti giovani voci di mezzosoprano italiane, Raffaella si è distinta in numerosi concorsi nazionali e internazionali, e soprattutto in numerosi ruoli rossiniani: selezionata infatti da Alberto Zedda per l'Accademia Rossiniana di Pesaro, nell’estate del 2012 ha debuttato come Marchesa Melibea ne Il Viaggio a Reims di Rossini. Si sono succeduti poi i ruoli rossiniani di Zulma ne L'italiana in Algeri, di Emilia nell’Otello, nella Petite Messe Solennelle, di Publia nell'Aureliano in Palmira (con la regia di Mario Martone), di Doralice ne La gazzetta sempre al Rossini Opera Festival.  

Il ruolo dello scaltro Dandini è affidato al baritono Biagio Pizzuti, perfezionatosi l’Opera Studio dell’Accademia Santa Cecilia di Roma sotto la guida del soprano Renata Scotto, vincitore di numerosi premi, che annovera tra i ruoli di maggior successo anche quello di Bartolo ne Il Barbiere di Siviglia. Mentre il patrigno di Cenerentola, Don Magnifico, avrà la voce di Marco Filippo Romano, che ha già affrontato il ruolo debuttandolo al Teatro Comunale di Bologna, e quindi nei Teatri del Circuito Lirico Lombardo. Grande conoscitore e interprete del repertorio rossiniano, tra i suoi “cavalli di battaglia” anche il ruolo di Don Profondo ne Il Viaggio a Reims (con cui debuttò al Rossini Opera Festival) e di Don Bartolo ne Il Barbiere di Siviglia.
Completano il cast le due sorellastre: Clorinda, interpretata dalla giovane soprano rumena Irina Ioana Baiant, e Tisbe, interpretata da Alice Marini; mentre  sarà il baritono piemontese Filippo Polinelli a intrepretare il filosofo Alidoro, maestro di Don Ramiro.

Ispirata alla celebre fiaba di Charles Perrault, autore di una delle versioni di un racconto popolare presente in numerose culture (sono state “censite” almeno 700 “Cenerentole” diverse), la Cenerentola rossiniana mette in musica il libretto firmato da Jacopo Ferretti che, d’accordo con Rossini, elimina ogni elemento “inverosimile” che caratterizza la storia originale. La storia si modifica così fino a riprendere la struttura di una commedia degli equivoci, con un armonioso equilibrio tra realtà e favola, farsa e commedia, filone sentimentale ed elemento buffo. 

Ma questa Cenerentola promette di riportare in superficie il bambino nascosto in ogni adulto, anche nel Maestro Rossini. Afferma infatti il regista, Paolo Giani, di aver cercato “una dimensione più de-concettualizzata, forse più vicina allo spirito ironico e di fuga che ha ispirato questa famosa favola: lo spazio dei bambini”. È infatti dal gioco nell’infanzia che arriva l’ispirazione: “i bambini non si divertono a giocare in un mondo infantile, ma fra di loro vogliono fare gli adulti e ad atteggiarsi come loro”.
Allo stesso modo, quindi, il pubblico assisterà a un’opera in cui i cantanti saranno come bambini impegnati al gioco della Cenerentola, con complicità e rivalità reciproche. Ma la regia di Giani non dimentica che “la vita deve continuare, tanto che verso la fine anche i nostri bambini-personaggi dovranno smettere di giocare, per ritrovarsi poi adulti a ripetere seriamente le stesse azioni...”. 

Ma cosa rende così attuale la fiaba di Cenerentola e perché rimettere in scena proprio quest’opera di Rossini? “Cenerentola di Rossini è un orologio dal meccanismo perfetto che funziona senza carica, attorno al quale basta costruire una cassa di risonanza per quel ticchettio brillante e incalzante” afferma Giani, “e forse, se dopo duecento anni stiamo ancora realizzando di nuovo la Cenerentola di Rossini, al termine della favola capiremo che questo gioco in realtà non finirà mai...”. 

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27 ottobre: Steinberg inaugura la Stagione de I Concerti al Regio di Torino

Teatro Regio Torino (positivo col) RGB

I CONCERTI 2018-2019

Pinchas Steinberg inaugura la Stagione de I Concerti

In programma pagine di Brahms e Dvořák con l’Orchestra e il Coro del Regio

 

Teatro Regio, sabato 27 ottobre 2018 ore 20.30

 

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IVÁN FISCHER E BUDAPEST FESTIVAL ORCHESTRA: AL TEATRO OLIMPICO LA PRIMA EDIZIONE DEL VICENZA OPERA FESTIVAL


Dal 12 al 14 ottobre il teatro palladiano ospita la prima edizione del “Vicenza Opera Festival”, ideato dal celebre direttore ungherese e realizzato in collaborazione con la Società del Quartetto. In programma Falstaff (Ambrogio Maestri nel ruolo del protagonista) e un concerto lirico-sinfonico con la Budapest Festival Orchestra diretta da Fischer. Nell'antiodeo del teatro la mostra “L'Impresa Opera” a cura di Archivio Storico Ricordi e Bertelsmann.

