TANNHÄUSER, RICHARD WAGNER – TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, VENERDI’ 20 GENNAIO 2017

Di Maria Teresa Giovagnoli

 

Fa veramente piacere trovare in cartellone un’opera non facile e soprattutto scenicamente impegnativa come il Tannhäuser di Wagner, ed il Teatro La Fenice di Venezia ha accettato la sfida di mettere in scena questa meraviglia con uno spettacolo intenso e ricco  proposto da Calixto Bieito. Dietro ogni azione, gesto ed immagine percepita si cela infatti un concetto o comunque un pensiero volto alla riflessione. In evidenza i sentimenti e i desideri dell’uomo perennemente e storicamente combattuto tra l’amore puro verso l’amore carnale, la fedeltà verso la tentazione, il sacro verso il profano. Nell’idea del regista la natura è come una Madre assoluta alla quale tutto si piega e persino gli eventi sono deviati dai suoi desideri. Come se inghiottisse cose e persone, anche la dea Venere sembra amoreggiare o combattere con essa e, come posseduta da una forza superiore, riesce ad avvincere Tannhäuser che quindi è vittima del desiderio e delle sue debolezze. Persino la pura Elisabeth non è qui in netta contrapposizione con la sua rivale in amore, lascia la sua aura quasi sacrale che la avvicinerebbe all’amore della Vergine, per porsi con un’immagine se vogliamo aggressiva, che non cede avvinta neanche quando il regista la vede molestata durante la gara dei cantori, conservando comunque dignità ma soprattutto carattere. Lo stesso protagonista lotta con forza contro se stesso,  nel cedere alle passioni sembra quasi divincolarsene energicamente.

Tutti i personaggi di questo spettacolo appaiono investiti da una forza sovrumana che li rende sì divini ma allo stesso tempo terreni per azioni e pensieri. E Rebecca Ringst crea una ambientazione che descrive questo parallelismo uomo-natura-divino con delle scene asettiche ma efficaci. Il duetto tra Venere e Tannhäuser nel Venusberg è contornato da questa Natura avvolgente che sostituisce il cielo da cui scende poiché essa stessa è il divino che domina sull’elemento terreno, l’uomo. E questa assorbe anche i luoghi successivi, quasi logorandoli ed inghiottendoli lasciando il vuoto attorno. I costumi contemporanei di Ingo Krügler sono l’unico elemento che indichi una temporalizzazione, poiché eterni ed ahinoi irrisolvibili secondo il regista, sono i temi trattati.

La possanza dei temi trasmessi con energica passione sono punto focale della lettura data dal Maestro Omer Meir Wellber con cui l’orchestra produce un suono austero e plastico, potente ma non prepotente, volto a sottolineare questo furore del desiderio che anima tutti i protagonisti. Manca forse in taluni punti (ad esempio il lungo duetto del primo atto) un maggiore slancio lirico che richiamerebbe un suono più ampio e sciolto. Molto coinvolgente il terzo atto, dove i colori si ampliano e le dinamiche rispondono alla vicenda che si arricchisce e si esalta.

Al di sotto delle aspettative il grande protagonista Tannhäuser, interpretato da un volenteroso Stefan Vinke che imprime al suo personaggio una quasi dolorosa forza che vibra nella voce quanto nel carattere. Il risultato è però troppo caricato ed il canto di conseguenza ne soffre spesso in intonazione, suscitando anche disagio all’ascolto.

L’amata Elisabeth è  Liene Kinča dal canto pulito e di carattere. Robusta è la voce che risponde ai dettami del ruolo con convinzione dando effettiva credibilità all’interpretazione.

La Venere di Ausrine Stundyte si pone in scena con piglio pungente ed animo quasi implacabile; tale intensità si riflette in una voce da colore molto intrigante e dalla pasta solida, che però come il collega soffre di un eccessivo carico che talvolta inficia la resa complessiva.

Interessante il timbro caldo di Christoph Pohl  nel ruolo di Wolfram che il regista vuole austero fino alla crudeltà, così come Pavlo Balakin  è il Langravio di Turingia fiero ed impeccabile. Molto attivi in scena e generalmente corretti gli amici Cameron Becker (Walter), Alessio Cacciamani (Biterolf),Paolo Antognetti (Heinrich) e Mattia Denti (Reinmar), intenti a suggellare col sangue il loro legame col protagonista. Forse un po’ emozionati i piccoli Chiara Cattelan (pastorello, ma qui in vesti femminili) e i paggetti Gianluca Nordio, Veronica Mielli, Emma Formenti, Sebastiano Roson.

Assolutamente meraviglioso ed emozionante il coro preparato da Claudio Marino Moretti.

Applausi per tutti i protagonisti e qualche contestazione alla regia da parte di un teatro come sempre meravigliosamente pieno.

Maria Teresa Giovagnoli

 

la  produzione

Direttore                                            Omer Meir Wellber

Regia                                                  Calixto Bieito

Scene                                                  Rebecca Ringst

Costumi                                             Ingo Krügler

Light designer                                   Michael Bauer

Maestro del Coro                              Claudio Marino Moretti

gli  interpreti

Hermann, Langravio di Turingia   Pavlo Balakin
Tannhäuser                                       Stefan Vinke
Wolfram von Eschenbach               Christoph Pohl
Walter von der Vogelweide             Cameron Becker
Biterolf                                              Alessio Cacciamani
Heinrich der Schreiber                    Paolo Antognetti
Reinmar von Zweter                        Mattia Denti
Elisabetta, nipote del Langravio     Liene Kinča
Venere                                               Ausrine Stundyte
Pastorello                                          Chiara Cattelan
Paggi                                                  Gianluca Nordio , Veronica Mielli

                                                            Emma Formenti, Sebastiano Roson

solisti del Kolbe Children’s Choir del Centro Culturale p .M. Kolbe di Mestre - Venezia , Alessandro Toffolo maestro del coro.


Orchestra e Coro del Teatro La Fenice


nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con Opera di Anversa, Teatro Carlo Felice di Genova e Konzert Theater Bern

Foto Michele Crosera