Per l’estate da un po’ di stagioni l’opera padovana si sposta nel cortile del Castello Carrarese che evidentemente offre buone opportunità in termini di spazi per il pubblico e per gli allestimenti degli spettacoli. Non vi era comunque bisogno di grandi spazi per la versione del Barbiere di Siviglia che Yamal das Irmich ha ideato per l’estate veneta che è andata in scena a Padova e poi replicherà a Bassano. Il regista coadiuvato da Matteo Paoletti Franzato per le scene ed i costumi ha una visione ben precisa nelle intenzioni di come caratterizzare i personaggi e farli interagire in scena tra loro. Come fossero tutti illusi nelle loro fantasticherie, solo Rosina ed Almaviva riescono alla fine a spuntarla e suggellare il loro amore. Rosina è tutt’altro che una povera indifesa, ed anzi sembra più una adolescente in preda alle mode ed alla sua vanità, mentre il conte sembra il vero 'so tutto' della situazione, pur se in verità un po’ insulso in certi costumi pensati per lui. Figaro è sì un gran mattatore, ma il re dei barbieri si rivela un troubleshouter quasi superfluo; il perfido Bartolo tiene inutilmente segregata in una enorme cassaforte luccicante la ribelle pupilla, ricoperta di banconote a simbolo della dote che reca a sé. E Don Basilio viene visto principalmente come un grande scocciatore. Spicca davvero il ruolo di Berta: qui è una sensualissima donna esperta di seduzione che conosce bene il suo padrone e sa persino come sedurlo. Neanche a dirlo cuori e fiori ovunque a simbolo di ciò che tutti inseguono in questa vicenda e che forse il regista augura anche al pubblico presente.
Se queste idee potevano far pensare ad uno spettacolo dinamico e frizzante, se pur non originalissimo e con una scenografia davvero essenziale, non così è stato in realtà. Complice una direzione poco efficacie in più punti, il maestro Nicola Simoni non sembra aver trovato feeling né con l’orchestra né con gli interpreti che in molte occasioni non lo seguivano. ‘Se il mio nome saper..’ o ‘Una voce poco fa’ ad esempio, sono risultate poco incisive, con tempi a nostro avviso molto larghi, con conseguenti difficoltà per gli artisti sul palco. Questo dispiace perché abbiamo notato quanto il direttore seguisse anche col labiale i protagonisti e cercasse comunque di creare una connessione con essi. Possiamo immaginare tempi stretti di prova o difficoltà contingenti che non abbiano fatto esprimere a pieno le potenzialità in gioco.
Figaro è comunque un dinamico e presente Massimo Cavalletti che risponde ai dettami registici con la giusta ambivalenza tra tuttofare e pasticcione, giocando anche con la voce ove serve. Stesso dicasi per il Bartolo di Giovanni Romeo, più un buffo presuntuoso che uomo senza scrupoli che offre spesso occasione al riso. Rosina ha il suo bel da fare tra tutte quelle parrucche colorate, prima di scoprire se stessa e la sua vera natura di donna innamorata ed impaziente. Così la interpreta Alessia Nadin dal timbro uniforme e sonoro. Pietro Adaini è quello che il regista vuole più sicuro di sé, sebbene non ci sia sembrato sempre a suo agio vocalmente. L’ingombrante Don Basilio è un Gabriele Sagona dal timbro efficacemente scuro sì da conferire carattere al ruolo. Spettacolare come sempre Giovanna Donadini sul palco. La sua Berta ha carattere, voce da vendere ed una presenza scenica esuberante proprio come la vuole Das Irmich. Corretto il Fiorello di Carlo Checci. Non precisissimo il coro Lirico Veneto, pur partecipe agli eventi.
Discreto successo di pubblico generalmente per tutti al termine.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore d'Orchestra Nicola Simoni
e Maestro Concertatore
Regia Yamal das Irmich
Scene e costumi Matteo Paoletti Franzato
GLI INTERPRETI
Rosina Alessia Nadin
Figaro Massimo Cavalletti
Il Conte d'Almaviva Pietro Adaini
Don Basilio Gabriele Sagona
Don Bartolo Giovanni Romeo
Berta Giovanna Donadini
Fiorello Carlo Checci
Coro Lirico Veneto
Maestro del Coro Stefano Lovato
Orchestra di Padova e del Veneto
Foto Giuliano Ghiraldini

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