COMUNICATO STAMPA

Il Teatro Olimpico di Vicenza ospita, dal 12 al 14 ottobre 2018, la prima edizione del Vicenza Opera Festival, da un'idea del maestro ungherese Iván Fischer che dirigerà la Budapest Festival Orchestra e la Iván Fischer Opera Company.

Per l'esordio del Festival, che rientra nella rassegna Conversazioni 2018 - 71° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico ed è organizzato dalla Società del Quartetto di Vicenza, Fischer ha scelto Falstaff, commedia lirica in tre atti su libretto di Arrigo Boito, ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi.

L'opera – una co-produzione Budapest Festival Orchestra e Müpa Budapest – andrà in scena venerdì 12 e domenica 14 ottobre con la regia di Iván Fischer e Marco Gandini, le scenografie di Andrea Tocchio e i costumi di Anna Biagiotti.

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VIAGGIO MUSICALE ALL'INFERNO di G. Facchinetti - PRIMA ASSOLUTA venerdì 12 Ottobre AL GRANDE DI BRESCIA





Nell’ambito della Stagione Opera e Balletto 2018 la Fondazione del Teatro Grande rende omaggio a uno dei più significativi compositori contemporanei. Il cartellone di quest’anno si impreziosisce infatti di un titolo inedito, uno speciale progetto dedicato al Maestro bresciano Giancarlo Facchinetti.

Venerdì 12 e domenica 14 ottobre, rispettivamente alle 20.30 e alle 15.30, andrà in scena in prima assoluta Viaggio musicale all’inferno, l’ultima opera completata dal compositore Giancarlo Facchinetti prima della sua scomparsa (6 giugno 2017).

Su libretto di Andrea Faini, Viaggio musicale all’inferno e un’opera-testamento in cui l’autore bresciano esibisce con stile e humor la sua arte eclettica, spaziando dalla dodecafonia al barocco, dallo stile galante alla canzone del varietà. Scritta per voci e gruppo strumentale da camera in forma di cantata scenica, l’opera è suddivisa in dieci quadri.

Il cast vede la regia di Danilo Rubeca, giovane regista attivo in ambito operistico. Le scene sono di Domenico Franchi, i costumi di Simona Morresi e le luci di Fiammetta Baldiserri. La partitura è invece affidata al dèdalo ensemble che – sotto la direzione del Maestro Vittorio Parisi – è da sempre impegnato nel repertorio contemporaneo e del Novecento.

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LA MAHLER CHAMBER ORCHESTRA AL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA – DOMENICA 30 SETTEMBRE 2018, TEATRO FILARMONICO DI VERONA

Si avvia alle fasi conclusive il Settembre dell’Accademia Filarmonica di Verona che domenica ha ospitato forse il più sofisticato concerto del festival, con la Mahler Chamber Orchestra in un programma variegato e particolarmente ricercato. Questa prestigiosissima orchestra risale al 1997 per volere del compianto Claudio Abbado, vanta presenze provenienti da tutto il mondo e può definirsi di fatto una compagine itinerante, tanta è la frequenza con cui si sposta e per quanti paesi ha ormai visitato per i suoi concerti. Colpisce la determinazione dei singoli elementi e la precisione del suono che nasce da gesti precisi, secchi se vogliamo, armonici fra gli elementi. Concertatore è il primo violino Matthew Truscott che con piccoli cenni dalla sua postazione dona l’impulso perfetto affinchè l’esecuzione abbia inizio.

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TULLIO SERAFIN CELEBRATO ALLA SCALA

COMUNICATO STAMPA

Appuntamento alle 18, con la partecipazione di Andrea Castello, presidente dell'Archivio storico dedicato al direttore d'orchestra veneto, del soprano Barbara Frittoli, del critico Enrico Stinchelli e del musicologo Ivano Cavallini

 

Mercoledì 3 ottobre al Teatro alla Scala di Milano

una tavola rotonda sul maestro Tullio Serafin

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TOSCA, GIACOMO PUCCINI – TEATRO GRANDE DI BRESCIA, VENERDI’ 28 SETTEMBRE 2018

Con Tosca di Puccini ci si assicura quasi sempre un bel successo di pubblico quando la si mette in scena ed il Teatro Grande di Brescia fa centro con uno spettacolo elegante di concezione, un cast omogeneo ed un tutto esaurito come nelle occasioni particolari, registrando così una serata complessivamente ben riuscita. Riparte dunque la lirica a Brescia, con il ritorno dopo sei anni di uno dei titoli più amati del compositore lucchese, nella visione drammaticamente lucida del regista Andrea Cigni che disegna una Roma realistica, quasi enigmatica ed ambrata, pienamente vissuta dai protagonisti che si insinuano con decisione e consapevolezza negli spazi progettati da Dario Gessati, le cui angolature consentono visuali, se non innovative, di sicuro impatto, con prospettive studiate al servizio dell’azione in essere. Come se gli stessi elementi scenici soffocassero chi li abita, un sottile senso di oppressione serpeggia nell’aria e le luci di Fiammetta Baldiserri sottolineano una certa oscurità insita tanto nella vicenda narrata quanto negli animi degli stessi interpreti, che di conseguenza enfatizzano le sfaccettature dei propri caratteri.

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