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IL TROVATORE, GIUSEPPE VERDI - TEATRO VERDI DI TRIESTE, VENERDI' 27 FEBBRAIO 2026

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Quando si parla de Il Trovatore non sempre si ricorda che la genesi del titolo fu segnata da un evento drammatico che ne influenzò profondamente la struttura: la morte improvvisa del librettista Salvadore Cammarano nel 1852. Verdi si ritrovò così con un'opera quasi ultimata ma priva dei ritocchi finali, affidati poi al giovane Leone Emanuele Bardare. Questo passaggio di consegne forzato accentuò quel carattere frammentario e notturno, quasi onirico, che rende l’opera una sfida costante per ogni direttore d’orchestra, chiamato a ricucire un tessuto drammaturgico nato dalla fretta.

Proprio di questa intrinseca difficoltà di coesione ha risentito la lettura di Jordi Bernàcer nella recente messa in scena al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. Sebbene la sua direzione sia apparsa complessivamente corretta, ha sofferto di una tangibile mancanza di respiro e continuità narrativa, oltre che un po’ di sangre. È parso scarseggiare quel lavoro di rifinitura in sala necessario a compattare orchestra e palcoscenico e uniformare la compagnia: in diversi momenti i cantanti tendevano a forzare i tempi o a restare indietro, frammentando la partitura in una serie di "pezzi chiusi" piuttosto che in un flusso drammatico unitario.

La produzione, firmata da Louis Désiré con scene e costumi di Diego Méndez Casariego, conferisce di contro fluidità all'azione evitando lunghi cambi di scena grazie a scene minimali sui toni del grigio dominate da due pannelli semicircolari rotanti. Questa soluzione richiama vagamente come concept il classicone areniano di Zeffirelli senza averne però l’opulenza ed efficacia. La recitazione è convenzionale e statica, l’unico oggetto di interesse è l’uso simbolico di un lungo drappo rosso che accompagna Azucena tra richiami di sangue e fuoco.

Sul versante vocale, la serata è stata dominata dalla generosità di Yusif Eyvazov nel ruolo del titolo. Il tenore ha sfoggiato una voce salda, sostenuta da fiati lunghissimi e da un bel legato che gli hanno permesso di sbalzare un Manrico di nobile squillo. Bellissimo già il suo intervento iniziale dietro le quinte Deserto sulla terra. Nonostante qualche vezzo tipicamente tenorile, Eyvazov ha dimostrato un piglio scenico notevole, frutto di una frequentazione approfondita del ruolo che traspare in ogni sua scelta attoriale. Ad avercene.

Accanto a lui, la Leonora di Anna Pirozzi ha mostrato un ottimo controllo del mezzo. Sebbene il volume non sia apparso debordante, la voce è risultata ben sonora, specialmente nella seconda ottava, nonostante qualche incertezza isolata sulle note estreme. Se dal punto di vista tecnico la prova è solida, sul piano interpretativo il fraseggio è apparso a tratti monotono; è mancato quel senso di "abbandono" e quella capacità di accento che avrebbero reso il personaggio più vibrante.

Al contrario, la capacità di accento è stata la cifra distintiva di Daniela Barcellona. Al suo debutto nel ruolo di Azucena, il mezzosoprano triestino ha fatto emergere un'intelligenza interpretativa di rara profondità, frutto di uno studio meticoloso che le permette di sopperire a una "cavata" naturale meno ampia rispetto ai mezzosoprani drammatici puri. La voce resta salda e il colore è splendido; la Barcellona scava nella parola, restituendo una zingara tormentata e profonda. Tuttavia, in questa lettura così accurata e quasi nobile, è parsa talvolta mancare quella componente più folle, selvaggia e viscerale che costituisce il nucleo ancestrale del personaggio, un limite che nulla toglie alla statura dell'artista ma che ne ha parzialmente contenuto la furia drammatica.

Youngjun Park come Conte di Luna ha impressionato per volume, bellezza timbrica e facilità di emissione. Dopo un inizio promettente, l'interprete è parso però farsi più generico, complice forse l'emozione della prima e la responsabilità del subentro nel cast principale. Una volta acquisita maggiore sicurezza nelle repliche, la sua prova potrà certamente trovare un equilibrio scenico pari alla rilevanza del materiale vocale.

Solida e autorevole la presenza di Carlo Lepore nei panni di Ferrando, così come spiccano per incisività Erika Zulikha Benato (Ines) e Alessandro Di Domenico (Un messo), capaci di dare particolare rilievo ai propri interventi. Accanto a loro, le prove puntuali di Andrea Binetti, Daniele Cusari e Giuseppe Nicodemo hanno riconfermato l’ottima qualità di tutte le seconde parti di questa stagione.

Ottima, come di consueto, la prova del Coro preparato da Paolo Longo, pilastro fondamentale di questa partitura. Il pubblico triestino ha risposto con calore, salutando con entusiasmo il quartetto protagonista.

 

La recensione si riferisce alla prima di venerdì 27 febbraio 2026.

 

Andrea Bomben

 

STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2025-26 

IL TROVATORE 

di Giuseppe Verdi

Dramma in quattro parti su libretto di Salvatore Cammarano

(dal dramma El trovador di Antonio García Gutiérrez)

 

Maestro Concertatore e Direttore: JORDI BERNÀCER

Regia: LOUIS DÉSIRÉ

Scene e costumi: DIEGO MÉNDEZ CASARIEGO 

PERSONAGGI E INTERPRETI

Manrico: Yusif Eyvazov

Leonora: Anna Pirozzi

Azucena: Daniela Barcellona

Il Conte Di Luna: Youngjun Park

Ferrando: Carlo Lepore

Ines: Erika Zulikha Benato

Ruiz: Andrea Binetti

Un Messo: Alessandro Di Domenico

Un Vecchio Zingaro: Daniele Cusari

Maestro Del Coro: Paolo Longo

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Coproduzione Opéra de Saint-Étienne / Città di Marsiglia – Opera

Foto Teatro Verdi Trieste - Parenzan