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Press release
THE BRITISH TENOR FREDDIE DE TOMMASO WINS THE 55TH TENOR VIÑAS INTERNATIONAL SINGING CONTEST
Second prize goes to the Spanish soprano Leonor Bonilla while the South Korean tenor Sehoon Moon earns third prize, along with the public prize Liceu is aiming to provide an ever more expansive international reach to the contest and will offer a live streaming broadcast of the Final Concert tomorrow, Sunday, 21 January, direct from the Gran Teatre del Liceu
Barcelona, January 2018
The British tenor Freddie de Tommaso has earned the first prize of the 55th “Tenor Viñas” International Singing Contest, in the Final held yesterday in the Gran Teatre del Liceu. Second prize has been awarded to the soprano Leonor Bonilla, while third prize goes to Sehoon Moon, from South Korea. The rest of the official prizes have been awarded to the French soprano Anaïs Constans (fourth prize), the South Korean counter-tenor Jungkwon Jang (fifth prize) and the baritone Andrew Manea from the United States (sixth prize).
Sixteen singers participated in the Final of this year's Tenor Viñas contest out of a total of 515, representing 60 countries. The artists have passed through preliminary auditions in London, New York, Paris, Milan, Berlin, Beijing, San Francisco, Moscow and Madrid.
An international jury presided by the artistic director of Liceu, Christina Scheppelmann, has been in charge of selecting the winners from among all the finalists. The jury members form part of the world's leading opera theatres such as Russia's Bolshoi Theatre, the Teatro alla Scala in Milan, New York's Metropolitan Opera House and l'Opéra National de París among others.
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E’ di scena La Bohème di Puccini al Comunale di Bologna ad inaugurare la stagione lirica dell’anno appena iniziato. Protagonista assoluta della nuova produzione bolognese è la regia confezionata dall’ormai ampiamente riconosciuto come geniale regista Graham Vick. Riprendendo e sviluppando l’idea messa in scena per il teatro di Atene qualche anno fa, ci dimostra finalmente come modernità ed innovazione possano felicemente coniugarsi con il rispetto per il libretto, per il pubblico e per gli interpreti coinvolti. Moderna è l’ambientazione, volutamente vicina agli anni nostri, ma senza particolari specificatamente distinguibili; innovative sono le tecnologie utilizzate per creare scene (opera di Richard Hudson) facilmente smontabili e che non richiedano lunghi intervalli tra i quadri, in cui l’azione scenica è meravigliosamente vera, viva e coinvolgente.
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Nella sua penultima tappa del Circuito di Opera Lombardia, Carmen di G. Bizet, approda al Teatro Fraschini di Pavia.
Spettacolo non particolarmente bello tra quelli visti negli ultimi anni in questo pur meritevole circuito di Teatri di tradizione.
Il regista Frederic Roels non è capace di trasmettere alcuna delle passioni infuocate che pervadono la partitura, trasformandola in una sfilata di marionette che entrano ed escono dai differenti lati di una colonnata trasversale invero brutta.
Le scene sono poco curate con un evidente errore di prospettiva. L’intera scena infatti era sollevata di almeno un metro rispetto all’altezza del palcoscenico per cui le sorgenti d’acqua, in cui pure i diversi protagonisti cadono o immergono le mani, non si vedevano e lo spettatore usciva da teatro con un gran male al collo.
I costumi erano a dir poco imbarazzanti con Carmen che sembrava una contadina in gita ad un picnic e Micaela che pareva più una Heidi delle favelas vestita male.
Davvero il nulla. Nulla da dire, nulla da commentare, il nulla che è rimasto anche negli occhi di chi ha assistito.
Dal punto di vista musicale le cose sono andate decisamente meglio pur con i doverosi distinguo.
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Il Regio di Parma sceglie di aprire la stagione operistica con un’ opera vincente già di per sé per titolo ed autore, se poi si aggiunge il ritorno di un amatissimo protagonista maschile, difficilmente si può sbagliare il colpo: Rigoletto di Verdi e l’interpretazione di Leo Nucci. Ritorna ancora una volta il ricchissimo allestimento datato 1987 che fu ideato dal compianto Pier Luigi Samaritani, che come spesso accade per i grandi registi curò anche scene e costumi. Oggi lo spettacolo viene ripreso dalla sua ex allieva Elisabetta Brusa, riproponendone fondamentalmente le direttive, coadiuvata dalle luci di Andrea Borelli. Le sale decorate, gli arredi, i costumi ricchi ed in verità un po’ ingombranti, secondo la moda del sedicesimo secolo, nonché la casa diroccata di Sparafucile, restano funzionali ancora oggi per rivivere a pieno i sogni ed i drammi di Gilda e del fin troppo protettivo padre.
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In chiusura di stagione il Comunale di Bologna punta sul sicuro con la produzione di Tosca che ha debuttato l’anno scorso a Torino con la regia di Daniele Abbado (ripresa da Boris Stetka), a scaldare gli animi nel mese più festoso dell’anno. Ed è proprio il fuoco che arde nel petto di Floria ad essere esaltato in questo spettacolo che vede nella figura accentratrice della cantante il fulcro dell’azione scenica, che ruota fisicamente sul palco girevole con i vari elementi che ne fanno parte. Abbado pensava ad un luogo neutrale, realizzato da Luigi Perego, che potesse ricordare tanto un altare quanto gli altri luoghi della vicenda, simboleggiando un sito in cui si sacrificano tutti gli ideali dei protagonisti, nonché l’ avversato sogno d’amore. Come due belve in libertà che si scontrano in arena, Tosca e Scarpia sconvolgono una sorta di status quo languido in cui il povero Cavaradossi non è che una pedina di passaggio dal destino segnato. Sono suggestive le immagini video in bianco e nero di Luca Scarzella di una Roma un po’ vintage proiettate sul fondo scenico, e i costumi dello stesso Perego, particolarmente ricercati per Floria, sono appropriati all’ambientazione raffinata. Ben architettate anche le luci di Valerio Alfieri.
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Non c’è niente di meglio che puntare su un titolo di forte richiamo e con interpreti ben noti ed apprezzati dal pubblico per inaugurare una stagione operistica in concomitanza con le festività natalizie. Ecco dunque che la Fondazione Arena di Verona va sul sicuro riproponendo, e a ragione visto il successo di pubblico, lo spettacolo de La vedova allegra che dall’ormai lontano 2005 vede la firma di Gino Landi alla regia, ripresa qui da Federico Bertolani, artefice di uno spettacolo completo ove musica, danza e prosa si intrecciano per circa tre ore di spettacolo, con colpi di scena, risate, unitamente ad un tocco di commovente lirismo.
Questa deliziosa operetta cara anche ai non appassionati e ‘puristi’ dell’opera diciamo più ‘seria’, è uno squisito intreccio di storie d’amore e di malintesi, di scambi di persona, di problemi finanziari, farciti con musiche da walzer ottocenteschi e canti sensuali.
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