Sulle note in pianissimo che spengono il Requiem di Fauré, si è chiuso lo straordinario ultimo concerto della stagione sinfonica 2015\16 dell'Orchestra della Fondazione Arena di Verona.
Mai composizione fu più appropriata, vista la situazione attuale in cui versa la disastrata Fondazione Arena di Verona, che fra tagli al personale e alla programmazione artistica, ci ha così voluto ricordare essere questo probabilmente l'ultimo concerto sinfonico a cui il pubblico veronese avrà l'onore di assistere al Teatro Filarmonico.
Ci auguriamo ovviamente di essere smentiti quanto prima e di poter continuare ad applaudire le maestranze artistiche della Fondazione Arena anche in inverno, nella programmazione sinfonica e ancora una volta in una sede prestigiosa come il Teatro Filarmonico.
La locandina di questo concerto, oltre al già citato Requiem di Fauré, ha avuto in programma di Maurice Ravel “Ma Mère l'oye cinque pezzi infantili per orchestra” e di César Franck le “Variazioni sinfoniche per pianoforte e orchestra”.
“Ma Mère l'Oye” è una suite infantile concepita inizialmente da Ravel per pianoforte a quattro mani. Nel 1911 decise di orchestrarla e successivamente, aggiungendo due nuovi pezzi introduttivi, ne trasse un balletto. Lo schema dell'antica “suite di danze” è qui trattato da Ravel con una finezza senza precedenti, dove ad una estrema economia di mezzi fa riscontro una precisa caratterizzazione delle idee musicali. E il Maestro Xu Zhong riesce a trarre da una concentratissima orchestra della Fondazione Arena, una evidente predilezione per melodie e sonorità che non scadono mai a maniera ma si sviluppano in sonorità lievissime e in varietà di effetti. L'orchestra segue il suo gesto, peraltro chiarissimo e molto pulito, con precisione esaltando quell'equilibrio che contraddistingue l'opera raveliana.
Le “variazioni sinfoniche per pianoforte e orchestra” di César Franck si collocano a mio avviso come il punto di massimo avvicinamento alla tradizione tedesca nel quadro della musica francese. Franck, che sul piano formale segna qui un'importante tappa nello sviluppo della tendenza a fondare l'impianto sonoro su di un unico motivo, sviluppa le innovazioni armoniche e ne segue l'indirizzo cromatico di Listz e soprattutto Wagner.
Orazio Sciortino al pianoforte, non poteva esserne interprete migliore. Prova ne sono le sue numerose registrazioni in commercio delle parafrasi wagneriane trascritte da Liszt per pianoforte, tra l'altro.
Il musicista e l'interprete è ispiratissimo e riesce ad infiammare quel calore sensuale e quella drammaticità d'espressione generati dalla tesa scrittura armonica di Franck.
Sciortino riesce ad esaltarsi in slanci d'un lirismo sublime forte di una tecnica superba, assecondata da un'orchestra precisa anche se spesso non perfettamente in sincrono.
Spiace solo avere avuto la fortuna di ascoltare un interprete così elevato, per un brano, che per quanto interessante, dura appena 15 minuti. Sciortino si è congedato dal pubblico con un bis che ha dimostrato ancora una volta l'altissimo livello tecnico raggiunto, proponendo di Debussy “L'Isle Joyeuse”.
Di Gabriel Fauré abbiamo ascoltato il Requiem op. 48 per soprano, baritono, coro misto, organo e orchestra.
Fauré, musicista noto e discusso in Francia all'epoca per la sua delicata e sensuale musica da camera dall'innovativo tessuto armonico, raggiunse un tardivo successo in patria proprio con questo Requiem fatto di una musica di una luminosità intensa, di serenità e leggerezza che scavalca la morte e la sofferenza, liberandola dal peso del terrore e dell' angoscia.
Il Maestro Zhong, sceglie in esecuzione tempi leggermente più stretti del consueto tralasciando in parte lievità corale e trama armonica, probabilmente per lasciar respirare più agiatamente un coro non in perfetta forma vocale, spesso scoperto nella perfezione dell'intonazione e nell'amalgama orchestrale.
Molto convincenti, per sonorità ed espressione, gli interventi dei solisti Marta Mari e Biagio Pizzuti.
Al termine applausi convinti per tutti da parte di un pubblico non numerosissimo ma attento e partecipe.
Pierluigi Guadagni
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FOTO ENNEVI- FONDAZIONE ARENA DI VERONA
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