Nell'ambito delle innumerevoli celebrazioni per i centocinquant'anni dalla scomparsa di Rossini la Fondazione Arena di Verona non poteva non riportare sulla scena uno degli spettacoli più riusciti degli ultimi anni che conferma quanto Il barbiere di Siviglia possa essere attualissimo e sappia far divertire, pur riflettendo, con leggerezza e soprattutto molta intelligenza. Nel curare come sempre tanto la regia quanto l'aspetto scenico in tutte le sue parti, Hugo de Ana ci porta in una specie di giardino delle fate con rose giganti e farfalle svolazzanti, in cui tutti i protagonisti sono perfettamente integrati e con semplici aggiunte la narrazione può rispettare il libretto in ogni sua parte. Tutto è studiato per rendere uno spettacolo, comunque lungo e complesso, brillante, scorrevole e soprattutto piacevole.
Come l'Araba Fenice nella sua immortalità Leo Nucci torna nel ruolo che ne ha fatto un riferimento diremmo storico nella sua lunghissima carriera, con un Figaro di grinta e simpatia: guascone e complice, quasi elettrizzato nel trovarsi in mezzo all'imbroglio amoroso, ipnotizza ancora una volta il pubblico che richiede anche il bis della cavatina, una impresa non indifferente visto il terribile caldo della serata.
Tra le 'vecchie' glorie anche un possente Ferruccio Furlanetto interpreta un Basilio di sostanza, concreto e che ha ancora cartucce da sparare quando canta austero e convinto. Incantevole la Rosina di Nino Machaidze che pur dovendo interpretare una ragazza giovane e spesso vanesia e birichina, non risulta mai banale o scontata: le mossette e i giochi di sguardo sono contorno appropriato ad una voce che si piega al ruolo addolcendosi e modulandosi a seconda della situazione, grazie certo alla tecnica solida ed all'esperienza dell'interprete che, anche andando oltre la tessitura della scrittura musicale, osa e varia senza mai dare l'impressione di strafare. Bartolo è assolutamente spumeggiante. Come si fa a voler male al dottore caccia dote quando si ha a disposizione un Carlo Lepore in forma col suo canto preciso, timbro particolare e personalità da vendere?.. Dmitry Korchak è un Almaviva che prende spessore con il proseguire della recita, graziato da una voce delicata capace di filati perfetti e di stabili spinte in acuto. Spumeggiante la Berta di Manuela Custer che ogni volta sa reinventarsi e cercare nei personaggi che interpreta una chiave personalissima e coerente con le idee registiche, che qui la vogliono un po' bisbetica e' frizzantina donna âgée ma con ancora tanta vitalità. Bene il Fiorello/Ambrogio di Nicolò Ceriani, l'Ufficiale è un buon Gocha Abuladze.
Leda Lojodice firma le coreografie che hanno reso accattivante lo spettacolo. Simpatici i balletti coordinati da Gaetano Petrosino, mentre partecipe e coinvolto è il coro preparato da Vito Lombardi.
Daniel Orel propone una direzione accurata, attenta ai dettagli e presente sul palco per tutti gli interpreti; non cerca solo la brillantezza ma anche l'approfondimento che sottolinei le situazioni e faccia risaltare le voci. Attenta anche l'orchestra che lo segue ed incornicia una serata tanto amata dal pubblico che viene premiato col bis del finale accompagnando con battimani, ovviamente incitati dal Direttore.
Trionfo per tutti, tantissimo affetto per Nucci e Furlanetto, con moltissime chiamate alla ribalta, nonché applausi a scena aperta lungo tutta la rappresentazione.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore d'Orchestra Daniel Oren
Regia, Scene, Costumi e Luci Hugo de Ana
Coreografia Leda Lojodice
GLI INTERPRETI
Il Conte d'Almaviva Dmitry Korchak
Bartolo Carlo Lepore
Rosina Nino Machaidze
Figaro Leo Nucci
Basilio Ferruccio Furlanetto
Berta Manuela Custer
Fiorello/Ambrogio Nicolò Ceriani
Un ufficiale Gocha Abuladze
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell'Arena di Verona
FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA
Maria Teresa has not set their biography yet