Dopo nove anni torna al Comunale di Bologna la Salome intimista del regista Gabriele Lavia ideata in collaborazione con il Teatro Verdi di Trieste, qui ripresa da Gianni Marras. Una Salome in cui è protagonista il contrasto tra il bene ed il male, tra gli opposti che inevitabilmente si attraggono, anche se unilateralmente in questo caso. Giovanni è il bene che in opposizione a ciò che dovrebbe essere si trova nel profondo abisso imprigionato sotto terra. Salome e la sua corte sono in superficie invece, ma la voce della saggezza e della purezza li opprime costantemente da dove si trova. E la principessa ne è attratta inverosimilmente, vuole vedere l’oggetto di tanto mistero che lo zio/ patrigno ha fatto rinchiudere, vuole possedere le sue labbra come per estirpare o far suo quel verbo tanto pesante nei confronti suoi e della sua stirpe. Il palco come lo aveva pensato Alessandro Camera è un enorme squarcio intorno al quale la protagonista si muove sinuosamente, respinge ma attrae il marito di sua madre, che a sua volta la ammira ma ne è allo stesso tempo invidiosa. Una storia biblica cui si ispirò lo scandaloso (per i suoi tempi) Oscar Wilde i cui libri sono sintesi di edonismo ed ammirazione per la bellezza come bene assoluto. Salome è bellissima mentre Giovanni è ridotto ad uno straccio e prigioniero, ma a suoi occhi è una apparizione meravigliosa, finché non ne è respinta con le conseguenze che sappiamo.
Lavia ambientava il tutto all’epoca di Strauss e dunque Erode ricorda vagamente Guglielmo II di Prussia con tutta la corte al seguito vestita di conseguenza da Andrea Viotti. Ma il libretto è rispettato, la storia segue il suo filo conduttore in una atmosfera quasi sospesa, con i toni accesi delle luci prevalentemente rosso sangue di Daniele Naldi. Ma non vi sono esagerazioni o gusto per l’orrido o lo spinto. La danza si basa prevalentemente su piccole provocazioni e la testa di Giovanni è una enorme riproduzione che spunta dalla terra su cui Salome termina i suoi tormenti giustiziata dalle guardie.
Il cast vede come protagonista una splendida Ausrine Stundyte, che dopo una impegnativa prima porta a termine anche questa seconda recita con grinta ed incredibile personalità. Cantante fantastica dalla voce importante, ma attrice di carattere, coriacea ed allo stesso tempo sinuosa come una farfalla. Una Salome completa insomma. Una voce che si sente pur dal basso ove si trova l’interprete non è cosa da poco e Tuomas Pursio nel ruolo di Giovanni la proietta benissimo: calda, incisiva come il personaggio di estremo rigore e ponderatezza necessita. Erode è gestito al meglio da Ian Storey: un interprete solido tanto nella voce quanto nell’interpretazione di un uomo orribile ma che alla fine si distacca consapevole dallo stesso oggetto del suo desiderio. Salda ancora è la fantastica Erodiade di Doris Soffel, col bicchiere di vino sempre a portata di mano (visto come si comporta il marito..) e capace di lanciare sciabolate di voce che stendono chi si trova a sedere davanti. A proposito un plauso ai mimi che hanno retto in piedi e per interminabili minuti i vassoi delle vivande con le braccia in tensione senza colpo ferire! Bene Enrico Casari dalla voce limpida e fresca, sfortunato Narraboth suicida per amore. Silvia Regazzo è un Paggio accorato con una voce che si adatta al ruolo maschile ma con delicatezza; chiudono il cast i cinque giudei Gregory Bonfatti, Pietro Picone, Antonio Feltracco, Paolo Antognetti e Abraham García González, Francesco Leone come uomo della Cappadocia, i due Nazareni Riccardo Fioratti e Stefano Consolini, gli ottimi soldati Gabriele Ribis e Luca Gallo e lo schiavo Francisco Javier Ariza García.
Gestisce una orchestra limpidissima ed in forma il Maestro Juraj Valčuha. La sua lettura è sì drammatica ma nei momenti giusti e l’orchestra del Comunale la esplicita con una ricchezza di suoni che si ampliano o si annullano fin quasi al limite dell’ udibile, per poi riaprirsi con meraviglia di colori. Il gesto è minimo, talvolta un semplice cenno della testa, segno di un feeling con i musicisti dovuto ad una preparazione attenta ed approfondita.
Pubblico molto attento che ha gremito il Comunale, felicissimo al termine con ovazioni per Pursio ed in delirio per la Stundyte e Valčuha.
Maria Teresa Giovagnoli.
LA PRODUZIONE
Direttore Juraj Valčuha
Regia Gabriele Lavia
Regia ripresa da Gianni Marras
Scene Alessandro Camera
Costumi Andrea Viotti
Luci Daniele Naldi
Movimenti coreografici Daniele Palumbo
GLI INTERPRETI
Salome Ausrine Stundyte
Jochanaan Tuomas Pursio
Erode Ian Storey
Erodiade Doris Soffel
Narraboth Enrico Casari
Paggio di Erodiade Silvia Regazzo
Cinque giudei Gregory Bonfatti, Pietro Picone, Antonio Feltracco, Paolo Antognetti, Abraham García González
Uomo della Cappadocia Francesco Leone
Due Nazareni Riccardo Fioratti, Stefano Consolini
Due Soldati Gabriele Ribis, Luca Gallo
Uno schiavo Francisco Javier Ariza García
Produzione del Teatro Comunale di Bologna
FOTO Andrea Ranzi-Studio Casaluci
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