Che i Carmina Burana siano una sorta di fenomeno capace di far smuovere in massa persone che altrimenti mai andrebbero ad un concerto di musica classica, lo si sapeva da tempo e vedere almeno per una volta in stagione l’intero catino areniano gremito in ogni ordine dei suoi posti a sedere, conferma il nostro pensiero. Il merito è soprattutto di “O fortuna”: brano di apertura di questa cantata scenica e che così spesso ha smosso la fantasia di registi, pubblicitari e coreografi sì da venirci propinato in tutte le salse e in tutte le declinazioni. Una serata, quindi, positiva e, oserei dire, quasi trionfale, nonostante una breve interruzione per la pioggia, con il pubblico che prima assiste silenzioso e composto e poi esterna la propria soddisfazione in modo coerente all’ambiente che ci ospita: applausi, piedi battuti ritmicamente per terra, fischi e urla di approvazione.
C’è da dire che la musica di Carl Orff è musica per orecchie facili e poco pretenziose, musica scritta in un periodo in cui la cultura di regime (1937) imponeva un’arte musicale che si rivolgesse al popolo con semplicità, in una luce nazionalistica e sempre secondo il mito reazionario di un recupero, opportunistico e guidato, della tradizione antica medievale e rinascimentale. Un'opera prettamente "di finzione" dunque ma che non toglie nulla al valore artistico di un lavoro, che ha riscosso e continua a riscuotere ancora oggi il favore del pubblico di mezzo mondo.
Nella serata dedicata alla memoria di Ezio Bosso, che in Arena diresse proprio i Carmina Burana esattamente tre anni fa, ritroviamo oggi alla guida dei complessi artistici della Fondazione Arena Andrea Battistoni.
Già sullo stesso podio e con la stessa partitura nel 2014, dotato di gesto chiarissimo e particolarmente energico, la sua direzione è improntata a una continua esplosione vitalistica, rapida, concreta e immediata. Non c’è tempo per indugiare, così come i Carmina prescrivono e invitano: nella ritmica ossessiva e - spesso, troppo spesso - compiaciuta di Orff prende forma e si consuma l’istinto primordiale e Battistoni è bravo ad assecondare, esaltandolo quando e quanto necessario.
Di alto livello il terzetto dei solisti.
Il baritono Mario Cassi punta tutto su di una interpretazione che ricorda più da vicino la gigioneria della musica verista che la raffinatezza della Gebrauchsmusik; un lusso incredibile avere Lisette Oropesa con la sua voce impareggiabile ed eterea; in luogo del tenore, si opta per un controtenore: Filippo Mineccia ne è ottimo rappresentante, benché la brevità della parte non consenta di apprezzare appieno le notevoli doti.
Sugli scudi la prova del Coro della Fondazione Arena, preparato da Ulisse Trabacchin, il Coro di Voci bianche A.d’A.Mus. diretto da Marco Tonini e il Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani.
Tutti sono stati in grado di esaltare, con meticolosa cura, ogni singola frase e di creare così, con adeguata potenza espressiva, l’atmosfera idonea al momento di volta in volta raccontato. Ecco allora che alla potenza del celebrato “O fortuna” si alternano momenti in cui grazie ad un sapiente articolato di frasi in pianissimo, il clima sonoro diviene etereo e rarefatto con risultati di notevole fascinazione.
Trionfo per tutti gli interpreti che ha portato al bis del coro “O Fortuna”.
Pierluigi Guadagni
PRODUZIONE
Carmina Burana
Musica di Carl Orff
Editore originale SCHOTT MUSIC GmbH & Co. KG, Mainz.
Rappresentante per l’Italia SUGARMUSIC SPA – Edizioni Suvini Zerboni, Milano
Direttore Andrea Battistoni
Soprano Lisette Oropesa
Controtenore Filippo Mineccia
Baritono Mario Cassi
Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani
Coro di Voci bianche A.d’A.Mus. diretto da Marco Tonini
ORCHESTRA E CORO DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA
Maestro del Coro Ulisse Trabacchin
Luci Paolo Mazzon
FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA
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