Per l’ottava recita di Carmen alla Fondazione Arena di Verona, importante debutto sulle tavole dell’anfiteatro veronese (la precedente recita dell’ 11.8 è stata annullata per pioggia) di Elina Garanča, considerata a tutt’oggi la più interessante e completa voce mezzosopranile in attività.
Del cinematografico ed oleografico allestimento di Franco Zeffirelli abbiamo già parlato in occasione della recensione della prima avvenuta il 17 giugno scorso (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/carmen-george-bizet-inaugurazione-99-arena-di-verona-opera-festival-venerdi-17-giugno-2022-1.html) ma ci piace qui rimarcare, nonstante l’età vetusta e quel senso di ammuffito che scorre tra le scene di cartapesta e gli innumerevoli ballerini di flamenco perennemente in scena, quanto questo allestimento sia amato dal pubblico areniano che puntualmente ad ogni rappresentazione, cade in visibilio (battimano e urla da stadio si sprecano al quarto atto) sognando atmosfere da finta serata flamenco in un centro balneare qualsiasi della costa spagnola.
Quasi sicuramente però nella recita qui recensita, buona parte del pubblico è accorso per la voce e la presenza scenica incomparabile di Elina Garanča che subito, già dalla Habanera iniziale, canta con tutta la bellezza di un timbro naturalmente ambrato e mai artificialmente gonfiato da affondi e voce di petto. Dimentichiamo tuttavia le Carmen di spessore vocale importante: la Garanča non ha un centro particolarmente sonoro ed ha chiaramente più facilità nel registro belcantista che in quello da mezzo verista, però la naturalissima facilità nel porgere la parola, nella bolgia che la circondava, ha offerto un'ottima lezione di stile, scavando il declamato drammatico con molteplici inflessioni, presenza fisica adeguata, sensuale e psicologicamente emozionata. Il mezzosoprano lettone si è mossa con naturale scioltezza accentuando le passioni di Carmen, di volta in volta seduttrice, spavalda, ironica, appassionata, tragica, ha dato credibilità scenica, espressività vocale e finezza di canto al suo personaggio.
Brian Jadge è stato un Don Jose quasi perfetto. La forma vocale è buona; alterna acuti sonori a suoni sfumati. L’esecuzione dell’aria del fiore, con la salita al si bemolle in pianissimo con leggero rinforzo e ritorno al pianissimo (una sorta di “ messa di voce” che esplora le dinamiche del “piano”) provoca un terremoto di applausi, così come il disperato e supplicante duetto finale. Sono presenti all’appello anche certe spigolosità timbriche; ma si tratta di poca cosa a fronte di un personaggio maiuscolo che potrebbe convincere ancora di più sotto la guida di una personalità registica di rilievo superiore, in mancanza della quale può affiorare qua e là un certo manierismo (di alto livello, certo) nella recitazione.
L’Escamillo di Claudio Sgura ha dalla sua la prestanza fisica, la spigliatezza scenica, anche un certo carisma, che compensano alcune forzature nel sonoro registro acuto e una certa carenza di peso in zona medio-grave.
Brava anche Maria Teresa Leva che presta alla Micaëla algida e volitiva di Zeffirelli, una franca e gradevole voce di soprano lirico, che le consente una buona esecuzione della difficile aria del terzo atto, “Je dis que rien ne m’épouvante”.
Buone, invece, anzi molto gradevoli Frasquita e Mercedes, interpretate rispettivamente da Daniela Cappiello e Sofia Koberidze con vivacità, sia dal punto di vista recitativo sia da quello musicale – c’è una piacevole intesa tra le due specialmente nei numeri d’insieme e nel quintetto del secondo atto assieme a quelle due colonne portanti dell’Arena di Verona che sono Carlo Bosi (Remendado) e Nicolò Ceriani (Dancairo). Anche l’ottimo Gabriele Sagona, nel ruolo di Zuniga, sfoggia timbro e vocalità da non sottovalutare, sicuramente da sfruttare in ruoli più consistenti.
Di Marco Armiliato colpisce la solidità con cui questo direttore di vaglia sa coordinare il sinfonismo con le voci, la perentorietà del gesto, la chiarezza dei disegni formali. E' un tipico maestro di tradizione, raffinato e musicalissimo, che riesce a superare le insidie dell'ambivalente lavoro di Bizet e a guidare la navigazione dello spettacolo senza incertezze anche se a discapito di una certa monocromia di insieme.
Rodatissimo e particolarmente vivace rispetto ad altre recite il Coro della Fondazione Arena preparato da Ulisse Trabacchin.
Successo trionfale per tutti gli interpreti da parte di una Arena esaurita in quasi tutti i settori.
Pierluigi Guadagni
PRODUZIONE ED INTERPRETI
CARMEN
Opéra-comique in quattro atti
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet
Regia e Scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Coreografia El Camborio (ripresa da Lucia Real)
Maestro del Coro Ulisse Trabacchin
Maestro del Coro di voci bianche Paolo Facinani
Coordinatore del ballo Gaetano Petrosino
Direttore Artistico Compañia Antonio Gades Stella Arauzo
Carmen Elina Garanča
Micaela Maria Teresa Leva
Frasquita Daniela Cappiello
Mercedes Sofia Koberidze
Don Josè Brian Jadge
Escamillo Claudio Sgura
Dancairo Nicolò Ceriani
Remendado Carlo Bosi
Zuniga Gabriele Sagona
Morales Biagio Pizzuti
Direttore Marco Armiliato
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Coro di Voci bianche A.LI.VE.
Con la partecipazione straordinaria della Compañia Antonio Gades
FOTO ENNEVI
Maria Teresa has not set their biography yet